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ANTROPOPHAGUS di Joe D’Amato

Menzionare un titolo come Antropophagus significa riportare alla memoria uno dei must per eccellenza del compianto Aristide Massaccesi, alias Joe D’Amato. Un cineasta [ma anche produttore e direttore della fotografia] dalla filmografia sconfinata che, grazie soprattutto a pellicole come questa, è entrato di diritto nel cuore di ogni cultore del cosiddetto cinema bis.

I motivi per cui il film in questione viene tutt’oggi celebrato da una vastissima schiera di fans [tra cui anche nomi illustri come Eli Roth] sono molteplici: innanzitutto una gustosa e atipica commistione tra lo slasher [quindi con la classica presenza di un boogeyman che uccide a manetta] e il cannibal movie; in secondo luogo la figura del mostro antropofago [interpretato dal gigantesco Luigi Montefiori sotto il solito pseudonimo di George Eastman, anche autore della sceneggiatura nonché amico e assiduo collaboratore di D’Amato], che riesce a risultare maledettamente efficace nonostante la rozzezza del trucco e del look; senza dimenticare alcune scene ormai scolpite nell’immaginario collettivo del cinema horror italiano [e non].

Tra tutte impossibile non citare quella in cui il cannibale strappa il feto dall’utero di una giovanissima Serena Grandi [che nei crediti compare come Vanessa Steiger] per poi divorarlo. Per stessa ammissione del regista, il feto altro non era che un coniglio scuoiato a cui era stato attaccato un budellino a mo’ di cordone ombelicale. Insomma, puro e genuino artigianato a servizio dell’exploitation più truce.

La vicenda è quella di un gruppetto di amici che si recano in Grecia per vacanza e ospitano sulla loro barca una ragazza che deve raggiungere un’isola. Arrivati a destinazione, scoprono però che il luogo è pressoché deserto e nell’atmosfera sembra aleggiare qualcosa di sinistro. Fino a quando vengono a conoscenza della leggenda di un uomo che si dice essere diventato cannibale dopo aver divorato la moglie e il figlioletto, rimasti con lui sperduti in mare aperto. Puntualmente, una volta calata la notte, qualcuno di molto affamato dà inizio al suo banchetto.

Girata per lo più in alcune località del Lazio, la pellicola ha una prima parte fin troppo dilatata dove però D’Amato riesce a mantenere una discreta tensione grazie alla sua solita maestria dietro la macchina da presa e ad un’ambientazione claustrofobica quanto basta.

Da quando inizia la mattanza il ritmo spinge sull’acceleratore e ci si diverte da matti, a patto di soprassedere su una povertà di mezzi fin troppo evidente e una qualità del cast [nel quale si segnala anche Tisa Farrow, sorella della più famosa Mia] piuttosto mediocre. Fino ad un epilogo in salsa ultragore che è ormai pura leggenda.

Perseguitato un po’ ovunque dalla censura e addirittura bandito nel Regno Unito, il film può vantare una sorta di seguito apocrifo [in Italia Rosso sangue], sempre scritto e interpretato da Montefiori e diretto da D’Amato, svariati omaggi in altre pellicole di Genere [come non ricordare il finale di A l’intérieur, di cui abbiamo parlato qui], oltre ad un remake indipendente [Antropophagus 2000] firmato dal tedesco Andreas Schnaas.

Per un debutto in HD abbiamo dovuto aspettare il 2015 e il Bluray della britannica 88Films, seguito due anni dopo dall’edizione americana targata Severin.

Lorenzo Paviano

ANTROPOPHAGUS

Regia: Joe D’Amato [Aristide Massaccesi]

Con: George Eastman [Luigi Montefiori], Tisa Farrow, Saverio Vallone, Vanesse Steiger [Serena Grandi], Zora Kerova, Bob Larson, Mark Bodin, Margaret Donnelly

Sceneggiatura: Luigi Montefiori

Produzione: P.C.M. International, Filmirage

Distribuzione: Cinedaf

Anno: 1980

Durata: 87′

InGenere Cinema

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