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NO TIME TO DIE di Cary Fukunaga

È difficile spiegare la sensazione provata quando, finalmente ci si siede in sala per vedere il tanto atteso No Time To Die. Si può infatti dire che, se già il cinema negli ultimi due anni ha sofferto più di altri settori, a rimetterci clamorosamente è stato proprio il nuovo film dedicato alla spia inglese più amata di sempre. Il 25° capitolo della serie dedicata a James Bond sarebbe infatti dovuto uscire nell’aprile del 2020 ma – come tristemente noto – è stato rinviato per ben due volte prima di riuscire a trovare una collocazione nella programmazione post Covid. Proprio per questo, prima dell’inizio del film, una breve clip ci mostra un emozionato Daniel Craig che parla delle difficoltà affrontate in questi mesi, ma anche del desiderio di proporre il film in sala, “dov’è il suo posto”.

E a ben vedere Craig ha più di un motivo per essere così emozionato per il lancio di No Time To Die; il titolo, oltre a tagliare il traguardo dei 25 titoli, sarà anche l’ultimo a vedere l’attore nei panni di James Bond.

La cosa non sfugge all’occhio dello spettatore, che anche nel corso del film ha di fronte un protagonista totalmente diverso dal solito. Ci arriveremo a tempo debito.

Benché, infatti, anche l’intera produzione del film abbia promosso la campagna “no time for spoiler”, è necessario dare qualche indizio sulla sinossi per poter affrontare un’analisi che si rispetti.

Le ultime notizie su Bond, alla fine di Spectre – quarto capitolo del ciclo di Daniel Craig – riguardavano il suo ritiro dall’MI6; l’uomo, alla fine del film, era fuggito con Madeleine [Léa Seydoux] e all’inizio di No Time To Die l’ex spia si trova a Matera proprio in compagnia della giovane psicologa. Come nei migliori film d’azione però – basti pensare al recentissimo e rivale John Wick – la sua pensione non dura a lungo e la spia inglese scopre di essere ancora braccata da una nuova associazione criminale. Bond è dunque costretto a tornare a casa, dove ad attenderlo però ci sono grosse novità: il suo numero d’agente – l’iconico 007 – è stato affidato ad un’altra spia, una donna di nome Nomi [Lashana Lynch]. Le sorprese, ad ogni modo, non finiscono certo qui e Bond si troverà ancora una volta coinvolto in un piano per salvare il mondo dalla distruzione; sempre all’ultimo secondo, ovviamente.

La sinossi di No Time To Die non è certo una novità per gli amanti degli spy-movie, eppure ancora una volta gli sceneggiatori – questa volta guidati da Cary Fukunaga, anche regista del film – hanno trovato il perfetto equilibrio per un film d’azione che non annoia mai. A dispetto della sua titanica durata – ben 163 minuti – il film non ha alcun tempo morto e si suddivide alla perfezione tra azione vera e propria, marchio di fabbrica del Bond di Daniel Craig, e progressione della trama. Non c’è, insomma, un solo minuto da rimpiangere dell’intera pellicola, che dunque riesce ad incollare lo spettatore davanti allo schermo.

Merito, ovviamente, anche di un cast decisamente sorprendente – e qui forse il protagonista merita una menzione più che speciale. Craig ha già dato prova in ben quattro occasioni di essere uno 007 a dir poco perfetto, ma qui la sua umanità sembra intersecarsi ancora meglio con il ruolo di spia senza paura. Siamo di fronte ad un Bond decisamente più romantico, in tutti i sensi; una spia al tramonto che però ha ancora molto da dire e da dimostrare anche a se stesso. La sua storia con Madeleine – e i colpi di scena che questa comporta – addolciscono il personaggio senza però sottrarre nulla alla spia che abbiamo imparato ad amare. Questa parte del plot è piuttosto un valore aggiunto, che rende il personaggio ancora più sfaccettato di prima. E, a ben vedere, non è mai stato trattato in modo bidimensionale; tutto ciò che vediamo da Casinò Royale in poi, grazie al coinvolgimento di Vesper [Eva Green], avevano già contribuito ad arricchire la figura di Bond, altrimenti ferma al fascinoso seduttore.

Ovviamente, però, anche il resto del cast si è dimostrato all’altezza delle aspettative; a partire dalla già nota – per la saga – Léa Seydoux, che qui concede una performance sfaccettata almeno quanto quella di Daniel Craig ad un eccellente Rami Malek, che troviamo nel ruolo del villain perfetto. La sua interpretazione, priva di colore, è tutt’altro che piatta; al contrario la sua compostezza è frutto di un durissimo lavoro di sottrazione che ha reso il personaggio magnetico. Un cattivo a dir poco perfetto, mosso da un buon movente – ovviamente ai fini della trama, non perché giustificabile – e geniale quanto basta per lo svolgimento della trama.

Dal punto di vista tecnico, invece, si ha molto meno da dire, in quanto la regia offre un paio di virtuosismi – come ad esempio il 360° della macchina da presa all’inizio del film – rompendo quella che è la regola d’oro di Hollywood: una regia invisibile a beneficio della sceneggiatura. E, in questo caso, anche della spettacolarità degli effetti speciali; una regia barocca, infatti, sarebbe risultata eccessiva a fronte delle adrenaliniche scene che caratterizzano No Time To Die. A ben vedere, infatti, la sceneggiatura è perfettamente divisa in tre atti e in ognuno di questi l’azione e la spettacolarità abbonda, sebbene, come anticipato, non eccede in una sfrenata corsa che può sfiancare lo spettatore. Le immagini, però, sono già abbastanza cariche ed è di gran lunga preferibile una regia relativamente asciutta come quella qui utilizzata da Fukunaga ad una più estetizzante.

Vogliamo proprio trovare una pecca? Ebbene non esiste in No Time To Die. Anche le scene più propriamente d’azione, come le corse in moto o alcuni frangenti di combattimento, possono senz’altro risultare irrealistici ma è il gioco a cui gli action movie hanno abituato il pubblico ormai da tempo. Non si guarda di certo Mission Impossible perché è accurato e credibile al 100%. Allo stesso modo anche il Bond di Daniel Craig ha di nuovo soddisfatto il pubblico con scene scarsamente credibili – se ragionate a freddo – ma che sul momento offrono un intrattenimento impareggiabile.

Sotto ogni profilo, dunque, il 25° film di Bond soddisferà le aspettative dei suoi fan; si tratta della quadratura del cerchio perfetta per questo 007, che non lascia davvero nulla al caso o in sospeso. Un film d’intrattenimento, che ha la perfetta dose di comicità – e si può dire che raggiunge livelli più che notevoli in un paio di occasioni – e che scopre anche il fianco di una spia ancor più umana di quel che lo spettatore aveva avuto modo di vedere con le opere precedenti. Sarà un peccato non ritrovare più Daniel Craig nei panni della spia inglese, ma è innegabile che la sua ultima fatica sia stata una vera e propria perla.

Claudia Anania

NO TIME TO DIE

Regia: Cary Fukunaga

Con: Daniel Craig, Ralph Fiennes, Rami Malek, Léa Seydoux, Naomie Harris, Ben Whishaw, Rory Kinnear, Jeffrey Wright, Dali Benssalah, Ana de Armas, Billy Magnussen, David Dencik, Lashana Lynch

Uscita sala in Italia: giovedì 30 Settembre 2021

Sceneggiatura: Cary Fukunagam, Neal Purvis, Robert Wade, Scott Z. Burns, Phoebe Waller-Bridge

Produzione: Metro-Goldwyn-Mayer (MGM), Eon Productions, Danjaq

Distribuzione: Universal Pictures

Anno: 2019

InGenere Cinema

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