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TITANE di Julia Ducournau

Vincitore a sorpresa della Palma d’Oro all’ultimo Festival di Cannes, esce nelle nostre sale Titane, l’opera seconda di Julia Ducournau, che a cinque anni da Raw realizza un film tanto duro quanto tenero.

Una fantasia selvaggia che mette a dura prova e che scava nel solco già segnato da Gaspar Noé e Nicolas Winding Refn.

Un film che costringe ad accettare l’illogico e l’assurdo come possibilità concrete, che rilancia il body-horror di Cronenberg o Tsukamoto e che non teme di non essere capito o accettato. Un film d’autore e di Genere, forse in ritardo su alcuni temi, oppure troppo in anticipo.

Una bambina vittima di un incidente d’auto, complice una lite col padre, viene operata alla testa. Ne esce con una placca al titanio e un intreccio di evidenti cicatrici intorno all’orecchio, nonché con un equilibrio psicologico fortemente compromesso. La ritroviamo adulta esibirsi come ballerina alle fiere di automobili. È bella, ma inquietante, erotica eppure spaventosa. Possiede una rabbia interiore pronta a esplodere e a scatenarsi in un attimo. Tale furore diventerà presto violenza che la costringerà a fuggire e ad assumere l’identità di un ragazzo scomparso dieci anni prima, figlio di un comandante dei pompieri. Lei è una macchina pronta a uccidere che cerca un rifugio, lui un uomo in divisa pronto a salvare vite che ha disperatamente bisogno di prenderla per qualcun altro. Tutto sembra separarli, ma poi qualcosa inaspettatamente li unirà per sempre.

Titane è una di quelle pellicole che si possono non amare, non accettare, addirittura detestare. Eppure, è l’esperienza cinematografica più significativa e dirompente in circolazione in questo momento.

Julia Ducournau costruisce un percorso narrativo basato sulla possibilità di un impossibile: ciò che accade [che ci guarderemo bene dallo spoilerare!] è assurdo, ma di quell’assurdità che non ci si può aspettare, da cui ne genera una sofferenza e un dramma che colpisce e tramortisce anche l’intelletto più razionale e logico.

L’opera seconda della regista di Raw, elude ogni risposta e consegna a chi osserva un’umanità al limite tutta ripiegata su se stessa e alle prese con il proprio corpo che cambia, o dovremmo dire, che muta. Tale mutazione è da intendere come indotta chirurgicamente, un primo momento, per poi diventare biologica, anche se nel modo meno organico possibile. Qui sta l’assurdo più difficile da accettare, ma anche l’ambizione fantastica e selvaggia al centro del lavoro della Ducournau. Se si riesce a sospendere l’incredulità tanto da accettare questa iperbole del cambiamento corporeo dell’essere umano, si è capaci di rintracciare una pellicola politica che affronta di petto alcune delle controversie più attuali e complesse del nostro secolo. Come ad esempio il rapporto tra la donna e la maternità, che vorrebbe in una logica perversa, eppure presente, la figura femminile intesa come una sorta d’incubatrice e poco altro. Oppure l’angoscia e il rifiuto dell’invecchiamento e della perdita di prestazione maschile che si dissolve al cospetto di una paternità inaspettata.

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Tutto questo e molto di più, cari Amici di InGenereCinema.com, è Titane, un’opera in costante dialogo con lo spettatore, basata sulla provocazione, la sfida, il disturbo e infine la tenerezza e la fragilità. Un procedere doloroso e in bilico che consente, a chi si rende disponibile a farlo, di rintracciare pieghe dell’animo umano davvero terribili e allo stesso tempo dolcissime.

Paolo Gaudio

TITANE

Regia: Julia Ducournau

Con: Vincent Lindon, Agathe Rousselle, Garance Marillier, Lais Salameh, Dominique Frot, Myriem Akheddiou

Uscita sala in Italia: giovedì 30 settembre 2021

Sceneggiatura: Julia Ducournau

Produzione: Kazak Productions, Frakas Productions, Arte France Cinéma, BeTV, Canal+, Ciné+, VOO

Distribuzione: I Wonder Pictures

Anno: 2021

Durata: 108′

InGenere Cinema

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