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VIAGGIO AI CONFINI DELLA TERRA di Espen Sandberg

Questi ultimi dodici mesi ci hanno tolto, oltre a molte altre cose, sicuramente il piacere e la sorpresa di scoprire direttamente in sala le nuove uscite cinematografiche, soprattutto quelle che ci offre la produzione internazionale. Viaggio ai confini della Terra [o semplicemente Amundsen, come da titolo originale] probabilmente, come molte altre pellicole del genere, non sarebbe stato semplice da reperire nelle sale italiane, ma sia come sia, grazie a Eagle Pictures e Blue Swan Entertainment possiamo ora vederlo e analizzarlo direttamente in Home Video.

Si, perché Viaggio ai confini della Terra, pur avendo tutte le carte in regola per essere un vero e proprio kolossal, rimane nella nicchia di quei film molto “nazionali”: pur celebrando la vita e le gesta di un personaggio di caratura mondiale come il grande esploratore Roald Amundsen, infatti, è un film interamente permeato di un’identità nord-europea e di un grande attaccamento alla Norvegia, patria del grande esploratore, come pure del regista Espen Sandberg.

La pellicola si sviluppa fortemente con uno schema tripartito, equilibrandosi piuttosto bene su tre pilastri fondamentali: l’analisi storico-politica del tempo, il racconto dell’eroe-esploratore e, non ultimo, l’aspetto privato e più fragile dell’uomo Amundsen.

Con una efficace struttura circolare, si parte dall’incertezza per la misteriosa scomparsa dell’esploratore, avvenuta nel 1928 durante un tentativo di trasvolata verso il Polo Nord, per poi andare a ricostruire contemporaneamente una vita [quella di Amundsen, appunto] interamente incentrata sull’esplorazione e l’ossessiva sfida all’ignoto e il contesto storico in cui questa vita ha mosso i propri passi, fatto di una febbre della scoperta che sembrava aver contagiato chiunque. Veniamo così calati molto accuratamente in un periodo in cui la corsa al tracciare sulla mappa le linee dei pochi confini rimasti ancora inesplorati nel mondo era vissuta come una missione politica, oltre che scientifica. Ogni grande potenza nazionale impiegava risorse pubbliche e ancora più spesso private per poter arrivare a piantare per prima la propria bandiera in quelle “zone bianche” di un mondo che cominciava a diventare stretto, non ancora globalizzato, come siamo abituati a viverlo oggi, ma certamente sempre più dominato e conosciuto dai passi dell’Uomo occidentale. Roald Amundsen ci viene presentato come un sognatore fin da subito, un giovane forgiato fin dalla propria educazione infantile a sognare l’ignoto, a voler vedere con i propri occhi ciò che nessun altro aveva mai osservato prima. E qui siamo testimoni di come la storia apparentemente classica dell’”eroe sognatore”, che, grazie al proprio indefesso impegno, trionfa nel suo desiderio più grande, nasconda un aspetto secondario ma fondamentale: l’ossessione di Roald Amundsen nasconde anche lati nefasti, che in più di un’occasione, nella sua vita, lo portano a mettere la propria ambizione prima di qualunque cosa e di chiunque altro, affetti compresi. Primo fra tutti il fratello Leon, inizialmente suo compagno di avventure, ma ben presto lasciato indietro dalla determinazione di Roald, infinitamente più salda e incrollabile. Dove Leon, crescendo, sembra riconoscere i propri limiti, assolutamente umani e comprensibili, Roald invece prosegue avanti, senza guardarsi indietro, ma anzi con lo sguardo sempre rivolto al bianco orizzonte dei Poli, sua meta d’elezione fin da bambino.

L’ esploratore ci viene mostrato come un uomo forte, saldo al comando, sempre sicuro delle proprie scelte [spesso avventate], e proprio per questo sono ancora più marcati i suoi fallimenti umani, raccontati senza troppa vergogna dal film, sempre di grande onestà con lo spettatore; e così vediamo all’opera le sue geniali intuizioni, che gli consentono di ottenere quei primati da esploratore [portandolo addirittura a “ingannare” il suo stesso equipaggio, convinto di partire per il Polo Nord, e rivelando solo una volta salpati che il vero obiettivo sarebbe stato invece il Polo Sud, tenuto celato esclusivamente per inseguire il primato dell’impresa e l’esclusiva della notizia, e aumentare in questo modo il proprio prestigio di esploratore], ma che contemporaneamente costruiscono sempre di più il ritratto di un uomo mai cinico, ma sempre estremamente ingenuo, nei confronti dei rapporti umani e politici in generale. Un uomo profondamente amareggiato dalla reazione internazionale alla sua conquista del Polo Sud, quando, pur di tenere segreta la notizia, permette che la quasi contemporanea spedizione del britannico Cook arrivi a destinazione, solo per trovare una lettera dello stesso Amundsen, che li ha preceduti, con la preghiera addirittura di consegnarla da parte sua alle autorità internazionali: un gesto, agli occhi dell’esploratore, quasi di cavalleresca superiorità, ma che, umanamente parlando, si rivela un’umiliazione per il proprio avversario e un dispendio superfluo delle vite di coloro che, ignari, cercavano di perseguire un primato che era già stato sottratto loro.

Il film non manca di evidenziare diversi simili momenti: ci viene, quindi, tratteggiato il ritratto di un uomo completamente immerso nel proprio mondo e nel proprio ideale, che anche nella vita privata prende spesso scelte sbagliate [come la relazione quasi tossica con Kristine Bennet, predatrice di fama e denaro, che mina seriamente le sue finanze], scelte alle quali, nella maggior parte dei casi, resta completamente cieco, nonostante gli avvertimenti delle persone a lui più vicine, primo fra tutti il fratello Leon, che non riuscirà mai del tutto a liberarsi dall’ombra ma neppure dall’attaccamento al più celebre fratello; persone che, anzi, il suo orgoglio e la sua incapacità di empatia e giudizio umano portano, sempre di più,  ad allontanare da sé.

Insomma, più che un film incentrato su epiche scoperte e imprese travolgenti, questa è un’opera che cerca di indagare cosa si nasconde oltre ciò, scavando sotto quella spessa coltre depositata dalla Storia, per andare a recuperare l’individuo che di esse è stato il protagonista, mettendo a nudo tutte le sue fragilità e debolezze squisitamente umane. Indubbiamente, da questo punto di vista, un film decisamente moderno, che funziona di più proprio in quei momenti in cui dimentica di voler essere un affresco epico della storia dell’esplorazione mondiale [affresco che, comunque, non riesce mai del tutto ad acquisire quella potenza di immagine e di narrazione che tanto vorrebbe trovare] e ricorda invece la sua vera vocazione, ben centrata, che lo porta ad essere un ben riuscito ritratto a chiaroscuro di un uomo capace di grandi imprese, ma anche di grandi cadute. Come un po’ tutti noi, in fondo.

Federico Moschetti

VIAGGIO AI CONFINI DELLA TERRA [AMUNDSEN]

Voto film:

Voto Blu-Ray:

Regia: Espen Sandberg

Con: Pål Sverre Hagen, Katherine Waterston, Christian Rubeck, Mads Sjøgård Pettersen

Formato: 2.39:1 AreaB

Audio: DTS HD Italiano 5.1; DTS HD Originale 5.1

Extra: Selezione scene

Distribuzione: Eagle Pictures, Blue Swan Entertainment [www.blueswan.it]

InGenere Cinema

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