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Mostra del Cinema di Venezia 2020 – Intervista a Philipp Yuryev

Philipp Yuryev è un regista russo che presenta in anteprima mondiale alle Giornate degli Autori della 77ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia il suo lungometraggio d’esordio Kitoboy, un film sulla crescita personale.

Il giorno dopo la visione del film, scrivo a Philipp sui social network e mi accordo con la sua manager per una breve intervista.

[Giulio Golfieri]: Ciao Philipp, grazie per aver accettato questo incontro.

[Philipp Yuryev]: Ciao Giulio, grazie a te!

[GG]: Sei un regista di appena trent’anni, in Italia Pietro Castellitto è uno dei pochissimi riusciti ad esordire a questa età. Quale è stata la carta vincente per riuscire a farti produrre il film?

[PY]: Sì, ci è voluto parecchio tempo perché da quando mi venne questa idea a quando iniziai a creare la sceneggiatura passarono alcuni anni e io non sapevo cosa fare, nessuno mi conosceva ed era davvero difficile riuscire a realizzare il mio primo film da regista. Quindi decisi di dare la mia sceneggiatura ad alcuni amici che lavoravano nell’industria cinematografica e loro mi dissero che non era una buona idea, che avrei dovuto lasciar perdere perché non era un Genere semplice ed era difficile trovare i soldi per finanziarlo. Poi iniziai a studiare in una scuola di cinema e lì conobbi un professore che si occupava di produrre i film d’esordio di giovani registi, così gli mostrai il mio script e lui mi disse che era bello ma servivano delle partnership per finanziarlo. Ci volle qualche anno per trovare questi partner, è stato un lungo viaggio ma alla fine ce l’ho fatta!

[GG]: Esiste un cinema povero o un cinema indipendente in Russia?

[PY]: In Russia ci sono davvero pochi film indipendenti e poche case di produzione disposte a produrli. Però credo che ad oggi ci siano molti giovani talentuosi che vorrebbero uscire dai soliti cliché cinematografici e che meritano di essere ascoltati.

[GG]: Il film vede attori non professionisti recitare dispersi nella tundra siberiana. Quali sono stati gli aspetti più complicati nel dirigerli?

[CH]: È stato pazzesco lavorare con loro. È stato anche complicato però, perché non erano veri attori e quindi ho dovuto spiegare loro che il mio era un progetto serio e quindi dovevano impegnarsi. I ragazzi erano molto simili al loro personaggio, il protagonista, Woha, è un cacciatore di balene e vive in condizioni davvero difficili. Penso che il suo modo di fare si avvicini molto a quello del suo personaggio, era molto rispettoso con tutti. Il mio atteggiamento nei suoi confronti è sempre stato amichevole, non ho mai voluto essere un regista-dittatore, mi piace instaurare un bel rapporto con la mia troupe, voglio che tutti si sentano a proprio agio.

[GG]: Nel film la fantascienza sovrasta il reale del nostro protagonista che si crea una propria visione della realtà. Quale è il confine tra la fantascienza e la realtà?

[PY]: Ho voluto creare una storia che fosse molto simile alla vita reale del personaggio principale, quindi lui che parla con gli spiriti o che incontra le balene non è finzione, ma realtà. Forse tutto ciò può sembrare strano, quasi una favola, ma posso assicurarvi che la gente del posto, con cui ho parlato personalmente, mi ha raccontato tutte le esperienze che vedrete nel film. Per noi alcune cose potranno sembrare assurde, mentre per loro rientrano nella normalità. Durante la proiezione ho sentito qualcuno che ne discuteva tra il pubblico, gente che aveva vissuto esperienze simili a quelle dei miei personaggi. Per me questo significa molto, quando scrivo un film voglio che chiunque lo guardi si crei il suo film e che entri nella mente dei miei personaggi.

[GG]: Quali sono i tuoi registi di riferimento?

[PY]: Durante le riprese ho vissuto momenti di sconforto, esperienze difficili, e quindi ho chiesto agli altri come fare per risolvere queste mie frustrazioni. Così sono andato in un wi-fi point e ho scaricato un libro di Werner Herzog, la sua storia e le sue esperienze sono state di grande ispirazione per me, era diventato il mio amico immaginario e mi ha aiutato molto per continuare a girare. Lui è sicuramente il mio regista preferito, è in grado di creare cose impressionanti e allo stesso tempo molto realistiche, è un regista fuori dal comune. I suoi lavori sono stati la mia fonte d’ispirazione per il mio film d’esordio, perché anch’io come lui volevo creare una storia fantastica a partire dalla realtà.

[GG]: Sette anni prima di realizzare il film. Cosa rappresenta il cinema per te?

[PY]: Il cinema per me è un’esperienza folle. Non sono uno di quei ragazzi forti e coraggiosi, sono un tipo normale e la prima cosa che ho detto quando mi sono ritrovato in quei posti così selvaggi a girare è stata: “Cazzo!”. Sapevo che avrei vissuto situazioni spiacevoli ma ho voluto affrontare tutto con il sorriso e alla fine è stata un’esperienza magnifica, ho incontrato persone stupende ed ecco, questo è il cinema per me!

Giulio Golfieri [RATS]

Venezia, settembre 2020

[Traduzioni di Aurora Toniol]

InGenere Cinema

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