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CALEB di Roberto D’Antona

Quello di Roberto D’Antona è uno di quei nomi che ritornano con regolarità sulle pagine della nostra Gazzetta e le sue prime apparizioni su InGenereCinema.com risalgono proprio ai nostri primi passi sul web.

Da sempre attivo nell’ambito delle produzioni indipendenti, D’Antona ha infatti sfornato negli anni cortometraggi, web serie [cavalcando anche la felice ondata della zomedy] e fan film [vestendo i panni di Dylan Dog], per arrivare a fondare una sorta di factory, la L/D Production, insieme alla collaboratrice di sempre Annamaria Lorusso [anche lei, come Roberto, attrice e regista] e con le solide presenza di attori, artisti e tecnici che ritornano da un titolo all’altro, reinventandosi o riproponendosi nelle vesti di personaggi nuovi [Francesco Emulo, che ha collaborato con D’Antona fin dalle primissime auto-produzioni, ma anche Erica Verzotti, Aurora Rochez, Mirko Giacchetti…].

Il poter contare su un gruppo così consolidato regala al regista una marcia in più, ma potrebbe essere allo stesso tempo un meccanismo a orologeria non facile da maneggiare. Utilizzare un parco attoriale e artistico simile di film in film, calandolo di anno in anno in contesti differenti è una cosa delicata, non per forza funzionale, a meno che riuscendo a creare un legame particolare con il pubblico, una famigliarità palesata, fatta di simpatia reciproca, empatia e complicità. Se questa sarà a lungo andare una scelta vincente avremo modo di appurarlo. Quel che è certo è che, al momento, questa struttura solida e piramidale si sta dimostrando motivo di potenza e vitalità per Roberto e le produzioni L/D che, di film in film, hanno attraversato horror da jumpscare, action e fantasy, tenendo sempre a cuore le atmosfere più cupe e le digressioni in momenti più o meno marcati di ironia e comicità [a volte suonati in modo volutamente dissonante], e ora ha portato D’Antona ad affrontare la sua prima storia gotica.

Caleb, che arriverà in sala co-prodotto e distribuito da CG Entertainemnt il 20 agosto [sfruttando un’interessante finestra commerciale davvero poco popolata da altri titoli di Genere fantastico], è un vampire movie. Uno di quelli pensati in modo classico: con un vampiro affascinante e potente che, in pratica, regge e governa un intero piccolo borgo.

Non è una storia in costume, però, a parte un lungo flashback di cui parleremo più avanti, ma un film calato nella contemporaneità, dove Caleb [lo stesso D’Antona] è l’amato milionario che con i suoi investimenti nell’industria vinicola e nella direzione artistica del teatro storico del paese, ha fatto della sconosciuta Timere [cittadina inventata, dal nome ad hoc] un piccolo paradiso.

Proprio grazie all’idilliaca situazione economico-lavorativa, i suoi concittadini/sudditi amano alla follia il misterioso Caleb… e se ogni tanto qualcuno scompare nel nulla per placare la sete del magnate, non è poi un grosso problema.

Tutto va secondo le regole di questo macabro accordo, fino a quando a scomparire non è la sorella di una giornalista di inchieste [Lorusso], decisa a vederci chiaro sull’assurda situazione.

Caleb di Roberto D’Antona è questo, ma tanto altro. Non solo una [sola] storia di vampiri, ma almeno una doppia storia di succhiasangue: se del primo, quello più in superficie, abbiamo già parlato, dell’altro non possiamo esimerci dal dire qualcosa, anche perché il secondo vampiro di questo film è il regista/protagonista stesso. Roberto D’Antona, da sempre vampiro di cinema, onnivoro ma con una propensione naturale per il Genere fantastico ludico e di intrattenimento. D’Antona si nutre di film, di horror hollywoodiani e cult anni ’80 e li omaggia come meglio di riesce, cioè ricamando di fantasia momenti, personaggi e richiami all’interno delle sue opere.

In questo caso, a cadere nel calderone di D’Antona c’è, innanzitutto, il “Dracula” di Bram Stoker. Il libro, certo, ma anche il Dracula di Bram Stoker adattato al cinema da Coppola.

Il primo per i rimandi al conte in Transilvania da cui Caleb [ancora non vampiro] è costretto a recarsi per saldare con il lavoro i debiti contratti dal padre. Il secondo non tanto per la messa in scena opulenta e barocca, quanto per la costruzione di un episodio romantico e tragico del passato [di Dracula e di Caleb], che per entrambi diventa molla per rinnegare dio e diventarne l’antitesi. E poi quel “Il sangue è vita”!

C’è anche il discorso dell’arte, del vampiro che da essere “altro” non può che tentare i farsi raccontare gli uomini [e agli uomini] attraverso un linguaggio “altro”: il cinema nel film di Coppola, il teatro e la danza per D’Antona. Anche se in Caleb la via dell’arte è solo un discorso accennato; del teatro si preferisce sfruttare la sognante struttura che si muta in violato carnaio.

Il vampiro D’Antona mescola anche elementi del gotico alla Hammer, con un vampiro affascinante [alla Cristopher Lee più che alla Bela Lugosi, appunto] pronto a mostrare anche il suo lato più ferino, animalesco, senza disdegnare di farsi raccontare con animale erotico, quando si incontra con le sue ancelle o con le sue vittime.

Volendoci focalizzare anche sui lati un po’ meno riusciti del film, Caleb risente un po’ della durata fin troppo dilatata. Negli oltre 150 minuti di durata D’Antona non si fa mancare nulla. Questa è una sorta di opera manifesto di ciò che gli piace guardare e fare al cinema.

Scava a fondo nel suo Caleb, ne vuole raccontare anche i trascorsi umani, lo stato familiare di disagio [drammaticamente attuale, pur essendo l’unica sequenza in costume], l’amore, la crisi. Un flashback che è quasi un film nel film ma che, per quanto interessante, ha un suo peso specifico che fa un po’ tracimare quello totale.

Un po’ stonata, invece, risulta la task force di tipi duri e molto caratterizzati che si associa alla giornalista per estirpare il male da Timere. E’ il momento action e anche il via libera per quei momenti un po’ più spensierati, in cui il regista-autore si lascia andare a quell’ironia inaspettata di cui anticipavamo prima. Anche queste digressioni, con il tempo da dedicare ad ogni nuovo personaggio, apre parentesi che distraggono dalla carne al sangue. Ma ibridare è il segno distintivo di D’Antona e questa, come dicevamo, è finora la sua opera più completa, da cui non voleva far mancare nessuna parte di sé, anche a discapito di una omogeneità perfetta.

Da vedere, soprattutto se si è amanti dei vampire movie. In questo caso avrete modo di intavolare con il regista-vampiro di cinema una conversazione meta-filmica appassionante. Di cose da dirvi ne avrete!

Luca Ruocco

CALEB

Regia: Roberto D’Antona

Con: Roberto D’Antona, Annamaria Lorusso, Francesco Emulo

Uscita in sala in Italia: giovedì 20 agosto 2020

Sceneggiatura: Roberto D’Antona

Produzione: L/D Production Company, CG Entertainment

Distribuzione: CG Entertainment

Anno: 2020

Durata: 158’

InGenere Cinema

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