NIGHTMARE BEFORE CHRISTMAS: I film italiani in sala a Natale 2019 [Parte 1]

Amici di InGenereCinema.com, anche quest’anno si rinnova la nostra tradizione consona al periodo della Feste. Ebbene sì, come è nostra abitudine, abbiamo visto e recensito per voi tutte le pellicole nostrane che si stanno contendendo il botteghino natalizio. Bisogna ammettere, tuttavia, che questo 2019 verrà ricordato come il primo anno in cui gli alfieri del Cinepanettone hanno preferito restare in panchina. Come certamente saprete, nessuno di coloro che ha contribuito a creare questo fenomeno è in sala con un film. Niente Boldi e De Sica, niente Vanzina, né Pieraccioni o Aldo, Giovanni e Giacomo. Zalone uscirà solo dopo Capodanno, quindi il vessillo della comicità tricolore è stato affidato ai pretenziosissimi Ficarra e Picone. Per il resto, la proposta italiana per questo Natale cinematografico è decisamente variegata. Storie criminali che si propongono di allargare universi televisivi, favole eterne e magnifiche e drammi famigliari complessi e molto attuali.

Insomma, davvero un menù ricco nel quale non potevamo che tuffarci a pesce. Dunque, non indugiamo oltre e diamo inizio al nostro consueto, tradizionale, imperdibile: Nightmare Before Christmas.

Sigla!

L’IMMORTALE di Marco D’Amore

Crime, crime, crime! Il pubblico tricolore ha sempre fame di crime. E quel è la serie tv criminale più amata dagli Italiani? Esatto: Gomorra, quindi era solo questione di tempo prima che questo franchise non venisse sfruttato fino in fondo e invadesse le sale cinematografiche di casa nostra. E lo fa con un progetto ambizioso che si propone di essere ponte tra la serialità televisiva e l’universo espanso più adatto al racconto filmico.

L’Immortale, purtroppo, rispetta solo in parte questa aspirazione mostrandosi, in realtà come una lunghissima puntata della serie tratta dal romanzo di Roberto Saviano con pochi momenti da grande schermo. Aderisce alla serie sia per atmosfere che per attitudine narrativa senza assumersi nessun rischio nel cercare nuove strade, forse, più adatte al buio della sala. Riprendiamo la storia di Ciro Di Marzio proprio dove l’avevamo lasciata alla fine della terza stagione. Dopo aver ricevuto il colpo di pistola da Genny, il corpo di Ciro viene buttato in mare e sprofonda nell’oscure acque del Golfo di Napoli. Mentre Ciro si inabissa, i ricordi salgono sempre più a galla. Ed è così che siamo nel 1980, la terra sta tremando, le persone urlano impaurite in cerca di una via di fuga e il boato del terremoto è soffocato nell’acqua. Il palazzo crolla inginocchiandosi sulle sue stesse fondamenta e da sotto le sue macerie proviene il pianto di neonato, miracolosamente ancora vivo. Sono trascorsi dieci anni e quel bambino è cresciuto, ma non è ancora un uomo. Figlio di nessuno, continua a sopravvivere, conducendo una vita fatta di espedienti tra le torbide e perigliose strade della città.

Napoli continua a essere la sua casa, l’unico luogo familiare che ha e che sembra proteggerlo sin dal triste evento della sua infanzia. Sono i ricordi di una vita, le reminiscenze sin troppo vivide di una formazione criminale che hanno portato Ciro a diventare L’Immortale. E sono proprio questi ricordi la parte più convincente dell’opera prima di Marco D’Amore: l’infanzia di Ciro trascorsa a rubare autoradio e a contrabbandare sigarette segnano il passo tra cinema e tv. La Napoli degni anni ’80 che si appresta a festeggiare lo scudetto è il palcoscenico sul quale una banda di orfanelli si muove e cresce. Si forma da un punto di vista criminale, ma soprattutto umano e sentimentale. Sfortunatamente, il presente di Ciro interrompe questa costruzione ricordando allo spettatore che sta assistendo al primo episodio fantasma della stagione cinque di Gomorra. E tutto crolla. Nulla di nuovo dunque, fatta salva l’operazione cross-mediale che potrebbe aprire orizzonti inediti per il nostro modo di intendere il cinema e l’intrattenimento audiovisivo. Vedremo.

IL PRIMO NATALE di Ficarra e Picone

Orfani della comicità che fece grande il Cinepanettone, il pubblico satollo ed ebbro delle festività si affida a Ficarra e Picone per fare le consuete grasse risate natalizie. Il duo siciliano accetta la sfida e arriva in sala con il pretenzioso, innocuo e populista Il Primo Natale.

Il palermitano Salvo è un ladro di sacre reliquie, ma non è affatto credente e vede nei suoi santi furti solo un’occasione di arricchimento. Valentino è un prete che esercita nel paesino siculo ed è fortemente affascinato dal presepe e dall’incanto che la sacra composizione suscita nei fedeli, tanto da realizzarne uno vivente nella sua parrocchia con una statua al posto di Gesù Bambino. Quando Salvo, mosso dal clamore suscitato dall’iniziativa di don Valentino, decide di rubare la statua, non si aspetta che il suo mondo ateo e quello cristiano si scontreranno in pieno.

I due si ritroveranno catapultati indietro nel tempo nella Palestina di oltre duemila anni fa, fino all’epoca, appunto, del primo Natale. Mentre si mettono alla ricerca di Giuseppe e Maria per fare in modo che la venuta al mondo di Gesù vada secondo la tradizione, Re Erode, intimorito dalla prossima nascita di quello che è stato definito il “Re dei Re”, è sulle loro tracce.

Ficarra e Picone sono entusiasti di fare comicità per tutta la famiglia. Di essere garbati, innocui e rispettosi, proponendo un umorismo da cabaret immediato e misuratissimo. Dicono sempre ciò che ovvio e che tutto sommato è accettato dai più come verità. Così anche il loro cinema assume queste caratteristiche rendendosi insopportabile a chiunque abbia un quoziente intellettivo nella norma. Il Primo Natale è un trionfo di banalità, di gag infantili e qualunquiste che relega la religione a fenomeno di costume e il viaggio nel tempo a una possibilità non così remota. Nel pressapochismo più sfacciato i due comici fanno di tutto per farsi amare dagli spettatori seguendo un’evoluzione narrativa prevedibile e semplicistica. Il Primo Natale è un film populista, nel senso che cerca e trova soluzioni risibili a problematiche complesse, siano esse spirituali, morali o politiche. Tale approccio serve a rintracciare consenso, ampio consenso presso un pubblico che ha nostalgia dei film natalizi della FilmAuro, ma si vergogna di ammetterlo. Per questo ha bisogno di film come quello di Ficarra e Picone, che permette a tutti di apparire meglio di come in realtà si è, ma allo stesso tempo, di restare esattamente quelli dello scorso anno.

Paolo Gaudio