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RITRATTO DI UNA GIOVANE IN FIAMME di Céline Sciamma

1770. Marianne, pittrice di talento, viene ingaggiata per fare il ritratto di Héloise, una giovane donna che ha da poco lasciato il convento per sposare l’uomo a lei destinato. Héloise tenta di resistere al suo destino, rifiutando di posare. Su indicazione della madre, Marianne dovrà dipingerla di nascosto, fingendo di essere la sua dama di compagnia. Le due donne iniziano a frequentarsi e tra loro scatta un amore travolgente e inaspettato.

Nella percezione comune, i film vengono scritti e poi girati rispettando i comandamenti e le guide imposte dall’inchiostro. E in parte è vero. Ma molto spesso i film, i cortometraggi e in generale le opere audiovisive, vengono scritte almeno tre volte.

C’è la prima fase, appunto, che è quella della sceneggiatura [che comprende un numero variabile di stesure diverse, oltre le fasi precedenti di appunti, soggetto, scaletta e trattamento].

Poi c’è una seconda riscrittura, che è quella che avviene sul set, quando il film diventa un lavoro collettivo e in cui si deve creare un’alchimia magica tra ciò che c’è dietro la macchina da presa e da ciò che quest’ultima decide di inquadrare.

Una terza fase di scrittura avviene poi col montaggio, dove il film assume la sua forma definitiva e si trasforma ancora in qualcos’altro.

Ritratto di una giovane in fiamme è sicuramente un ottimo film, ma è singolare che stia salendo alla ribalta ricevendo dei riconoscimenti [Premio per la Miglior Sceneggiatura al Festival di Cannes e agli European Film Awards] per la scrittura, quando il suo punto forte sembra essere proprio la seconda scrittura, quella della regia, della fotografia [quindi delle immagini] e ancor più della recitazione.

Il gioco di attrazione tra le due, l’alchimia che si forma un passo alla volta e la sincera e viva fiamma dell’innamoramento che viene alimentata scena dopo scena sono mostrate in maniera rigorosa, ma anche con calore e quasi affetto, con uno stile che eleva il film, rendendolo non una semplice storia d’amore.

Nella scrittura una parte fondamentale riguarda il non detto, ciò che non viene mostrato.

Ritratto di una giovane in fiamme si basa molto sul non detto e sul non visto.

L’erotismo, ad esempio, viene mostrato poco e lasciato più all’immaginazione dello spettatore, senza però che venga intaccato o indebolito da questo, anzi.

Ma soprattutto si ha una vaga sensazione di disagio durante la visione, come se il film danzasse sull’orlo dell’abisso. Non solo dal punto di vista geografico [la dimora in cui è ambientata la storia è vicina a una scogliera a strapiombo sul mare], ma anche per la vita delle protagoniste. Nel film, la sorella della protagonista del ritratto si è uccisa proprio lanciandosi dalla scogliera, lasciando un vuoto e una sensazione di disagio che attraversano il film sullo sfondo, non in maniera invadente, ma sotterranea e invisibile. Così come la sensazione di inevitabilità che permea l’amore tra le due donne: un amore che non può durare se non nella memoria e nel cuore di chi l’ha vissuto.

Egidio Matinata

RITRATTO DI UNA GIOVANE IN FIAMME

Regia: Céline Sciamma

Con: Noémie Merlant, Adèle Haenel, Luana Bajrami, Valeria Golino

Uscita in sala in Italia: giovedì 19 dicembre 2019

Sceneggiatura: Céline Sciamma

Produzione: Bénédicte Couvreur

Distribuzione: Lucky Red in associazione con 3 Marys

Anno: 2019

Durata: 120’

InGenere Cinema

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