DOCTOR SLEEP di Mike Flanagan

Quella degli adattamenti cinematografici e televisivi di opere letterarie di Stephen King è una storia complessa, spesso frustrante, molte volte non riuscita, a tratti catastrofica, ma anche con molte eccezioni felici. Shining, Carrie, La zona morta e Le ali della libertà sono solo alcune storie nate dalla penna di King che hanno avuto la possibilità di vivere una seconda vita felice sullo schermo. Leggendo questi titoli pensiamo subito ai nomi dei registi: Kubrick, De Palma, Cronenberg, Darabont. Purtroppo non sempre il materiale letterario è finito in mani affidabili o esperte, dando vita a film mediocri e horror di terza categoria. Fortunatamente la corazza dello scrittore del Maine, fatta di strati e strati di pagine e parole non è mai stata davvero scalfita da figli illegittimi e parenti lontani. In compenso c’è ancora chi non smette di sminuire le sue opere, o a considerarle come una forma di letteratura minore; sarà una casualità, ma nel 90% dei casi si tratta di pareri provenienti da coloro che non hanno mai letto una pagina di King, e non possiamo che provare dispiacere per loro.

Chi ha certamente letto, amato e capito le storie del Re è un uomo che ha superato da poco i quaranta, originario di Salem, regista e sceneggiatore: si chiama Mike Flanagan e ha fatto uno dei migliori adattamenti di King di sempre.

La storia di partenza è quella di Doctor Sleep, uscito nel 2013, sequel del leggendario Shining.

Ambientato alcuni decenni dopo gli eventi accaduti nell’Overlook Hotel, segue la storia di Danny Torrance, che ormai adulto trascina avanti la sua vita e, come suo padre, si è dato all’alcol.

Nonostante sia ancora segnato dal terribile trauma infantile, l’uomo ha trovato un’apparente pace interiore che lo ha portato a una tregua con i fantasmi del passato.

Gli incubi dell’infanzia, però, tornano a tormentarlo quando Danny incontra Abra Stone, giovane dotata come lui di quella potente capacità soprannaturale nota come “luccicanza”. La ragazza gli chiede aiuto poiché è entrata nel mirino del gruppo The True Knot, i cui membri capitanati dalla terribile Rose the Hat si nutrono di quel potere per tentare di vincere la mortalità.

Mike Flanagan si trovava in mezzo a un triplo fuoco incrociato che avrebbe fatto tremare le gambe a chiunque; fare Doctor Sleep significava adattare un romanzo di King, fare il sequel di Shining [film] e fare un sequel che riallacciasse anche i rapporti con Shining libro, quasi oscurato dal film di Kubrick. Oltre ogni più rosea aspettativa, Flanagan è uscito vincitore su tutti i fronti.

C’è anche da dire che la sua carriera fino ad ora faceva ben sperare. Absentia, Oculus, Before I Wake, Hush, Ouija – L’origine del male e Il gioco di Gerald [altro adattamento kinghiano] sono tutti ottimi film con trame coinvolgenti e idee di regia originali che mettono in mostra grande passione e conoscenza del cinema e della letteratura di Genere, e sembrano, visti a distanza di tempo, una lunga preparazione per la sua opera migliore e più compiuta fino ad ora, la serie Netflix The Haunting of Hill House. Partendo dal romanzo di Shirley Jackson [in italiano L’incubo di Hill House], rielaborandolo nella contemporaneità quasi come se fosse un adattamento non dichiarato di It [al posto dell’entità ancestrale c’è una casa, al posto del gruppo di amici c’è una famiglia, c’è una storia che si completa andando avanti e indietro nel tempo e c’è una morte che richiama tutti gli altri protagonisti ad agire insieme, di nuovo], Flanagan racconta una storia spaventosa, ma soprattutto commovente e coinvolgente, di personaggi che si trovano costretti a fare i conti con sé stessi e i fantasmi del passato.

Un tema che ritorna prepotentemente in Doctor Sleep, insieme a tanto altro materiale kinghiano, sia dal punto di vista tematico che narrativo: il racconto di uomini comuni investiti dall’oltre, dallo straordinario, la ciclicità dell’esistenza [“Il Ka è una ruota, Doc…”], la necessità di fare del bene e, all’opposto, la tragicità di esercitare il male anche indipendentemente dalla propria volontà.

Flanagan riesce a raccontare questo in un contesto da film horror contemporaneo [c’è la paura, ma non quella da jumpscare, ed è sovrastata dal dramma; ma c’è anche una scena, con protagonista il giovane Jacob Tremblay, di una cattiveria ed efferatezza di grande impatto], riuscendo nel cogliere tutto il sostrato che anima le storie di King, e non soltanto una trama o uno spunto interessante; in questo, il risultato è di grande livello anche per il lavoro con gli attori: Ewan McGregor offre un’ottima prova, ma la scena viene rubata dalle straordinarie Rebecca Ferguson e Kyliegh Curran.

Dal punto di vista visivo, oltre a costruirsi un look proprio e coerente con la sua filmografia, ci sono anche molti omaggi a Kubrick non solo nei movimenti della macchina da presa e nalla ricostruzione delle scenografie, ma anche nel tappeto sonoro che accompagna il film, oltre alla colonna sonora e al tema principale, il Dies Irae, le cui note aprono immediatamente il film. Gli omaggi e i rifacimenti di alcune scene di Shining [le corse col triciclo, il volo che accompagna l’arrivo all’Overlook e molte altre] non sono lì come ammiccamento o fini a sé stesse, ma svolgono un ruolo preciso all’interno della storia.

Nonostante l’ottima carriera del regista, era difficile aspettarsi un film così riuscito, diplomatico e allo stesso tempo personale, cinematografico e letterario. Una delle sorprese più piacevoli del 2019.

Per citare La Torre Nera, opera che a suo modo contiene tutte le altre opere di King, e che a sua volta viene citata in Doctor Sleep, “Mike Flanagan non ha dimenticato il volto di suo padre”.

E noi ringraziamo di cuore.

Egidio Matinata

DOCTOR SLEEP

Regia: Mike Flanagan

Con: Rebecca Ferguson, Ewan McGregor, Kyliegh Curran, Zahn McClarnon, Bruce Greenwood, Carel Struycken, Emily Alyn Lind, Jocelin Donahue, Nicholas Pryor, Carl Lumbly, Jacob Tremblay

Uscita in sala in Italia: giovedì 31 ottobre 2019

Sceneggiatura: Mike Flanagan

Produzione: Intrepid Pictures, Vertigo Entertainment, Warner Bros.

Distribuzione: Warner Bros. Italia

Anno: 2019

Durata: 151′