L’ISTITUTO di Stephen King

È notte fonda a Minneapolis, quando un misterioso gruppo di persone si introduce in casa di Luke Ellis, uccide i suoi genitori e lo porta via in un SUV nero. Al risveglio, il ragazzo si trova in una camera del tutto simile alla sua, ma senza finestre, nel famigerato Istituto dove sono rinchiusi altri bambini come lui. Dietro porte tutte uguali, lungo corridoi illuminati da luci spettrali, si trovano piccoli geni con poteri speciali come telepatia e telecinesi. L’intento della struttura, e degli uomini che la gestiscono, è estrarre i doni dei giovani con qualunque mezzo e a qualunque costo.

L’infanzia è stata sempre al centro della sterminata e ricchissima narrativa di Stephen King.

Gran parte della sua formazione, culturale e non, ha nell’infanzia un momento di enorme importanza e sarà fondamentale nella sua letteratura. Episodi di vita vissuta [l’assenza paterna, la grande presenza materna, il cinema e i libri] saranno da base per trame, intrecci e personaggi che entreranno a far parte dell’immaginario collettivo: tante donne forti, padri spesso violenti o fallaci, piccoli centri o città di media grandezza in cui l’ignoto arriva a gamba tesa nel quotidiano, e bambini, appunto. Tanti bambini.

Il talismano, Il corpo, It, L’incendiaria, ma anche tantissimi altri coprotagonisti in romanzi come La tempesta del secolo, Shining e La torre nera, sono solo alcuni dei titoli in cui dei ragazzi si ritrovano ad aver a che fare con le forze del male, o comunque con forze ignote provenienti da altri mondi.

Negli ultimi quarant’anni il cinema e la televisione hanno attinto a piene mani da una fonte così ricca e fertile. Una delle ultime serie a prendere spunto in maniera dichiarata ma non diretta dall’immaginario di King è Stranger Things. E leggendo anche solo la trama de L’Istituto è impossibile che il pensiero non vada in maniera immediata alla serie Netflix.

Provincia americana, bambini, poteri paranormali, BAM. Siamo subito lì. Ma non è importante stare qui a precisare che non è King ad ispirarsi a Stranger Things, perché era stato in primo luogo lo scrittore del Maine a influenzare i fratelli Duffer; ma andando avanti così dovremmo arrivare a Charles Dickens e Oliver Twist e via ancora più indietro, passo dopo passo, fino all’alba della scrittura. Sarebbe un lavoro interessante, ma lo riserviamo ad una prossima occasione.

La cosa che stupisce sempre come la prima volta è la capacità del fantastico, ma soprattutto dell’uso che King fa del fantastico, di raccontare in modo semplice e mai banale, comprendendo a fondo e stando vicino a i personaggi, le complessità umane e quell’età difficile e magica in cui si sta per finire di essere solo bambini e si comincia a diventare adolescenti.

Il libro è molto lungo, quasi 600 pagine, forse ha una parte centrale che si dilunga fin troppo all’interno dell’istituto, ma ha una prima parte e il finale scritti in maniera magistrale. L’inizio lo è per come imposta la storia di un singolo personaggio, cambiando poi improvvisamente prospettiva e spostandosi da un’altra parte, in maniera calibrata, con suspence e mistero; il finale invece è molto emozionante, più vasto in termini di personaggi coinvolti, e lascia strade aperte sia dal punto di vista narrativo che dal punto di vista morale.

Non sarà ricordato come uno dei migliori lavori del Re, ma è certamente l’ennesimo tassello di un’unica grande opera monumentale che dimostra, ancora una volta, che la grande letteratura non ha a che fare esclusivamente con la realtà [che poi, cos’è la realtà?], il realismo, o l’elitarismo che si guarda bene dal definirsi “Genere”, ma ha a che fare con la verità. E si può raccontare la verità narrando la storia di un orfano nella Londra del 1800, ma si può parlare di verità anche con dei ragazzini che si ritrovano a fronteggiare un’entità ancestrale che assume le forme di un pagliaccio, o attraverso una storia di bambini con poteri paranormali contro un mondo di adulti spietati.

Come ogni suo libro, anche quest’ultimo contiene una dedica: “Per i miei nipoti: Ethan, Aidan e Ryan”. Di nuovo bambini, come nel già citato It, che cominciava con un altro pensiero: “Dedico questo libro in segno di gratitudine ai miei figli. Mia madre e mia moglie mi hanno insegnato a essere uomo. I miei figli mi hanno insegnato a essere libero. Ragazzi, il romanzesco è la verità dentro la bugia, e la verità di questo romanzo è semplice: la magia esiste.”

Per questo Stephen King è uno dei più grandi: perché ha sempre detto la verità.

Egidio Matinata

L’ISTITUTO

Autore: Stephen King

Editore: Sperling & Kupfer [www.sperling.it]

Pagine: 576

Illustrazioni/Foto: /

Costo: 21,90 euro