MARTIN EDEN di Pietro Marcello

“… Ho questo premio tra le mani anche grazie ad un uomo di nome Jack London, che ha creato questo personaggio meraviglioso, un marinaio che cercava la verità, e per questo vorrei dedicare questo premio a tutte le persone splendide che sono in mare a salvare altri esseri umani che fuggono da situazioni inimmaginabili. Grazie. E grazie anche per evitarci di fare una figura pessima con noi stessi e con il prossimo. Viva l’umanità e viva l’amore”

Questo estratto tratto dall’ intenso discorso di Luca Marinelli dopo aver ricevuto la Coppa Volpi come migliore interpretazione maschile alla 76esima Mostra del Cinema di Venezia per il film Martin Eden del regista Pietro Marcello, è degno di nota perché non solo è un invito a non perdere di vista la nostra umanità dopo una lunga fase, politica e sociale, in cui l’accoglienza e il soccorso di vite umane sono state spesso tacciate di buonismo se non addirittura di favoreggiamento alla criminalità, ma perché quello di Marinelli è un grido di allarme a questi tempi così burrascosi, violenti, incerti e freddi.

Pietro Marcello, al suo secondo film dopo Bella e perduta, decide di confrontarsi con uno dei romanzi più belli e famosi nientemeno che di Jack London, edito nel 1909, mettendo in atto una trasposizione cinematografica ambientata in un periodo storico indefinito, non recente ma neanche troppo lontano, che vede Napoli fare da sfondo alla storia, abbandonando quindi gli USA. Originario di Napoli è Martin Eden, anche se appare subito strano che un giovane napoletano porti questo nome e cognome.

Martin Eden [Luca Marinelli] è un giovane marinaio analfabeta, con il sogno taciuto di diventare uno scrittore, nonostante la sua condizione sociale inferiore. L’occasione gli si presenta quando conosce una ragazza di estrazione borghese, Elena Orsini [Jessica Cressy], sorella di Arturo, che aveva salvato da una rissa e che, per riconoscenza, lo aveva voluto presentare alla famiglia. È con Elena che Martin si avvicina alla letteratura, trascorrendo diverse ore del giorno a leggere e commentare con lei i romanzi di autori celebri come Charles Baudelaire, venendo da lei stimolato a studiare per poter ottenere un’istruzione. Nasce una storia d’amore che ben presto mostra le sue criticità, sia per la differenza sociale tra i due che per la contrarietà dei genitori di Elena al fidanzamento, e anche per la caparbietà di Martin a buttarsi a capofitto nella scrittura senza sentire il bisogno di cercarsi un lavoro, nonostante le raccomandazioni della famiglia Orsini.

La frustrazione di Martin, indebitato sempre di più, tacciato di essere un inetto dal cognato e di scrivere storie troppo reali e con tematiche drammatiche da Elena, cresce a dismisura, come cresce il numero di buste rispedite al mittente da parte delle case editrici che respingono i suoi racconti. Proprio quando perde l’amore di Elena, e quando finisce vittima della stampa che lo accusa di essere un socialista, Martin viene raggiunto dal successo, ed è proprio questa nuova fase insperata della sua vita che gli permette di osservare la sua attuale condizione di letterato amato e corteggiato proprio da chi lo disprezzava, critica in primis, e che ora invece loda i suoi racconti. Lo stesso dicasi per la famiglia Orsini.

Diciamo subito che le differenze tra il romanzo e il film sono notevoli, ma non è questo il problema. Trasporre un’opera cinematografica rimanendo fedeli al romanzo d’origine non è certo un comandamento, ma rimanere ancorati ad alcuni punti fermi dello stesso è probabilmente un punto di forza.

Marcello si allontana un po’ dalla figura maledetta tratteggiata da London: il suo Martin Eden è un ragazzo che dall’inizio alla fine del film si pavoneggia, risultando a tratti irritabile, fiero di piacere alle donne, e molto poco sincero con sé stesso. Solo con il passare del tempo la sua frustrazione si impone, associata all’addio di Ruth e all’insoddisfazione per la mancata approvazione dei suoi racconti, che lo porta, nonostante tutto, a continuare a scrivere, e di conseguenza ad accumulare debiti e ad accusare qualche problema di salute. Il tema del suicidio, che occupa tanto spazio nel romanzo tanto da risultare fondamentale, non è trattato, ma solo accennato. Ed è nel momento in cui il male di vivere si impone che il film risulta interessante, perché finalmente conosciamo introspettivamente Martin Eden, dopo una serie di precedenti situazioni in cui più che apparire come un uomo desideroso di cambiare la propria posizione di incolto, Martin risulta essere un ragazzo ancora immaturo che si imbarca solo per guadagnare qualche soldo, e non perché non può fare a meno del mare, con cui ha un legame inscindibile.

Va riconosciuto a Marcello il coraggio, perché mettere le mani ad un’opera letteraria così importante e ideologica, è sempre un rischio, da qualunque prospettiva la si guardi.

Martin Eden ha diverse criticità e pochi punti di forza. Pensiamo all’apporto che Marinelli dà al film, bravo anche nel parlare con l’inflessione del dialetto napoletano, calato perfettamente nel ruolo e abile anche nel gestire le fasi in crescendo della sofferenza del personaggio, tanto da mettere in mostra le sue isterie e le sue debolezze. Se la sceneggiatura, scritta da Marcello con Maurizio Bracci [che lo aveva già supportato in Bella e perduta, e che si è affermato con film quali Gomorra e Reality], non brilla per spessore, probabilmente per via del ricorso alla quotidianità popolare che svaluta l’intensità della storia, lo stesso dicasi per la scelta delle musiche, in gran parte musiche popolari napoletane, che vogliono per forza di cose sottolineare la presenza della città di Napoli, rischiando più volte di sfiorare il ridicolo, come con la figura del cognato, un po’ padre padrone un po’ macchietta. Irritanti i continui video di repertorio in bianco e nero e a colori, introdotti tra una scena e l’altra a raccontare di un tempo passato, di balli nei vicoli della città, di feste di piazza, di navi in partenza con a bordo migranti che sventolano fazzoletti bianchi per l’ultimo saluto prima di un lungo viaggio e di un ritorno ancor più indecifrato, un ricorso al documentarismo gratuito, che non si lega al film e anzi distoglie l’attenzione. Martin Eden è un film che vuole essere sperimentale, poco definito, per certi aspetti incorporeo ma ad ogni modo coraggioso, con il contributo notevole di Marinelli.

Gilda Signoretti

MARTIN EDEN

Regia: Pietro Marcello

Con: Luca Marinelli, Jessica Cressy, Vincenzo Nemolato, Marco Leonardi, Denise Sardisco, Carmen Pommella, Carlo Cecchi

Uscita in sala in Italia: mercoledì 4 settembre

Sceneggiatura: Pietro Marcello, Maurizio Bracci

Produzione: Avventurosa, Ibc movie, Rai Cinema

Distribuzione: 01 Distribution

Anno: 2019

Durata: 129’