LA PASSIONE DI CRISTO di Mel Gibson

Dopo aver sfornato in Blu-Ray il dittico di Carpenter Fog/1997: Fuga da New York, il classico fantascientifico Dune di Lynch, il primo, cultissimo Highlander, lo splendido western di Kevin Costner Balla coi lupi e l’ottimo Traffic di Soderbergh, l’etichetta Eagle Pictures aggiunge un altro tassello alla sua collana Il Collezionista e questa volta tocca ad uno dei titoli più discussi, controversi, bistrattati ma anche mitizzati di sempre. Stiamo parlando de La Passione di Cristo, opus numero tre nella filmografia da regista del caro, vecchio Mel Gibson [autentica leggenda del cinema sia per le sue performance davanti che dietro la Cinepresa], ovvero una delle opere che più hanno spaccato il pubblico e la critica nella storia della Settima Arte.

La pellicola si limita a raccontarci le ultime dodici ore della vita di Gesù Cristo: l’arresto nell’orto del Getsemani, il processo di Ponzio Pilato, la flagellazione, la morte sulla croce ed infine gli ultimi istanti dedicati alla resurrezione. Poco più di due ore di autentico calvario visivo che hanno provocato al povero Gibson una sequela di critiche e accuse: fondamentalismo religioso, antisemitismo e sfoggio compiaciuto di una violenza quasi da cinema horror erano solo le più frequenti [non a caso, qualcuno lo ha persino definito una sorta di precursore dei più moderni torture porn].

Girato in aramaico, ebraico e latino per ricreare un realismo il più tangibile possibile, il film segue la narrazione dei Vangeli attingendo anche da La dolorosa Passione di Nostro Signore Gesù Cristo della mistica tedesca Anna Katharina Emmerick. Nonostante una manifesta visione cattolica che arriva a sfiorare il fanatismo, più che sull’elemento prettamente spirituale è sulla rappresentazione del dolore che si concentra in primis la messa in scena: gli uncini dei flagelli che strappano a brandelli la carne del protagonista, un’insistenza quasi maniacale sul suo volto martoriato, i dettagli dei chiodi che perforano le sue mani, i soldati romani dipinti come belve disumane che sputano e infieriscono continuamente sul suo corpo inerme e addirittura, per non farsi mancare niente, un corvo che divora un occhio ad uno dei ladroni sulla croce. Senza girarci troppo intorno, uno spettacolo che picchia sodo [e parecchio] con torture e violenze ferocissime, in un tripudio di sangue e ferite laceranti.

C’è però da riconoscere che, da un punto di vista prettamente cinematografico [sia nell’ambito della sfera stilistica che di quella emotiva], si tratta di un grande, grandissimo spettacolo: si potrebbe iniziare citando la meravigliosa fotografia di Caleb Deshsnel per poi passare agli strabilianti effetti di trucco di Keith VanderLaan e Christien Tinsley, alla maestosa regia di Gibson [la Macchina da Presa che riprende dall’alto il corpo di Cristo sulla croce mentre cade la prima lacrima di Dio vale da sola la visione] e, soprattutto, all’interpretazione di Jim Caviezel [che si dice fosse assistito da un sacerdote in tutte le scene], pazzesca sia in termini di risultato qualitativo che di difficoltà. E’ infatti su di lui che si sorregge l’intera carica emotiva del film, capace di scuotere gli occhi, il cuore e lo stomaco dello spettatore [cattolico e non] dal primo all’ultimo minuto.

Come se non bastassero le avversità ovvie ed intrinseche in uno script simile, c’è da sottolineare che le riprese in esterni sono state effettuate a Matera in pieno periodo invernale e, non a caso, il fatto di dover girare seminudo la maggior parte delle scene pare che causò a Caviezel un’acuta polmonite [c’è anche chi ha raccontato di un intervento al cuore dovuto allo stress fisico e psicologico patito sul set]. Essendo il film girato interamente in Italia, anche il cast presenta una vasta schiera di interpreti nostrani [da Monica Bellucci a Claudia Gerini, da Rosalinda Celentano a Sergio Rubini], che comunque non sfigurano di fronte ai più blasonati colleghi di Hollywood. In soldoni, se si sceglie di approcciare ad un’opera simile con un puro e genuino spirito cinefilo, libero da qualunque giudizio etico o ideologico, il risultato potrà essere quello di uscirne martoriati [proprio come il Cristo in questione] ma estasiati. Grande Mel. Grande Cinema.

Lorenzo Paviano

LA PASSIONE DI CRISTO

Regia: Mel Gibson

Con: Jim Caviezel, Maria Morgenstern, Francesco De Vito, Monica Bellucci, Hristo Jivkov, Rosalinda Celentano, Sergio Rubini, Davide Marotta, Francesco Cabras, Hristo Shopov, Claudia Gerini, Luca Ionello, Mattia Sbragia

Sceneggiatura: Mel Gibson, Benedict Fitzgerald, William Fulco

Produzione: Icon Productions

Distribuzione: Eagle Pictures

Anno: 2004

Durata: 120′ c.a. [127’ c.a. Director’s Cut]