GODZILLA II – KING OF THE MONSTERS di Michael Dougherty

godzilla-iiE’ maledettamente tempo di Universe, universi cinematografici che, da Disney-Marvel in poi, hanno conquistato pian piano l’interesse delle major per arrivare ad inglobare anche realtà apparentemente molto distanti dai supereroi da fumetto. Ci ha provato la Universal con il reboot dei suoi classici Monsters, dall’ancora involontario tentativo con il Wolfman di Joe Johnston, per poi prender corpo [e subito sgretolarsi] con La mummia di Alex Kurtzman, ad oggi unico capitolo del Dark Universe. Non è da meno l’accoppiata Warner Bros. + Legendary Pictures che ha già popolato il suo MonsterVerse con il Godzilla di Gareth Edwards e il Kong: Skyll Island di Jordan Vogt-Roberts.

Proprio sul finale di quest’ultimo l’Universo di Mostri titanici si era chiaramente palesato. Ora, con il Godzilla II – King of the Monsters di Michael Dougherty [Trick or Treat – La vendetta di Halloween e Krampus], se ne sa finalmente di più. 17 creature titaniche hanno popolato la Terra dei primordi e regnato sugli altri esseri viventi, compresi i primi uomini che in loro hanno identificato mostruose e terrificanti divinità naturali. Una di queste, però, potrebbe essere l’unico mostro non figliato da questo Pianeta e, proprio per questo, l’unica vera minaccia definitiva d’estinzione per gli altri super-predatori [anche stavolta umani compresi!].

Qui il primo nodo importante da sottolineare e tener presente per tirare le somme di King of the Monsters: l’estinzione di massa, un pericolo che si allontana chilometri dallo spettro del caos atomico per concentrarsi sul bioterrorismo ragionato, filosofizzato che, ovviamente, degenera nel fondamentalismo e nel drammatico.

Il film si collega in maniera diretta con gli scontri tra Godzilla e i M.U.T.O. avvenuti nel precedente capitolo proprio attraverso un dramma: la perdita del primogenito dei coniugi Russell, entrambi impegnati nell’agenzia criptozoologica Monarch. Il grave lutto porta la famiglia a sfaldarsi. Mark si ritira lontano a proseguire i suoi studi sui comportamenti animali; Emma, insieme alla figlia Madison, inizia a coltivare l’ossessione per i Titani, arrivando a perfezionare un dispositivo utile proprio a comunicare con questi mostri.

Il secondo punto da mettere a fuoco di questa moderna riscrittura di Godzilla, o meglio del Ghidorah! Il mostro a tre teste del 1964, nel 2019 ci porta ad un interrogativo: a cosa può portare la scelta di trasformare la metafora della paura delle conseguenze di una guerra nucleare, alla base dei film del Re dei rettili, in quella di una famiglia non più felice, anzi, distrutta?

Di certo un cambio di registro del genere è stato il tassello decisivo per destabilizzare la forte alchimia, risaputa ma funzionale, di un kaiju-eiga. Un passo di troppo che ha scatenato lo sviluppo di una trama parallela a quella di un film come King of the Monsters, dove mostri enormi combattono tra loro distruggendo intere città. Ora due coniugi in crisi si lagnano per buona parte del film, senza entrare mai davvero a fuoco. Come se si volesse distrarre l’attenzione di chi guarda con qualcosa che nemmeno lontanamente può pensare di poter risultare paragonabile a quello che un film così deve mostrare: Godzilla, il mostro radioattivo per eccellenza, ora in compagnia di Rodan il demone alato, Mothra gigante falena che in questo film acquista quasi un’anima romantica, l’idra a tre teste Ghidorah, unico e pericoloso esemplare alfa capace di spodestare il re dei mostri. Tutte creature ripescate dai classici Toho che ritornano sullo schermo in forma smagliante.

Da questo punto di vista il film comincia a dare ottimi frutti, i quattro mostri sono definiti graficamente in modo maestoso, e lo spettacolo degli scontri fa davvero bene agli occhi di un appassionato, facendo riprendere fiato, nonostante momenti di ripetitività, dall’estenuante dramma familiare dei Russell e dai comportamenti inspiegabili che da questo figliano che trasformano la di solito apprezzabile Vera Farmiga in un’interprete infelice di battute inascoltabili. Ma per quanto riguarda il parterre Mostri c’è tutto e anche qualcosa in più: mutazioni, evoluzioni, colpi mortali, raggi nucleari, mondi sommersi.

Qui l’algoritmo Godzilla riprende a funzionare, sa cosa fornire agli spettatori e perde colpi solo perché mette in gioco 17 creature per poi mostrarne, in verità, appena quattro [gli altri hanno fugaci apparizioni realizzate al minimo dell’impegno].

L’andamento altalenante continua, ci sono riferimenti d’uopo come quelli alle teorie della “Terra cava” o ancor più il parallelo creato tra i kaiju e le prime divinità, strizzando un occhio ancor più azzeccato ai Grandi Antichi [e a Il colore venuto dallo Spazio] di Lovecraft.

Peccato che i guizzi siano spesso troncati da un ritmo troppo discontinuo e da un ingombrante inserto drammaturgico rigettato dallo stesso corpo filmico.

Luca Ruocco

GODZILLA II – KING OF THE MONSTERS

Regia: Michael Dougherty

Con: Kyle Chandler, Vera Farmiga, Ken Watanabe, Bradley Whitford, Charles Dance, Millie Bobby Brown

Uscita in sala in Italia: giovedì 30 maggio 2019

Sceneggiatura: Max Borenstein, Michael Dougherty, Zach Shields

Produzione: Legendary Entertainment, Wanda Qingdao Studios, Warner Bros.

Distribuzione: Warner Bros.

Anno: 2019

Durata: 132’


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