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BEATA IGNORANZA di Massimiliano Bruno

Come recensire la nuova commedia di Massimiliano Bruno evitando luoghi comuni e superando ogni pregiudizio sui suoi lavori precedenti? Questa è l’interrogativo che ha perseguitato chi scrive per tutta la durata della proiezione di Beata ignoranza. Proprio così: mentre osservavo lo scorrere della pellicola, nulla della vicenda ha catturato la mia attenzione, e l’incubo di doverne scrivere, non avendo nulla di interessante da dire, mi ha tormentato. Ho pensato: forse sono solo di cattivo umore? Domani starò bene e farò il mio lavoro al meglio delle mie possibilità. Macché! I giorni sono trascorsi inesorabili e ancora adesso, mentre scrivo, l’insoddisfazione e il dubbio mi divorano.

Ma veniamo al film: Ernesto, un brillante Marco Giallini, e Filippo, il solito Alessandro Gassmann, hanno due personalità agli antipodi e un unico punto in comune: sono entrambi professori di liceo. Filippo è un allegro progressista perennemente collegato al web, mentre Ernesto è un severo conservatore, rigorosamente senza computer, tradizionalista. Un tempo erano “migliori amici”, ma uno scontro profondo e mai risolto li ha tenuti lontani, fino al giorno in cui si ritrovano fatalmente a insegnare nella stessa classe. Saranno obbligati ad affrontare il passato, che ritornerà nelle sembianze di Nina, una ragazza che li sottoporrà a un semplice esperimento che si trasforma in una grande sfida: Filippo dovrà provare a uscire dalla rete ed Ernesto a entrarci dentro.

E’ davvero curioso come il plot point principale della pellicola – quello relativo alla sfida, s’intende – non sia capace di sortire alcun cambiamento o dramma nei suoi protagonisti. Fatta eccezione per piccoli siparietti, al quanto superficiali, che non consentono, naturalmente, alla vicenda nessuna evoluzione degna della settima arte. Non si comprende come mai questo tipo di iniziative siano ancora destinate alla sala.

Il lavoro di Lucisano, negli ultimi quindici anni, ha prodotto solo mediocrità, arricchendo la sua società di produzione e impoverendo tutto il resto. Un capitalismo talmente sfrenato che provocherebbe qualche crisi di coscienza pure al fondatore di McDonald’s. Poiché a pagare il prezzo più grande è la qualità del nostro cinema, che non rappresenta solo un patrimonio economico e finanziario, ma è soprattutto costituito da attori, maestranze e naturalmente dagli spettatori, che meriterebbero di meglio.

Qualcuno potrebbe obiettare: “Ma si tratta solo di una commedia… robetta da ridere”. Ma da quando la risata è diventata sinonimo di banalità? Perché la leggerezza deve proporsi come una cosa innocua che mette in stand-by il cervello e che non produce altro che apatia?

Inoltre, operazioni come Beata ignoranza, vorrebbero smarcarsi dal Genere comico e aderire a quello di commedia sofisticata, capace di rintracciare e raccontare i cambiamenti e le contraddizioni del nostro Paese.

In realtà, il film di Bruno, è capace solo di mettere in scena un campionario di ovvietà, sostenute da una forma dignitosa – il mestiere è salvo, almeno quello – e il talento di un gruppo di attori – chi più, chi meno – capaci di molto altro.

Assisteremo mai al giorno in cui la nostra commedia diventerà davvero adulta? Per il momento, la sensazione è quella di chi è passato da una giovinezza splendida – ovvero quella dei grandi maestri come Monicelli e Risi – ad una vecchiaia spenta – vedi Marco Ponti e Massimiliano Bruno. Meditiamo.

Paolo Gaudio

BEATA IGNORANZA

Regia: Massimiliano Bruno

Con: Alessandro Gassmann, Marco Giallini, Valeria Bilello, Carolina Crescentini, Teresa Romagnoli, Guglielmo Poggi

Uscita sala in Italia: giovedì 23 febbraio 2016

Sceneggiatura: Massimiliano Bruno, Herbert Simone Paragnani, Gianni Corsi

Produzione: Italian International Film con Rai Cinema

Distribuzione: 01 distribution

Anno: 2017

Durata: 102′

InGenere Cinema

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