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ARRIVAL di Denis Villeneuve

Non siamo soli. In Arrival, l’ultimo film di Denis Villeneuve [regista impegnato sul fronte fantascienza anche con Blade Runner 2049, in uscita quest’anno] gli extraterrestri arrivano in maniera epifanica, poetica: 12 navi spaziali che ricordano lontanamente i monoliti di kubrickiana memoria. Enormi strutture scure e levigate, soprannominate “gusci”, appaiono in 12 differenti parti del mondo e lì iniziano a sostare, sospese in aria, attendendo un tentativo d’approccio da parte degli umani.

Quando questo avviene, l’incredibile diventa meraviglioso: le creature aliene, giganteschi ragni a sette zampe battezzati “eptapodi”, che possono incontrare gli umani solo all’interno di una sala della loro nave divisa a metà da una grande vetrata [in modo da permettere a ogni specie di respirare l’aria a cui sono abituati] ,tentano di comunicare con i loro ospiti. Il primo problema da risolvere, però, è la lingua in cui i visitatori sembrano voler raccontare il motivo del proprio viaggio.

Per provare a venire a capo di tutto, la linguista Louise Banks [Amy Adams] viene contattata da un colonnello dell’esercito americano [Forest Whitaker] per entrare a far parte, insieme al fisico teorico Ian Donnelly [Jeremy Renner], di una squadra operativa con il compito di interpretare il linguaggio e i comportamenti degli extra-terrestri, per arrivare a scoprire il motivo del loro viaggio sulla Terra.

È qui che il film inizia a mostrare il suo percorso drammaturgico più interessante: Villeneuve porta sul grande schermo un profondo discorso sull’incomunicabilità, la più enorme e incancellabile. Due coppie di esseri, un uomo e una donna terrestri e due ectapodi, iniziano a raccontarsi gli uni agli altri, tentando di porre le basi per una conoscenza reciproca che riesca ad innalzarsi a conoscenza tra due specie lontane… anni luce!

Cosa succede? Succede che in qualche modo le due razze iniziano a capirsi: i sette-zampe riescono a intuire che i segni che la donna continua a indicar loro sopra una lavagnetta sono parte di una lingua su cui potranno impostare un minimo di comunicazione. Ma il vero passo avanti si avrà quando gli ectapodi inizieranno a mostrare agli uomini il loro modo di intendere la lingua scritta: segni circolari ornati di riccioli variabili. Ogni singolo segno è l’espressione di un concetto complesso e non di una sola parola.

Siamo nell’ambito della fantascienza, fantascienza poetica e umanista, e si accetta di buon grado che quasi di punto in bianco la linguista inizi a decifrare quei segni apparentemente insignificanti. Insieme alla lingua, però, la donna sembra aver ereditato dagli alieni anche un modo di pensare, di intendere l’esistenza, di vivere la temporalità che, proprio come i segni della loro lingua scritta, gli si presenta in forma di cerchio, da poter percorrere in avanti e indietro, mescolando presente, passato e futuro.

Immaginate di alternare i momenti della vostra vita quotidiana ai ricordi del passato e, soprattutto, a fatti del vostro futuro più o meno prossimo che diventano in maniera innaturale episodi del vostro vissuto quotidiano, da rivivere poi a tempo debito come una sorta di loop.

È quello che accade a Louise che, inizialmente incapace di dominare questo nuovo modo di intendere la stessa esistenza, riesce ad arrivare ad una nuova e più profonda cognizione del senso della vita.

Arrival è un film affascinante, che ammalia lo spettatore proprio grazie alla profondità e l’importanza dei temi trattati, oltre che per la perfetta messa in scena e per gli ottimi effetti speciali.

Qualcosa però risulta macchinoso e non soltanto perché i loop temporali e il mood sci-fi rimanda in qualche modo al cervellotico Insterstellar di Nolan: da un lato c’è che la linea narrativa, rimbalzando tra ieri, oggi e domani, dopo un po’ sembra bloccarsi e non andare effettivamente da nessuna parte; dall’altro, non meno importante, il fatto che la storia non arrivi a svelare qualcosa di effettivamente troppo importante per rimanere nel non detto.

Luca Ruocco

ARRIVAL

Regia: Denis Villeneuve

Con: Amy Adams, Jeremy Renner, Forest Whitaker, Michael Stuhlbarg, Tzi Ma, Mark O’Brien

Uscita in sala in Italia: giovedì 19 gennaio 2017

Sceneggiatura: Eric Heisserer

Produzione: FilmNation Entertainment, 21 Laps Entertainment, Lava Bear Films

Distribuzione: Warner Bros.

Anno: 2016

InGenere Cinema

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