Home / Recensioni / In sala / LETTERE DA BERLINO di Vincent Perez

LETTERE DA BERLINO di Vincent Perez

lettere-da-berlino1La Seconda Guerra Mondiale, l’Olocausto e la dominazione nazista sono una fonte inesauribile di storie per la letteratura e per il cinema. Centinaia sono le opere che gravitano intorno a quest’arco di tempo, forse il più buio del secolo breve, e tante sono le modalità attraverso cui è stato raccontato.

Da Chaplin al Neorealismo, da Spielberg a Malick, ma anche Eastwood, Polanski e Tarantino si sono confrontati, ognuno a suo modo, con questo periodo storico.

Lettere da Berlino di Vincent Perez è solo l’ultimo titolo di una lista infinita.

Berlino 1940. La città è paralizzata dalla paura. Otto e Anna Quangel sono una coppia appartenente alla classe operaia che vive in un appartamento malmesso e che, come tutti, cerca di stare alla larga dai guai durante la dominazione nazista. Quando il loro unico figlio viene ucciso al fronte, la perdita spinge Otto e Anna a compiere uno straordinario atto di resistenza e rivolta. Iniziano così a diffondere per tutta la città cartoline anonime contro il regime di Hitler, con il rischio concreto di essere scoperti e giustiziati. Presto la loro campagna antinazista richiama l’attenzione dell’ispettore della Gestapo Escherich e inizia una spietata caccia all’uomo. Nella loro ribellione silenziosa ma decisa, i Quangel riescono a sfidare il regime spietato e dispotico di Hitler con la sola forza delle parole.

Il film è tratto dal romanzo Ognuno muore solo di Hans Fallada [pubblicato nel 1949 e riproposto nel 2010 in una nuova traduzione inglese intitolata Alone in Berlin], definito da Primo Levi come “il libro più importante che sia mai stato scritto sulla resistenza tedesca al nazismo”.

lettere-da-berlino4Purtroppo il regista Vincent Perez non ha la forza o la bravura di fare suo il testo e riproporlo attraverso immagini significative; la sua regia è anonima e blanda.

Il film non inizia neanche male, con il giovane Quangel che scappa tra i boschi e che cade sotto il fuoco nemico, ma poi si arena immediatamente [e malamente] in una prima parte eccessivamente lenta. Riallacciare i fili della vicenda diventa difficile, perché il pubblico non è stato agganciato a dovere. I primi venti/venticinque minuti sono troppo piatti e didascalici, tanto da esaurire sia la pazienza dello spettatore [soprattutto dal punto di vista emozionale] che la forza del plot point, dell’incidente scatenante [la prima cartolina scritta da Otto].

Per fortuna poi il film migliora, soprattutto per merito di Brendan Gleeson ed Emma Thompson; non si tratta di certo della loro migliore interpretazione, ma dopo l’impasse della prima parte, la complicità dei due si fa più stretta e di riflesso anche la loro recitazione diventa più convincente e, cosa più importante, si riaccende l’interesse del pubblico verso i personaggi e la vicenda.

SuffragetteStesso discorso vale per Daniel Bruhl: man mano che la storia va avanti anche il suo personaggio trova maggiori sfaccettature attraverso un arco di trasformazione a tutti gli effetti compiuto; a lui è legata la parte della trama che ha più a che fare col thriller e che funziona tutto sommato bene.

Nonostante il miglioramento della seconda parte, il film però non decolla mai realmente. La sensazione è di assistere a un qualcosa di già visto altre cento volte. L’unica componente semi-nuova è il punto di vista interno attraverso cui viene vista la vicenda, ossia da uomini e donne nella Germania nazista ma contro il regime. Ed è proprio il nazismo ad essere un altro protagonista, quello che ha a che fare con il microcosmo, quello della gente comune, che si diffondeva e serpeggiava nelle strade, nelle fabbriche e nelle case come un virus malsano.

Lettere da Berlino non è di certo un film memorabile, ma è un prodotto che ha comunque il valore della testimonianza, come tante altre opere che hanno raccontato quest’epoca buia. Un film da far vedere nelle scuole, adatto ad un pubblico giovane, ma non di certo a chi è affamato di grande cinema.

Egidio Matinata

LETTERE DA BERLINO

2 Teschi

Regia: Vincent Perez

Con: Emma Thompson, Daniel Bruhl, Brendan Gleeson, Mikael Persbrandt, Louis Hofmann

Uscita in sala in Italia: giovedì 13 Ottobre 2016

Sceneggiatura: Achim Von Borries, Vincent Perez

Produzione: X-Filme Creative Pool, FilmWave, Master Movies

Distribuzione: Videa

Anno: 2016

Durata: 103’

InGenere Cinema

x

Check Also

HAROLD RAMIS – MIO PADRE L’ACCHIAPPAFANTASMI di Violet Ramis Stiel

Amici di InGenereCinema.com, se anche voi amate quanto il sottoscritto il dottor ...