Home / Recensioni / In sala / HANNAH ARENDT di Margarethe Von Trotta

HANNAH ARENDT di Margarethe Von Trotta

Hannah locandinaL’apporto che una donna come Hannah Arendt ha dato alla filosofia e alla cultura, così come all’antropologia, è consistente. Sono trascorsi 23 anni dalla sua morte, ma la sua figura e l’entità del suo pensiero filosofico continuano ad essere oggetto di accese discussioni e dibattiti.

Il fascino delle teorie provocatrici della filosofa e giornalista ebrea, cresciuta a Berlino e poi trapianta a New York, hanno attratto anche il cinema.

Lunedì 27 e martedì 28 gennaio, come evento unico per il Giorno della Memoria, arriva nelle nostre sala, distribuito da Ripley’s Films e Nexo Digital [l’elenco della sale che programmano il film è disponibile su www.nexodigital.it]: Hannah Arendt.

A dirigerlo è Margarethe von Trotta [Anni di piombo, 1981], che, dopo aver dedicato un film a Rosa Luxemburg, filosofa polacca e attivista politica [anche lei trapiantata a Berlino], passa ora a tratteggiare la personalità e il pensiero di Hannah Arendt, una donna rivoluzionaria dal carattere forte. Ad interpretarla è Barbara Sukowa [Rosa Luxemburg, 1986, Anni di piombo], l’attrice feticcio della regista, qui calata in un ruolo difficile, che interpreta in modo eccellente.

Hannah foto 1Margarethe von Trotta gira un film non sulla vita di Hannah Arendt, ma concentra la sua attenzione sul periodo che va dal 1961 al 1964: gli anni del processo ad Adolf Eichmann e della stesura di La banalità del male, 1963.

Dopo la fuga in Sud America, raggiunta grazie all’apporto del Vaticano, nel 1960, Adolf Eichmann, ufficiale delle SS, direttore dell’unità IVD 474 e IV B4 della Gestapo e responsabile della deportazione e del piano di sterminio degli ebrei, viene catturato a Buenos Aires dal servizio segreto israeliano. Portato in Israele per essere giudicato da una speciale corte di giustizia, che gli attribuisce numerosi crimini, il processo contro Heichmann durerà oltre un anno.

A tutte le fasi di quel processo assisterà Hannah Arendt, in veste di inviata per il settimanale New Yorker, e che rimarrà sconvolta dalla mediocrità di quell’uomo che aveva compiuto crimini indicibili e che credeva incutesse timore.

Hannah foto 2Tornata a New York, Hannah Arendt, dopo aver pubblicato sul settimanale gli articoli relativi alle 120 sedute del processo a Eichmann, inizia a raccogliere tutti i resoconti del processo in La banalità del male, un libro intorno al quale si alzeranno aspri dibattiti in tutto il mondo, e non solo tra politici e filosofi.

In La banalità del male, 1963, Arendt discuteva audacemente del significato di “male”, sulla banalità con il quale può essere commesso il male, un male estremo, non radicale, poiché solo il bene, come ha ribadito più volte pubblicamente, è radicale.

Il male causato da Eichmann e dai nazisti agli ebrei è fortemente legato alla loro incapacità di pensare, incapacità che ha permesso loro di macchiarsi di crimini brutali, dettati certamente dalla mediocrità e superficialità  nei confronti del male, che consideravano una normalità, una terribile normalità, ma anche, e soprattutto, dalla mancanza di riflessione.

Hannah foto 3Hannah Arendt è un film notevole, che merita il giusto riconoscimento. von Trotta dirige un film forse troppo didascalico, ma molto elegante, scrupoloso nel descrivere i vizi [come il fumo] e le abitudini di Hannah Arendt, mostrandoci poi la sua arguta dialettica e la sua presunzione unita ad una ferrea caparbietà, una moglie affettuosa e amica fedele [capace di stringere amicizie molto forti con persone che avevano vedute idee molto diverse dalle sue]di personalità celebri, come il filosofo Hans Jonas [interpretato da Ulrich Noethen], la scrittrice Mary McCarty [Janet McTeer], lo psicanalista e imprenditore Lotte Köhler [Julia Jentsch], l’attivista sionista Kurt Blumenfeld [Michale Degen], e Martin Heidegger [Klaus Pohl], uno dei maggiori filosofi del ‘900.

Arendt e Heidegger si conobbero all’università di Marburg, in Germania, quando Heidegger era professore di filosofia e Hannah una sua studentessa di circa vent’anni. I due iniziarono nel 1925 una relazione sentimentale, raccontata nel film attraverso brevi flashback [Hannah da giovane è interpretata da Friederike Becht], che si interruppe nel 1933, nel momento in cui il filosofo iniziò a mostrare simpatie nei confronti del partito nazista. Ad ogni modo, però, i suoi insegnamenti e le sue teorie furono fondamentali per la formazione di Hannah Arendt.

Hannah foto 4Hannah Arendt sarà proiettato nei cinema di tutto il mondo nella sua versione originale, in inglese e in tedesco, le due lingue con le quali recitano gli attori, e che Arendt parlava molto bene.

Molto intensa è la seconda parte del film, in particolare la sequenza nella quale la bravissima Sukowa, abile nel mostrare la spigliatezza della filosofa e la sua grinta, può finalmente difendersi in un’aula universitaria da tutte le accuse mossegli da ogni parte del mondo per la pubblicazione de La banalità del male.

Le immagini del processo ad Adolf Eichmann sono ere immagini di repertorio.

Gilda Signoretti

HANNAH ARENDT

3.5 Teschi

Regia: Margarethe Von Trotta

Con: Barbara Sukowa, Ulrich Noethen, Janet McTeer, Julia Jentsch, Michale Degen, Klaus Pohl, Axel Milberg

Uscita in Italia: lunedì 27, martedì 28 gennaio 2014

Sceneggiatura: Margarethe Von Trotta, Pam Katz

Produzione: Heimatfilm, Amour Fou Luxembourg, MACT Productions

Distribuzione: Nexo Digital, Ripley’s Film

Anno: 2012

Durata: 114′

 

Gilda Signoretti

x

Check Also

HAROLD RAMIS – MIO PADRE L’ACCHIAPPAFANTASMI di Violet Ramis Stiel

Amici di InGenereCinema.com, se anche voi amate quanto il sottoscritto il dottor ...