Home / Recensioni / InGenere Doc / PUSSY RIOT – A PUNK PRAYER di Mike Lerner e Maxim Pozdorovkin

PUSSY RIOT – A PUNK PRAYER di Mike Lerner e Maxim Pozdorovkin

Pussy Riot locandina“Più il governo ci opprimerà più grande sarà la nostra  reazione”. È così che la pensano le componenti del Pussy Riot, il gruppo punk femminista che ha tanto fatto discutere negli ultimi due anni, e che ha sconvolto la Russia.

Esce giovedì 12 dicembre Pussy Riot – A Punk Prayer, il documentario che Mike Lerner e Maxim Pozdorovkin hanno diretto, dedicato proprio alle provocatrici ragazze del Pussy Riot, presente anche nella programmazione del Nuovo Cinema Aquila, che introdurrà il film questa sera [http://www.cinemaaquila.com/evento/pussy-riot-a-punk-prayer/] alla presenza di Massimo Vattani.

Anche questa volta a distribuire il documentario sono I Wonder Pictures e Biografilm Collection con Feltrinelli Real Cinema, impegnati ad offrire al pubblico di cinefili validi esempi di documentari internazionali [in primis Searching for Sugar Man, che ha vinto l’Oscar come miglior documentario, https://www.ingenerecinema.com/sugar-man-malik-bendjelloul/ o lo scioccante The act of Killing, candidato all’Oscar https://www.ingenerecinema.com/?s=the+act+of+killing].

4 marzo 2012. Russia. Le elezioni presidenziali vedono la vittoria di Vladimir Putin, che è per la terza volta Primo Ministro russo.

Pussy Riot: A Punk Prayer documentaryPer reazione contro quello che considerano un oppressore, le Pussy Riot, due settimane prima della vittoria di Putin, con migliaia di cittadini russi scendono in piazza a manifestare contro la sua candidatura, ma in due modi assolutamente diversi. Se infatti parte del popolo russo dà atto a proteste di piazza con tanto di urla e cartelloni in vista, le Pussy Riot non vanno tanto per il sottile. Armate di passamontagna colorati, strumenti musicali, e collant dai colori vivaci, cominciano a esibirsi suonando e cantando canzoni nel cui contenuto si esprime disapprovazione e malcontento verso il regime attuale russo, ma anche un certo trasporto nell’incitare il popolo russo a creare tumulti e a ribellarsi contro il regime autoritario di Putin.

Le Pussy Riot dichiarano di essere contrarie ad ogni forma di violenza, e in Pussy Riot – A Punk Prayer questo particolare è espresso con costanza. È anche per questo motivo che non indossano abiti scuri, per evitare così di sembrare cattive ragazze. A loro piace definirsi  definirsi delle simpatiche burlone, o giullari, dai colori vivaci.

Pussy foto 3I veri guai iniziano il 21 Febbraio 2012, nel momento in cui Nadia [Nadezhda Tolokonnikova], Masha [Maria Alyokhina] e Katia [Yekaterina Samutsevich], leader del Pussy Riot,  entrano nella Cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca per esibirsi, saltando come delle invasate sull’altare e urlando la loro rabbia attraverso la musica, con testi “anti-Putin” che chiedono alla Vergine di unirsi alla rivolta. Ma non è tutto, perché le componenti del Pussy Riot sono anche colpevoli di aver invaso il museo di biologia Timiryazev di Mosca per dare luogo ad un’orgia. Il 24 Febbraio 2012 contro le tre ragazze viene emesso un mandato d’arresto, con l’accusa di teppismo aggravato dall’odio religioso.

Se gli ortodossi le considerano pericolose e blasfeme, e credono che il gruppo si sia originato proprio dall’azione cattiva del maligno per svilire la religione ortodossa, la restante parte del popolo russo giustifica l’estremismo messo in mostra nelle performance delle Pussy Riot affermando che la loro è tutto sommato una forma d’arte contemporanea nata dalla frustrazione sviluppatasi negli anni per colpa di una politica vessatoria.

Di una cosa siamo certi: Pussy Riot- A Punk Prayer farà discutere, e molto. C’è chi senz’altro punterà il dito contro Mike Lerner e Maxim Pozdorovkin accusandoli di voler mitizzare le tre ragazze protagoniste, sballate e anticonformiste, ma ci saranno anche coloro i quali vedranno nel documentario il riassunto di un’espressione comunicativa, e se vogliamo visiva, del Pussy Riot.

Pussy foto 4Insomma, Pussy Riot – A Punk Prayer dividerà, certo, ma contemporaneamente va dato merito ai due registi di esser riusciti a dare comunque un volto meno aggressivo e quanto più possibile chiarificatore di quelli che sono i principi sui quali è stato fondato il Pussy Riot. Bisogna però pur ammettere cheil documentario ha una pecca, di non poco conto, che consiste nel non seguire la linea evolutiva del gruppo punk russo, finendo per spiegare fugacemente la genesi e intrappolarsi nelle beghe processuali di Nadia, Masha e Katia. Sarebbe invece stato fruttuoso indagare di più sullo sviluppo del gruppo Pussy Riot perché non solo avrebbe così permesso di capire il suo sviluppo nel tempo ma avrebbe anche dato completezza al documentario.

Gilda Signoretti

PUSSY RIOT – A PUNK PRAYER

2.5 Teschi

Regia: Mike Lerner, Maxim Pozdorovkin

Con: Nadezhda Tolokonnikova, Maria Alyokhina, Yekaterina Samutsevich, Andrey Tolokonnikov

Uscita in sala in Italia: giovedì 12 dicembre 2013

Sceneggiatura: Mike Lerner, Maxim Pozdorovkin

Produzione: Roast Beef Productions

Distribuzione: I Wonder Pictures, Biografilm Collection con Feltrinelli Real Cinema

Anno: 2013

Durata: 88′

 

InGenere Cinema

x

Check Also

ENCANTO di Jared Bush, Byron Howard e Charise Castro Smith

I Walt Disney Animation Studios festeggiano il traguardo del 60esimo lungometraggio animato ...