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WRATH OF THE CROWS di Ivan Zuccon

wrathofthecrows1Una prigione. Più precisamente l’assurdo braccio della morte di un imprecisato carcere. Al suo interno un gruppo di uomini e donne, in attesa di una fine temuta, ma quasi desiderata.

Un’ossessiva location che si fa protagonista del film stesso, fatta di celle/gabbie contigue, per azzerare l’individualità dei detenuti, sporche, buie e vuote, fatta eccezione per la paglia sparsa sopra il pavimento, per essere usata come improvvisato giaciglio e per amplificare il senso zoo-antropico della detenzione.

Al di sopra del male compiuto da ogni ospite della prigione si staglia un personaggio iconico e invisibile, il giudice, di cui s’intuisce l’esistenza unicamente attraverso le “estensioni” del suo potere che vediamo concretizzarsi nelle violente azioni delle guardie carcerarie al suo servizio e nell’apparire di fazzoletti colorati, legati alle sbarre delle gabbie, a indicare il futuro della vittima di turno: “rosso” per la condanna a morte; “nero” per indicare l’infinitezza della prigionia; e “bianco” per dichiarare la decisione di restituire al prigioniero la libertà, ma solo dopo averlo sottoposto ad un’ultima prova.

Queste le regole del prison movie firmato Ivan Zuccon, un film sui generis e trasversale, che ingolosisce gli appassionati di woman in prison, di horror sanguigno e di quello più psicologico, pur non assecondando fino in fondo nessuno di questi Genere o filoni.

wrathofthecrows2Il regista italiano continua la sua battaglia all’interno del panorama indipendente e, dopo essere riuscito a distribuire Colour from the dark [2008] in patria, attraverso il piccolo ma forte circuito di Distribuzione Indipendente, canale distributivo attraverso cui, già nella prossima stagione, Zuccon dovrebbe portare in sala anche la sua ultima fatica: Wrath of the crows.

Ad abitare le celle del film, assassini e squilibrati, interpretati da alcuni volti noti della cinematografia indipendente di Genere del panorama internazionale: una lanciatrice di coltelli omicida per gelosia [la tromiana Debbie Rochon, già sodale con Zuccon proprio sul set di Colour]; un assassino di uomini di chiesa in odore di santità [Brian Fortune]; un killer seriale di giovani donne [Domiziano Arcangeli]; e la nuova arrivata, Principessa [Tiffany Shepis], con il suo mantello di piume di corvo e coperta solo da un corpetto e uno slip di pelle nera, con lo sguardo di chi sa molto più di quello che dovrebbe, e il potere, dimostrato sin dal momento del suo arrivo, di far materializzare nella mente degli altri “ospiti” strani incubi [alcuni molto ironici, a base di bulbi oculari], intreccio di desideri e paure dei condannati.

wrathofthecrows3Una sceneggiatura semplice ma tagliente, firmata a quattro mani con Gerardo Di Filippo, e una scelta più che azzeccata del cast [che si arricchisce della presenza della bionda scream queen Suzi Lorraine, qui concretizzazione della vittima per eccellenza e dell’uomo-bestia Giuseppe Gobbato], sono ottimi punti di partenza per un horror che, nonostante le venature piacevolmente goore-friendly, mira alla mattanza dell’anima.

Un deciso e sorprendente passo in avanti, quello di Zuccon, che con Wrath of the crows riesce a portare a termine un ottimo esempio di indie a budget contenuto, capace di rimettere in discussione molte delle produzione monetariamente più competitive.

Luca Ruocco

WRATH OF THE CROWS

4 Teschi

Regia: Ivan Zuccon

Con: Tiffany Shepis, Debbie Rochon, Tara Cardinal, Domiziano Arcangeli, Suzi Lorraine

Sceneggiatura: Gerdardo Di Filippo, Ivan Zuccon

Produzione: Roberta Marrelli, Ivan Zuccon, Valerio Zuccon

Distribuzione: /

Anno: 2013

Durata: 90’

Trailer:

InGenere Cinema

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