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IL MINISTRO di Pierre Schoeller

ilministro1Il ministro dei trasporti Bertrand Saint-Jean viene svegliato in piena notte dal suo capo di Gabinetto. Un pullman è precipitato in un burrone. Non ha scelta, deve recarsi sul posto. Comincia così l’odissea di un uomo di Stato in un mondo sempre più complesso e ostile. Ed è proprio la cronaca di questa odissea metropolitana consumata tra le stanze del potere e le strade parigine il baricentro drammaturgico de Il ministro, opera seconda di  Pierre Schoeller che, dopo la presentazione a Cannes  nella sezione Un Certain Regard [Premio FIPRESCI] e i tre Premi César conquistati [miglior attore non protagonista, sceneggiatura e suono] alla 37esima edizione degli Oscar del cinema francese sulle undici candidature complessive raccolte, approda nelle sale nostrane a partire dal 18 aprile grazie alla collaborazione tra P.F.A. Films e Feltrinelli Cinema [il film era già transitato in Italia all’interno della programmazione della rassegna capitolina RENDEZ-VOUS – Nuovo cinema francese nella scorsa stagione].

Con Il ministro, il regista transalpino firma il secondo atto di un’ideale trilogia incentrata sul tema del potere, che nel 2008 ha visto in Versailles il punto di partenza.

ilministro3Non nuovo dunque all’argomento, Schoeller torna sui suoi passi al fine di esplorare quelle dinamiche che il film precedente aveva affrontato seguendo traiettorie temporali e contenutistiche diverse. Qui l’occhio impietoso della macchina da presa abbandona la conquista e le lotte intestine per concentrarsi sulla pratica del potere stesso, non più come entità astratta e immateriale alla quale attribuire il male e il bene di una nazione, qualsiasi essa sia, piuttosto come corpo fatto di carne e ossa che lo esercita, in questo caso il ministro dei trasporti francese. A questo potere Schoeller associa un volto e una personalità ben precisa, una figura alla quale attribuire, se riconosciuti, demeriti, colpe e inadempienze, come accaduto con Il Divo. La sostanziale differenza però con il protagonista della pellicola di Sorrentino è che il politico dipinto da Schoeller non fa parte di un Sistema che lo asseconda mentre esercita il potere di cui è stato investito, ma lo isola  e lo respinge quando va tutto a rotoli. Non a caso su Bertrand Saint-Jean si abbatte una tempesta che spazza via tutte le difese legalmente riconosciute che lo Stato dovrebbe mettere a disposizione di coloro che lo rappresentano, difese che una volta venute meno metteranno il diretto interessato davanti alla triste realtà dei fatti: si è soli anche quando si fa parte di una grande “famiglia”. Di conseguenza, prende forma e sostanza un corpus che si fa via via sempre più estraneo a ciò che fino a poco tempo prima lo inglobava.

"L'EXERCICE DE L'ETAT" UN FILM DE PIERRE SCHOELLERNe viene fuori una parabola esistenziale prima che professionale, che restituisce la solitudine di un uomo che pensa di avere il controllo pieno del suo potere, quando in verità ne è assoggettato e schiavo a sua volta. Il risultato propone allo spettatore una prospettiva diversa rispetto alla visione che la Settima Arte è solita mostrare. Qui ad essere sondata è tanto la sfera pubblica quanto quella più intima, con il protagonista di turno costretto a fare i conti con una ferita profonda che oltrepassa l’epidermide. Pubblico e privato entrano in rotta di collisione, innescando nella one line del personaggio principale un effetto domino, che lo porterà a un passo dal baratro. Poche volte il cinema ha voluto e saputo dare spazio alle due facce della stessa medaglia, e Il ministro è una di queste.

ilministro2Si è preferito, infatti, parlare del potere nell’accezione immateriale, metaforica e simbolica del termine, mentre nell’opera seconda di Schoeller il tutto si manifesta apertamente attraverso l’agire, giusto o sbagliato che sia, di un uomo in conflitto con se stesso e con ciò che lo circonda, un conflitto che si manifesta anche mediante la fase onirica che irrompe per ben due volte nel plot. È questo il merito che va riconosciuto al film, al di là delle pecche che emergono dalla sua visione, attribuibili soprattutto ad una sceneggiatura che accumula quando potrebbe sottrarre, dilata quando potrebbe concentrare e satura quando dovrebbe mirare all’essenziale. Pecche che non risparmiano nemmeno il lavoro davanti alla macchina da presa di Olivier Gourmet nel ruolo di Bertrand Saint-Jean e quello dietro le quinte del regista francese, incapace di dare continuità a una messa in quadro che alterna lampi di straordinaria efficacia stilistica [gli incubi e soprattutto l’incidente sull’autostrada] a passaggi leziosi e piatti.

Francesco Del Grosso

IL MINISTRO

3 Teschi

Regia: Pierre Schoeller

Con: Olivier Gourmet, Michel Blanc, Zabou Breitman, Laurent Stocker, Sylvain Deblé

Data di uscita in Italia: giovedì 18 aprile 2013

Sceneggiatura: Pierre Schoeller

Produzione: Archipel 35, Les Films du Fleuve, France 3 Cinéma, RTBF, Belgacom

Distribuzione: P.F.A. Films e Feltrinelli Cinema

Anno: 2011

Durata: 112’

InGenere Cinema

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