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FANTACULT: ROBOT HOLOCAUST E SOJUX TERRORE SU VENERE

Fantacult, collana curata da Mosaico Media, continua a deliziarci proponendoci vecchi titoli cinematografici legati al cinema di fantascienza.

Robot Holocaust, 1986, di produzione italo-americana, di Tim Kincaid, che ne ha curato soggetto e sceneggiatura. Si tratta di un film davvero mediocre, perché ha la colpa di non avere né una struttura né una capacità registica alta. Tutt’altro. A vederlo, ahimè, il film pare più incline al filone ironico, e questo perché la sceneggiatura non solo è molto elementare, ma perché è estremamente ingenua.

Robot Holocaust è perciò assimilabile più ad un prodotto trash: un film che va visto con leggerezza, così da risultare anche divertente.

La Terra è ormai sotto il dominio dei robot, che hanno schiavizzato gli uomini, costretti a battersi in scontri sanguinosi tra loro, con tutta soddisfazione dei robot, che vedono diminuire il numero degli uomini, che è poi il loro obiettivo. Eppure, in questa carneficina, un gruppo di uomini, guidati dal giovane Neil [Norris Culf], decide di sfidare il robot e il loro capo, Dog One/Dark One [viene chiamato in entrambi i modi].

A loro si aggiungerà Deeja [Nadine Hartstein], il cui padre, Jorn [Michael Downend], è stato rapito dai robot, preoccupati che le ricerche dello scienziato, tese ad evitare l’estinzione umana e risolvere il problema delle radiazioni atomiche, potessero concretizzarsi.

Tornando al non voluto, probabilmente, carattere comico del film, suscitano ilarità scene nelle quali è soprattutto la supplenza agli effetti speciali, che non ci sono, da parte di bizzarri stratagemmi, che suscitano tenerezza. Pensiamo, ad esempio, ai vermi che si manifestano ai fuggiaschi in un tunnel dalle cui pareti cercano di uscire, e che indossano un paio di guantoni, e che, al posto degli occhi, hanno un paio di bottoni, o ancora all’incontro tra uomini e le donne amazzoni, che li abbordano per soddisfare i propri piaceri sessuali, ma soprattutto per generare ibridi. Fa ridere Dog One/Dark One, con la sua foto finto autoritaria. E come non citare la scena in cui il robot buono, che si rivelerà essere il vero amico del gruppo di uomini, subisce uno strana crisi a livello celebrale, da fargli perdere l’equilibrio e cadere atterra dicendo: “Non posso fare niente, sono impazzito, sono impazzito”, mentre gli uomini, inermi di fronte a questo stato confusionale del robot, decidono di lasciarlo dormire. È buffo il personaggio di Valeria [Angelika Jager], schiava di Dark One/Dog One, come le amazzoni, la cui funzione è soltanto quella di abbassare o alzare una leva.

La recitazione è scadente e inespressiva. Le azioni sono molto lente e per nulla credibili. Nelle scene di lotta, gli uomini-schiavi dei robot fanno clamorosamente finta di combattere e magari ferirsi, e Neil, che li vede ammazzarsi l’uno con l’altro, non è neanche minimamente turbato.

La scenografia è anch’essa sbagliata. La Foresta delle Amazzoni non è che un allegro parco, o la Centrale di Potere dei robot sembra una cantina arrangiata alla bene e meglio. Sulla scia dell’ottimismo la scena finale, che vede il robot buono rincorrere ansimante il gruppo di uomini, a cui chiede di non abbandonarlo. Probabilmente non dimenticheremo mai la scena che vede la testa di Jorn, ancora in vita, all’interno di una palla gonfia.

Il DVD, privo di contenuti extra, mostra parecchi difetti di immagine, e l’audio non è dei migliori.

Un discorso diverso si può fare per Sojux 111 – Terrore su Venere, 1959.

Di produzione tedesco-polacca, e diretto da Kurt Maetzig, Sojux  111 – Terrore su Venere, è una trasposizione del celebre romanzo di fantascienza dello scrittore polacco Staninslaw Lem: Astronauci [Il pianeta morto], 1951. A differenza del precedente, il film si rivela piuttosto piacevole, e ciò è dovuto ad una sceneggiatura più accurata, ma non aiutata, va detto, da elementari ma fantasiosi effetti speciali.

Nel 1908, in Siberia, si scatenò una violenta esplosione di bombe, a cui assistettero in molti, e che fu vista in un raggio di oltre 100 Km, e il cui fenomeno è ancora avvolto nel mistero. Siamo nel 1982, e proprio mentre si stanno svolgendo i lavori per il progetto Clima, che vede la coesione di tutti i paesi del mondo, giunge la notizia che nel deserto del Gobi è stato rinvenuto uno strano reperto, al cui interno è conservato un contenitore con una bobina proveniente da un altro mondo. Gli scienziati si interrogano e fanno diverse ipotesi, ma tutti concordano sul fatto che non si tratti di una meteorite, ma di un chiaro messaggio inviato da un’astronave spaziale. A studiare la bobina ci pensa il prof. Hawling [Oldřich Lukeš], coadiuvato dal glottologo Tschen You [Tang Huata] e dall’esperto informatico Sikarna [Kurt Rackelmann]. Si scopre che la bobina è stata spedita da Venere, ma deve essere sottoposta ad un trattamento chimico perché danneggiata. È necessaria l’ispezione del pianeta, e per questo si apprestano a salire sull’astronave Sojux, il prof. Hawling, l’ingegnere Soltyk [Ignacy Machowki], Tschen Yü, Arseniew [Michail Postinkow], Sikarna, Talua [Julius Ongewe], il prof. Brinkmann [Günther Simon], e Ogimura Sumiko [Yoko Tani], unica donna del gruppo, il cui marito, anch’egli astronauta, ha perso la vita proprio su Venere. Farà loro compagnia Omega, un robot in grado di prevedere il tempo, e prelevare tutti i rilevamenti presenti. Ad attenderli su Venere c’è la foresta virtuosa, che, seppur priva dei suoi abitanti alieni, che ne hanno programmato diverse funzioni, continua ad azionare da sola i diversi comandi che le sono stati impiantati.

Sojux – Terrore su Venere è un film di fantascienza semplice, ben scritto e gradevole, sorprendente per le evoluzioni della storia e per i continui cambi di marcia che mettono in allerta la squadra di astronauti, dal momento in cui ispezionano Venere e scoprono che al suo interno non c’è vita, eppure è ancora comandata da programmi azionati dagli alieni estinti. Finte, ma divertenti, le scene in cui Brinkmann si appresta all’atterraggio su Venere in compagnia di Omega, e, mentre viaggiano, sono avvolti da un fitta nube che li insegue, e che sembra un semplice vapore che proviene dal basso. La perlustrazione del pianeta da parte prima dei due, e poi del resto del gruppo, è stravagante per via del blackout di Omega nella foresta vetrosa [un po’ come è successo al robot buono in Horror Holocaust], che ha esaurito le sue energie.

Ecco quindi che si presentano ai loro occhi esseri saltellanti simili ad insetti, e liquidi neri pronti all’inseguimento umano, e che gli stessi protagonisti definiscono “pappa fangosa”. Divertente è la scena in cui Sumiko esorta il prof. Sikarna a mangiare, ma egli le risponde che ha altro a cui pensare, e comincia a premere dannatamente i tasti di un macchinario che ha di fronte a casaccio, come se fosse il pieno delirio.

Il DVD presenta un difetto a livello audio, in quanto disturbano le continue alternanze tra doppiaggio italiano e la lingua tedesca con sottotitoli in italiano. L’unico contenuto extra è la sezione foto.

Gilda Signoretti

 

ROBOT HOLOCAUST

Regia: Tim Kincaid

Con: Norris Culf, Michael Downend, Nadine Hartstein

Durata: 79’

Formato: 4:3  1.33:1

Audio: Italiano Dual-Mono

Distribuzione: Mosaico Media [www.mosaicomedia.it]

Extra: /

SOJUX – TERRORE SU VENERE

Regia: Kurt Maetzig

Con: Oldřich Lukeš, Günther Simon, Tang Huata, Kurt Rackelmann, Ignacy Machowki, Yoko Tani

Durata: 89’

Formato: 16:9  2.35:1

Audio: Italiano Dual-Mono

Distribuzione: Mosaico Media [www.mosaicomedia.it]

Extra: Foto di scena originali

InGenere Cinema

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