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INHUMANE RESOURCES di Michele Pastrello

Inhumane-ResourcesIn una strada silenziosa e lunga, rapportabile ad un ambiente desertificato da una recente guerra, o da un tragico evento, si muove un ragazzo, che corre affannosamente, inseguito da qualcuno.

Ha di fronte a sé ancora una lunga strada: siamo in una zona industriale degradata. L’uomo non riesce a scamparla e, infatti, raggiunto dalla inseguitrice, prima riceve una carezza, poi viene colpito duramente. Ora, ad essere inseguita è proprio lei, e dopo toccherà a qualcun altro, e poi un altro ancora. Soltanto uno, tra questi ignoti e violenti individui, riuscirà a sopravvivere.

Questo è l’incipit da cui prende forma Inhumane resources [2012], ultimo corto di Michele Pastrello [32, Ultracorpo, di cui vi abbiamo parlato qui], regista indipendente dalla forte firma autoriale, che ci ha abituati ad una personalissima visione di cinema, sia tecnica che narrativa.

Un’identità cinematografica profonda e articolata, la sua, di cui ogni volta si riesce a venire a conoscenza di elementi nuovi e affascinati. In Inhumane resources, Pastrello sceglie volutamente di basarsi poco sull’impianto narrativo, riducendo il tutto a pochissime battute, e anche i pochi dialoghi finali non sono che un elemento aggiunto, di cui si potrebbe fare a meno. Il rischio dell’esperimento è proprio quello di limitare troppo l’evoluzione della storia.

InHumanResources3Pastrello preferisce incanalare lo spettatore nel gioco omicida dei protagonisti, mettendoci sempre di fronte a mille domande, alle quali, spesso, non sappiamo dare una risposta ferma. Ed è questo che affascina del suo cinema, questa continua incertezza che non si sviluppa, e perciò attrae.

Nulla da dire poi a livello tecnico, oltre al fatto di notare ancora miglioramenti rispetto ai due corti precedenti. Sembra infatti che qui, in assenza di uno sviluppo della storia, il regista abbia voluto puntare il tutto sulla sua esperienza tecnica, come se si trattasse un esercizio di stile, superato a pieni voti, merito anche del contributo di Mattia Gri, il direttore della fotografia.

Pastrello sfrutta a suo favore la location, questo lunga zona industriale, nella quale i protagonisti cercano rifugio, nascondendosi spesso in sottoscala, vere e proprie tane per topi. Ben girati anche gli omicidi, tutti diversi e realistici. La micro-camera, di cui dispongono tutti i protagonisti, è un campanello d’allarme, che avverte sempre e segnala la presenza dell’altro, catturando e intercettando tutti i movimenti.

In un mondo dove la competizione è diventata legge, e dove nessun essere umano si fida dell’altro, ecco che ci si difende come può. La lotta è in atto. Pur nella volontà di volerci distinguere l’un l’altro, le comunanze tra gli esseri umani sono spaventosamente numerose, come la prevaricazione, appunto, e l’appartenenza, segnalata forse anche dallo stesso tipo di abbigliamento che portano i protagonisti, alla stessa razza, volenti o nolenti.

Non manca, poi, come abbiamo avuto modo di vedere già nel teaser, il ricorso all’ironia. Esilarante la fischiettata minacciosa, e riuscitissima, affidata a quello che sembrerebbe essere il vincitore di questa lotta all’ultimo sangue, sulle note di Kiss me Licia.

Gilda Signoretti

 

Regia: Michele Pastrello

Con: Mariasole Michielin, Isacco Tognon, Michela Virago, Alessandro Serio, Marzio Dias

Sceneggiatura: Michele Pastrello

Produzione: Michele Pastrello

Anno: 2012

Durata: 21’49’’

 

Inhumane Resources:

 

InHumane Resources (The movie) from Michele Pastrello on Vimeo.

InGenere Cinema

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