ZUCCHERO MIELE E PEPERONCINO di Sergio Martino

zuccheromiele1Zucchero miele e peperoncino è un buon lavoro del 1980 che vede ancora Edwige Fenech sotto l’abile guida di Sergio Martino. Questa volta il film convince, sia per il soggetto che per la bravura dei protagonisti. Soggetto e sceneggiatura sono degli esperti Castellano e Pipolo, mentre il produttore è come sempre Luciano Martino. Il cast è composto da  Renato Pozzetto, Pippo Franco, Lino Banfi, Edwige Fenech, Dagmar Lassander, Glauco Onorato, Sal Borgese e Patrizia Garganese [ex valletta di Mike Bongiorno a “Rischiattutto”].

Va citata la sigla iniziale che è il leitmotiv sonoro di tutta la pellicola ed è pure un mito del trash: “Io zucchero zu/ Io miele io mie/ di quello fatto dalle api vere./ Peperoncino pe/ per dare sfogo all’immaginazione/ Peperoncino pe/ perché altrimenti diventi un po’ minchione…”. Si deve ascoltare per credere.  Il film è realizzato sulla falsariga di Un giorno in pretura [1953] di Steno e pure se non raggiunge le stesse punte di comicità è ancora oggi un lavoro dignitoso, che regge al passare degli anni.

Tre sventurati raccontano le loro storie davanti a un giudice e danno vita a distinti episodi autonomi che vedono Pozzetto coinvolto nel ratto a scopo di matrimonio di una siciliana, Franco laureato senza lavoro che si traveste da donna per fare la cameriera e il povero Banfi scambiato per un feroce assassino da una Fenech giornalista a caccia di scoop. Al tempo fu un grande successo, soprattutto per la presenza dei tre comici di punta della commedia all’italiana. Nell’episodio che Marco Giusti reputa il più scontato, Edwige Fenech fa la parte della giornalista arrivista che non esita a scappare con un presunto assassino pur di scrivere un pezzo che la renderà famosa. Inseguimenti, sparatorie e tentativi di seduzione sono il sale dell’episodio, pure se di nudo ce n’è davvero poco.

zuccheromiele2L’unica scena interessante è quando la Fenech seduce il presunto criminale e registra il tentativo di rapporto con una sensuale radiocronaca. Lino Banfi tocca seno e cosce a più non posso e commenta: “Mi pare di stare a Tutto il calcio minuto per minuto”. Tutto l’episodio è giocato sugli equivoci legati al nome di Banfi [Milanese] e alla sua origine [Pugliese]. Banfi finisce in galera perché tenta di aprire la propria auto dove aveva chiuso il portafoglio. Il feroce criminale evaso si chiama Pugliese e il commissario Enzo Robutti [una macchietta molto divertente] confonde i due incartamenti e scatena una paradossale caccia all’uomo. La Fenech tenta lo scoop dell’intervista all’evaso e alla fine della storia ci prova di nuovo, perché fa scappare di pretura Lino Banfi condannato a quattro anni.

Si sfrutta di nuovo la macchietta della Fenech stile La poliziotta che mena chi le capita a tiro dispensando colpi di kung-fu e cazzottoni ben dosati. “Che cosa si prova a evadere di galera?” Chiede a Banfi quando sono a bordo della Fiat Panda [auto Fiat da pubblicizzare] e stanno scappando. La risposta diBanfi è un eloquente: “Ma vaffanculo…”. Nell’episodio è presente un tentativo di critica dei tempi con la polizia nel caos più completo, ma soprattutto in balia di criminalità e terrorismo. C’è anche una caratterizzazione interessante nella figura dell’avvocato donna che tutela la Fenech, un bell’esempio di femminismo eccessivo, tipico del 1980. Si ironizza pure sui film porno che andavano per la maggiore nelle sale di periferia con il titolo “Frenesie erotiche di una ninfomane”. La Fenech è brava e la sua presenza sulla scena non è mai da poco, sia quando veste magliette rosso fuoco con pantaloni di pelle nera, sia quando indossa una sensuale biancheria intima. Nella serie di equivoci citiamo la battuta sullo sputafuoco con la Fenech che domanda: “È a canna lunga o a canna corta?”. Banfi: “Canna regolare. Nessuna si è mai lamentata”. Negli altri due episodi citiamo la presenza sexy di Dagmar Lassander che tradisce il marito con Pippo Franco travestito da cameriera e alla fine fa pure un figlio con lui. Dagmar Lassander la vediamo seminuda in un paio di scene e, anche se non più giovanissima, la sua carica erotica resta notevole. Nell’ultimo episodio compare come una meteora Patrizia Garganese, che tentava di darsi al cinema. La ricordiamo con il nasino a punta e in una mise molto sexy con giarrettiere, slip e reggipetto neri, ma l’esperimento cinematografico non fu molto felice. La Garganese interpreta una siciliana rapita a scopo matrimonio che finisce per sposare il tassista. Il regalo di nozze è un taxi nuovo [il vecchio era stato sfasciato dai compari della ragazza] sul quale Pozzetto finisce per avere un vero e proprio orgasmo.

Il film è edito in DVD da Medusa Video.

Gordiano Lupi

 

Regia: Sergio Martino

Con: Renato Pozzetto, Pippo Franco, Lino Banfi, Edwige Fenech

Sceneggiatura: Castellano e Pipolo