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WAR HORSE di Steven Spielberg

war_horse_1Torna sui grandi schermi il cantastorie per eccellenza, con un film d’ambientazione bellica [prima guerra mondiale] tratto da un romanzo di Michael Morpurgo: logicamente stiamo parlando di sua maestà Steven Spielberg [E.T.-L’extraterrestre, 1982] che con War horse [2011] aggiunge un nuovo tassello alle sue escursioni al di fuori del fantastico e della fantascienza, parlando nuovamente di orrori di guerra [Salvate il soldato Ryan, 1988; Schindler’s list, 1993 o la serie tv Band of brothers, di cui è produttore].

1913. La storia è quella di un cavallo nato nelle terre irlandesi, il suo nome è Joey. Cresciuto da una famiglia di agricoltori, vivrà un’avventura all’insegna della speranza, in fuga tra diversi luoghi del mondo, passando di padrone in padrone sullo sfondo di un orrore come il primo conflitto mondiale.

E finché Joey correrà, una speranza ci sarà sempre per ognuno dei suoi amici.

Conosciamo bene Spielberg quando si tratta di raccontare storie ai limiti del classicismo, sia narrativamente che stilisticamente; War horse forse è tra i suoi punti più alti di retorica antibellica, un prodotto imbastito esageratamente di scene cult [l’incontro tra il tedesco e l’irlandese in mezzo alle due trincee, finale e pre-finale] proprio per poter accedere ai limiti del favolistico, e messo in un contesto realistico come la guerra mondiale è in sé una mossa molto più azzardata di quello che sembra.

war_horse_3Il secondo papà di Indiana Jones [il primo è George Lucas] sembra però non curarsi di questo azzardo e alza il tiro, infarcendo l’opera di simbolismi spiccioli e valori familiari a lui molto cari, senza dimenticare l’amore per il cinema che, per le due ore e passa di visione, non resta inavvertito; c’è John Ford e tanto cinema anni quaranta in War Horse [vengono a mente film come Il cucciolo e Gran premio, così a freddo], ma c’è spazio anche per riferimenti a caposaldi come Orizzonti di gloria di Stanley Kubrick e La grande guerra di Mario Monicelli [!],  quest’ultimo citato da Spielberg in una scena analoga a quella della gallina nel film con Sordi e Gassman.

Insomma la sagra del sentimentalismo sfrenato su tutti i fronti, sia nei ranghi del racconto che nella passione cinematografica sviscerata dalla visione, eccessi non da poco che potrebbero rendere stucchevole la visione di War horse.

Ma Spielberg si sa è fatto così e la sua professionalità con l’utilizzo della macchina da presa [fenomenale la fotografia del fido Janusz Kaminski] si fa perdonare ogni eccesso, riuscendo a rendere sopportabile qualsiasi difetto presente in questa storia di speranza rappresentata da un cavallo in corsa tra cannoni che sparano e fischi delle pallottole nel cielo.

Però la scelta di far parlare tutti nella stessa lingua [cioè l’inglese], che siano irlandesi o tedeschi o francesi, è difficile da digerire, va bene il favolistico ma se proprio si voleva lanciare un messaggio preciso sulle crudeltà della guerra, sarebbe stato meglio essere concreti e non sorvolare su un dettaglio così banale.

Questo in War horse è difficile da perdonare.

Mirko Lomuscio

 

Regia. Steven Spieleberg

Con: Emily Watson, David Thewlis, Peter Mullan, Niels Arestrup, Tom Hiddleston, Jeremy Irvine

Uscita in sala in Italia: venerdì 17 febbraio 2012

Sceneggiatura: Richard Curtis, Lee Hall

Produzione: DreamWorks Pictures, Reliance Entertainment, Amblin Entertainment, The Kennedy/Mashall Compagny

Distribuzione: The Walt Disney Company Italia

Anno: 2011

Durata: 146’

InGenere Cinema

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