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GORBACIOF di Stefano Incerti

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Stefano Incerti [L’uomo di vetro, 2007] è uno dei figli maggiori della nuova generazione cinematografica napoletana [che comprende, tra i più conosciuti, Mario Martone, Antonio Capuano, Antonietta De Lillo, Pappi Corsicato], e, in seguito all’uscita [nel 2010] della sua ultima fatica, Gorbaciof, si è imposto nel panorama cinematografico italiano con determinazione.

Diego De Silva, ormai celebre scrittore [reduce dal successo del suo ultimo romanzo, Mia suocera beve] ne firmò la sceneggiatura nel 2003, a quattro mani con lo stesso Incerti, ben sette anni dell’uscita in sala del film. Nella fase di pre-produzione, però, il regista decise di rimettere mano alla sceneggiatura, complice la maggiore definizione del personaggio di Gorbaciof, unico protagonista del film, che si stava perfezionando mano a mano. Fu così che si stabilì di ridurre al minimo i dialoghi, per catturare l’attenzione solo sui caratteri esterni di Gorbaciof, che attira lo sguardo dello spettatore all’istante.

La prospettiva di supportare l’aspetto visivo a scapito del parlato, è stata dettata dall’ambizione di accendere i riflettori sulla quotidianità presente, per risaltare i colori, i suoni, gli odori, ma non la parola. Tutto sa di realmente vissuto, a partire dalla monotonia del lavoro di contabile del protagonista, portata all’estrema potenza attraverso la routine quotidiana con cui convive, di cui è assuefatto, alla stanchezza e rassegnazione dei parenti dei carcerati, che hanno poco spessore nel film, ma che compaiono spesso, e ci regalano sguardi intensi e penetranti.

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Gorbaciof, soprannome con cui è chiamato Marino Pacileo [Toni Servillo], per via di una voglia viola sulla fronte, che ricorda il leader sovietico Mikhail Gorbaciov, fa il contabile nel carcere di Poggioreale.

È un uomo come tanti, ma è sulla sua vita che si concentra l’attenzione. Si aggira sempre intorno la Stazione centrale di Napoli, luogo frequentato, per la maggior parte, da malviventi. Anch’egli, come tanti, ha i suoi scheletri nell’armadio. Ama il gioco d’azzardo [slot-machine, bingo, corse, ma soprattutto il poker]. Gorbaciof si caccia nei guai continuamente, sottraendo periodicamente i soldi dalle casse dell’istituto penitenziario, per poi riporli, non appena vince al gioco, sempre che riesca a vincere. Quando non ci riesce, infatti, si rivolge al capo dei secondini, uomo di legge immerso in brutti affari, che lo aiuta in cambio di qualche favore. Gorbaciof è un tipo strano: si presenta in ufficio sempre in giacca, ma non è bravo a fare gli abbinamenti, perché è trasandato, ma soprattutto goffo.

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I suoi capelli sono sempre untuosi, e portati all’indietro, con una buona dose di gelatina. Vive solo, e i pochi rapporti che ha sono molto formali. Lui non ha amici.  L’incontro con Lila, una giovane cinese, il cui padre è proprietario di un ristorante cinese, location ideale di una bisca clandestina, compromette la sua vita. Infatti, per evitare che la ragazza, di cui è invaghito, finisca in un giro di prostituzione, Gorbaciof aumenta le sue partite al gioco, e cresce i numero di banconote intascate illegalmente dalle casse del carcere, nonché i debito verso il suo creditore [Geppy Gleuses]. Il rischio incombe ogni giorno di più. Ed è in tal modo, in seguito alla richiesta pressante di prestiti [coperti in ritardo], ai furti in carcere, di cui ormai tutti i colleghi sono al corrente, e minacce da parte dei creditori, che Gorbaciof entra in contatto con un gruppo di spietati malviventi, a cui si unisce per effettuare rapine, con cui ripagare i debiti e salvare Lila, e riscuotere tangenti. Ed è a questo punto che la situazione degenera.

Gorbaciof è un film estremamente visivo, dai tempi molto estesi, con campi stretti ed estremamente dettagliato. È a causa di ciò che il film risulta, in più tratti, noioso, ma paradossalmente è in questi tempi morti che viene fuori l’anima del personaggio. Tutto ciò che appartiene al mondo di Gorbaciof è degno di un primo piano, ed ogni oggetto che afferra produce un suono rumoroso: questi rumori sono le frasi del personaggio.

Gorbaciof è caratterizzato molto bene, e buona parte del merito va anche alla bravura di Toni Servillo, il cui volto somiglia sempre più ad una maschera teatrale. La sua mimica facciale la fa da padrona, sempre.

Addirittura lo stesso rapporto con Lila è privo di dialoghi [durante le riprese, come si evince poi dal backstage, Mi Yang non parla italiano, e perciò, come nel film, per comunicare con lei la troupe si serviva della gestualità], e per capirsi i due si affidano o alla mimica facciale o alla pura gestualità. Come a dire che anche i sentimenti potrebbero fare a meno della parola, per potersi esprimere. Basta il gesto.

Gorbaciof è distribuito in dvd dalla CG Home Video in un’edizione che contiene fra gli extra, il backstage e il trailer del film.

Gilda Signoretti

 

Regia: Stefano Incerti

Con: Toni Servillo, Mi Yang, Geppy Gleuses

Durata: 81

Formato: 16:9 – 1,85:1

Audio: Italiano Dolby Digital 5.1

Distribuzione: CG Home Video [www.cghv.it]

Extra: Backstage, Trailers

InGenere Cinema

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