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BLACK DEATH di Christopher Smith

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Un viaggio nell’Inghilterra medioevale, nelle sue credenze oscurate dalla perenne ombra della morte, che non si accontenta di essere chiusa finale di una vita, ma vuole segnarla in tutti i suoi momenti entrando a far parte, con prepotenza, della quotidianità di ogni essere umano.

La peste nera ha devastato il paese, e chi rimane vivo ha solo due strade da percorrere: abbandonarsi ad un cammino di mortificazione del corpo per sperare di potersi godere un futuro più roseo nell’aldilà, oppure trovare [a tutti i costi] un colpevole, qualcuno a cui addossare le colpe dell’esplosione della collera divina.

Christopher Smith [Severance –Tagli al personale, 2006] ci conduce in un medioevo malsano e gotico, a seguire le gesta di una squadra di mercenari, guidata dal crociato Urlic [Sean Bean], inviata dagli alti vertici di madre chiesa a verificare la veridicità di alcune voci che vogliono un negromante a capo di un piccolo villaggio, sperduto nelle terre attorno alla palude. La spedizione di mercenari è accompagnata dal giovane Osmund [Eddie Redmayne], un novizio di un monastero dalla fede vacillante, segretamente innamorato della giovane Averil, che prende l’opportunità di allontanarsi dal convento come un’occasione per ritrovarsi, forse per sempre, tra le braccia della sua amata. Le cose, però, non vanno come Osmund vorrebbe e, dopo aver trovato le tracce dell’apparente decesso di Averil, il frate e il suo gruppo riescono ad infiltrarsi all’interno del villaggio sospetto.

Qualcosa di strano, in realtà, sembra davvero accadere all’interno, a cominciare dal fatto che la peste sembra aver del tutto dimenticato di visitare quel luogo. Il villaggio è retto da una donna, Langiva [Carice van Houten], misteriosa quanto sicura di sé, che non fa mistero di avere dalla sua profonde conoscenze di medicina naturale, tantomeno, del fatto di essersi coscientemente allontanata dalla strada illuminata da dio. Quello davanti alla quale si troveranno Urlic, Osmud e gli altri, sarà qualcosa di un molto diverso da un’emancipata first lady dal credo laico.

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Black Death [2010] galleggia a metà strada tra il film storico e un horror, ma non è propriamente né l’una né l’altra cosa. Innanzitutto perché, pur essendo ambientato in una precisa epoca storica e narri di vicende storicamente riscontrabili, come la peste nera e la caccia alle streghe perpetrata dalla chiesa, Smith sceglie, correttamente, di non lasciarsi ingabbiare dalle strette maglie di una ricostruzione corretta e puntuale, per potersi concedere, per l’appunto, una più creativa rilettura libera e personale del periodo. Una storia nera dalle venature horror dove, però, non esistono personaggi, o fazioni, completamente buone né cattive. Sia i mercenari che i loro temuti avversari potrebbero sembrare nel giusto, sotto la luce adeguata ma, allo stesso tempo, non mancheranno di macchiarsi di azioni orribili ed efferate perché, in un mondo dove si cerca il demonio per affibbiargli le colpe del mal di vivere, è ovvio che lui inizi ad affacciarsi in ogni essere vivente, per cominciare a muovere realmente i suoi passi caprini sulla terra.

Questo processo, tutto umano, di creazione del demonio e del male, è di certo la parte più riuscita e importante del plot del film, ed è forse quello che riesce a legare Black Death al vero svolgersi del fatti che hanno marchiato a fuoco la coscienza collettiva del medioevo di tutta Europa.

Il film è distribuito per il mercato home video da One Movie Entertainment.

Luca Ruocco

 

Regia: Christopher Smith

Con: Sean Bean, Eddie Redmayne, Carice van Houten

Durata: 97’

Formato: 16:9 Widescreen

Audio: Italiano, Inglese Dolby Digital

Distribuzione: One Movie Entertainment [www.onemovie.it]

Extra: /

InGenere Cinema

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