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THE WARD – IL REPARTO di John Carpenter

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Il ritorno al lungometraggio del maestro John Carpenter è uno degli appuntamenti più attesi per gli appassionati del cinema di Genere. Lo si aspettava sull’uscio da nove anni perché, se si escludono i due episodi curati dal regista di Halloween, la notte delle streghe [1978] per la serie Masters of Horror [Cigarette burns, 2005, e Pro-life, 2006], ci si era lasciati con il poco convincente Fantasmi da Marte [2001].

Le voci che giravano attorno a The Ward [2010] sembravano volerci convincere del fatto che la fonte d’ispirazione del maestro Carpenter si fosse completamente prosciugata, ma si trattava solo di malelingue: non fidatevi! The Ward inizia bene sin dai titoli di testa, dove assistiamo ad una carrellata di disegni relativi a torture che si innestano insieme a foto relative ai “trattamenti particolari” riservati agli ospiti dei manicomi di qualche decina di anni fa. Le immagini, come dentro delle cornici, o dietro degli specchi, vanno in frantumi insieme al vetro.

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Questo preludio serve per presentarci Kristen [Amber Heard, già interprete di Benvenuti a Zombiland, 2009]: i vetri in frantumi sono chiara metafora della sua mente instabile, caduta nel buio. Una volante della polizia la ritrova in stato di shock davanti alla fattoria alla quale sembra aver appena dato fuoco.  E’ il 1966.

La giovane viene trasportata in ospedale, per essere ricoverata nel “reparto”, un’apposita sezione che ospita [e imprigiona] unicamente donne squilibrate, che rimangono lì ad aspettare che quel qualcosa che è improvvisamente scomparso dalle loro menti torni al suo posto per ridar loro la libertà.

Dalla prima notte passata nella stanza-cella, Kristen inizia ad avvertire qualcosa, una presenza che sembra infestare la sua stanza e i corridoi del reparto: ma si tratta di una presenza reale o dell’ennesimo segno della sua instabilità?  La ragazza non farà in tempo a scoprire il vero motivo del suo ricovero che subito si troverà a dover capire cosa, o chi, si muova nottetempo negli spazi angusti del reparto per uccidere, una dopo l’altra, tutte le degenti.

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The Ward, vero, potrà anche sembrare un’opera drammaturgicamente poco personale per il regista de La cosa [1982] e Il signore del male [1987], ma a fronte di una trama forse banale, la grana della sua esperienza in campo di horror e di b-movie non tarda a farsi notare.

Ritorna l’inquieta scansione dei luoghi chiusi e del vissuto quotidiano [un ospedale e le dinamiche mediche in questo caso] che si trasformano in dinamiche di asserragliamento e di prigionia. Il reparto, il luogo dove le giovani donne si trovano, loro malgrado, a dover scontare un periodo di redenzione, si trasforma in un mattatoio, gestito con disinteresse da un personale medico sui generis, e occupato da un’indefinibile quanto pericolosa presenza.

A breve giro i sospetti di Kristen si faranno più concreti: anche le altre ragazze hanno avuto contatto con questa entità e conoscono la pericolosità della sua ira, apparentemente inspiegabile.

La sceneggiatura di Michael e Shawn Rasmussen funziona a dovere, prevedibile in alcuni punti, ma che riesce decisamente a creare l’atmosfera giusta e ad affascinare con ingredienti semplici e conosciuti. D’altra parte il rimando o il “già visto” non è mai stato causa di scandalo tra i fan del Genere, a patto che sia ben rimasticato e riproposto sotto una luce personale, e su questo punto Carpenter non può essere attaccato. Il suo The Ward è, infatti, un ritorno alle storie semplici, che riescono ad intrattenere e spaventare con poco, puntellate di eventi [e apparizioni] incisivi quanto prevedibili. E cosa c’è di più spaventosamente classico di una ghost-story? Da grande esperto in 

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materia [ricordiamo The fog del 1980], Carpenter riporta alla luce in maniera sicuramente riuscita la storia di uno spirito inquieto che è per qualche ragione obbligato a passare l’eternità all’interno dell’ospedale psichiatrico, scatenando la sua ferocia contro le ospiti ancora in vita. Il fantasma di The Ward non è, però, il classico spettro, la sua è una presenza estremamente fisica, corporea: una donna inquietante che appare come un corpo marcescente, che ricorda molto più uno zombie che uno spettro. Come per marcare questo senso di fisicità, non la vediamo mai apparire da nulla, anzi, spesso ci è dato di vederla camminare per le stanza e i corridoi, fare qualche passo per spuntare da dietro un angolo e sbarrare la strada alle povere malcapitate.

Altra novità è il fatto di trovarci davanti al primo film di Carpenter declinato tutto al femminile [se si eccettuano lo psichiatra e il personale paramedico]: donne le protagoniste e donna lo spirito inquieto, John Carpenter prova ad innestare la sua ghost-story all’interno di un habitat che ricorda molto da vicino quello dei titoli appartenenti al sotto-Genere Women in Prison, e la cosa gli riesce bene, anche perché può contare su un cast solido.

C’è pane anche per i denti degli appassionati del gore, che oltre ad apprezzare lo zombi-look dello spettro, potranno assistere, da vicino, al martirio delle giovani recluse. E’ proprio il caso di sfatare le voci di chi vedeva il creatore di Michael Myers ormai cinematograficamente defunto. La dimostrazione che il maestro abbia ancora delle carte da giocare è questo The Ward che, con un budget ristretto e una storia archetipica, dimostra che la paura non ha bisogno di clamore, perché è uno stato d’animo semplice e puro. Basta poco per scatenarlo. Bentornato.

Luca Ruocco

 

Regia: John Carpenter

Con: Amber Heard, Mamie Gummer, Danielle Panabaker, Lyndsy Forseca, Jared Harris, Mika Boorem, Laura-Leigh

Anno: 2010

Uscita in sala in Italia: venerdì 1 aprile 2011

Sceneggiatura: Michael e Shawn Rasmussen

Produzione: Echo Lake Entertainment e A Bigger Boat

Distribuzione: BIM Distribution

InGenere Cinema

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