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LA MASCHERA DEL DEMONIO di Lamberto Bava secondo Gordiano Lupi

Quarto appuntamento con le schede tratte dalla Breve storia del cinema horror italiano di Gordiano Lupi.  Per rimanere in tema con la recensione della scorsa settimana, vi proponiamo quella de La maschera del demonio di Lamberto Bava [figlio di Mario, che nel 1989 dedicò al film d’esordio alla regia del padre un remake/omaggio].

La maschera del demonio [1989] segna il ritorno di Lamberto Bava all’horror puro con il remake attualizzato del celebre film paterno. Il regista ambienta in epoca moderna la stessa vicenda tratta da Il Viji di Gogol, ispirandosi per alcune sequenze anche alle tentazioni di Sant’Agostino. Un gruppo di ragazzi scia in montagna, precipita in un crepaccio e scopre il cadavere della strega Anibas, morta da secoli. La maschera del demonio che porta sul volto le viene tolta e così si compie la sua maledizione, portando alla follia tutti i componenti della comitiva, eccetto Davide. I ragazzi vengono catapultati in una chiesa di un villaggio fantasma dove vive un sacerdote cieco in compagnia del suo cane. Ritorna ancora una volta l’elemento del personaggio chiave non vedente, così caro alla poetica di Lamberto Bava.

Il male trasforma i giovani, mentre Davide – unico personaggio positivo del gruppo – tenta di proteggere se stesso e la sua ragazza Sabina. Non sa che Sabina è la reincarnazione della strega – il suo nome è l’anagramma di Anibas – ma Davide mette comunque fine all’incubo applicando sul volto della ragazza la maschera del demonio. Il finale è notevole, mette in scena lo scontro tra il sacerdote cieco e la terribile strega che vuol vendere cara la pelle. Lamberto Bava rende omaggio al genio paterno con un buon remake dotato di suggestive scenografie e di una fotografia cupa e inquietante. La figura del doppio femminile è resa a dovere senza Barbara Steele, anche se Deborah Caprioglio è più portata per interpretazioni erotiche. Per ovviare alla mancanza di tratti horror della Caprioglio, Bava ricorre all’espediente del doppio personaggio e fa interpretare la strega a Eva Grimaldi. Ottima la trasformazione della bella ragazza in megera durante una sequenza erotica tra le braccia del fidanzato. Il regista immerge personaggi e spettatori in un macabro gioco di trasformazioni e orrori che si susseguono senza soluzione di continuità.

Tra le cose da ricordare: il volto della strega butterato dai chiodi della maschera, l’atmosfera da fiaba di un paese immerso nella neve eterna, la suggestiva chiesa tra colonne e altari imponenti, le sequenze oniriche con il supplizio della strega e le minacce di un possibile ritorno. I ragazzi posseduti dalle forze del male sono abbastanza stereotipati, ma questo è il problema fondamentale di una pellicola che presenta una recitazione approssimativa, fatta eccezione per la Caprioglio e Molnar. Notevole la sequenza della confessione horror – erotica: il prete viene tentato da una ragazza che si trasforma in demone mentre le forze del male circondano il confessionale. Alcune parti rasentano l’assurdo, quando vediamo ragazzi indemoniati e il ritorno di uno zombi, mentre il prete dispensa acqua benedetta per esorcizzare il male. Ottima la soggettiva della strega che viene dall’aldilà sotto forma di demone, cattura il prete, lo fa sprofondare nel sotterraneo e lo consegna in pasto ai demoni. La sequenza cannibale è disturbante, ma è un esempio notevole di splatter che non poteva passare in televisione. La parte da antologia horror è la trasformazione della bella Caprioglio in orrenda strega dai tratti demoniaci durante un amplesso con il fidanzato. La maschera della strega è stupenda, l’alternarsi di bellezza angelica e orrore estremo è un’operazione riuscita alla perfezione.

Il momento clou della pellicola ricorda un’analoga trasformazione de I vampiri di Riccardo Freda, ma la realizzazione di Stivaletti è originale. Il finale è lungo, ma ricco di colpi di scena, la strega tenta Davide fino alla fine, gli mostra un mondo che non esiste e riporta in vita la sua ragazza che ha ucciso con un forcone. Elementi da horror romantico si alternano a splatter puro e a parti necrofile che ricordano il cinema gotico. La strega si serve di Sabina per catturare l’anima di Davide in una sequenza spettacolare animata da pipistrelli e mostri che vengono fermati da una barriera di acqua benedetta. Vediamo molti effetti truci, prima della resa dei conti con i demoni risorti e una nuova sequenza erotica con la Caprioglio trasformata in mostro dalla lingua demoniaca. La salvezza di Davide consiste nell’applicare al volto della fidanzata la maschera del demonio che provoca il crollo della chiesa e la scomparsa di un mondo fantastico. Il ragazzo si ritrova nel crepaccio, ma è l’unico superstite del gruppo, mentre i compagni sono tutti morti. Resta spazio per un finale realistico: potrebbe essersi trattato solo di un incubo, dopo un incidente di sci nel quale è stato l’unico a salvarsi. Interpreti: Deborah Caprioglio (ancora signora Kinski), Eva Grimaldi, Michele Soavi, Mary Sellers, Stanko Molnar, Giovanni Guidelli e Alessandra Bonarota.Titolo internazionale: Black Sabbath.

Se andiamo a vedere fino in fondo, ha ragione Lamberto Bava a dire che il suo film non è un vero e proprio remake ma un film del tutto nuovo, sospeso tra fantasy e gore. Confida il regista a Nocturno Cinema: “Come quella di mio padre, la pellicola si basa sul racconto Il Viji di Gogol, ma penso che il mio film sia più fedele al testo. È una storia di tentazioni e possessioni a opera di questa strega che vuol catturare l’anima della gente. Era un film al quale tenevo molto”.

Il film non ha niente dell’atmosfera del capolavoro paterno, ma in compenso anticipa future fiabe televisive come Fantaghirò, Desideria e Sorellina. Lamberto esibisce uno stile gore e splatter, inserisce un po’ di erotismo e atmosfere fantasy. Il film viene commissionato da Reteitalia e risente dei limiti di una produzione televisiva. La storia è di Lamberto Bava che la sceneggia con la collaborazione di Giorgio Stefani e Massimo De Rita. Effetti speciali all’altezza della situazione di Sergio Stivaletti. All’epoca della sua produzione non è stato visto molto perché Mediaset accantonò l’idea di trasmetterlo, ha circolato molto sul mercato Home Video, viene apprezzato come umile tentativo di omaggiare il genio paterno senza tentare di imitarlo.

Gordiano Lupi

InGenere Cinema

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