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I FANTASTICI VIAGGI DI GULLIVER di Rob Letterman

Siamo nell’epoca del saccheggio a piene mani, in cui non è più importante creare nuovi contenuti e nemmeno rielaborare la cultura esistente. Le idee latitano, i soldi – nel frattempo – sono indispensabili. Quindi si susseguono nuove produzioni, al ritmo serrante dell’industria dell’intrattenimento, incollando senza criterio cose già viste e già sentite, per spacciare il demotivante orrore contemporaneo in una forma familiare e fruibile.

E’ il caso di questo Gulliver, che per l’occasione si fregia anche degli occhialetti 3D recuperati dal cestino degli anni ’90 per regalarci vertiginose – inutili – sovrabbondanze visive.

La storia vuole che questo Lemuel Gulliver sia un impiegato allo smistamento postale in una società editoriale, senza ambizioni, bugiardo e smargiasso, tremendamente insicuro e innamorato della caporedattrice della rubrica viaggi. Storia d’amore non dichiarato, che si materializza nei primi dieci minuti di film, per non lasciare scampo a speranze precoci di possibili altri svolgimenti che non cerchino l’empatia di sentimenti banali. Per fare colpo su di lei Gulliver s’inventa di essere scrittore appassionato di viaggi e lei lo invia nel Triangolo delle Bermuda. Che trovata! Solo uno sceneggiatore a corto di idee può ricacciar fuori senza pudore questo escamotage geografico. Arrivato lì trova una tempesta e un gorgo vertiginoso lo trasporta nell’isola di Lilliput, abitata da esseri minuscoli, dove ben presto la sua cialtroneria lo porta a diventare un mito, una divinità gigante venerata dai piccoli abitanti.

Si sente realizzato, ben diverso da quello che era nel suo mondo, ma sarà a breve sconfitto per dare spazio al secondo messaggio del film. Dopo “Cosa non si farebbe per amore” ecco che arriva “Le bugie hanno le gambe corte” o – per meglio dire – “Tutti i nodi vengono al pettine”. Il gigante dovrà essere sconfitto per capire la necessità della verità. Valore che noi tutti conosciamo bene già dal primo catechismo cattolico [chi ha avuto la sfortuna, come me, di frequentarlo]. Un veloce passaggio porta Gulliver nell’isola dei giganti, in cui viene usato come bambolotto da una bimba evidentemente fuori proporzione. La sua bella, frattanto, venuta a conoscenza delle sue bugie e non riuscendo a contattarlo, si reca personalmente a scrivere l’articolo nelle Bermuda ma viene presa prigioniera a Lilliput. Gulliver viene a saperlo e torna lesto, per dimostrare al mondo [e alla bella] che ha capito di avere sbagliato e che essere sinceri è difficile ma indispensabile per essere un uomo migliore [vedi: catechismo]. Sconfigge i cattivi, conquista la bella e torna alla vita normale, non più impiegato postale ma innamorato redattore della rubrica viaggi. Ultimo messaggio del film, più che altro un SMS “E vissero tutti felici e contenti”.

Se la produzione avesse applicato sulla morale lo stesso impegno profuso per scenografie ed effetti visivi saremmo tutti uomini migliori.

Il 3D passa dall’inutilità nella prima parte [nelle scene di vita quotidiana dà l’emozione di sbirciare nel buco della serratura. Ma è Jack Black, non Edwige Fenech!] all’emozione sintetica delle grandi scene viste come fossero delle costruzioni lego, nella seconda parte.

Per curiosità ho letto qualcosa riguardo al libro I viaggi di Gulliver di Swift e mi pare sia rimasto ben poco. Sia dei viaggi [resta solo l’isola di Lilliput e poco più] che dell’atteggiamento critico verso la società [qui accettata in pieno, anzi: esaltata]. Forse solo Benigni è riuscito a far di peggio con Pinocchio, nascondendo dietro un brutto film ambizioni, presunzioni e pochezza d’immaginario. Questo film, perlomeno, non cerca altro che il consenso immediato e superficiale. Il soldo, cioè.

Commedia d’intrattenimento, utile se non avete più pecore da contare prima di addormentarvi.

Ivan Talarico

 

Regia: Rob Letterman

Con: Jack Black, Jason Segel, Emily Blunt, Amanda Peet, Billy Connolly.

Anno: 2011

Sceneggiatura: Nicholas Stoller, Joe Stillman

Produzione: 20th Century Fox

InGenere Cinema

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