Warner Bros.

LEGO BATMAN di Chris McKay

Tra i tanti supereroi passati dalle vignette al grande schermo, Batman è senza dubbio quello più cinematografico. A rende l’Uomo-Pipistrello così adatto alla trasposizione è il suo fare drammatico e oscuro, che lo ha rivelato nel tempo come personaggio combattuto e controverso, custode di aspetti positivi e negativi in egual misura. Se Tim Burton fu il primo a sottolineare questa ambiguità nell’eroe creato da Bob Kane, Il Cavaliere Oscuro di Christopher Nolan ne sdoganò definitivamente l’aspetto drammatico che tutti i cinefili sembrano apprezzare tanto. Ed è proprio la serietà di Batman a fornire a Chris McKay terreno fertile per il suo LEGO Batman: parodia del mondo nerd e della cultura pop che sbeffeggia i franchise, divertendo tutti o quasi.

Grandi cambiamenti fervono a Gotham, e se Batman vuole salvare la città dalla scalata ostile del Joker, deve abbandonare il suo spirito di giustiziere solitario, e cercare la collaborazione degli altri e forse imparare a prendersi un po’ meno sul serio.

Dopo il grande successo di LEGO Movie, la casa produttrice dei mattoncini colorati, sembra averci preso gusto e insieme a quelle vecchie volpi dei Fratelli Warner, intraprendono una curiosa strada che gli consentirà, nei prossimi anni, di invadere i cinema di tutto il mondo con prodotti animati dal grande seguito.

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T2 Trainspotting di Danny Boyle

E’ uno dei film più attesi della stagione. Per anni annunciato, poi cancellato, risuscitato e finalmente realizzato. E’ il seguito di un cult movie anni novanta che ha lanciato un regista inglese alla sua seconda opera e un giovane attore di belle speranze. Stiamo parlando, naturalmente, di T2 Trainspotting, seguito del film tratto dal romanzo di Irvine Welsh, diretto da Danny Boyle e interpretato da Ewan McGregor.

20 anni dopo Trainspotting molte cose sono cambiate, ma altrettante sono rimaste le stesse. Mark Renton torna all’unico posto che da sempre chiama casa. Lì ad attenderlo ci sono Spud, Sick Boy e Begbie, insieme ad altre vecchie conoscenze: il dolore, la perdita, la gioia, la vendetta, l’odio, l’amicizia, l’amore, il desiderio, la paura, il rimpianto, l’eroina, l’autodistruzione e la minaccia di morte. Sono tutti in fila per dargli il benvenuto, pronti ad unirsi ai giochi.

In un epoca di remake mascherati da sequel, con ambizioni di reboot, l’idea di un seguito di Trainspotting ha fatto disperare molti. Per anni si è paventata la possibilità di vedere di nuovo Renton e compagni all’opera, adattando Porno, sequel letterario delle avventure tossiche portate sul grande schermo da Boyle. Tuttavia, una serie di sfortunati – o fortunati, dipende dal punto di vista – eventi, hanno impedito che ciò accadesse.

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ARRIVAL di Denis Villeneuve

Non siamo soli. In Arrival, l’ultimo film di Denis Villeneuve [regista impegnato sul fronte fantascienza anche con Blade Runner 2049, in uscita quest’anno] gli extraterrestri arrivano in maniera epifanica, poetica: 12 navi spaziali che ricordano lontanamente i monoliti di kubrickiana memoria. Enormi strutture scure e levigate, soprannominate “gusci”, appaiono in 12 differenti parti del mondo e lì iniziano a sostare, sospese in aria, attendendo un tentativo d’approccio da parte degli umani.

Quando questo avviene, l’incredibile diventa meraviglioso: le creature aliene, giganteschi ragni a sette zampe battezzati “eptapodi”, che possono incontrare gli umani solo all’interno di una sala della loro nave divisa a metà da una grande vetrata [in modo da permettere a ogni specie di respirare l’aria a cui sono abituati] ,tentano di comunicare con i loro ospiti. Il primo problema da risolvere, però, è la lingua in cui i visitatori sembrano voler raccontare il motivo del proprio viaggio.

Per provare a venire a capo di tutto, la linguista Louise Banks [Amy Adams] viene contattata da un colonnello dell’esercito americano [Forest Whitaker] per entrare a far parte, insieme al fisico teorico Ian Donnelly [Jeremy Renner], di una squadra operativa con il compito di interpretare il linguaggio e i comportamenti degli extra-terrestri, per arrivare a scoprire il motivo del loro viaggio sulla Terra.

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PASSENGERS di Morten Tyldum

L’astronave Starship Avalon sta effettuando un viaggio interstellare di 120 anni dal pianeta Terra alla colonia Homestead II con a bordo 5.259 persone sottoposte a sonno criogenico. A causa di un malfunzionamento, però, uno dei passeggeri viene destato dal suo sonno innaturale 90 anni prima dell’arrivo. Ma l’uomo sarà solo il primo a svegliarsi: una sorta di Adamo spaziale che, dopo un lungo periodo di solitudine chiederà al suo destino/dio di poter condividere il suo viaggio con una compagna.

Un posto isolato, lontano da tutto e da tutti e potenzialmente irraggiungibile.

Una coppia, uomo-donna, di protagonisti che si amano, prima, si odiano, poi e in poco tempo riescono a coniugare la loro relazione con tutti i connessi rituali sentimentali, affettivi, sessuali e ossessivi che un duo isolato e interdipendente di sopravvissuti non può sperare di non assaggiare.

Tra di loro solo presenze non umane, apparentemente amichevoli, in verità inquietanti per loro stessa natura, come il barman sempre pronto ad ascoltare sfoghi notturni e confessioni, mentre lucida bicchieri in una sala bar completamente vuota.

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ANIMALI FANTASTICI E DOVE TROVARLI di David Yates

animali-fantastici1Chi è così pazzo da poter vendere una gallina dalle uova d’oro? Risposta: George Lucas.

Scherzi a parte, ci sono compagnie cinematografiche che fanno ben altri calcoli, tenendosi strette le loro grosse fonti di guadagno, anche perché i loro investimenti vanno oltre la semplice produzione di una pellicola. Devono badare al merchandising, alle ridistribuzioni in home video e anche al mantenimento di grossi parchi divertimenti [e in questo la Disney ne è campione indiscusso]. Una di queste è la Warner Bros., che dall’inizio degli anni 2000 ha puntato su un fenomeno letterario che ha conquistato milioni di bambini, adolescenti e anche adulti in tutto il mondo: Harry Potter, un nome che si è aggiunto nell’immaginario contemporaneo insieme a quello di Luke Skywalker [Guerre stellari] e Frodo Baggins [Il signore degli anelli].

Nel 2001 il primo film, Harry Potter e la pietra filosofale, ha fatto sognare nuovamente gli stessi bambini, adolescenti e adulti nelle sale cinematografiche, facendoli affezionare al trio in carne ed ossa di Harry [Daniel Radcliffe], Hermione Granger [Emma Watson] e Ron Weasley [Rupert Grint] per i successivi dieci anni delle loro vite, fino alla conclusione definitiva [forse] delle loro avventure con Harry Potter e i doni della morte, diviso in due film. Cinque anni più tardi, la Warner è pronta a puntare nuovamente sullo stesso universo, attuando però una mossa azzardata: niente Harry Potter.

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SUICIDE SQUAD di David Ayer

suicide-squad1Ci siamo: dopo mesi di attesa, campagne pubblicitarie muscolari e aggressive, indiscrezioni sul web, tweet esuberanti da parte degli attori e del regista, finalmente, Suicide Squad arriva nelle sale di tutto il mondo. Salutato come il film che avrebbe risollevato le sorti dell’universo cinematografico DC Comics, troppo cupo e drammatico per un pubblico maggiormente desideroso di leggerezza e colori sgargianti, il film si mostra immediatamente per quello che è: la più grossa e cocente delusione di un’estate cinematografica da dimenticare per i blockbuster e gli Studios che li producono.

Un ente governativo segreto gestito da Amanda Waller, chiamato Argus, crea una task force composta da terribili criminali. A loro vengono assegnati compiti pericolosi da portare a termine, in cambio della promessa di ottenere la clemenza per le loro pene detentive.

Siamo in presenza di due grandi aspetti che meriterebbero di essere analizzati: il primo, è senza dubbio la strategia della Warner e di come questa abbia goffamente distrutto quanto di buono ci fosse stato in questo progetto, alla ricerca disperata del consenso perduto di critica e pubblico. Il secondo, è film che David Ayer è riuscito a realizzare e di come questo – senza se e senza ma – si presenta agli occhi e all’intelletto di chi osserva.

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THE LEGEND OF TARZAN di David Yates

the-legend-of-tarzan1In questa epoca di remake, reboot, spin off e quant’altro, nessuno sembra essere più al riparo. A quanto pare, nemmeno la creatura mitica, nata dalla mente e dalla penna di Edgar Rice Burroughs, è riuscita a sfuggire a questa mania sconsiderata di riproporre convulsivamente qualsiasi cosa possa vantare un fandom o semplicemente, che sia già nota ai più. Ed ecco arrivare The Legend of Tarzan, ipertrofico e supereroistico rifacimento delle avventure del Signore delle Scimmmie, diretto da David Yates, con Alexander Skarsgård e Margot Robbie, attrice che presto vedremo nei panni di Harley Quinn nell’attesissimo Suicide Squad.

Sono passati molti anni da quando l’uomo, una volta conosciuto come Tarzan ha lasciato la giungla africana per tornare ad una vita imborghesita come John Clayton III, Lord Greystoke, con al suo fianco l’amata moglie Jane. Invitato a tornare in Congo per servire da emissario commerciale del Parlamento, ignora di essere una pedina in una convergenza mortale di avidità e vendetta ordita dal capitano belga Leon Rom.

Questa lunga estate cinematografica sta palesando in maniera incontrovertibile – qualora ce ne fosse stato bisogno – la totale assenza di visione che l’industria hollywoodiana dimostra di possedere.

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ONDA SU ONDA di Rocco Papaleo

Onda su onda home videoIn home video, grazie a Warner Bros., il terzo film da regista di Rocco Papaleo, Onda su Onda. Il comico lucano aveva debuttato felicemente dietro la macchina da presa, sorprendendo critica e pubblico, nel 2010 con Basilicata coast to coast.

Su una nave si incontrano Gegè [Rocco Papaleo], un cantante mediocre chiamato dopo anni di buio a tenere un concerto a Montevideo, Uruguay, e Ruggero [Alessandro Gassman], un  cuoco appassionato esclusivamente del suo lavoro e a bordo della nave da quattro anni. Tra i due si instaura da subito un rapporto di vicendevole antipatia, a dire la verità immotivata. Tra dispetti reciproci , insoddisfazioni e solitudine, i due avranno modo di conoscersi e di confrontarsi, scoprendo alcune analogie. Tra loro si inserisce in un secondo momento Gilda [Luz Cipriota], tra gli organizzatori del concerto del cantate italiano in quella terra lontana.

Tutto faceva pensare che Papaleo nei film successivi avrebbe quantomeno eguagliato la qualità del primo, e invece, così non è stato. Continua a leggere

QUO VADO? in HOME VIDEO

Copertina Zalone Si preannuncia fortunata l’uscita home video, per Warner Bros., di Quo Vado?, film campione d’incassi, di cui si è molto discusso e che riteniamo discutibile.

Gennaro Nunziante e Checco Zalone fanno coppia fissa dal 2009, dall’uscita di Cado dalle nubi, il migliore film dei due, che lanciò Zalone nel mondo del cinema, facendo la sua fortuna.

Seguirono Che bella giornata e Sole a catinelle, fino ad arrivare all’ultimo, Quo vado?.

Non stiamo qui a sindacare nuovamente sulle motivazioni che hanno portato ad un successo così eclatante, né a disquisire sul talento di Zalone, quel che crediamo, però, è che questo Quo vado? non può certo considerarsi una commedia originale, soprattutto se confrontata con i precedenti lavori della coppia.

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PETER PAN – VIAGGIO SULL’ISOLA CHE NON C’È in Home Video

Pan copertinaHugh Jackman è uno dei migliori attori americani di oggi, un attore capace di assumere mille volti e di essere sempre incredibilmente credibile. Lo scorso anno lo avevamo visto nell’ultimo lavoro di Joe Wright: Peter Pan – Viaggio sull’isola che non c’è, nel ruolo del personaggio più intrigante e temuto del mondo fantastico raccontato nel film, ovvero il pirata Barbanera.

La figura del pirata più temuto è però tracciata in un modo alquanto distorto da Wright – di cui avevamo lodato il precedente Anna Karenina: Barbanera più che un pirata sembra una rockstar pronta ad esibirsi, e questo per via della mancanza di personalità che lo contraddistingue. Peccato, perché proprio i cattivi, al cinema come nelle fiabe, hanno bisogno di una precisa identificazione. Nessuna colpa ha Jackman, che può solo dare espressività e umanità ad un personaggio molto poco elaborato nel film di Wright.

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