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IT di Andy Muschietti

itIt, uno dei romanzi più segnati di Stephen King, arriva in sala. Lo fa dopo un film TV che è entrato nell’immaginario del pubblico grazie ad un primo episodio [quello incentrato quasi esclusivamente sull’infanzia dei protagonisti e sul loro primo scontro con la creatura che si nasconde sotto le spoglie del clown danzante Pennywise] e, soprattutto, grazie all’interpretazione di Tim Curry. Il suo è un villain sornione e crudele, capace di essere diversamente malefico, di dimostrarsi spietato pur continuando a proporsi come la caricatura sfregiata di un essere bonario e rimarrà un punto fermo anche dopo l’uscita in sala di questo primo adattamento cinematografico.

Il Pennywise di Muschietti, infatti, prende una via differente e opposta, ma ci arriviamo a breve.

Per chi non ci avesse mai avuto a che fare, It è una romanzo fiume sospeso tra il romanzo di formazione e una terrorizzante storia dell’orrore, che sa usare come armi narrative fatali per colpire il lettore [e lo spettatore] al cuore al cervello, proprio il suo incentrarsi su una storia profonda di amicizia e di amore e, in seconda battuta, sul cammino liminale dei protagonisti che da piccoli disadattati diventano, proprio grazie a alla terribile esperienza vissuta insieme, dei grandi ma imbattibili disadattati.

Quella pronta a sbarcare in sala, si incentra [proprio come la prima parte del film TV] sul racconto della giovinezza dei Perdenti, spostata filmicamente nei tardi anni 80.

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SPIDER-MAN: Homecoming di Jon Watts

I film Marvel Studios sono ormai tutti belli? Non vi piacciono? Sono tutti brutti?

Esiste una formula adottata, ormai, come ottimale per sfornare dei titoli sempre assai dignitosi e di alto livello di intrattenimento che, sacrificando nella maggior parte dei casi la personalità del regista, diventano i tasselli di un enorme progetto ludico che si va componendo titolo dopo titolo?

Tante domande e l’illusione di avere tra le mani la risposta affermativa proprio dopo Spider-Man: Homecoming.

Gli indizi ci sono tutti: un film piacevolissimo che decide di raccontare la vita del giovane Spiderman di quartiere non dai suoi esordi nella carriera da mutante [lo aveva fatto già il primo della trilogia di Raimi e quello del dittico “Amazing”], ma da subito dopo il suo incontro/scontro con gli Avengers già visto in Captain America: Civil War. Primo punto fermo, quindi, è che Spider-Man entra finalmente di ruolo nell’universo Marvel e, di preciso, in quello dei The Avengers.

John Watts lo fa in modo estremamente moderno e sornione, affidandosi all’attualissima moda dei più giovani di raccontarsi attraverso dei video-diari affidati al web.

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WONDER WOMAN di Patty Jenkins

Il quarto film del DC Extended Universe punta dritto verso le sale cinematografiche di tutto il mondo. Da noi incontrerà il pubblico il primo giugno. Stavolta tocca a Wonder Woman, supereroina affidata alla presenza femminile ed elegante di Gal Gadot, già vista in alcuni dei momenti di quel brutto film che è Batman V Superman.

La bella notizia è che la Gadot riesce a dimostrarsi aggressiva e sensuale ma anche tonta e sognatrice e a reggere in tutto e per tutto il personaggio che le è stato affidato, come già era successo nel film precedente, dove non le era concesso tanto spazio. Quella brutta è che quel brutto film che è Batman V Superman confrontato a questo Wonder Woman di Patty Jenkins acquista senso e dignità.

Si comincia con un incipit davvero poco avvincente: Batman ha inviato a Wonder Woman una copia della foto che la ritraeva insieme ai suoi compagni, durante la prima guerra mondiale. “Spero che un giorno mi racconterai la tua storia”, recita il biglietto d’accompagno… e quale stratagemma più prevedibile può introdurre meglio un flashback lungo un paio d’ore? Ottimo inizio, ma c’è di meglio: iniziamo con una intro animata che racconta la storia delle Amazzoni… create da Zeus come soluzione alla troppa violenza che un mondo popolato da soli uomini era riuscito ad originare.

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I PEGGIORI di Vincenzo Alfieri

Napoli. Massimo [Lino Guanciale] e Fabrizio [Vincenzo Alfieri] sono due fratelli senza soldi e prospettive che, con una situazione familiare davvero complicata alle spalle, cercano di portare avanti la baracca almeno per offrire alla sorellina tredicenne Chiara [Sara Tancredi] un futuro migliore.

Per provare a riscuotere qualche stipendio arretrato dal suo disonesto capo, Massimo convince il fratello ad aiutarlo a mettere in atto un rapina all’interno di un cantiere gestito davvero in maniera poco trasparente. Messo alle strette dalla situazione economica, Fabrizio accondiscende e nottetempo si insinua all’interno del cantiere insieme a Massimo. Goffamente mascherati da Maradona, i due riescono, senza sapere bene come, a far venire a galla il piano criminale del direttore del cantiere ai danni dei suoi dipendenti extra-comunitari. In poco tempo la notizia conquista giornali, TV e social, trasformando i due increduli protagonisti in eroi: i Demolitori! Seguendo l’intuizione della sboccata giovane sorella, i due protagonisti cercano di cavalcare l’onda mediatica offrendo i loro servizi a chiunque voglia mettere alla gogna soprusi e imbrogli… ovviamente a pagamento!

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KONG: SKULL ISLAND di Jordan Vogt-Roberts

1973: una spedizione fatta di militari dell’esercito americano, reporter e studiosi di una società segreta chiamata Monarch, si dirige verso un’isola sconosciuta e inesplorata, scoperta grazie all’utilizzo delle prime tecnologie satellitari. Appena arrivati sull’isola e aver sganciato dagli elicotteri delle bombe utili a sondare i suoi strati più sotterranei, il gruppo viene attaccato da un gigantesco gorilla, alto ben 30 metri: gli uomini della spedizione scopriranno di trovarsi di fronte a Kong, una sorta di divinità per gli indigeni e l’unico della sua specie rimasto in vita per difende le altre creature di Skull Island da mostri altrettanto fuori scala ma davvero malvagi: gli Strisciateschi, creature rettiloidi dall’aspetto mostruoso e con alcune parti del proprio scheletro a vista.

Il Kong: Skull Island di Jordan Vogt-Roberts è un reboot della storia del re dei primati. Non cerca legami riconoscibili con film o capitoli precedenti, ma tenta di attualizzare la sua storia per renderla appetibile soprattutto per il pubblico più giovane. Tutto, quindi, nel film deve rispondere a esigenze commerciali ben precise: innanzitutto per un successo grande ci vuole un grande gorilla, e in questo caso con i suoi 30 metri dichiarati questo Kong è il più grande mai esistito. In secondo luogo, Kong: Skull Island doveva essere un ottimo punto di partenza per una saga che avrebbe dovuto abbracciare anche un altro grande re, quello dei rettili: Godzilla! Per quanto riguarda questo punto vi raccomandiamo di aspettare la bella sorpresa, dopo i titoli di coda, che sembra preludere a qualcosa in più di un Godzilla contro King Kong… ma staremo a vedere.

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RESIDENT EVIL: THE FINAL CHAPTER di Paul W. S. Anderson

A seguito di quanto accaduto in Resident Evil: Retribution, l’umanità è ormai ridotta ai minimi termini. I pochi gruppi di sopravvissuti al Virus T stanno per capitolare, decretando di fatto la fine della razza umana. Per Alice [Milla Jovovich] l’ultimo capitolo della saga ispirata al videogame horror, ancora una volta diretto da Paul W. S. Anderson, è un vero e proprio ritorno a casa. Il conto alla rovescia che la separa dalla fine del mondo, infatti, pretende la sua presenza a Raccoon City, il luogo in cui l’incubo ha avuto inizio e dove la Umbrella Corporation sta ora radunando tutte le sue forze.

Resident Evil: The Final Chapter è una corsa contro il tempo: non solo per Alice che dovrà affrontare [letteralmente] sé stessa e il suo destino, ritrovando per strada molti amici e nemici visti negli altri capitoli della saga, in un loop narrativo puntellato qua e là di creature mutanti, ma anche per lo spettatore, che nell’arco dei circa 105’ sarà sballottato in un vortice filmico dai toni quasi sempre animati che non sembra avere un fine ultimo, un significato che possa sostanziarne l’organicità.

Lo stesso sviluppo del rapporto di sorellanza tra Alice e l’olografica Regina Rossa, e la presenza di un antivirus che rappresenta l’ultima speranza per debellare T nascosto proprio all’interno dell’Alveare di Raccoon City, sanno troppo di posticcio e debellano qualsiasi tipo di pathos.

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BILLY LYNN – UN GIORNO DA EROE di Ang Lee

Cinematograficamente parlando, il 2 febbraio 2017 in Italia verrà ricordato come la giornata dedicata agli eroi di guerra. Un mix di coincidenze e “strategie” distributive ha voluto, infatti, che ben due pellicole sul tema approdassero nelle sale nostrane nello stesso weekend, ed entrambe battenti bandiera a stelle e strisce.

Stiamo parlando di La battaglia di Hacksaw Ridge e di Billy Lynn – Un giorno da eroe. Nel primo, il Mel Gibson regista rievoca la storia di Desmond Doss, primo obiettore di coscienza a ricevere la medaglia d’onore per aver salvato 75 soldati durante la battaglia di Okinawa, nella Seconda Guerra Mondiale, senza mai utilizzare un’arma. Nel secondo, invece, Ang Lee narra la storia del giovane soldato semplice Billy Lynn che, insieme ai commilitoni del reparto Bravo, si trasforma in un eroe nazionale dopo un’estenuante battaglia in Iraq.

Insomma, ci troviamo in presenza di uomini da celebrare e da ricordare, ciascuno a proprio modo per il coraggio dimostrato sul campo di battaglia. Un atto dovuto in entrambi i casi che, oltre a tributare il giusto omaggio all’uomo e alle sue gesta, serve anche ad alimentare il serbatoio del patriottismo, che oggi più che mai ha un bisogno enorme di carburante da bruciare per alimentare il motore della suddetta causa.

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ANIMALI FANTASTICI E DOVE TROVARLI di David Yates

animali-fantastici1Chi è così pazzo da poter vendere una gallina dalle uova d’oro? Risposta: George Lucas.

Scherzi a parte, ci sono compagnie cinematografiche che fanno ben altri calcoli, tenendosi strette le loro grosse fonti di guadagno, anche perché i loro investimenti vanno oltre la semplice produzione di una pellicola. Devono badare al merchandising, alle ridistribuzioni in home video e anche al mantenimento di grossi parchi divertimenti [e in questo la Disney ne è campione indiscusso]. Una di queste è la Warner Bros., che dall’inizio degli anni 2000 ha puntato su un fenomeno letterario che ha conquistato milioni di bambini, adolescenti e anche adulti in tutto il mondo: Harry Potter, un nome che si è aggiunto nell’immaginario contemporaneo insieme a quello di Luke Skywalker [Guerre stellari] e Frodo Baggins [Il signore degli anelli].

Nel 2001 il primo film, Harry Potter e la pietra filosofale, ha fatto sognare nuovamente gli stessi bambini, adolescenti e adulti nelle sale cinematografiche, facendoli affezionare al trio in carne ed ossa di Harry [Daniel Radcliffe], Hermione Granger [Emma Watson] e Ron Weasley [Rupert Grint] per i successivi dieci anni delle loro vite, fino alla conclusione definitiva [forse] delle loro avventure con Harry Potter e i doni della morte, diviso in due film. Cinque anni più tardi, la Warner è pronta a puntare nuovamente sullo stesso universo, attuando però una mossa azzardata: niente Harry Potter.

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TRAFFICANTI di Todd Philips

trafficanti1Signore e signori, i leoni sono tornati o sarebbe il caso di dire che “il” leone è tornato. Stiamo parlando di Todd Philips, l’autore e il regista della fortunata trilogia de Una notte da leoni, che qui si cimenta con un altro script fuori di testa.

La cosa che destabilizza è come certe volte la realtà superi di gran lunga la fantasia regalando al pubblico delle situazioni al limite dell’umano. I fatti da cui trae ispirazione Trafficanti sono realmente accaduti e si basano sulla vicenda giudiziaria che ha coinvolto David Packouz [Miles Teller] e Efraim Diveroli [Jonah Hill], che ai tempi della guerra nel golfo rifornivano il Governo Americano e i combattenti afgani in quella che non solo è stata e continua ad essere una guerra infinita, ma che forse è uno dei più grandi business della storia mondiale. Infatti, se ci sforziamo di guardare la guerra dal punto di vista strettamente economico, non avremmo altro che un mega movimento di miliardi di dollari.

David rappresenta la quota con più valori nella coppia, anche se persino lui, così rigido e precisino, di fronte ai bei dollaroni non si tira certo indietro e non si fa alcuna specie di raccontare una serie di balle alla moglie, divenuta all’epoca dei fatti una dolce neo-mamma. Efraim eredita la quota fuori di testa che nella trilogia di Una notte da leoni era affidata ad Alan [Zack Galifianakis].

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LIGHTS OUT – TERRORE NEL BUIO di David F. Sandberg

lights-out-1Ci sono alcuni film horror che vivono di semplici intuizioni, lampi di luce che attraversano la mente del regista e anche se non stupiscono per l’eccellente intreccio narrativo riescono lo stesso ad acquisire una credibilità e ragion d’essere grazie all’atmosfera che vi si respira all’interno, d’altro canto quale altro compito ha il cinema se non suggestionare lo spettatore?

Dietro la macchina da presa di Lights Out troviamo l’esordiente David F. Sandberg, che fino alla realizzazione di questa pellicola aveva girato solo cortometraggi, con il supporto di sua moglie, e a sostenerlo il solido James Wan [The Conjuring] qui nella veste di produttore. A destare l’interesse di Wan fu proprio uno dei cortometraggi di Sandberg, Lights Out appunto, grazie al suo plot molto semplice ed un gusto particolare nella messa in scena. Come dicevamo in precedenza c’è un tocco personale a permeare l’opera di Sandberg che ha rispolverato il concetto dello spirito persecutore che non solo infesta la casa dove vive il piccolo Martin ma che, in qualche modo, sembra avere l’approvazione e la connivenza della madre Sophie, relazione che non viene vista di buon occhio dalla figlia Rebecca che appena ha potuto ha abbandonato il tetto materno proprio per sfuggire a dinamiche che le hanno reso la vita un inferno.

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