Universal Pictures

THE RING 3 di F. Javier Gutiérrez

Il 2017 segna il ritorno in sala di Samara Morgan, icona horror d’origine orientale balzata, però, sul carrozzone della new wave orrorifica post 2000 dopo il remake statunitense di Verbinski e il successivo sequel.

La mortifera ragazzina dai lunghi capelli neri che scendono sul visto, nascondendo le sue orribili sembianze, torna a diffondersi come un morbo, rimbalzando tra schermi e telefoni con la minaccia di un’imminente morte violenta.

A distanza di 12 anni, però, il mondo della fruizione video è assai cambiato e deve farlo anche il meta-mondo in cui Samara si muove in The Ring 3 [solo Rings nel titolo originale, probabilmente a voler marcare l’esistenza a sé stante di questo capitolo], essendo collegando direttamente al concetto stesso di video e di ricezione: non più, quindi, vecchi televisori a tubo catodico, ma TV a schermo piatto, smartphone e, soprattutto, monitor di computer e rete.

Lo stesso processo di diffusione del virus, la duplicazione della famosa VHS, si trasforma in una copia file su PC, così come il lasciapassare di Samara da una decade all’altra, dopo un decontestualizzato incipit collocato in un aereo, sarà ambientato proprio tra le cianfrusaglie di un mercatino dell’antiquariato dove, tra le videocassette di Alien e Jurassic Park, all’interno di un vecchio videoregistratore, riposa la VHS con il video maledetto, pronto per essere traslato nella sua versione 2.0.

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OUIJA – L’origine del male in DVD

Dopo un primo capitolo insapore e poco riuscito, la Blum House decide di puntare ugualmente sulla tavoletta per le sedute spiritiche, meglio nota come tavoletta Ouija, e – passato il progetto nelle mani più sicure del regista Mike Flanagan da vita a Ouija – L’origine del male: un prequel, come è facile intuire dal titolo, in cui tutto è puntato sulla carta vincente già utilizzata nelle saga sorella [ma ben più riuscita] di The Conjuring di Wan. Parliamo, ovviamente, dello spostare la narrazione in un periodo temporale che possa donare alla storia e al film un fascino vintage indiscutibile.

Ecco quindi che Ouija – L’origine del male si sposta nel 1967. Tre protagoniste: una madre vedova e due figlie; la prima adolescente, l’altra poco più che una bambina.

Per mandare avanti la baracca, la donna si finge medium, mettendo su, insieme alle figlie, una sorta di show per spillare soldi alla gente smaniosa di mettersi in contatto con i propri parenti defunti.

Quando, però, la figlia più piccola inizia a giocare con la tavoletta Ouija di mamma, delle presenze reali e affatto benigne rompono la quotidianità delle tre donne, catapultandole in una storia di terrore, possessione ed esorcismo.

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SPLIT di M. Night Shyamalan

“Cosa sta succedendo a M. Night Shyamalan? Cosa dobbiamo aspettarci dopo The Visit? È davvero difficile da immaginare, anche perché a quanto pare il sodalizio con Jason Blum dovrebbe continuare almeno per un altro film. Forse assisteremo al punto più alto della Blumhouse, oppure a quello più basso di M. Night Shyamalan. Con questi interrogativi, si concludeva la nostra review di The Visit, ultimo film scritto e diretto dal regista del Sesto Senso [che potete trovare integralmente qui: http://www.ingenerecinema.com/2015/11/26/the-visit/#more-31420] il quale, sperimentando linguaggi nuovi, appariva allontanarsi dall’idea di cinema che lo avrebbe reso uno dei cineasti più significativi del nuovo millennio. Cosa è successo dopo? Ringraziando il cielo e tutti gli dei dell’Olimpo, Shyamalan è tornato a fare Shyamalan. Abbandonato il found-footage, tanto amato da Blum, il caro e vecchio M. Night, ritorna alle origini – e qui si nasconde un indizio prezioso… badate – con il bellissimo Split. Pellicola tesa, elegante, rigorosa e moderna, che utilizza il Genere per arrivare a scorgere pieghe drammatiche e oscure dell’animo umano.

ATTENZIONE!
Seguono SPOILER. Non continuate a leggere qualora non abbiate già visto il film… per amor del cielo!

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BATES MOTEL: La quarta stagione in DVD

Mancano all’incirca una trentina di giorni alla messa in onda della nuova e ultima stagione di Bates Motel. La quinta. E se purtroppo in Italia la stagione 4 non è ancora giunta in TV, niente paura: è, infatti, finalmente disponibile in home video, grazie a Universal Home Video. Per chi non l’avesse ancora vista, sappiate che se fino alla terza stagione la linea narrativa seguita si era dimostrata piuttosto uniforme, nella quarta stagione, che si compone di dieci puntate, ci saranno molti cambiamenti. Non vogliamo svelarvi troppo, ma possiamo certamente dirvi che l’attenzione prestata ai personaggi secondari inizia ad affievolirsi e il cerchio si stringe sempre di più attorno ai due protagonisti: seppure i comprimari ricoprano un ruolo di contorno, comunque mai marginale, le loro storie si intersecano per qualche istante con quelle dei protagonisti, ma poi gli si allontanano silenziosamente, lasciando un’aura di mistero che lascia spazio alle fantasie dello spettatore, alle prese con le ipotesi più macabre, sugli sviluppi della prossima stagione.

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ALLIED – UN’OMBRA NASCOSTA di Robert Zemeckis

Durante il secondo conflitto mondiale, la spia canadese Max Vatan [Brad Pitt] e l’assassina francese Marianne Beausejour [Marion Cotillard] si incontrano a Casablanca per uccidere un ambasciatore tedesco durante un ricevimento nazista. I due si innamoreranno e scapperanno via insieme ma, poco dopo il matrimonio e la nascita della figlia, la donna sarà sospettata di alto tradimento.

Al suo diciottesimo lungometraggio, Robert Zemeckis si conferma essere un cineasta molto più vicino al buon mestierante che all’autore vero e proprio. I suoi film non hanno mai un tratto distintivo vero e proprio, sono opere di una linearità scolastica e prevedibilmente hollywoodiana. Sia chiaro, questa caratteristica non è assolutamente da considerarsi un difetto, soprattutto se si ha la capacità di affrontare qualsiasi Genere cinematografico con disinvoltura e professionalità. Ma se pensiamo ad un regista come Steven Spielberg, anche lui in grado di saltare da un film impegnato ad un blockbuster, ecco che notiamo subito un’enorme differenza: il tocco del papà di E.T. si riconosce subito; la regia di Zemeckis no. E’ questo probabilmente il suo limite, ovvero non avere né una firma né una voce autoriale forte.

Anche qui si nota questa mancanza, nonostante la storia funzioni ed il coinvolgimento spettatoriale venga attivato fin dalle primissime sequenze. Tuttavia, questo vuoto autoriale disturba tutta la visione del film: si ha come la sensazione di leggere un libro su cui manca la firma dello scrittore, di osservare un quadro di un pittore anonimo, troppo uguale a tante altre opere esistenti.

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SING di Garth Jennings

Dopo il successo di Pets – Vita da animali, gli animali tornano protagonisti al cinema con un nuovo film di animazione, Sing. Se Pets era caratterizzato da molta frenesia e da un rocambolesco, qui siamo di fronte ad un prodotto più sottile, con vari sottotesti che difficilmente i più piccoli potranno cogliere, e per questo emotivamente più coinvolgente. Distribuito da Universal Pictures e al cinema dal 4 gennaio, Sing è un film d’animazione, davvero divertente: si ride spontaneamente della personalità dei protagonisti e delle loro diversità, che li portano spesso a confrontarsi e litigare buffamente.

In una città immaginaria si trova un antico teatro da un po’ di tempo in grave crisi finanziaria. Il proprietario, il koala Buster Moon, sta riflettendo su un possibile piano che serva a risollevare la sua attività e, ad un certo punto, è certo di aver avuto un’idea geniale: indire un concorso canoro con un premio del valore di mille dollari. La città viene tappezzata da cartelloni pubblicitari che attirano migliaia di persone desiderose di sfondare nel mondo della musical. Buster Moon è sorpreso del successo dell’iniziativa, e non ne capisce la ragione almeno finché non scopre che la sua segretaria, un’iguana ormai anziana e sorda, ha fatto scrivere sui cartelloni pubblicitari del corso che il montepremi si aggira intorno ai centomila bigliettoni.

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OUIJA – L’origine del male di Mike Flanagan

ouija2_1Lo scorso anno Ouija, il film di Stiles White [scuderia Blum House], aveva lasciato l’amaro in bocca in un’annata cinematografica horror che aveva davvero poco da raccontare ad un pubblico in cerca di qualcosa di nuovo o, per lo meno, interessante… Un horror da cassetta, insomma, che si distanziava da saghe contemporanee e di successo – leggi Insidious e The Conjuring – unicamente dall’aver accentrato tutte le attività spiritiche e malefiche fra le lettere di una tavoletta spiritica Ouija.

Ci si sarebbe potuti fermare lì, ma no. Qualcuno ha pensato bene di regalare un secondo respiro ad una saga già priva di vita, con almeno una sicurezza in mano: sarebbe stato davvero difficile creare qualcosa di anco meno interessante.

Ma in produzione hanno preteso una sicurezza in più, passando il progetto nelle mani di Mike Flanagan che, nel bene e nel male, qualcosa di un po’ interessante ha saputo mostrare almeno in Somnia.

E allora ecco Ouija – L’origine del male, che come denuncia l’estensione del titolo riporta la storia indietro nel tempo con un prequel che, in soldoni, gioca innanzitutto la carta vincente utilizzata nella saga di The Conjuring da Wan: spostare la narrazione in un periodo dal fascino vintage.

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PETS  – VITA DA ANIMALI di Chris Renaud e Yarrow Cheney

pets-locandinaSi ride molto e di conseguenza ci si diverte in Pets – Vita da animali, l’ultimo film d’animazione prodotto da Illumination Entertainment e distribuito da Universal Pictures, dal 6 ottobre nelle sale italiane. Atteso da molti mesi, dopo la circolazione dei vari teaser e di trailer promettente, Pets – Vita da animali è un film d’animazione che fa della sua semplicità narrativa il suo punto di forza. Si perché partendo proprio da un soggetto lineare Pets evolve in una sceneggiatura lineare e compatta – scritta peraltro da tre nomi forti nell’animazione, Ken Daurio, Brian Lynch e Cinco Paul – dotata di un ritmo crescente ma mai estremamente frenetico da sfiorare l’isteria che troppo spesso coinvolge i film d’animazione degli ultimi anni.

Pets – Vita da animali è, come suggerisce il titolo stesso, un film che analizza con fare spassoso la vita degli animali domestici paragonandola a quella degli animali di strada, diversi anche caratterialmente. Continua a leggere

JASON BOURNE – La saga

bourne-matt-damonÈ la mattina del 14 marzo 1887. Un uomo si risveglia in un’abitazione a Norristown, in Pennsylvania, scoprendo subito di avere un enorme problema: quello su cui è sdraiato non è il suo letto e la stanza in cui si trova non fa parte della sua casa. Non ha la benché minima idea di dove si trovi e del perché sia finito lì. In un primo momento, il poveruomo potrebbe pensare di trovarsi nell’appartamento di qualche conoscente e che quelli siano i postumi di una notte passata a consumare eccessive dosi di alcol. Una spiegazione plausibile, ma del tutto errata: scopre che è marzo, mentre il suo ultimo ricordo risale al mese di gennaio, per l’esattezza al giorno 18. Non sa che cosa gli sia successo nell’arco di due mesi, ma ricorda tutto della sua vita prima dell’amnesia. Ricorda la sua occupazione, ovvero quella di predicatore evangelico, la sua residenza a Coventry nel Rhode Island, sua moglie, le sue due figlie e il suo nome… Ansel Bourne. Che si sia trattato di un rapimento?

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Cult o [S]cult? Vol. 11

amerd-bd1Tra i titoli estivi di Midnight Factory, il titolo di certo più interessante è il cofanetto Blu-Ray limited edition [con booklet curato da Nocturno Cinema] contenente Amer (2009) e Lacrime di sangue (2012) del duo registico Bruno Forzani e Hélène Cattet, coppia artistica e di vita che grazia ai due film e alla partecipazione al progetto The Abcs of Death è riuscita ad attirare l’attenzione di spettatori, critici e qualche importante guest come Quentin Tarantino, che ha inserito il loro lungo d’esordio nella lista dei suoi film preferiti di sempre!

Il cinema di Forzani e Cattet si apparenta per ispirazione, colori e sapori al giallo all’italiana, anche se si differenzia dal Genere grazie ad una personalità forte e allucinata e ad una ricerca ossessiva del senso del perturbante non solo nel thrilling, ma soprattutto nel sensuale.

In Amer, l’amaro racchiuso nel titolo francese, si apparenta con Amer, le tre età della protagonista [infanzia, adolescenza, maturità], tre momenti accomunati dall’incubo, dall’oscurità.

Il secondo, Lacrime di sangue, film del duo francese è, invece, un racconto sullo stretto rapporto tra l’eros e la morte, vissuto attraverso gli occhi e la mente di un uomo, Dan, che ricerca disperatamente la moglie scomparsa all’interno di un condominio assai luciferino.

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