thriller

Alvaro Vitali torna al cinema con il thriller Deliriumpsike

Dopo gli esordi al servizio del maestro Federico Fellini, per il quale ha interpretato, tra le altre, la pellicola vincitrice del Premio Oscar Amarcord, è divenuto famoso soprattutto come volto comico della commedia popolare sfornata negli anni ‘70 e ‘80.

Con un curriculum comprendente oltre ottanta apparizioni tra grande e piccolo schermo, il romano Alvaro Vitali si appresta a tornare sul set in un’avventura del tutto inedita e nuova per lui: il thriller Deliriumpsike, le cui riprese sono previste nel corso del 2018.

Un thriller che segna il ritorno alla regia per Luigi Pastore [Come una crisalide, Violent shit: The movie], ispiratosi a fatti realmente accaduti e che dichiara: “Il titolo del film mi accompagna ormai da diversi anni e, alla fine, è ritornato con prepotenza nei miei pensieri.

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AMERICAN ASSASSIN di Michael Cuesta

american assassinTratto dalla serie di best seller di Vince Flynn, American Assassin presenta al grande pubblico, una delle figure più note nel panorama contemporaneo: il superagente della CIA, Mitch Rapp.  Il regista Michael Cuesta, avvalendosi della collaborazione di un dreamteam di sceneggiatori composta da Stephen Schiff [The Americans, Lolita], Michael Finch [Predators] e dai produttori e registi Edward Zwick [L’ultimo Samurai, Shakespeare in Love] e Marshall Herskovitz [Traffic, Mi Chiamo Sam], hanno trasposto nel periodo odierno, il decimo romanzo della fortunata serie, che racconta le origini del personaggio di Rapp e di come entra a far parte nel gruppo di rete segreta interna della CIA, Orion.

Mitch Rapp [Dylan O’Brien] è un ragazzo come tanti, vive una vita ordinaria insieme alla bellissima fidanzata Katrina. Durante un viaggio a Ibiza, la sua vita viene stravolta da un attacco terroristico ai danni del villaggio turistico, dove la ragazza perderà la vita. Mesi dopo, troviamo un Mitch cambiato, assetato di vendetta e di rabbia, che passa le sue giornate tra allenamenti massicci e al poligono di tiro, noncurante del fatto che la CIA lo stia sorvegliando.

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SAW: LEGACY di Mike e Peter Spierig

Sono passati sette anni da Saw 3D, “aspirante” ultimo capitolo di Saw, una delle saghe horror più chiacchierate degli ultimi anni, nata da un’idea di James Wan, certamente tra i migliori registi del terrore odierni, capace di districarsi con grande maestria tra diversi Generi, dal thriller all’azione, all’horror, verso cui sembra essere più incline. Quando nel 2004 uscì Saw, si ebbe la netta sensazione che quel film, da Wan diretto e scritto con il suo fido collaboratore Leigh Whannell [che poi firmerà anche i capitoli successivi], segnasse una svolta nel Genere, sia narrativa che tecnica: Wan è un artigiano che fa della creatività la sua principale guida, furbo nel cercare stratagemmi e trovate che hanno presa sul pubblico, ricercate e mai banali.

Dopo il primo Saw, Wan si è dedicato alla regia di altri film horror di cui vi abbiamo parlato, producendo però i capitoli successivi della saga, non tutti riusciti.

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LA RAGAZZA NELLA NEBBIA di Donato Carrisi

In una notte di nebbia, uno strano incidente rompe la quiete di Avechot, un piccolo paese di montagna. L’uomo alla guida è Vogel, un famoso investigatore, il quale è incolume ma ha gli abiti sporchi di sangue.

Un mite e paziente psichiatra cerca di fargli raccontare l’accaduto.

La storia comincia alcuni mesi addietro. Fra quelle montagne, due giorni prima di Natale, è scomparsa Anna Lou, una ragazzina di sedici anni. Ma la sua improvvisa sparizione nasconde un mistero più grande.

Forte dello status di scrittore italiano di thriller più venduto all’estero [apprezzato anche da Michael Connelly, Ken Follett e Jeffrey Deaver], Donato Carrisi passa dietro la macchina da presa per mettere in scena uno dei suoi ultimi romanzi.

Ma il percorso seguito da La ragazza nella nebbia non è il tradizionale libro-film ma bensì sceneggiatura-libro-film. In origine la storia era stata pensata direttamente per il cinema, ma lo script fu rifiutato e trasformato in un libro.

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MONOLITH di Ivan Silvestrini

Il livello d’attenzione attorno a Monolith è stato alto già da molto tempo prima del suo arrivo in sala. I motivi sono molteplici e tutti importanti: si parte dal fatto che quello diretto da Ivan Silvestrini è il primo progetto filmico co-prodotto dalla casa editrice Sergio Bonelli Editore, che da tempo sta dimostrando fresca attenzione verso la ricerca di altri modi di raccontare le proprie storie e la ferma volontà di mantenere vivo il rapporto creativo che la pone al centro di un solido rapporto autore/fruitore. SBE dimostra coraggio nell’affrontare un primo grande progetto affiancandosi a Sky Cinema Italia e a Lock & Valentine per dare una seconda vita ad un progetto, ad una storia, che già ha avuto un primo incontro con il pubblico, anche se in un’altra forma, e questo è il secondo motivo per cui il progetto Monolith non può passare inosservato.

In occasione delle passate edizioni di Lucca Comics & Games e del Comicon di Napoli, infatti, Monolith è già stata raccontata attraverso le pagine di un fumetto in due volumi, sempre edito da SBE e firmato da Roberto Recchioni e Mauro Uzzeo, per quanto riguarda la sceneggiatura, e da Lorenzo LRNZ Ceccotti, per i magnifici disegni che passavano da un approccio pittorico e sospeso ad uno più oscuro e concreto da incubo, passato attraverso sequenze dal tratto più semplificato e allucinato.

Il terzo motivo che da forza al progetto Monolith è che film e fumetto hanno avuto due vite differenti e separate: quello che arriverà in sala il 12 agosto non è un adattamento, un cinecomic, ma una storia a sé stante originata dallo stesso soggetto che ha dato vita alla storia a fumetti.

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CODICE CRIMINALE di Adam Smith

Inizia con un inseguimento e finisce con un salto nel vuoto il dinamico film diretto da Adam Smith e interpretato da Michael Fassbender e Brendan Gleeson.

La storia esplora la vita nomade di una famiglia di outsider e malviventi, ai confini della società e delle leggi civili. Nella campagna del Gloucestershire, in Gran Bretagna, i Cutler portano avanti un’insolita tradizione familiare: rapine, corse d’auto e inseguimenti con la polizia.

Il capofamiglia/capobanda Colby ha educato suo figlio Chad a non piegarsi a nessuna legge e autorità, allevando un giovane criminale incallito pronto a seguire le orme del padre.

Quando però Chad diventa padre a sua volta, matura il desiderio di sottrarsi alla scomoda eredità familiare, abbandonare la vita itinerante e assicurare ai figli e alla moglie Kelly un futuro migliore.

Il film sembra in partenza aderire ai canoni del gangster movie e del thriller di strada, per andare poi sempre di più verso il dramma, in particolare sul tema del rapporto padre/figlio e sull’impossibilità di cambiare il proprio destino e quello altrui.

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ESCOBAR di Andrea Di Stefano

La vita tranquilla dei due fratelli Nick [Joah Hutcherson] e Dylan [Brady Corbet], che hanno aperto una scuola di surf sulla costa in Colombia, viene completamente sconvolta dal deputato Pablo Escobar [Benicio Del Toro], un criminale molto pericoloso e potente, a capo di un traffico di cocaina a livello internazionale, che gli hanno permesso di vivere nel lusso. Tutto ha inizio nel momento in cui Nick conosce Maria [Claudia Traisac], e se ne innamora.

Il legame che unisce i due ragazzi si fa via via più forte, e per questo motivo Maria decide di presentarlo alla famiglia, con il beneplacito di Escobar, che si presenta al ragazzo come un uomo molto simpatico e spiritoso, finché una sera non entra nella sua stanza per fargli un discorso moralistico sul legame che lo lega a Maria e su quanto sia importante la sua felicità. Da quell’istante nulla è più come prima, ma Nick se ne accorge lentamente, convinto che la genuinità di Maria non sia poi così diversa da quella dello zio, e così accetta di lavorare per lui, ma i suoi uomini e alcuni strani fatti di cronaca che riconducono al narcotrafficante, fanno capire a Nick che egli stesso sta per diventare una preda, e allora bisognerà prevedere le mosse del predatore e cercare una di fuga.

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NERVE di Hanry Joost e Ariel Schulman

Mentre sulle pagine della cronaca nera e nelle edizioni dei TG si aggiorna in continuazione il numero di vittime legate al fenomeno della Blue Whale, che ad oggi conta più o meno duecento suicidi tra gli adolescenti di tutto il mondo, sugli schermi nostrani [dal 15 giugno con 01 distribution] approda un film che del temuto e letale “gioco di ruolo” sembra una sorta di precursore. I più maligni potrebbero pensare all’ennesima operazione di sciacallaggio, di quelle prodotte negli ultimi decenni sulla scia di tragedie e sciagure di ogni sorta, ma non è questo il caso, poiché la matrice cartacea dalla quale la pellicola in questione ha preso origine risale al 2012, ossia quando della Blue Whale non vi era ancora alcuna traccia.

In Nerve, trasposizione cinematografica dell’omonimo romanzo young adult di Jeanne Ryan, ci ritroviamo catapultati al seguito di Vee Delmonico [Emma Roberts], una studentessa modello dell’ultimo anno delle superiori, che è stanca di rimanere sempre in disparte. Quando i suoi amici la incoraggiano a partecipare a un popolare social game online chiamato Nerve, Vee decide di iscriversi, anche solo per provare quello che in apparenza le sembra un gioco innocuo e divertente. E così, Vee viene risucchiata nel vortice adrenalinico della competizione, della fama e dei follower, assieme a un misterioso ragazzo [Dave Franco], ma a un certo punto il gioco diventa sempre più inquietante, con sfide via via più rischiose, in un crescendo ansiogeno che porterà alla prova finale dove la posta in gioco sarà altissima.

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VAMPIRE + KILL YOUR FRIENDS + THE LOFT

Vampire è la prima produzione americana del regista giapponese Shunji Iwai. Un film che, anche se dal titolo potrebbe tradire un apparentamento con il Genere, non è un horror, ma un dramma triste e nichilista che racconta la storia di un killer seriale, un uomo che contatta in chat delle aspiranti suicide, per poi incontrarle con la scusa di una suicidio di coppia, nascondendo un unico interesse: prendere il loro sangue.

Iwai costruisce un film bizzarro, diverso, sbagliato per molti versi, ma allo stesso tempo attraente e interessante. Registicamente parlando, l’autore cerca di destabilizzare lo spettatore proponendo spesso inquadrature non convenzionali, senza – per fortuna – arrivare a distrarre lo spettatore dalla storia intima e sospesa che sta raccontando.

Kevin Zegers interpreta il killer sociopatico, gentile ed educato, ma anche freddo e calcolatore. Il suo mondo è fatto in maggioranza di figure femminili: sua madre, Amanda Plummer, malata di alzeimer e tenuta in casa con una sorta di armatura fatta di palloncini gonfi di elio che le impediscono di lasciare la sua stanza. Poi ci sono le sue vittime e la donna che vorrebbe diventare la sua compagna [Keisha Castle-Hughes, Adelaide Clemens, Kristin Kreuk, Yu Aoi], donne che entrano a far parte della vita del giovane killer in maniera più o meno abbozzata, regalando solo in pochi casi delle piccole sottotrame da sviluppare in parallelo [un esempio è la svampita vittima bionda che al primo giro scampa, in maniera drammatica, alla morte suicidale].

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SCAPPA – GET OUT di Jordan Peele

Un ragazzo di colore viene invitato dalla fidanzata, bianca, a passare qualche giorno a casa dei suoi genitori. Lui accetta, anche se con qualche riserva, visto che lei non ha mai specificato ai suoi di stare insieme ad un afroamericano. La giovane ci tiene a rassicurarlo e, in verità, anche lui pensa di essere andato inutilmente in paranoia, quando conosce i due. La sua prima impressione, però, inizia a mutare già durante la cena insieme: i comportamenti di mamma e papà sono ostentatamente antirazzisti e amichevoli, il fratello della fidanzata, invece, si dimostra stranamente astioso e violento… E poi per quale motivo tutti i camerieri della ricca famiglia sono di colore e si comportano in modo stano?

Si tratta solo del delirio di un giovanotto che ha difficoltà a rapportarsi con i suoi futuri suoceri o davvero qualcosa non va in quella famiglia apparentemente felice?

Non c’è che dire, l’opera prima scritta e diretta dal comico americano Jordan Peele, si candida ad essere una delle più interessanti sorprese del panorama di Genere arrivate quest’anno nelle sale italiane. Si tratta di un paranonia-thriller che mescola in maniera molto riuscita momenti di tensione, critica sociale, situazioni al limite del grottesco e ironia. In un’America post-Obama, infatti, l’odio razziale nei confronti della popolazione afroamericana non sembra essere sopito e, anzi, serpeggia assai pericoloso, degenerando nella storia di Peele in qualcosa di morboso e volutamente sopra le righe.

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