thriller

ESCOBAR di Andrea Di Stefano

La vita tranquilla dei due fratelli Nick [Joah Hutcherson] e Dylan [Brady Corbet], che hanno aperto una scuola di surf sulla costa in Colombia, viene completamente sconvolta dal deputato Pablo Escobar [Benicio Del Toro], un criminale molto pericoloso e potente, a capo di un traffico di cocaina a livello internazionale, che gli hanno permesso di vivere nel lusso. Tutto ha inizio nel momento in cui Nick conosce Maria [Claudia Traisac], e se ne innamora.

Il legame che unisce i due ragazzi si fa via via più forte, e per questo motivo Maria decide di presentarlo alla famiglia, con il beneplacito di Escobar, che si presenta al ragazzo come un uomo molto simpatico e spiritoso, finché una sera non entra nella sua stanza per fargli un discorso moralistico sul legame che lo lega a Maria e su quanto sia importante la sua felicità. Da quell’istante nulla è più come prima, ma Nick se ne accorge lentamente, convinto che la genuinità di Maria non sia poi così diversa da quella dello zio, e così accetta di lavorare per lui, ma i suoi uomini e alcuni strani fatti di cronaca che riconducono al narcotrafficante, fanno capire a Nick che egli stesso sta per diventare una preda, e allora bisognerà prevedere le mosse del predatore e cercare una di fuga.

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NERVE di Hanry Joost e Ariel Schulman

Mentre sulle pagine della cronaca nera e nelle edizioni dei TG si aggiorna in continuazione il numero di vittime legate al fenomeno della Blue Whale, che ad oggi conta più o meno duecento suicidi tra gli adolescenti di tutto il mondo, sugli schermi nostrani [dal 15 giugno con 01 distribution] approda un film che del temuto e letale “gioco di ruolo” sembra una sorta di precursore. I più maligni potrebbero pensare all’ennesima operazione di sciacallaggio, di quelle prodotte negli ultimi decenni sulla scia di tragedie e sciagure di ogni sorta, ma non è questo il caso, poiché la matrice cartacea dalla quale la pellicola in questione ha preso origine risale al 2012, ossia quando della Blue Whale non vi era ancora alcuna traccia.

In Nerve, trasposizione cinematografica dell’omonimo romanzo young adult di Jeanne Ryan, ci ritroviamo catapultati al seguito di Vee Delmonico [Emma Roberts], una studentessa modello dell’ultimo anno delle superiori, che è stanca di rimanere sempre in disparte. Quando i suoi amici la incoraggiano a partecipare a un popolare social game online chiamato Nerve, Vee decide di iscriversi, anche solo per provare quello che in apparenza le sembra un gioco innocuo e divertente. E così, Vee viene risucchiata nel vortice adrenalinico della competizione, della fama e dei follower, assieme a un misterioso ragazzo [Dave Franco], ma a un certo punto il gioco diventa sempre più inquietante, con sfide via via più rischiose, in un crescendo ansiogeno che porterà alla prova finale dove la posta in gioco sarà altissima.

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VAMPIRE + KILL YOUR FRIENDS + THE LOFT

Vampire è la prima produzione americana del regista giapponese Shunji Iwai. Un film che, anche se dal titolo potrebbe tradire un apparentamento con il Genere, non è un horror, ma un dramma triste e nichilista che racconta la storia di un killer seriale, un uomo che contatta in chat delle aspiranti suicide, per poi incontrarle con la scusa di una suicidio di coppia, nascondendo un unico interesse: prendere il loro sangue.

Iwai costruisce un film bizzarro, diverso, sbagliato per molti versi, ma allo stesso tempo attraente e interessante. Registicamente parlando, l’autore cerca di destabilizzare lo spettatore proponendo spesso inquadrature non convenzionali, senza – per fortuna – arrivare a distrarre lo spettatore dalla storia intima e sospesa che sta raccontando.

Kevin Zegers interpreta il killer sociopatico, gentile ed educato, ma anche freddo e calcolatore. Il suo mondo è fatto in maggioranza di figure femminili: sua madre, Amanda Plummer, malata di alzeimer e tenuta in casa con una sorta di armatura fatta di palloncini gonfi di elio che le impediscono di lasciare la sua stanza. Poi ci sono le sue vittime e la donna che vorrebbe diventare la sua compagna [Keisha Castle-Hughes, Adelaide Clemens, Kristin Kreuk, Yu Aoi], donne che entrano a far parte della vita del giovane killer in maniera più o meno abbozzata, regalando solo in pochi casi delle piccole sottotrame da sviluppare in parallelo [un esempio è la svampita vittima bionda che al primo giro scampa, in maniera drammatica, alla morte suicidale].

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SCAPPA – GET OUT di Jordan Peele

Un ragazzo di colore viene invitato dalla fidanzata, bianca, a passare qualche giorno a casa dei suoi genitori. Lui accetta, anche se con qualche riserva, visto che lei non ha mai specificato ai suoi di stare insieme ad un afroamericano. La giovane ci tiene a rassicurarlo e, in verità, anche lui pensa di essere andato inutilmente in paranoia, quando conosce i due. La sua prima impressione, però, inizia a mutare già durante la cena insieme: i comportamenti di mamma e papà sono ostentatamente antirazzisti e amichevoli, il fratello della fidanzata, invece, si dimostra stranamente astioso e violento… E poi per quale motivo tutti i camerieri della ricca famiglia sono di colore e si comportano in modo stano?

Si tratta solo del delirio di un giovanotto che ha difficoltà a rapportarsi con i suoi futuri suoceri o davvero qualcosa non va in quella famiglia apparentemente felice?

Non c’è che dire, l’opera prima scritta e diretta dal comico americano Jordan Peele, si candida ad essere una delle più interessanti sorprese del panorama di Genere arrivate quest’anno nelle sale italiane. Si tratta di un paranonia-thriller che mescola in maniera molto riuscita momenti di tensione, critica sociale, situazioni al limite del grottesco e ironia. In un’America post-Obama, infatti, l’odio razziale nei confronti della popolazione afroamericana non sembra essere sopito e, anzi, serpeggia assai pericoloso, degenerando nella storia di Peele in qualcosa di morboso e volutamente sopra le righe.

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L’AMORE CRIMINALE di Denise De Novi

Julia è una donna in carriera ma, in qualche modo, anche una “sopravvissuta”. Il suo lavoro è creativo e appagante, caporedattrice di una casa editrice di successo ma, nonostante la sua giovane età, la donna porta addosso le ferite, non solo fisiche, di una relazione con un uomo violento e possessivo.

Ne L’amore criminale, dopo un veloce incipit che anticipa parzialmente la seconda parte del film, conosciamo Julia in un momento più felice. Ha da poco ritrovato l’amore e per il suo nuovo compagno è pronta a trasferirsi in California, lasciando la sua città e iniziando a svolgere il suo lavoro da remoto.

Il suo nuovo lui è un avvenente ex impiegato di banca, forse un po’ tonto, che aveva mollato tutto per inseguire il suo sogno: avviare una produzione di birra artigianale. L’uomo è già stato sposato, con un’algida bionda, Tessa, con cui ha avuto una figlia.

Nonostante tra Julia e il nuovo compagno ci sia un’intesa perfetta, lei non riesce a confessargli della sua precedente relazione, tantomeno dell’ordine restrittivo emesso nei confronti del suo manesco ex che, per combinazione, scade proprio poco dopo il trasloco in California.

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THE CIRCLE di James Ponsoldt

Basato sul bestseller internazionale Il cerchio di David Eggers, il film narra la vicenda di Mae [Emma Watson] che viene assunta a The circle, la maggiore azienda di tecnologia e social media del mondo. La ragazza è su di giri in quanto crede le sia capitata l’occasione della vita, ma man mano che la sua crescita lavorativa si sviluppa, ecco che il suo datore di lavoro Eamon Bailey [Tom Hanks] la incoraggia a rinunciare totalmente alla sua privacy. Tutto ciò che fa, dalla mattina alla sera, deve essere pubblico e trasparente per farsi incarnazione del credo dell’azienda: tutti devono conoscere tutto di tutti, 24 ore su 24.

Ma ben presto la giovane donna si renderà conto che non si è mai al sicuro quando tutti hanno la possibilità di guardare.

Il film di James Ponsoldt è un’opera che arriva tardi. Troppo tardi. Dopo tre stagioni di Black Mirror non ha molto senso realizzare un cinema che racconta un contesto tecnologico/aberrante già ampiamente logorato dalla serie cult di Charlie Brooker.

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PICCOLI CRIMINI CONIUGALI di Alex Infascelli

Dopo il David di Donatello per il documentario S is for Stanley, Alex Infascelli torna alla fiction con Piccoli crimini coniugali. Un kammerspiel freddo ed elegante tinto di giallo e tratto dall’omonimo romanzo best seller del 1960 di Éric-Emmanuel Schmitt.

Dopo un brutto incidente domestico, un affermato scrittore di thriller, torna a casa dall’ospedale completamente privo di memoria. Ragiona ma non ricorda, non riconosce più neppure la moglie, la quale tenta di ricostruire la loro vita di coppia, tassello dopo tassello, cercando di oscurarne le ombre. Via via che si riportano alla luce informazioni dimenticatem, si manifestano delle crepe: sono molte le cose che non tornano nel racconto e il confine tra verità e menzogna è molto sottile.

Claustrofobico, teatrale, artificiale, sinistro, psicanalitico e straniate. Piccoli crimini coniugali è tutto questo e si propone come l’opera più ambiziosa e personale del regista di Almost Blue.

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ANIMALI NOTTURNI in DVD

Un’artista annoiata dal suo lavoro e infelicemente sposata riceve, inaspettatamente, un manoscritto dal suo ex marito, scrittore di poco conto, riciclatosi come insegnante. La loro era stata una rottura brusca e dolorosa, soprattutto per lui, e l’arrivo di quel romanzo riesce a dare un’ulteriore scossa all’instabile equilibrio emotivo in cui la protagonista è bloccata da qualche tempo.

Quel romanzo, Animali notturni, riavvicina in maniera quasi traumatica la donna al suo passato, al suo ex e, in qualche modo le mostra un’orribile spaccato di realtà “altra”, mai vissuta dai due, ma che la porta a immaginare le drammatiche vicende raccontate su quei fogli proprio dando ai tre protagonisti i loro volti e quello della loro figlia.

Proprio quel manoscritto, ancor più del loro passato comune, riesce a spingere la donna verso un esame di molto critico della propria vita, mentre lei e lo spettatore vengono rimbalzati tra le vicende di un presente spento e indolente, un passato pieno di sogni e speranze e un thriller inquietante e stringente che appartiene alla fantasia dell’autore del romanzo fittizio, ma che sembra essere la parte più reale e concreta del tutto: tre livelli di realtà che costruiscono un ottimo gioco di scatole cinesi orchestrato dal regista Tom Ford, autore anche della ricercata scelta estetica, delle inquadrature e dei collegamenti spazio-temporali che riescono ad intrecciare in maniera omogenea i mondi raccontati, che mescolano personaggi, modalità narrative, colori e luci volutamente non assonanti l’uno con l’altro. Ad un mondo freddo e asettico si sussegue uno caldo e sporto, ad un ritmo rilassato un altro frenetico, e via dicendo…

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ELLE di Paul Verhoeven

Morboso, disturbante, perverso, violento, affascinante e respingente allo stesso tempo. Questi sono solo alcuni degli aggettivi con i quali provare a descrivere l’ultima opera di un cineasta straordinario come Paul Verhoeven. Elle, passato in concorso al 69esimo Festival di Cannes e vincitore di 2 Golden Globe [Miglior Film Straniero e Migliore Attrice], arriva nelle sale italiane, stravolgendo i Generi pur restandone fedele.

Tra Hitchcock e Haneke, il nuovo film del regista olandese, si mostra come un thriller algido e laido, eppure avvolgente ed emotivamente ficcante. Opposti che si sostengono in una lenta discesa verso un abisso che trova spazio nell’animo raggelante della sua protagonista: una magnifica Isabelle Huppert.

Michèle è una di quelle donne che niente sembra poter turbare. A capo di una grande società di videogiochi, gestisce gli affari come le sue relazioni sentimentali: con il pugno di ferro. Ma la sua vita cambia improvvisamente quando viene aggredita in casa da un misterioso sconosciuto. Imperturbabile, Michèle cerca di rintracciarlo. Una volta trovato, tra loro si stabilisce uno strano gioco. Un gioco che potrebbe sfuggire loro di mano da un momento all’altro.

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ROAD OF THE DEAD + L’ODIO CHE UCCIDE + THE MODEL + THE LAST SHOWING

Il meccanico Barry si trova di punto in bianco scaraventato all’interno di un’apocalisse zombie da cui cerca, senza riuscirci, di difendere sua moglie e sua figlia. Senza più gli affetti di suoi cari, Barry si mette alla ricerca di sua sorella Brooke, che nel frattempo è stata rapita da un gruppo di soldati che riforniscono il laboratorio di un mad doctor di cavie utili ai suoi esperimenti.

In Australia, ma probabilmente anche nel resto del mondo, le persone si stanno trasformando in esseri violenti e affamati di carne e soprattutto carne umana: lenti e impediti nei movimenti, di giorno; rapidi e atletici al calar del sole. Ma pare esistano delle persona immuni al virus… e una di queste sembra essere proprio Brooke che, infettata dal folle scienziato con il sangue infetto, invece di trasformarsi ha sviluppato una sorta di potere medianico con cui riesce a comunicare con gli zombie.

Road of the Dead – Wyrmwood è anche un road movie che intreccia piacevolmente horror, azione e ironia, mentre racconta la fuga su un pick-up dei due fratelli in compagnia di altri sopravvissuti. Un’auto abbastanza sui generis, visto che come combustibile utilizza una sorta di gas prodotto proprio dagli zombi!

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