thriller

TRAUMA di Lucio A. Rojas

traumaCile, 1978: siamo nel pieno della dittatura imposta dal regime di Pinochet. All’interno di un edificio una donna viene picchiata brutalmente con l’accusa di essere una dissidente comunista. Un sadico generale la fa prima stuprare dal figlio, drogato e ridotto ad una sorta di automa, per poi ucciderla sotto gli occhi del ragazzo.

Stacco temporale: quattro ragazze [di cui due fidanzate e innamoratissime] intraprendono un viaggio verso una zona rurale sperduta per trascorrere qualche giorno nella casa di famiglia di una di loro. Lungo il tragitto si fermano in un lugubre bar per chiedere indicazioni, attirando le attenzioni di uno psicopatico del posto e di suo figlio.  Durante la notte i due uomini penetrano nell’abitazione delle quattro, dando il via ad una sequela di torture e abusi sessuali ai danni delle poverette. Ma, come sempre, la medaglia prima o poi si rovescia…

Paragonata al famigerato [e forse ancora più tremendo] A Serbian Film [2010], quest’opera del cileno Lucio A. Rojas si è aggiudicata un posto di rilievo nell’ambito del cinema più estremo post 2000. Così come nel film di Srdjan Spasojevic, anche qui abbiamo un sottotesto politico [furbacchione e, a conti fatti, irrilevante] che fa da cornice agli eventi, in questo caso reso ancora più marcato dalla didascalia iniziale in cui si esplicita che la storia è basata su fatti realmente accaduti.

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IL COLPEVOLE – THE GUILTY di Gustav Möller

the-guiltyAsger Holm, ex-agente di polizia e operatore telefonico ad un centralino per le emergenze, riceve una chiamata da una donna che è stata rapita. Quando la conversazione improvvisamente si interrompe, comincia la ricerca della donna e del suo sequestratore.

Con a disposizione soltanto il telefono, Asger dà inizio ad una corsa contro il tempo per salvare la vittima. Presto però comprende di avere di fronte un crimne ben più grave di quanto inizialmente pensasse.

Ognuno di noi quando vede un film o legge un libro, vede il proprio film e legge il proprio libro.

Lo interpretiamo, notiamo alcuni particolari invece di altri e spesso tendiamo a intercettare le cose che più si addicono al nostro sentire interiore per connetterci con l’opera, o in alternativa andiamo a cercare qualcosa di molto lontano da noi, per provare a fare qualche passo nell’ignoto.

In ogni caso, finiamo per essere schiavi dei nostri occhi e della nostra mente, modificando e reimmaginando il testo di partenza.

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LA CASA DI JACK di Lars von Trier

Di regola quando si parla di un film, facendone un’analisi o una recensione, si dovrebbe rimanere il più oggettivi possibile e cercare di non personalizzare il testo parlandone in prima persona. Questa volta infrangerò la regola per due motivi.

Il primo riguarda la presunta oggettività necessaria all’analisi: dietro la maschera dell’imparzialità, è anche banale dirlo, si nascondono e spesso emergono i veri sentimenti che danno forma ai nostri gusti, sempre e comunque.

Il secondo motivo è l’autore del film: Lars von Trier non può essere affrontato con distacco, a distanza o “di striscio”, perché i suoi film ti investono con violenza, indipendentemente dal gusto, e quando si viene colpiti direttamente alla pancia, alla testa e forse anche al cuore, non si può rimanere imparziali.

La casa di Jack racconta delle vicende che hanno luogo nell’America degli anni ’70 e segue le azioni e i pensieri del suo protagonista, Jack, attraverso cinque incidenti, cinque omicidi scelti a caso che hanno definito il suo sviluppo come serial killer.

Viviamo la storia dal punto di vista di Jack, il quale vede ogni omicidio come un’opera d’arte in sé, anche se la sua disfunzione gli da problemi nel mondo esterno. Nonostante l’inevitabile intervento della polizia si stia avvicinando, contrariamente a ogni logica, questo lo spinge a rischiare sempre di più.

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PANORAMICA sul Genere alla Festa del Cinema di Roma 2018

House With A Clock In Its Walls

Carissimi Lettori di InGenereCinema.com, anche quest’anno non abbiamo lesinato. Ci siamo recati alla Festa del Cinema di Roma e abbiamo scovato per voi i migliori – ma anche qualche delusione – film di Genere della tredicesima edizione.

I due pezzi da novanta, 7 Sconosciuti a El Royale e Halloween, li abbiamo visti e recensiti qui e qui. Troppo grossi e soddisfacenti per licenziarli con qualche riga all’interno di questo focus, non c’è che dire…

Tutto il resto [western metropolitani, zombie movie politici, thriller oscuri e cartoni animati inediti e commoventi] lo potete trovare qui di seguito.

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Arriva al cinema il 9 agosto 2018 CATTIVI E CATTIVI di Stefano Calvagna

cattivi-e-cattiviDistribuito da Lake Film, arriva nelle sale cinematografiche il 9 agosto 2018 Cattivi e cattivi, il nuovo thriller metropolitano diretto dal cineasta romano Stefano Calvagna, autore de L’uomo spezzato e Non escludo il ritorno.

Spacci, corruzione, violenza e prepotenza fanno da contorno ad una Roma natalizia, decorata di delinquenza, nella quale nessuno, nemmeno la polizia, sembra riuscire a fermare la lotta fra due bande criminali.

Lo stesso Calvagna fa parte del cast insieme a Massimo Bonetti [Il lupo], Claudio Vanni [La fuga], Ines Nobili [L’ultimo bacio], Emanuele Cerman [In nomine Satan], Andrea Autullo [Hyde’s Secret Nightmare], David Capoccetti e i lottatori di MMA Michele Verginelli e Fabio Russo.

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CELL BLOCK 99 – NESSUNO PUO’ FERMARMI di S. Craig Zahler

Bradley Thomas è un possente energumeno con una vistosa croce tatuata sulla nuca. Ha un passato da ex pugile, spacciatore e alcolizzato, ma adesso lavora come meccanico in un’officina. Nello stesso giorno viene a sapere di aver perso il lavoro e che la moglie lo tradisce da tempo, stanca di una convivenza in cui il rapporto con suo marito vive in un’insostenibile apatia. Intenzionato a ricostruire una vita migliore per sé stesso e per la donna che ama, decide di ricontattare una sua vecchia conoscenza nella malavita, che gli trova subito un’occupazione come corriere per i suoi traffici. Passano alcuni mesi e le cose sembrano andare meglio: lei è incinta, i soldi non mancano e i due vivono adesso in una bella casa dove è già pronta la cameretta per la figlia in arrivo.

Bradley si lascia però convincere ad accettare un incarico troppo rischioso e finisce dietro le sbarre. La moglie gli promette che lo aspetterà fino al suo ritorno e il nostro sembra rassegnarsi all’idea di scontare la sua pena con buona pace. Fino a quando un atroce ricatto che minaccia i suoi affetti lo costringerà a trasformarsi in una belva assassina tra le mura del carcere. La discesa nell’inferno [quello vero] ha inizio. A distanza di due anni dal suo primo lavoro [l’ottimo western cannibalico Bone Tomoahawk], S. Craig Zahler fa centro un’altra volta e si conferma un regista/sceneggiatore capace di  rimodellare gli schemi e gli stereotipi del cinema di Genere che più lo appassiona.

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INSIDE – A L’INTERIEUR di Alexandre Bustillo e Julien Maury

insideSarah è una giovane donna in stato interessante che ha involontariamente causato un incidente stradale in cui ha perso la vita il suo compagno. Sta trascorrendo la vigilia di Natale da sola nella propria casa, mentre fuori, nel quartiere delle Banlieu parigine, si consuma una violenta rivolta di immigrati. Ma soprattutto, nei pressi dell’abitazione, si aggira una minacciosa dark lady che sembra particolarmente interessata a ciò che Sarah porta in grembo. Dentro di sé.

Questo il semplicissimo antefatto da cui sono partiti i due giovani cineasti francesi Alexandre Bustillo e Julien Maury, che a loro modo hanno rappresentato un piccolo caso nell’ambito del cosiddetto cinema Estremo. Ad onor del vero ci aveva già pensato Alexandre Aja nel 2003 [autore dell’avvincente e splatterissimo thriller/horror Alta Tensione] ad inaugurare in territorio francese una certa tendenza verso prodotti di Genere concepiti per ridefinire i canoni del mostrabile in termini di violenza esplicita.

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LA PRIMA NOTTE DEL GIUDIZIO di Gerard McMurray

la-prima-notte-del-giudizioPer abbassare il tasso di criminalità sotto l’uno percento per il resto dell’anno, i Nuovi Padri Fondatori d’America [nuovo partito che ha divorato Democratici e Repubblicani cavalcando un’onda di malcontento generale] sperimentano una teoria sociologica che dà libero sfogo all’aggressione per la durata di una notte in una comunità isolata.

Ma ben presto, sia coloro che si trovano nel pieno dello “sfogo” che coloro i quali l’hanno organizzato, si rendono conto di essere parte di un gioco più grande.

Dopo La notte del giudizio [2013], Anarchia – La notte del giudizio [2014] e La notte del giudizio – Election Year [2016] arriva il prequel della fortunata serie che ha rappresentato uno dei maggiori successi commerciali della Blumhouse di Jason Blum.

James DeMonaco, regista dei primi tre capitoli, rimane come sceneggiatore e lascia il timone a Gerard McMurray, il quale riesce ad adeguarsi molto presto al contesto, tentando però un approccio ‘schizofrenico’ che è allo stesso tempo il punto di forza e il punto di debolezza del film.

In alcuni momenti sembra di essere dalle parti di Classe 1999, in altri si ha la sensazione di essere finiti in uno slasher traboccante di jumpscare, poi si passa dall’action alla The Raid al thriller politico e anche al film di guerra.

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RABBIA FURIOSA – ER CANARO: Video-Intervista a Sergio Stivaletti

sergio-stivalettiRoma, oggi. Nella periferia del Mandrione, Fabio torna in libertà dopo otto mesi di prigione e una pena scontata al posto dell’amico Claudio. Fabio è un uomo mite, gentile e deciso a riprendere la sua vita con la moglie, la figlia e la sua attività di toelettatore di cani [in romanesco “er canaro”]. Ma le cose prendono un’altra piega. Il rapporto con Claudio, ex pugile che punta a diventare un boss del quartiere, dove vige ancora la legge del più forte, evolverà nel segno della sudditanza e delle vessazioni. Fino a quando, dopo l’ennesima violenza, fisica e psicologica, Fabio si vendicherà in un modo inaspettatamente crudele.

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RABBIA FURIOSA: ER CANARO di Sergio Stivaletti, dal 7 giugno al cinema!

Arriva nei cinema il 7 giugno, prodotto da Apocalypsis che lo distribuisce in collaborazione con Paradise Pictures, Rabbia furiosa – Er Canaro, terzo lungometraggio diretto dal maestro degli effetti speciali Sergio Stivaletti, che si distacca dall’horror – filone in cui rientrarono le sue due fatiche precedenti MDC – Maschera di cera e I tre volti del terrore – per proporre un thriller noir a tinte forti ambientato ai giorni nostri.

Il film è ispirato ad una pagina della cronaca nera romana degli anni Ottanta e mirato a rievocare lo spietato assassinio di un ex pugile e criminale avvenuto per mano di colui che venne chiamato “Er Canaro”.

Nel ruolo del Canaro troviamo Riccardo De Filippis, noto per il ruolo di Scrocchiazeppi nella serie televisiva Romanzo criminale, e Virgilio Olivari in quello del carnefice destinato a trasformarsi nella sua vittima. Nel cast anche Romina Mondello e Gianni Franco, entrambi già presenti in MDC – Maschera di cera, Rosario Petix, Giovanni Lombardo Radice e Romuald Klos.  La sceneggiatura porta la firma di Antonio Lusci, Antonio Tentori e lo stesso Stivaletti.

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