Paolo Gaudio

BENEDETTA FOLLIA di Carlo Verdone

benedetta folliaC’è uno spettro che aleggia su ogni produzione firmata Carlo Verdone dal 2000 a oggi. Questo spettro non risparmia nessuno e avvolge le menti degli spettatori, dei collaboratori e, naturalmente, dello stesso regista. Per neutralizzare questo spettro si è fatto ricorso a qualsiasi tipo di modernismo tematico e drammaturgico. A idee di cast sprezzanti o più rassicuranti. A preti, disoccupati, separati e perfino a un investigatore privato, ma niente. Lo spettro resta lì a fissarci tutti dritto negli occhi.

Questo spettro è la nostalgia. Nostalgia di ciò che è stato, senza dubbio, di quanto il cinema di Verdone abbia significato per la nostra commedia e – diciamolo pure – per la crescita di molti di noi. Ma anche la nostalgia di non avere più strumenti per cambiare la situazione. Di aver perso l’attimo in cui reinventarsi e provare qualcosa di completamente diverso era possibile. Quando la follia era un’opportunità e rappresentava un veicolo essenziale per fare il cinema. Nulla di tutto questo è più possibile, ahimé. E la follia diventa ordinaria, prevedibile, stanca e benedetta.

Benedetta Follia segue le vicende di Guglielmo, uomo di specchiata virtù e dalla grande fede cristiana, proprietario di un negozio di articoli religiosi e alta moda per vescovi e cardinali. I valori su cui l’uomo ha fondato la sua esistenza crollano all’improvviso quando sua moglie Lidia lo abbandona dopo venticinque anni di matrimonio, proprio nel giorno del loro anniversario.

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THE GREATEST SHOWMAN di Michael Gracey

the-greatest-showmanSulle pagine di questa piattaforma stiamo raccontato da tempo, nostro malgrado, la crisi di idee e di creatività che sta attraversando Hollywood. Remake deludenti, reboot incomprensibili, sequel stanchi e senza alcun valore cinematografico. A questa lista dei disastri produttivi potremmo aggiungere anche la categoria dei biopic, tanto amati dai dirigenti degli Studios e tanto desiderati dalle star che li ritengono progetti propedeutici per il raggiungimento delle agognate statuette dorate.

A conferma di questa tradizione, arriva il giorno di Natale, The Greatest Showman, scellerato e revisionista musical [altra categoria che meriterebbe una riflessione seria] sull’inventore del Freak Show, P.T. Barnum.

Inizio Ottocento. Phineas Taylor Barnum è il figlio di un sarto che muore catapultando il bambino nel buio di un’infanzia dickensiana. Ma P.T. crede nel sogno americano di inventarsi un’identità nobile ritagliata dalla stoffa dei sogni, e il suo amore di gioventù, la dolce Charity, abbandona i privilegi della propria casta per seguire le visioni di quello che diventerà suo marito e il padre delle loro due figlie.

Per Barnum, convinto che ogni progetto debba essere realizzato “cinque volte più grande, e dappertutto”, nulla è abbastanza: non il Museo delle Stranezze che edifica nel centro di Manhattan per lo sgomento – e la curiosità morbosa – dei newyorkesi, non il circo che porta il suo nome in cui si esibiscono la donna barbuta e il gigante irlandese, il nano Tom Thumb e i gemelli siamesi. Perché quando P.T. Barnum “sta arrivando”, lo fa come un ciclone inarrestabile che travolge ogni cosa al suo passaggio: steccati e ipocrisie, ma anche legami e sentimenti.

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NIGHTMARE BEFORE CHRISTMAS: Le commedie italiane in sala a Natale 2017 [Parte 2]

poveri-ma-ricchissimiPOVERI MA RICCHISSIMI di Fausto Brizzi    

Persino l’Hollywood Report si è interessato al sequel del fortunato Poveri ma Ricchi. Naturalmente, non per la pellicola in sé o per il valore cinematografico che rappresenta, bensì per le polemiche che si è portato dietro. È stato definito come l’equivalente nostrano del “caso Weinstein” e ha costretto il regista, Fausto Brizzi, accusato di presunte molestie sessuali, a un ritiro forzato – e temporaneo, immaginiamo – dalle proprie attività di cineasta. Tutto molto interessante direbbe qualcuno, ma al netto di questa bagarre, c’è ancora chi si domanda: com’è il film?

Ebbene, Poveri ma Ricchissimi è l’autentica delusione di questo Natale “cinepanettonesco”, in quanto incapace di sfruttare al meglio un plot assurdo, eppure attuale e molto stimolante come l’uscita dalla Repubblica di un piccolo paesino del basso Lazio.

Brizzi e la sua squadra di sceneggiatori attingono a piene mani dall’ondata di populismo e di retorica “dell’uscita” – che sia dall’Europa o dalla moneta unica, poco importa – paventando uno scenario grottesco e drammaticamente qualunquista, nel quale ogni pregiudizio acquista dignità, nonché l’ignoranza diventa argomento politico convincente.

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STAR WARS: GLI ULTIMI JEDI di Rian Johnson

the-last-jediPerdere per vincere. Fallire per cambiare. Ma soprattutto, abbandonare ciò che è stato per ottenere un nuovo orizzonte. Star Wars: Gli Ultimi Jedi è la palese affermazione che qualcosa sta cambiando nella Galassia lontana, lontana. Tutto viene messo in discussione in questo ottavo episodio della saga sci-fi più amata al mondo. La Forza è sveglia, ma non troppo, i ribelli sono in fuga, il Primo Ordine potrebbe vincere, ma Kylo Ren deve fare i conti con una coscienza lacerata dal senso di colpa. Infine, Rey al cospetto di Skywalker conoscerà la sua più amara delle delusioni. Tutto sembra vacillare nelle Guerre Stellari di Rian Jonhson, ma ciò che appare compromesso, che non ricorda il passato glorioso, potrebbe essere l’occasione più importante mai capitata a questa lunga avventura nello spazio.

Ma procediamo con ordine: La Forza scorre forte nella giovane Rey, ma solo un grande maestro Jedi può insegnarle a controllarla. Rivelata la mappa che traccia la rotta per il nascondiglio segreto di Luke Skywalker, la ragazza attraversa l’universo fino al pianeta sperduto dove il cavaliere Jedi si è ritirato in esilio volontario. Si inerpica lungo sentieri impervi, perlustra gli angoli più selvaggi dell’isola per incrociare lo sguardo del leggendario guerriero che ha combattuto e sconfitto l’Impero, e porgergli la vecchia spada laser appartenuta alla sua famiglia. Il gesto significativo riprende ed eguaglia il passaggio di testimone avvenuto nel corso della saga, nella quale l’allievo assume infine il ruolo di mentore. Intuitiva e tenace, Rey è la capofila delle nuove leve Jedi, pronta a contrastare le forze del sinistro Primo Ordine, in aiuto della Resistenza. Accanto a lei ritornano l’ex assaltatore Finn, il pilota di X-Wing Poe Dameron e il Generale Leia [in quella che passerà alla storia come l’ultima interpretazione di Carrie Fisher, CGI permettendo]. Tra i servitori del Lato Oscuro, con il volto sfregiato dall’ultimo scontro con Rey, ritroviamo Kylo Ren, influenzato dalla misteriosa figura del Leader Supremo Snoke.

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NIGHTMARE BEFORE CHRISTMAS: Le commedie italiane in sala a Natale 2017 [Parte 1]

natale-da-chefTemuto dai cinefili, atteso dagli esercenti e benedetto dai produttori, anche quest’anno è arrivato il Natale. Le sale si affollano di spettatori, che diligentemente, danno seguito alla tradizionale proiezione natalizia. Prima il panettone e poi un cinepanettone, si potrebbe dire. E il 2017 non ha fatto eccezione, anzi. A giudicare dalle pellicole in uscita, si tratta di un’annata in crescita per questo prodotto cinematografico nostrano. In effetti, il cinema italiano ha dato il meglio di sé, proponendo un’ampia varietà di “film di Natale”, più o meno differenti. In barba a chi si era convinto che a seguito del divorzio Boldi/De Sica, questo Genere si sarebbe estinto, continuiamo ad assistere al moltiplicarsi di commedie, commediucce, commediole, farse, film comici e addirittura [novità di quest’anno] un montaggio del meglio – si fa per dire –  di trentacinque anni di produzioni Filmauro.

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JUSTICE LEAGUE di Zack Snyder

justice leagueBene, bene ma non benissimo“. Il tormentone della scorsa estate del rapper Shade, si presta magnificamente per descrivere l’atteso Justice League di Zack Snyder. Dopo il successo – misterioso per chi scrive – di Wonder Woman, la DC completa il passaggio a una linea editoriale più leggera e solare, grazie anche al contributo di Joss Whedon, responsabile degli Avengers di casa Marvel. Ed è proprio questo cambiamento, tanto voluto da pubblico e critica, a far vedere il bicchiere mezzo pieno. Ma siamo davvero sicuri che il destino dei super-amici sia quello di diventare la copia posticcia degli eroi creati da Stan Lee?

Di fronte alla nuova minaccia in agguato, il miliardario Bruce Wayne rivaluta la scelta di lottare in solitaria e decide di fare squadra con un composito gruppo di supereroi, provenienti dai diversi angoli del pianeta. Entrato in possesso dei filmati che ritraggono alcuni metaumani mentre fanno uso di abilità sovrannaturali, il severo Batman, irruvidito dall’età che avanza ma ispirato dal recente sacrificio di Superman, si allea con la principessa delle amazzoni Wonder Woman nella perigliosa ricerca per scovarli e reclutarli tutti. Grazie ai costosi mezzi a disposizione, riesce a intrufolarsi nel covo segreto del giovane Barry Allen, il talentuoso perito forense di Central City, capace di muoversi a una velocità superiore a quella della luce.

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THE BROKEN KEY: Video-Intervista a Louis Nero

In un futuro non lontano, la libertà dell’essere umano è in pericolo. Il mondo è controllato dalla “Grande Z”: la Zimurgh Corporation. La “Legge Schuster” sull’eco-sostenibilità dei supporti regna sovrana. La carta è un bene raro. Stampare è reato. Sullo sfondo di questa realistica visione del domani, il ricercatore inglese Arthur J. Adams viene spinto all’avventura dal padre putativo, il professor Moonlight. La ricerca del frammento mancante di un antico papiro, protetto dalla misteriosa confraternita dei seguaci di Horus, viene ostacolata da indecifrabili omicidi legati ai sette peccati capitali. Arthur dovrà addentrarsi nei meandri di un’impenetrabile e misteriosa metropoli del futuro, specchio della sua anima, per ritrovare il pezzo mancante e salvare l’umanità intera.

In occasione dell’uscita in sala del nuovo film di Louis Nero,  il fantascientifico The Broken Key, abbiamo incontrato il regista per farci raccontare qualcosa in più sul suo ultimo lavoro.

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IN UN GIORNO LA FINE: Video-Intervista a Daniele Misischia

daniele misischiaClaudio, un importante uomo d’affari, cinico e narcisista, una mattina, andando in ufficio per concludere un importante lavoro per la sua azienda, rimane bloccato in ascensore a causa di un guasto. Purtroppo però quel guasto sarà solo l’inizio. Un virus letale sta trasformando le persone in zombie, infetti dall’istinto omicida. Bloccato tra due piani e intrappolato in una gabbia di metallo, con gli infetti che fanno di tutto per entrare e massacrarlo, Claudio dovrà fare affidamento esclusivamente sul suo istinto di sopravvivenza per uscire da quell’inferno.

In occasione della proiezione alla Festa del Cinema di Roma di In un giorno la fine, esordio ufficiale al lungometraggio per Daniele Misischia, abbiamo incontrato il giovane regista romano per farci raccontare come è nato il suo zombie movie girato all’interno della cabina di un ascensore.

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THOR: RAGNAROK di Taika Waititi

thor ragnarokCambiare tutto al fine che tutto resti uguale”. Bisogna scomodare il Gattopardo per questo Thor: Ragnarok, terzo capitolo della saga del dio con il martello, che prova ad indossare abiti inconsueti e nuovi per lui, ma fin troppo familiari per i Marvel Studios. I quali, a loro volta, non riescono a nascondere dietro lo sfrontato e moderno umorismo di Taika Waititi, lo spirito di conservazione e reiterazione che da sempre li muove e che, ahimé, li ha resi ricchi sfondati. Questa “nuova” confezione fa emergere l’allarmante necessità di passare a uno step successivo, realmente originale e nuovo, altrimenti a farne le spese non saranno solo i supereroi, ma tutto il cinema di Genere.

Per intervenire a difesa del pianeta Terra e dei suoi abitanti, il vanaglorioso principe di Asgard Thor ha messo da parte i nobili natali, la discendenza aliena e i conflitti familiari con Loki, atterrando puntualmente con un tonfo al fianco dei colleghi Avengers tutte le volte che ce n’è stato bisogno. Dopo averlo visto sfidare i componenti più forti della squadra a sollevare il leggendario Mjöllnir, e gongolare nella consapevolezza di essere il solo degno di brandirlo, un potente nemico in gonnella si fa avanti per raccogliere la sfida e disintegra il martello sotto gli increduli occhi del proprietario. La perfida Hela, tornata in libertà dopo millenni di prigionia, minaccia di scatenare la sua ira sul regno di Odino e l’unico guerriero in grado di fermarla e scongiurare il Ragnarok è disarmato e imprigionato dall’altra parte dell’universo. Indebolito dallo scontro con Hela, Thor è finito nelle mani del Gran Maestro, un avido burattinaio il cui passatempo preferito è far duellare forme di vita inferiori dentro un’arena intergalattica.

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BRUTTI E CATTIVI di Cosimo Gomez

Presentato all’ultima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia nella sezione Orizzonti, Brutti e cattivi segna l’esordio dietro la macchina da presa dello scenografo Cosimo Gomez. Omaggio a Ettore Scola e alla commedia all’italiana, l’opera prima di Gomez, si distingue per la sua vocazione corrosiva e scorretta, che rivendica il diritto di un gruppo di disabili all’uguaglianza. Non tanto nel bene, quanto nel male. Infatti, questa banda di freaks nostrani, composta da un capo senza gambe, una pupa senza braccia, uno scagnozzo strafatto e senza cervello e un nano scassinatore, si mostra libera di commettere quanto di più basso e sgradevole sia immaginabile. Con un’estetica del brutto ricercata e rigorosissima, Brutti e cattivi, diverte e intrattiene, costruendo, tuttavia, delle aspettative molto alte che sul finale vengono, ahimé, disattese.

Quattro outsider senza arte né parte, mutilati nell’aspetto e nella dignità da una società che li vede brutti e cattivi, si improvvisano rapinatori per il colpo che cambierà la loro vita. Il Papero non ha le gambe, sua moglie Ballerina è senza braccia, Il Merda è un rasta tossico e Plissé un irascibile nano rapper. Gli evidenti ostacoli fisici non sono che un alibi per la sgangherata banda criminale, unita e compatta per realizzare l’improbabile sogno comune. Dopo il colpo però le cose si complicano: ciascuno dei componenti pretende di tenere per sé il malloppo, e tutti sembrano avere un piano per riuscirci. La caccia al tesoro si trasforma in una girandola di inseguimenti, cruente vendette, esecuzioni sanguinose e tradimenti incrociati.

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