Paolo Gaudio

SPLIT in Blu-Ray

Del ritorno di Shyamalan ne abbiamo già parlato al momento dell’uscita in sala del suo Split, una pellicola molto tesa che utilizza il Genere per affondare negli strati più oscuri e profondi dell’animo umano.
Kevin è in cura da anni e ha mostrato alla sua psichiatra ben 23 personalità. Un caso di certo non facile da gestire, anche perché la dottoressa Fletcher sa che rimane ancora un’altra identità nascosta. Gli “altri Kevin” ne parlano sempre in modo timoroso, perché sanno che nel momento in cui dovesse manifestarsi, questa nuova personalità che si fa chiamare “la Bestia” prenderebbe il sopravvento sulle altre.

Un giorno l’uomo rapisce tre ragazze e le rinchiude nello scantinato di casa sua, dando il via ad una guerra per la sopravvivenza in cui le giovani si troveranno ad avere a che fare non solo con un uomo completamente squilibrato, ma con le diverse rappresentazione che lui stesso ha di sé e che si comportano con le giovani in maniera del tutto differente l’una dall’altra.

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LA MUMMIA di Alex Kurtzman

Se siete frequentatori abituali delle pagine del nostro sito, non vi sarà certamente sfuggita la nostra passione incondizionata per i mostri. Siamo tifosi dei mostri, sostenitori dei mostri e tra un film con i mostri e uno senza, preferiamo nella maniera più assoluta il primo. Tuttavia, in questi ultimi anni, i nostri amici mostri, non sono stati trattati con il rispetto necessario dagli Studios hollywoodiani, anzi. Troppo spesso sono stati sminuiti e ridicolizzati da iniziative molto discutibili come Twilight o caotiche e pasticciate come Van Helsing. D’altronde, la prerogativa di rovinare le cose buone, fa parte di questa industria e anno dopo anno ci siamo sorbiti vampiri che luccicano al sole, licantropi addomesticati e docili e persino Dracula Untold.

Ora: la tendenza del momento a Hollywood è rappresentata dalla possibilità di avere un unico contesto dove far agire personaggi apparentemente slegati l’uno dall’altro. Lo chiamano “universo condiviso espanso”. Com’è noto, questo modo di procedere è mutuato dai fumetti, infatti, manco a dirlo, a introdurlo nel mondo del cinema, sono stati proprio i Marvel Studios, i quali hanno fatto incrociare – con grande successo, non si può nascondere – i destini di tutti i loro supereroi. A ruota, li hanno seguiti in questa operazione, anche i rivali di sempre della DC Comics, ma con qualche problemino in più, forse superato dal recente successo di Wonder Woman.

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Dylan Dog – 30 anni di incubi: Intervista a Luca Ruocco e Marcello Rossi

Tutto quello che volevate sapere su Dylan Dog, ma non avete mai osato chiedere. Potremmo descriverlo anche così il bel documentario, Dylan Dog – 30 anni di incubi di Luca Ruocco e Marcello Rossi, i quali da veri esperti, ci raccontano i primi trent’anni di vita dell’indagatore dell’incubo edito da Sergio Bonelli Editore e amato in tutto il mondo. In occasione della nuova messa in onda su Studio Universal [in onda sul digitale terrestre sulla piattaforma Mediaset Premium], ogni sabato di giugno in seconda serata, abbiamo fatto due chiacchiere con gli autori che sono di casa sulle pagine del nostro sito.

[Paolo Gaudio]: Un documento per raccontare i trent’anni dell’indagatore dell’incubo: dall’osservatorio di due esperti, com’è invecchiato il personaggio Bonelli in questi anni?

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SONG TO SONG di Terrence Malick

Sono davvero pochi i registi che raggiungono lo status di artista. Uomini che osservano la vita e la restituiscono con personalità e visione e che hanno scelto il cinema per veicolare la loro espressione.

Si sarebbero potuti esperire al meglio anche attraverso altre arti, come la pittura, la musica o la letteratura. Ma per qualche motivo, difficile da stabilire, hanno scelto il cinema, cambiandolo, capovolgendolo, criticandolo e rendendolo necessario e unico.

Tra questi cineasti, c’è senza dubbio Terrence Malick, il quale nel corso della sua carriera e attraverso le sue pellicole, è riuscito a mettere in crisi il linguaggio al quale eravamo abituati, rendendo riconoscibile e personale il cinema. In particolare, negli ultimi anni – anche grazie alla collaborazione con il grande direttore della fotografia Emanuel Lubeski – l’impianto estetico dei suoi film ha cambiato moltissimo il modo di intendere il racconto cinematografico, influenzando perfino il mainstream.

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ON THE MILKY ROAD – Sulla Via Lattea di Emir Kusturica

Per nostra fortuna il cinema d’autore non è ancora scomparso. Non è in ottima forma, ovviamente, ma nonostante una feroce aggressione all’originalità e alla visione personale da parte di un certo sistema produttivo e distributivo, resiste e combatte insieme a noi. Esponente illustrissimo di questa resistenza è, senza dubbio alcuno, Emir Kusturica, il quale, dopo essere passato in concorso alla 73esima Mostra di Venezia, arriva nelle nostre sale con il suo ultimo e bellissimo film: On the Milky Road – Sulla Via Lattea.

Primavera durante la Guerra. Ogni giorno un uomo trasporta il latte e attraversa il fronte a dorso di un asino, schivando pallottole, per portare la sua preziosa mercanzia ai soldati. Benedetto dalla fortuna nella sua missione, amato da una giovane donna del paese, tutto lascia pensare che un futuro di pace lo stia aspettando… fino a che l’arrivo di una misteriosa donna italiana sconvolgerà la sua vita completamente. Inizia così una storia di passione, di amore proibito, che farà precipitare i due protagonisti in una serie di fantastiche e pericolose avventure. Si sono uniti per caso e niente e nessuno sembra in grado di fermarli.

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ON THE MILKY ROAD: Conferenza stampa con Emir Kusturica e Monica Bellucci

On The Milky Road è il nuovo, bellissimo film di Emir Kusturica. Dopo il passaggio in concorso alla 73esima Mostre d’Arte Cinematografica di Venezia, il film arriva finalmente anche nelle sale italiane. Il regista, tra i pochi vincitori di ben due Palme d’Oro, ha presentato questa sua ultima fatica alla stampa nostrana in compagnia di Monica Bellucci. Noi eravamo lì.

[InGenere Cinema]: Com’è nata l’idea che ha portato a “On The Milky Road”? So che sono stati necessari quattro anni di lavorazione…

[Emir Kusturica]: Tutto è iniziato da tre storie che mi vennero in mente, ma non nello stesso momento. L’uomo che trasportava il latte l’ho ascoltata a Mosca: andava avanti e indietro per portare il latte e nel suo cammino dava da bere ad un serpente. Poi quello stesso serpente gli salvò la vita, proprio come succede nel mio film. La seconda proviene dalla Croazia: una ragazza ucraina che visse a Roma, torno all’inizio della guerra e lavora come spia. Una donna bellissima che fece innamorare il generale inglese che uccise sua moglie per lei. Ho messo insieme queste due storie insieme ad una terza ovvero quella di un uomo che si salva grazie ad un gregge di pecore. Ho messo tutto insieme e sono partito per questo viaggio durato molti anni.

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Da 2NIGHT a MONOLITH: Intervista a Ivan Silvestrini

È un venerdì notte a Roma. Il tempo è mite e il popolo della notte è pronto a uscire e a divertirsi. La città si anima e si colora dei neon dei locali, dei fari delle macchine, delle luci che illuminano i più importanti monumenti. In un locale di uno dei quartieri più vivi della città, due sconosciuti s’incontrano. Entrambi hanno circa trent’anni, sono soli e in cerca di qualcuno con cui passare la serata e forse, chissà, anche la notte. Lei chiede un passaggio e lui accetta di accompagnarla in macchina fino all’altro capo della città. Eccoli insieme che si fanno largo attraverso la notte. Lei è il prototipo della ragazza consapevole e autonoma, decisa, in questa serata che anticipa l’estate, a regalarsi una notte di sesso con uno sconosciuto, per poi, domani, continuare, più forte e sicura di sé, la sua vita senza legami. Lui sembra incarnare il trentenne di oggi, piuttosto timido, più calmo e riflessivo e con una strana inquietudine.

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LA RAGAZZA DEI MIEI SOGNI di Saverio Di Biagio

In Verità e Metodo, il filosofo tedesco Hans-Georg Gadamer, indica l’impossibilità di accostarsi a un testo senza pregiudizi, in quanto la nostra mente non è affatto una tabula rasa. Il pregiudizio che accompagna il lettore, non è necessariamente un giudizio errato, ma più semplicemente una presupposizione cioè un giudizio previo, la cui legittimità dovrà essere messa alla prova e verificata. Le teorie dell’importante ermeneuta si sposano perfettamente anche se l’oggetto in questione non è un testo, bensì un film. Tuttavia, se la materia è cinematografica, tali giudizi preventivi sono davvero duri da mettere in discussione. Se poi, il film in questione, è italiano e perlopiù di Genere – addirittura fantasy – l’impresa diventa durissima. Spesso si licenzia il film dal trailer o dal poster, senza prendersi il disturbo di vederlo e solo in seguito farsene un’idea. È il caso de La ragazza dei miei sogni, film di Saverio Di Biagio che si presenta come un fantasy metropolitano dai toni romantici ed esoterici. Ingredienti che per una pellicola nostrana sembrano indicare un fallimento annunciato. Eppure, qualcosa da salvare c’è, eccome.

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THE BYE BYE MAN di Stacy Title

L’horror sta vivendo un periodo contraddittorio. Se da un lato gli azzardi e le innovazioni – se così possiamo definirle – della BlumHouse di Jason Blum, sembrano ringalluzzire il Genere; dall’altro, la nostalgia del periodo d’oro degli anni’80, ormai alle spalle, ne mostra la fragilità e un certo anacronismo.

La modernità non appartiene al più nobile tra i Generi? Rispondere a questa domanda legittima appare molto complicato. Soprattutto, se in sala arrivano prodotti come The Bye Bye Man, pellicola che possiederebbe tutti gli ingredienti per conquistare il pubblico degli appassionati, orfano di Freddy e compagni, eppure talmente esile da apparire vuoto. Tempi duri per l’Uomo Nero… non c’è che dire.

Elliott, la fidanzata Sasha e l’amico John affittano una villetta fuori città, ma ben presto cominciano a sentire rumori sinistri e a fare scoperte curiose. Elliott trova in un comodino un foglio con la scritta “Non dirlo, non pensarlo” ripetuta infinite volte e sotto, inciso sul fondo del cassetto, “The Bye Bye Man”. Quando i tre partecipano a una seduta spiritica guidata da Kim, una ragazza sensitiva, Elliott pronuncia a voce alta quel nome. Da lì in avanti le loro vite saranno in pericolo.

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PICCOLI CRIMINI CONIUGALI di Alex Infascelli

Dopo il David di Donatello per il documentario S is for Stanley, Alex Infascelli torna alla fiction con Piccoli crimini coniugali. Un kammerspiel freddo ed elegante tinto di giallo e tratto dall’omonimo romanzo best seller del 1960 di Éric-Emmanuel Schmitt.

Dopo un brutto incidente domestico, un affermato scrittore di thriller, torna a casa dall’ospedale completamente privo di memoria. Ragiona ma non ricorda, non riconosce più neppure la moglie, la quale tenta di ricostruire la loro vita di coppia, tassello dopo tassello, cercando di oscurarne le ombre. Via via che si riportano alla luce informazioni dimenticatem, si manifestano delle crepe: sono molte le cose che non tornano nel racconto e il confine tra verità e menzogna è molto sottile.

Claustrofobico, teatrale, artificiale, sinistro, psicanalitico e straniate. Piccoli crimini coniugali è tutto questo e si propone come l’opera più ambiziosa e personale del regista di Almost Blue.

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