Paolo Gaudio

THE BYE BYE MAN di Stacy Title

L’horror sta vivendo un periodo contraddittorio. Se da un lato gli azzardi e le innovazioni – se così possiamo definirle – della BlumHouse di Jason Blum, sembrano ringalluzzire il Genere; dall’altro, la nostalgia del periodo d’oro degli anni’80, ormai alle spalle, ne mostra la fragilità e un certo anacronismo.

La modernità non appartiene al più nobile tra i Generi? Rispondere a questa domanda legittima appare molto complicato. Soprattutto, se in sala arrivano prodotti come The Bye Bye Man, pellicola che possiederebbe tutti gli ingredienti per conquistare il pubblico degli appassionati, orfano di Freddy e compagni, eppure talmente esile da apparire vuoto. Tempi duri per l’Uomo Nero… non c’è che dire.

Elliott, la fidanzata Sasha e l’amico John affittano una villetta fuori città, ma ben presto cominciano a sentire rumori sinistri e a fare scoperte curiose. Elliott trova in un comodino un foglio con la scritta “Non dirlo, non pensarlo” ripetuta infinite volte e sotto, inciso sul fondo del cassetto, “The Bye Bye Man”. Quando i tre partecipano a una seduta spiritica guidata da Kim, una ragazza sensitiva, Elliott pronuncia a voce alta quel nome. Da lì in avanti le loro vite saranno in pericolo.

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PICCOLI CRIMINI CONIUGALI di Alex Infascelli

Dopo il David di Donatello per il documentario S is for Stanley, Alex Infascelli torna alla fiction con Piccoli crimini coniugali. Un kammerspiel freddo ed elegante tinto di giallo e tratto dall’omonimo romanzo best seller del 1960 di Éric-Emmanuel Schmitt.

Dopo un brutto incidente domestico, un affermato scrittore di thriller, torna a casa dall’ospedale completamente privo di memoria. Ragiona ma non ricorda, non riconosce più neppure la moglie, la quale tenta di ricostruire la loro vita di coppia, tassello dopo tassello, cercando di oscurarne le ombre. Via via che si riportano alla luce informazioni dimenticatem, si manifestano delle crepe: sono molte le cose che non tornano nel racconto e il confine tra verità e menzogna è molto sottile.

Claustrofobico, teatrale, artificiale, sinistro, psicanalitico e straniate. Piccoli crimini coniugali è tutto questo e si propone come l’opera più ambiziosa e personale del regista di Almost Blue.

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Apocalissi a basso costo al FUTURE FILM FESTIVAL

Apocalissi a basso costo – Il nuovo cinema fantastico italiano
a cura di Raffaele Meale da un’idea e con la collaborazione di Carlo Tagliazucca
Gatti neri, cowboy che vanno a farsi giustizia nello spazio, astronavi di cartapesta, pranzi onirici, Lovecraft & Poe, ultracorpi, notti senza fine, leggende ancestrali e scenari post-apocalittici; negli ultimi venti anni il cinema italiano ha creato mondi immaginari fantastici e deliranti, ricchi d’inventiva e poveri di mezzi. Un sottobosco che si è cercato di tenere nascosto, celato, perché non mettesse in dubbio il “sistema”. Preparati, Bologna. È giunta l’ora della riscossa.
La diciannovesima edizione del Future Film Festival di Bologna [2-7 maggio] ospita, all’interno della programmazione, uno spazio dedicato al cinema indipendente italiano che nel corso degli ultimi due decenni ha scelto di mettere in scena il fantastico, il soprannaturale.

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FANTASTICHERIE DI UN PASSEGGIATORE SOLITARIO in DVD

Lo scriviamo subito: Fantasticherie di un passeggiatore solitario è l’opera prima di una delle firme più presenti sul nostro portale, Paolo Gaudio.

Paolo è un regista interessato particolarmente al cinema d’animazione. Un interesse che non poteva che trovare sfogo anche all’interno di questo suo primo lungometraggio che, infatti, si sviluppa narrativamente su tre mondi, di cui uno animato a passo uno.

Paolo è un autore dalla doppia anima: interessato alla cultura popolare e di Genere, soprattutto a quella anni ’70 e ’80, che spazia dal cinema, ai cartoon, ai fumetti; ma anche profondamente legato ad un modo di pensare più intimo e “alto”. In Fantasticherie indaga e cerca di raccontare qualcosa di impalpabile e insondabile come la creatività stessa, la scrittura, scegliendo come esempi sui generis da proporre ai suoi spettatori le opere incompiute. Un gioco sospeso tra il meta-letterario e il meta-filmico che l’autore riesce a trasporre con gli stilemi del film fantastico, con qualche venatura horror, e del racconto avventuroso.

La prima volta che vidi Fantasticherie fu in occasione del lavoro di selezione dei film da proiettare durante l’edizione 2015 del Fantafestival. Una bella sorpresa, all’interno del panorama indie italiano, a partire proprio dal suo modo di lambire il Genere, senza sprofondarci dentro o puntare su di esso per la sua stessa riuscita.

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OVUNQUE TU SARAI di Roberto Capucci

Ci sono sport più cinematografici di altri, questo non è un mistero. La boxe, ad esempio, risplende quasi sempre sul grande schermo, così come le arti marziali, che con il tempo, si sono ricavati una nicchia nel Genere action. Il calcio, al netto di un capolavoro come Fuga per la Vittoria, o di un gioiellino come Febbre a 90°, non sembra andare troppo d’accordo con la settima arte, un po’ in tutto il mondo. Se poi, a confrontarsi con esso è la cinematografia nostrana, è facile notare una maggiore attenzione nei confronti di chi segue e ama il calcio, piuttosto per chi lo pratica.

Escludendo due [s]cult come L’allenatore del pallone o Mezzo destro e mezzo sinistro – 2 calciatori senza il pallone – che aumentano la loro fama a ogni passaggio televisivo – l’elenco di film dedicati al tifo e ai tifosi è inesorabile: Tifosi, Quel Ragazzo della Curva B, Ultrà, L’ultimo Ultrà, Eccezzziunale… veramente e, dulcis in fundo, La coppia dei campioni. Giusto per citarne alcuni.

A questo elenco si è aggiunta l’opera prima di Roberto Capucci, Ovunque tu sarai, film debole e pasticciato che vorrebbe raccontare l’amicizia, il tifo e il viaggio, attraverso una trasferta a Madrid, indimenticabile per i sostenitori giallorossi.

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ELLE di Paul Verhoeven

Morboso, disturbante, perverso, violento, affascinante e respingente allo stesso tempo. Questi sono solo alcuni degli aggettivi con i quali provare a descrivere l’ultima opera di un cineasta straordinario come Paul Verhoeven. Elle, passato in concorso al 69esimo Festival di Cannes e vincitore di 2 Golden Globe [Miglior Film Straniero e Migliore Attrice], arriva nelle sale italiane, stravolgendo i Generi pur restandone fedele.

Tra Hitchcock e Haneke, il nuovo film del regista olandese, si mostra come un thriller algido e laido, eppure avvolgente ed emotivamente ficcante. Opposti che si sostengono in una lenta discesa verso un abisso che trova spazio nell’animo raggelante della sua protagonista: una magnifica Isabelle Huppert.

Michèle è una di quelle donne che niente sembra poter turbare. A capo di una grande società di videogiochi, gestisce gli affari come le sue relazioni sentimentali: con il pugno di ferro. Ma la sua vita cambia improvvisamente quando viene aggredita in casa da un misterioso sconosciuto. Imperturbabile, Michèle cerca di rintracciarlo. Una volta trovato, tra loro si stabilisce uno strano gioco. Un gioco che potrebbe sfuggire loro di mano da un momento all’altro.

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NON È UN PAESE PER GIOVANI di Giovanni Veronesi

Com’è noto, nella filmografia del nostro Paese, lo spazio dedicato alla commedia è molto considerevole.

Produciamo quelle farsesche, le romantiche, alcune sofisticate, ma anche quelle generazionali. Tra tutte, il rischio maggiore si annida proprio in queste ultime, in quanto si prefiggono il duro compito di rintracciare, raccontare e restituire il comportamento di un’intera generazione di nostri concittadini.

Moltissimi critici e cultori della settima arte, difatti, sono concordi nell’ammettere che è proprio la commedia, meglio del cinema d’Autore, a raccontare il Bel Paese, mostrando i suoi cambiamenti, le disfunzioni, le ossessioni e le speranze, nelle quali potersi riconosce e perché no, riderci su.

Giovanni Veronesi ha coltivato quest’ambizione e corso il relativo rischio per tutta la sua carriera di regista e sceneggiatore, alternando risultati e il gradimento del pubblico. Tuttavia, non pago di quanto fatto e detto finora, il regista di Manuale d’amore e di Che ne sarà di noi, torna a raccontare i giovani italiani con Non è un paese per giovani.

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ELLE: La conferenza stampa con Paul Verhoeven

Ci sono alcuni incontri più speciali di altri. Non c’è che dire. Avere la fortuna di ascoltare un uomo di cinema così capace, coraggioso e competete è davvero un piacere per chi, quest’arte, la ama da tutta la vita. Paul Verhoeven è venuto a Roma per accompagnare la sua ultima straordinaria opera, Elle, illuminando i cuori e le menti dei tanti presenti alla conferenza stampa. Noi c’eravamo e questo è il report di un incontro così speciale.

[InGenere Cinema]: Il film non è finito nella cinquina come miglior film straniero, è una pellicola troppo eversiva per gli americani?

[Paul Verhoeven]: Ovviamente possiamo solo formulare delle ipotesi. Di sicuro, credo che il terzo atto del film sia stato male digerito dagli americani. Pensa che abbiamo avuto molti problemi a proporlo in USA o a trovare una attrice americana interessata al progetto. Il problema è politico, naturalmente.

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QUESTIONE DI KARMA di Edoardo Falcone

Dopo il grande successo di Se Dio Vuole [pellicola in odore di remake americano prodotto da Brian Singer], Edoardo Falcone torna al cinema con Questione di Karma, commedia delicata che nel panorama desertico del cinema nostrano, risulta essere un’operazione interessante, che fa della misura della recitazione e dell’ambizione dello script i suoi punti di forza.

Giacomo è lo stravagante erede di una dinastia di industriali, ma più che interessarsi all’azienda, preferisce occuparsi delle sue mille passioni. La sua vita è stata segnata dalla scomparsa del padre quando era molto piccolo. L’incontro con un eccentrico esoterista francese lo cambia: lo studioso, infatti, afferma di aver individuato l’attuale reincarnazione del padre di Giacomo. Trattasi di tal Mario Pitagora, un uomo tutt’altro che spirituale, interessato solo ai soldi e indebitato con mezza città. Questo incontro apparentemente assurdo cambierà la vita di entrambi.

Edoardo Falcone è uno sceneggiatore di vecchio corso, passato con un certo riscontro dietro la macchina da presa. Tuttavia, non ha tradito quello che sembra essere la sua prima passione, vale a dire la scrittura. Già dal suo esordio – film più modesto rispetto a questa seconda opera – l’ambizione di questo cineasta è da rintracciarsi nel tentativo di fare della sceneggiatura il focus comico della pellicola. Le commedie di Falcone seguono perfettamente il paradigma strutturato diviso in tre atti, che fece grande il cinema americano, soprattutto se si trattava di dover far ridere il pubblico.

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BEATA IGNORANZA di Massimiliano Bruno

Come recensire la nuova commedia di Massimiliano Bruno evitando luoghi comuni e superando ogni pregiudizio sui suoi lavori precedenti? Questa è l’interrogativo che ha perseguitato chi scrive per tutta la durata della proiezione di Beata ignoranza. Proprio così: mentre osservavo lo scorrere della pellicola, nulla della vicenda ha catturato la mia attenzione, e l’incubo di doverne scrivere, non avendo nulla di interessante da dire, mi ha tormentato. Ho pensato: forse sono solo di cattivo umore? Domani starò bene e farò il mio lavoro al meglio delle mie possibilità. Macché! I giorni sono trascorsi inesorabili e ancora adesso, mentre scrivo, l’insoddisfazione e il dubbio mi divorano.

Ma veniamo al film: Ernesto, un brillante Marco Giallini, e Filippo, il solito Alessandro Gassmann, hanno due personalità agli antipodi e un unico punto in comune: sono entrambi professori di liceo. Filippo è un allegro progressista perennemente collegato al web, mentre Ernesto è un severo conservatore, rigorosamente senza computer, tradizionalista. Un tempo erano “migliori amici”, ma uno scontro profondo e mai risolto li ha tenuti lontani, fino al giorno in cui si ritrovano fatalmente a insegnare nella stessa classe. Saranno obbligati ad affrontare il passato, che ritornerà nelle sembianze di Nina, una ragazza che li sottoporrà a un semplice esperimento che si trasforma in una grande sfida: Filippo dovrà provare a uscire dalla rete ed Ernesto a entrarci dentro.

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