Paolo Gaudio

BRUTTI E CATTIVI: La Video-Intervista a Cosimo Gomez

Nella periferia di Roma un mendicante paraplegico, chiamato il Papero, decide di mettere in atto una rapina ai danni di un boss di un clan mafioso. I suoi complici saranno la moglie senza braccia, soprannominata Ballerina, e due amici dalle caratteristiche fisiche bizzarre. I personaggi, dopo aver ideato un piano, riescono a mettere a segno la rapina e a scappare indisturbati. Tutto si complica quando il gruppo si riunisce per decidere come utilizzare i soldi e in che modo non farsi scoprire dalla polizia. Ciascuno ha il suo piano per l’investimento dei soldi e la gang si trova così in disaccordo. Le liti e le differenti opinioni porteranno ad avere risvolti impensabili nella trama del film.

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BLADE RUNNER 2049 di Denis Villenueve

Era il mese di giugno del 1982, quando Blade Runner di Ridley Scott uscì nelle sale per la prima volta. Il film fu un fiasco al botteghino e la critica, inizialmente, fu decisamente tiepida nell’accogliere l’adattamento cinematografico di un racconto di Phillip Dick, che rese celebre il cyberpunk in tutto il mondo. Ne è passato di tempo d’allora – 35 anni, per l’esattezza – e ben sette versioni della medesima pellicola che, ad oggi è riconosciuta all’unanimità come un capolavoro assoluto. Nel corso di questi anni, nessuno si sarebbe mai immaginato che Hollywood avrebbe realizzato un sequel da quel capolavoro, appunto. Ma l’attualità ci sta dimostrando come ormai gli Studios non possono più permettersi iniziative come quella di Scott del 1982. Non è più possibile non “serializzare”, non concepire ogni progetto come un grande contenitore da riempire con diversi film da distribuire ciclicamente anno dopo anno. Quindi, ciò che sembrava impossibile, è diventato possibile.

Per farlo, questo seguito, s’intende, è stato scelto Denis Villenueve, un autore 2.0, che si propone di realizzare film personali attraverso il linguaggio più mainstream del cinema di Genere. Ed ecco a voi, Blade Runner 2049, il sequel di un capolavoro.

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VALERIAN E LA CITTÀ DEI MILLE PIANETI di Luc Besson

ValerianLuc Besson negli anni novanta ha contribuito senz’altro a dare una scossa al cinema europeo dell’epoca. Pellicole come Subway o Nikita sono apparse come un pugno nello stomaco delle cinematografia del vecchio continente, facendo emergere il talento di un autore dallo sguardo personale e critico, e perfettamente a suo agio con linguaggio del cinema Crime e di Genere. Il successo e l’ambizione del regista parigino, lo ha condotto in seguito verso un pubblico sempre più vasto e internazionale, realizzando due progetti – forse i suoi due migliori – che hanno vinto il passare del tempo. Ci riferiamo, naturalmente, a Léon e a Il Quinto Elemento, film che ancora oggi rappresentano il punto più alto della carriera di questo cineasta.

Venendo ai giorni d’oggi, il buon Besson, sembra aver conservato di quel periodo così fortunato, solo l’ambizione e il desiderio di platee giganti da corteggiare, e la sua ultima fatica sembra volerlo testimoniare. Costato 200 milioni di dollari, Valerian e la Città dei Mille Pianeti è uno smodato, eccessivo, rumoroso e ‘digitalissimo’ tentativo di dimostrare la crescita espressiva del suo direttore. Besson ha smesso di raccontare qualcosa, qualunque cosa, possa rappresentare d’interesse per sé e per gli altri. L’unico obiettivo è quello di realizzare ineccepibili confezioni, ignorandone il contenuto, ma valorizzandone fino all’estremo la forma.

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BLADE RUNNER 2049: Il Panel con Denis Villeneuve e Sylvia Hoeks

Blade Runner 2019 PanelSoffro molto l’estrema segretezza che si è resa necessaria attorno a questo film, che potrei definire come il mio migliore, ma sfortunatamente, viviamo in un epoca nella quale il piacere di rovinarci la sorpresa è diventato irrefrenabile“. Ha esordito così Denis Villeneuve al panel romano dedicato alla sua nuova pellicola, Blade Runner 2049, sequel del capolavoro di Ridley Scott. Incontro nel quale sono state mostrate in anteprima alla stampa nostrana, alcune sequenze sensazionali del film.

Sarà un mondo diverso, per chi conosce il primo Blade Runner. La visione del futuro era potente, nel titolo originale, mentre questo film dimostra come le cose non siano andate per il verso giusto.” Ha raccontato il regista, accompagnato da una delle sue interpreti, l’elegantissima Sylvia Hoeks.

Il clima si è evoluto in modo disastroso e chi sopravvive lo fa in condizioni terrificanti. L’oceano si è alzato e le città sono protette da giganteschi muri. Muri anche digitali.” Ha rivelato Villeneuve, il quale è apparso desideroso di affrontare temi e ambizione di un sequel tanto atteso. “Internet non è una bella cosa per noi sceneggiatori, perché sappiamo bene come non ci sia nulla di più noioso che vedere un poliziotto alla scrivania che cerca notizie sul computer. Ecco perché ci siamo inventati il black out, una distruzione di tutti i dati, con l’analogico che torna a dominare sul digitale. Tale evento ci ha condotto a una riflessione sulla nostra memoria, su quanto si fragile e su come sia importate proteggerla.”

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VALERIAN e la Città dei Mille Pianeti: L’incontro con Luc Besson

VALERIAN e la Città dei Mille PianetiIl prossimo 21 settembre uscirà nelle nostre sale, Valerian e la Città dei Mille Pianeti, ultima fatica sci-fi di Luc Besson. Il regista di Léon e de Il Quinto Elemento ha raggiunto la Città Eterna per presentare la pellicola ai tanti giornalisti accorsi alla conferenza stampa. Ironico, disponibile e pungente, Besson ha raccontato curiosità e retroscena di questo cinecomic tratto dalla graphic-novel di Pierre Christin e Jean-Claude Mézières, Valérian e Laureline.

Qui di seguito, il nostro immancabile report dell’incontro.

[InGenere Cinema]: Questo tuo ultimo film è tratto da una grafic-novel che leggevi da bambino, continui a essere un lettore di fumetti?

[Luc Besson]: Sì, certo. È curioso perché mi definiscono spesso infantile, eppure mi sento molto adulto. In fondo ho cinque figli e ho gestito una troupe di 2000 persone per questo film. Tuttavia, il bambino è il padre dell’uomo giusto per citare un filosofo italiano…

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SPLIT in Blu-Ray

Del ritorno di Shyamalan ne abbiamo già parlato al momento dell’uscita in sala del suo Split, una pellicola molto tesa che utilizza il Genere per affondare negli strati più oscuri e profondi dell’animo umano.
Kevin è in cura da anni e ha mostrato alla sua psichiatra ben 23 personalità. Un caso di certo non facile da gestire, anche perché la dottoressa Fletcher sa che rimane ancora un’altra identità nascosta. Gli “altri Kevin” ne parlano sempre in modo timoroso, perché sanno che nel momento in cui dovesse manifestarsi, questa nuova personalità che si fa chiamare “la Bestia” prenderebbe il sopravvento sulle altre.

Un giorno l’uomo rapisce tre ragazze e le rinchiude nello scantinato di casa sua, dando il via ad una guerra per la sopravvivenza in cui le giovani si troveranno ad avere a che fare non solo con un uomo completamente squilibrato, ma con le diverse rappresentazione che lui stesso ha di sé e che si comportano con le giovani in maniera del tutto differente l’una dall’altra.

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LA MUMMIA di Alex Kurtzman

Se siete frequentatori abituali delle pagine del nostro sito, non vi sarà certamente sfuggita la nostra passione incondizionata per i mostri. Siamo tifosi dei mostri, sostenitori dei mostri e tra un film con i mostri e uno senza, preferiamo nella maniera più assoluta il primo. Tuttavia, in questi ultimi anni, i nostri amici mostri, non sono stati trattati con il rispetto necessario dagli Studios hollywoodiani, anzi. Troppo spesso sono stati sminuiti e ridicolizzati da iniziative molto discutibili come Twilight o caotiche e pasticciate come Van Helsing. D’altronde, la prerogativa di rovinare le cose buone, fa parte di questa industria e anno dopo anno ci siamo sorbiti vampiri che luccicano al sole, licantropi addomesticati e docili e persino Dracula Untold.

Ora: la tendenza del momento a Hollywood è rappresentata dalla possibilità di avere un unico contesto dove far agire personaggi apparentemente slegati l’uno dall’altro. Lo chiamano “universo condiviso espanso”. Com’è noto, questo modo di procedere è mutuato dai fumetti, infatti, manco a dirlo, a introdurlo nel mondo del cinema, sono stati proprio i Marvel Studios, i quali hanno fatto incrociare – con grande successo, non si può nascondere – i destini di tutti i loro supereroi. A ruota, li hanno seguiti in questa operazione, anche i rivali di sempre della DC Comics, ma con qualche problemino in più, forse superato dal recente successo di Wonder Woman.

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Dylan Dog – 30 anni di incubi: Intervista a Luca Ruocco e Marcello Rossi

Tutto quello che volevate sapere su Dylan Dog, ma non avete mai osato chiedere. Potremmo descriverlo anche così il bel documentario, Dylan Dog – 30 anni di incubi di Luca Ruocco e Marcello Rossi, i quali da veri esperti, ci raccontano i primi trent’anni di vita dell’indagatore dell’incubo edito da Sergio Bonelli Editore e amato in tutto il mondo. In occasione della nuova messa in onda su Studio Universal [in onda sul digitale terrestre sulla piattaforma Mediaset Premium], ogni sabato di giugno in seconda serata, abbiamo fatto due chiacchiere con gli autori che sono di casa sulle pagine del nostro sito.

[Paolo Gaudio]: Un documento per raccontare i trent’anni dell’indagatore dell’incubo: dall’osservatorio di due esperti, com’è invecchiato il personaggio Bonelli in questi anni?

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SONG TO SONG di Terrence Malick

Sono davvero pochi i registi che raggiungono lo status di artista. Uomini che osservano la vita e la restituiscono con personalità e visione e che hanno scelto il cinema per veicolare la loro espressione.

Si sarebbero potuti esperire al meglio anche attraverso altre arti, come la pittura, la musica o la letteratura. Ma per qualche motivo, difficile da stabilire, hanno scelto il cinema, cambiandolo, capovolgendolo, criticandolo e rendendolo necessario e unico.

Tra questi cineasti, c’è senza dubbio Terrence Malick, il quale nel corso della sua carriera e attraverso le sue pellicole, è riuscito a mettere in crisi il linguaggio al quale eravamo abituati, rendendo riconoscibile e personale il cinema. In particolare, negli ultimi anni – anche grazie alla collaborazione con il grande direttore della fotografia Emanuel Lubeski – l’impianto estetico dei suoi film ha cambiato moltissimo il modo di intendere il racconto cinematografico, influenzando perfino il mainstream.

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ON THE MILKY ROAD – Sulla Via Lattea di Emir Kusturica

Per nostra fortuna il cinema d’autore non è ancora scomparso. Non è in ottima forma, ovviamente, ma nonostante una feroce aggressione all’originalità e alla visione personale da parte di un certo sistema produttivo e distributivo, resiste e combatte insieme a noi. Esponente illustrissimo di questa resistenza è, senza dubbio alcuno, Emir Kusturica, il quale, dopo essere passato in concorso alla 73esima Mostra di Venezia, arriva nelle nostre sale con il suo ultimo e bellissimo film: On the Milky Road – Sulla Via Lattea.

Primavera durante la Guerra. Ogni giorno un uomo trasporta il latte e attraversa il fronte a dorso di un asino, schivando pallottole, per portare la sua preziosa mercanzia ai soldati. Benedetto dalla fortuna nella sua missione, amato da una giovane donna del paese, tutto lascia pensare che un futuro di pace lo stia aspettando… fino a che l’arrivo di una misteriosa donna italiana sconvolgerà la sua vita completamente. Inizia così una storia di passione, di amore proibito, che farà precipitare i due protagonisti in una serie di fantastiche e pericolose avventure. Si sono uniti per caso e niente e nessuno sembra in grado di fermarli.

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