Paolo Gaudio

GUARDA IN ALTO: Intervista a Fulvio Risuleo

Durante una pausa su un tetto, Teco il panettiere è testimone dell’intrigante caduta di uno strano uccello. Decide allora di avvicinarsi per vedere meglio ma ciò è solo l’inizio di un viaggio sempre più inconcepibile sui tetti labirintici di Roma.

Arriva in sala il 18 ottobre, dopo essere stato presentato in anteprima durante la passata edizione del Festival del Cinema di RomaGuarda in alto, lungometraggio opera prima del regista Fulvio Risuleo, prodotto da Revok Film con Rai Cinema.

Abbiamo incontrato il regista per analizzare insieme alcuni interessanti aspetti del suo lavoro.

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L’UOMO CHE UCCISE DON CHISCIOTTE di Terry Gilliam

don-chisciotteAlla domanda perché non mollare un progetto tanto sfortunato, il regista Terry Gilliam risponde in maniera folgorante: “perché sarebbe stata una cosa ragionevole e io non faccio mai cose ragionevoli!”.

Attraverso questa battuta si può scorgere tutto il Gilliam-pensiero fatto di umorismo, fantasia e anticonformismo. Caratteristiche riscontrabili anche nel suo cinema e che hanno reso i suoi film necessari, soprattutto in un momento storico come l’attuale così piatto, miserabile, prevedibile e assolutamente privo di autentica fantasia.

L’Uomo che Uccise Don Chisciotte ha una gestazione lunghissima, durata la bellezza di 25 anni e caratterizzata da innumerevoli false partenze e dispute legali [una delle quali ancora in corso]. Un documentario bellissimo e sconvolgente, Lost in La Mancha, che ogni studente di cinema dal 2000 in poi ha visto e ha sofferto con Gilliam, per quel suo primo fallimentare tentativo. Nonché numerosi re-casting e una serie infinita di sfortunatissimi eventi. Eppure, l’irragionevole ex Monty Python, non si è lasciato travolgere da questo infausto destino e a dispetto di ogni previsione ha consegnando al buio dalla sala il suo bellissimo Don Chisciotte. Un film non perfetto, forse discontinuo, ma senza alcun dubbio necessario.

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FANTAFESTIVAL 2018 – IL CROWDFUNDING

fantafestival-crowdfunding-2018Cos’è il Fantafestival? Un po’ di storia…

 

Il Fantafestival è il più longevo festival italiano dedicato al cinema fantastico in tutte le sue declinazioni: fantascienza, horror, fantasy, paranormale, gotico e altri generi affini, con alle spalle ben 37 edizioni! Probabilmente molti già lo conosceranno, ma è giusto raccontare un po’ della sua storia, per tutti coloro che non hanno ancora avuto modo di sperimentarlo in prima persona.

Il Fantafestival nasce a Roma nel 1981, come diretta derivazione delle rassegne di cinema di fantascienza organizzate per il circuito Italnoleggio negli anni ’74-’77 e delle grandi kermesse di cinema fantastico con le quali il Cineclub Tevere di Roma connotò la propria programmazione a partire dal ’75.

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TAFANOS di Riccardo Paoletti

Al principio ci fu Tafanos di Carlo Giudice. Poi, un paio d’anni dopo, arrivò Tafanos – L’inizio a condurre la nostra cinematografia verso la commedia horror splatter di serie B, tanto amata dagli americani. I risultati non furono esaltanti, ma qualcosa in questo soggetto sembra ancora incuriosire gli addetti ai lavori nostrani. Ed ecco arrivare – di nuovo – Tafanos di Riccardo Paoletti.

Un gruppo di amici e un weekend da trascorrere in un’isolata casa tra le montagne, lontano dallo stress e – loro malgrado – anche dai cellulari, per via di un problema alla reta telefonica. A rovinare la quiete la notizia dell’evasione di un serial killer da un carcere vicino e, soprattutto, uno sciame di feroci tafani carnivori.

È davvero complesso sviluppare un pensiero critico chiaro e costruttivo circa il nuovo film di Riccardo Paoletti, un po’ per la difficoltà di comprendere la direttrice di un progetto come il suo, nonché per il risultato discontinuo e caotico del film stesso. La logica commerciale, direte voi, è abbastanza evidente: cavalcare fenomeni discutibili ma di successo, come i prodotti Asylum a esempio, seguendo la più classica delle ricette ‘cinematografare’, che vede a fronte di un piccolo investimento – a volte piccolissimo – un grande ricavo.

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LA STANZA DELLE MERAVIGLIE di Todd Haynes

stanza-delle-meraviglieTodd Haynes è senza alcun dubbio un narratore straordinario. Lo dimostra la sua splendida filmografia, la capacità di collaborare con artisti enormi senza mai sfigurare al confronto, nonché l’assoluto talento di preferire e restituire quelle storie contenute in altre storie.

Questo suo particolare dono ha reso ogni suo film un oggetto unico, complesso e affascinante. Avvicinare ciò che apparentemente è distante, mescolare piani narrativi, abbattere le barriere temporali facendo confluire le vite dei suoi personaggi in un unico grande racconto capace di contenerle tutte. Questa è l’ambizione cinematografica di Haynes, quello che ce lo fa amare e ce lo fa apparire come un ricercatore di meraviglie, un osservatore della Storia, un collezionista stupefacente.

Era del tutto prevedibile, dunque, che questo autore si potesse innamorare del libro di Brian Selznick, La Stanza delle Meraviglie, che racconta la curiosa vicenda di Ben e Rose, due bambini sordi nati e vissuti in epoche diverse, più precisamente a distanza di cinquant’anni. Cosa li accomuna? Il desiderio di una vita diversa, migliore rispetto alla propria.

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MARY E IL FIORE DELLA STREGA di Hiromasa Yonebayashi

Trovare il proprio sguardo è un’operazione assai difficile. Distinguersi mostrando un punto di vista personale e autentico che possa rappresentare la cifra stilistica ed espressiva di un vero autore, non è cosa da tutti. Ne sa qualcosa Hiromasa Yonebayashi, allievo del gigante Hayao Miyazaki, giunto al suo terzo lungometraggio e costretto a mettersi in proprio a seguito della chiusura della casa di produzione di capolavori come La Città Incantata o La Principessa Mononoke. Costretto nel perpetuare lo spirito dello Studio GhibliMary e il fiore della Strega, racconta la storia di un singolare fiore azzurro, che sboccia una volta ogni sette anni tra gli alberi di una foresta incantata. E della piccola Mary Smith, che trascorre le vacanze in campagna, nei pressi di quella magica foresta, esattamente nel periodo della miracolosa fioritura.

Pur di sfuggire all’ennesimo pomeriggio sonnolento in compagnia della vecchia prozia Charlotte, la sconsiderata Mary insegue un gattino randagio nel folto di una foresta minacciosa. Perse immediatamente le tracce del fuggiasco, l’attenzione della ragazzina viene catturata da un bellissimo fiore azzurro che risplende tra le erbacce. Il fiore conferisce a Mary incredibili poteri magici: per un po’ vola a cavallo di un manico di scopa imbizzarrito, prima che il legno dispettoso la scaraventi sull’uscio di un’importante scuola di magia. L’istituto chiamato Endors College, diretto dall’esuberante Madama Mumblechook e dal brillante Dottor Dee, non convince l’astuta Mary, che per sopravvivere nell’universo sconosciuto abitato da maghi e creature fantastiche, decide di rubare un libro molto speciale.

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RABBIA FURIOSA – ER CANARO: Video-Intervista a Sergio Stivaletti

sergio-stivalettiRoma, oggi. Nella periferia del Mandrione, Fabio torna in libertà dopo otto mesi di prigione e una pena scontata al posto dell’amico Claudio. Fabio è un uomo mite, gentile e deciso a riprendere la sua vita con la moglie, la figlia e la sua attività di toelettatore di cani [in romanesco “er canaro”]. Ma le cose prendono un’altra piega. Il rapporto con Claudio, ex pugile che punta a diventare un boss del quartiere, dove vige ancora la legge del più forte, evolverà nel segno della sudditanza e delle vessazioni. Fino a quando, dopo l’ennesima violenza, fisica e psicologica, Fabio si vendicherà in un modo inaspettatamente crudele.

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LA TERRA DELL’ABBASTANZA: Video-Intervista ai Fratelli D’Innocenzo

fratelli-d-innocenzoMirko e Manolo sono amici fin dalle elementari, vivono in un quartiere periferico di Roma e frequentano la scuola alberghiera, che sperano di finire al più presto per poter fare i bartender. Una sera, a bordo della loro utilitaria, investono un uomo e scappano senza prestargli soccorso. Dopo gli iniziali sensi di colpa i due amici scoprono che quell’evento tragico può essere un’opportunità per loro. L’uomo investito era pentito del piccolo clan dei Pantano, criminali della zona, e Mirko e Manolo si guadagnano il diritto di entrare nel clan, ottenendo il rispetto e il denaro che non hanno mai avuto. Sotto la guida del malavitoso Angelo, i due amici iniziano a lavorare per il clan come killer senza la reale consapevolezza delle loro azioni.

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DOGMAN di Matteo Garrone

dogmanTra i tanti episodi macabri e violenti che hanno riempito la cronaca nera romana, due sono entrati largamente nell’immaginario collettivo. Ci riferiamo, ovviamente, ai noti fattacci del Nano di Termini e a quelli, ancora più celeberrimi e crudeli, del Canaro della Magliana. Dal primo, un giovane Matteo Garrone, ne trasse nel 2002 la sua bellissima opera seconda, L’imbalsamatore, che gli consentì di imporsi come promessa del nuovo cinema d’autore italiano. A distanza di sedici anni, il regista romano, ormai solida realtà del nostro cinema, sceglie di raccontarci anche quella sporca storiaccia che vide un mite toelettatore di cani, trasformarsi in uno spietato torturatore e assassino.

In una periferia sospesa tra metropoli e natura selvaggia, dove l’unica legge sembra essere quella del più forte, Marcello è un uomo piccolo e mite che divide le sue giornate tra il lavoro nel suo modesto salone di toelettatura per cani, l’amore per la figlia Alida, e un ambiguo rapporto di sudditanza con Simoncino, un ex pugile che terrorizza l’intero quartiere. Dopo l’ennesima sopraffazione, deciso a riaffermare la propria dignità, Marcello immaginerà una vendetta dall’esito inaspettato.

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CONTROMANO di Antonio Albanese

contromanoPrerogativa essenziale della satira è la capacità di osservazione dell’attuale. Dissacrare e ironizzare su questo o quest’altro argomento di attualità ci consente, in maniera indiretta, di averne maggiore conoscenza, aiutando la formazione di una personale opinione. La satira, dunque, gioca un ruolo estremamente importante affinché si possa sovvertire un pensiero prestabilito, un’idea generale e preconcetta che spesso è figlia dall’incapacità di guardare le cose da un altro punto di vista, giudicandole autonomamente con la propria testa. La forza di una risata è straordinariamente dirompente, soprattutto, quando investe il Potere e la verità che esso nasconde, manipola, oscura.

Antonio Albanese, nel corso della sua lunga carriera, si è dimostrato molto capace nello svelare la realtà ipocrita e qualunquista che opprime il nostro Paese, creando personaggi caricaturali, eccessivi, mostruosi, eppure così veri e rappresentativi di questo momento storico, da mettere i brividi. Questo talento comico gli ha concesso di avere un approccio nei confronti del cinema solo apparentemente in linea con altri colleghi comici, ma in realtà, decisamente distante e lunare se solo lo si osserva con un po’ più di attenzione. Titoli come L’Uomo d’acqua dolce o La fame e la sete, mostrano un’ambizione e una peculiarità d’umorismo assai rara per il panorama nostrano, fatto perlopiù di commediucce innocue e vuote. Non è un caso, dunque, che Albanese regista sia stato fermo ben sedici anni [il suo ultimo film da direttore è del 2002: Il nostro matrimonio è in crisi] prima di tornare dietro la macchina da presa.

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