horror

BUON COMPLEANNO MIDNIGHT FACTORY

L’etichetta italiana specializzata nel cinema dell’orrore e del fantastico internazionale, che ha portato nelle sale film come Babadook, Green Inferno, It Follows e The Neon Demon, ha compiuto ieri tre anni. Un triennio di successi e meravigliosi eccessi, con oltre 70 film distribuiti in home video e una community di 70.000 fan, più di 8 milioni di views sul canale Youtube e oltre 100.000 visite al sito in media ogni mese.

Per festeggiare tale, importante, traguardo e offrire al proprio pubblico sempre nuove e stimolanti soprese, Midnight Factory presenta oggi un nuovo brand: Midnight Classics. Una collezione unica e irripetibile di cult movies che hanno fatto grande la storia del cinema dell’orrore.

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HEREDITARY – LE RADICI DEL MALE di Ari Aster

hereditary-1Il film comincia con un necrologio, poche righe che hanno già il sapore di un infausto presagio.

L’anziana Ellen, madre e nonna non facile, manipolatrice, ossessiva, studiosa e appassionata di spiritismo, è morta. Da quel momento i suoi familiari cominciano a scoprire una serie di oscuri e terrificanti segreti sulla loro famiglia e ad essere trascinati in un vortice inquietante, obbligati ad affrontare il tragico destino che sembrano aver ereditato.

La sensazione che si ha già dalla scena d’apertura, e che forse si può estendere ad una visione complessiva dell’autore anche al di fuori dell’oscurità della sala, è che la storia che ci sta per essere raccontata sia guidata da una mano superiore; una forza ai cui piani non ci si può sottrarre e che finirà inevitabilmente per manipolare i protagonisti a suo piacimento.

Forse anche la vita di ognuno di noi può essere ridotta a questo: potremmo essere soltanto dei burattini nelle mani di forze che non riusciamo a comprendere.

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INSIDE – A L’INTERIEUR di Alexandre Bustillo e Julien Maury

insideSarah è una giovane donna in stato interessante che ha involontariamente causato un incidente stradale in cui ha perso la vita il suo compagno. Sta trascorrendo la vigilia di Natale da sola nella propria casa, mentre fuori, nel quartiere delle Banlieu parigine, si consuma una violenta rivolta di immigrati. Ma soprattutto, nei pressi dell’abitazione, si aggira una minacciosa dark lady che sembra particolarmente interessata a ciò che Sarah porta in grembo. Dentro di sé.

Questo il semplicissimo antefatto da cui sono partiti i due giovani cineasti francesi Alexandre Bustillo e Julien Maury, che a loro modo hanno rappresentato un piccolo caso nell’ambito del cosiddetto cinema Estremo. Ad onor del vero ci aveva già pensato Alexandre Aja nel 2003 [autore dell’avvincente e splatterissimo thriller/horror Alta Tensione] ad inaugurare in territorio francese una certa tendenza verso prodotti di Genere concepiti per ridefinire i canoni del mostrabile in termini di violenza esplicita.

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LA PRIMA NOTTE DEL GIUDIZIO di Gerard McMurray

la-prima-notte-del-giudizioPer abbassare il tasso di criminalità sotto l’uno percento per il resto dell’anno, i Nuovi Padri Fondatori d’America [nuovo partito che ha divorato Democratici e Repubblicani cavalcando un’onda di malcontento generale] sperimentano una teoria sociologica che dà libero sfogo all’aggressione per la durata di una notte in una comunità isolata.

Ma ben presto, sia coloro che si trovano nel pieno dello “sfogo” che coloro i quali l’hanno organizzato, si rendono conto di essere parte di un gioco più grande.

Dopo La notte del giudizio [2013], Anarchia – La notte del giudizio [2014] e La notte del giudizio – Election Year [2016] arriva il prequel della fortunata serie che ha rappresentato uno dei maggiori successi commerciali della Blumhouse di Jason Blum.

James DeMonaco, regista dei primi tre capitoli, rimane come sceneggiatore e lascia il timone a Gerard McMurray, il quale riesce ad adeguarsi molto presto al contesto, tentando però un approccio ‘schizofrenico’ che è allo stesso tempo il punto di forza e il punto di debolezza del film.

In alcuni momenti sembra di essere dalle parti di Classe 1999, in altri si ha la sensazione di essere finiti in uno slasher traboccante di jumpscare, poi si passa dall’action alla The Raid al thriller politico e anche al film di guerra.

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Niccolò Calvagna: il giovane attore italiano nella serie televisiva canadese Sanctuary

calvagnaHa soltanto dodici anni, ma già vanta un curriculum degno di nota. Dopo aver lavorato nelle serie televisive Il sistema e Sorelle ed essere stato al servizio di importanti registi italiani quali Daniele Luchetti [Anni felici], Giulio Base [Mio papà], Volfango De Biasi [Un Natale stupefacente] e i fratelli Taviani [Maraviglioso Boccaccio], il piccolo Niccolò Calvagna varca i confini dello stivale tricolore per approdare nella serie televisiva canadese Sanctuary, ideata dal Damian Kindler autore anche di Stargate SG1 e Stargate Atlantis.

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TAFANOS di Riccardo Paoletti

Al principio ci fu Tafanos di Carlo Giudice. Poi, un paio d’anni dopo, arrivò Tafanos – L’inizio a condurre la nostra cinematografia verso la commedia horror splatter di serie B, tanto amata dagli americani. I risultati non furono esaltanti, ma qualcosa in questo soggetto sembra ancora incuriosire gli addetti ai lavori nostrani. Ed ecco arrivare – di nuovo – Tafanos di Riccardo Paoletti.

Un gruppo di amici e un weekend da trascorrere in un’isolata casa tra le montagne, lontano dallo stress e – loro malgrado – anche dai cellulari, per via di un problema alla reta telefonica. A rovinare la quiete la notizia dell’evasione di un serial killer da un carcere vicino e, soprattutto, uno sciame di feroci tafani carnivori.

È davvero complesso sviluppare un pensiero critico chiaro e costruttivo circa il nuovo film di Riccardo Paoletti, un po’ per la difficoltà di comprendere la direttrice di un progetto come il suo, nonché per il risultato discontinuo e caotico del film stesso. La logica commerciale, direte voi, è abbastanza evidente: cavalcare fenomeni discutibili ma di successo, come i prodotti Asylum a esempio, seguendo la più classica delle ricette ‘cinematografare’, che vede a fronte di un piccolo investimento – a volte piccolissimo – un grande ricavo.

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RABBIA FURIOSA – ER CANARO: Video-Intervista a Sergio Stivaletti

sergio-stivalettiRoma, oggi. Nella periferia del Mandrione, Fabio torna in libertà dopo otto mesi di prigione e una pena scontata al posto dell’amico Claudio. Fabio è un uomo mite, gentile e deciso a riprendere la sua vita con la moglie, la figlia e la sua attività di toelettatore di cani [in romanesco “er canaro”]. Ma le cose prendono un’altra piega. Il rapporto con Claudio, ex pugile che punta a diventare un boss del quartiere, dove vige ancora la legge del più forte, evolverà nel segno della sudditanza e delle vessazioni. Fino a quando, dopo l’ennesima violenza, fisica e psicologica, Fabio si vendicherà in un modo inaspettatamente crudele.

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FINO ALL’INFERNO: Il nuovo film di Roberto D’Antona

fino-all-inferno-1Il primo trailer di Fino all’Inferno, il nuovo film action/horror di Roberto D’Antona è finalmente online. Presentato in super-anteprima a Cartoomics 2018, la grande convention milanese dei fumetti, del cinema e dell’intrattenimento, il trailer – da oggi disponibile su YouTube, Vimeo, Facebook e Instagram – mostra soltanto un assaggio dell’adrenalinica pellicola – attesa nelle sale il prossimo agosto – che promette di mischiare Generi cinematografici diversi in un mix visivamente ispirato al cinema action hollywoodiano degli anni ’80.

“Ho preso ispirazione dai film della mia infanzia – spiega il regista e protagonista Roberto D’Antona – uno su tutti, Grosso guaio a Chinatown. Storie avventurose di eroi e anti-eroi che, in cerca di un riscatto, si rendevano capaci di imprese titaniche. Sono queste le storie che più mi hanno formato e a cui oggi voglio rendere omaggio”.

Il trailer mostra rapine, sesso, violenza, personaggi ambigui e spietati e disperate fughe in camper, con un colpo di scena finale che strizza l’occhio all’horror. “La novità è che il film uscirà nei cinema di tutta Italia e Svizzera ad agosto 2018 – aggiunge D’Antonama, in queste settimane, abbiamo firmato anche un contratto importante per la distribuzione all’estero”.

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RABBIA FURIOSA: ER CANARO di Sergio Stivaletti, dal 7 giugno al cinema!

Arriva nei cinema il 7 giugno, prodotto da Apocalypsis che lo distribuisce in collaborazione con Paradise Pictures, Rabbia furiosa – Er Canaro, terzo lungometraggio diretto dal maestro degli effetti speciali Sergio Stivaletti, che si distacca dall’horror – filone in cui rientrarono le sue due fatiche precedenti MDC – Maschera di cera e I tre volti del terrore – per proporre un thriller noir a tinte forti ambientato ai giorni nostri.

Il film è ispirato ad una pagina della cronaca nera romana degli anni Ottanta e mirato a rievocare lo spietato assassinio di un ex pugile e criminale avvenuto per mano di colui che venne chiamato “Er Canaro”.

Nel ruolo del Canaro troviamo Riccardo De Filippis, noto per il ruolo di Scrocchiazeppi nella serie televisiva Romanzo criminale, e Virgilio Olivari in quello del carnefice destinato a trasformarsi nella sua vittima. Nel cast anche Romina Mondello e Gianni Franco, entrambi già presenti in MDC – Maschera di cera, Rosario Petix, Giovanni Lombardo Radice e Romuald Klos.  La sceneggiatura porta la firma di Antonio Lusci, Antonio Tentori e lo stesso Stivaletti.

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THE JAIL – L’INFERNO DELLE DONNE di Vincent Dawn [Bruno Mattei]

THE-JAILAnche il cinema di pura [e genuina] exploitation può vantare i suoi gloriosi pionieri. Autori [per alcuni mestieranti improvvisati] che hanno avuto il privilegio di bazzicare tra i sottoGeneri più folli e scorretti del ventennio Settanta/Ottanta. Chi ha amato questi immaginari e i loro artefici non potrà che abbandonarsi ad una lacrimuccia di fronte al nome del mai troppo compianto Bruno Mattei. Uomo di cinema a tutto tondo che è passato a più riprese dalla regia al montaggio, destreggiandosi tra zombi famelici, sadici nazisti, prorompenti donne in gabbia o lussuriose suore dedite all’amore saffico, cyborg assassini, topi mutanti affamati di carne umana e altre leccornie simili. Il tutto con uno stile sempre improntato all’eccesso più frenetico e irriverente. Insomma, un nome e una garanzia.

Uno dei filoni che hanno caratterizzato la sua sconfinata filmografia risponde alla sigla di W.I.P. [che sta per Women In Prison], ad indicare prodotti caratterizzati da ammalianti donzelle rinchiuse dietro le sbarre e sottoposte ad una serie di torture fisiche e sessuali. In Italia due tra i titoli più rappresentativi appartenenti a questa cerchia portano appunto la firma del nostro.

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