horror

IN UN GIORNO LA FINE: Anteprima mondiale al Frightfest di Londra

In un giorno la fine [The End?] è l’ultimo lungometraggio del prolifico regista Daniele Misischia, da anni attivo militante del sottobosco delle produzioni horror e di Genere dell’indie italiano. Quest’ultimo film, però, può a tutti gli effetti essere considerato il suo passaggio ad un livello produttivo differente. In un giorno la fine, con protagonista Alessandro Roja, verrà presentato in anteprima assoluta all’Horror Channel Frightfest di Londra, domenica 27 agosto 2017.

All’interno di un programma ricco di innovazione, di unicità e di individualità, il film opera prima di Daniele Misischia è stato inserito nella sezione “Main Screens” che racchiude i film più rilevanti, la cui proiezione verrà affidata al prestigioso Cineworld Empire di Leicester Square.

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JOHN DOE vol. 5 di Lorenzo Bartoli e Roberto Recchioni

“Non c’è più tempo John Doe. Sei più solo che mai.”

Già… il sodalizio tra la bella e biondissima Tempo e il fuggitivo John Doe sembra essere arrivato alla sua data di scadenza. Nel quinto volume brossurato edito da BAO Publishing della serie creata da Lorenzo Bartoli e Roberto Recchioni, disponibile in fumetteria e in libreria, l’entità che governa il susseguirsi del passato, del presente e del futuro perde fiducia nell’uomo che è riuscita a rapire il suo cuore per un motivo del tutto umano: un tradimento.

Le quattro storie raccolte all’interno del quinto volume, si sviluppano attorno a questo evento e sulla figura di Tempo, raccontandone delusione, rabbia, depressione e risalita della più dolce tra le presenze inumane, ma non tanto differenti dalle donne in carne e ossa, che popolano la vita di John Doe.

Sono quattro storie che ribalteranno punti fermi e punti di vista su personaggi ormai conosciuti e che sposteranno l’attenzione del lettore dalla fuga del Golden Boy, focalizzando la narrazione su qualcosa di più impalpabile e difficile da raccontare come, appunto, un sentimento come l’amore.

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ANGOSCIA di Sonny Mallhi

Tess [Ryan Simpkins] é un’adolescente che, a causa di disturbi mentali, é costretta ad assumere psicofarmaci. Sua madre [Annika Marks] é molto presente nella sua vita, e la sostiene nel doloroso percorso di cambiamenti fisici e psicologici a cui sta andando incontro, come altre ragazze della sua età. Suo padre, di professione militare, é spesso lontano da casa, ma nonostante tutto é riuscito a stabilire un bel rapporto con la figlia, con la quale spesso colloquia via chat.

Queste sono soltanto le basi di Angoscia, film d’esordio di Sonny Mallhi – che ha alle spalle una carriera di produttore cinematografico – al cinema dal 3 agosto.

Dopo averci spiegato le turbe mentali della protagonista e aver presentato il suo piccolo nucleo familiare, il regista si ricollega alla sequenza iniziale, relativa all’incidente stradale in cui rimane coinvolta un’altra ragazza, Lucy [Amberley Gridley], coetanea di Tess, investita da un’automobile in corsa mentre scendeva nervosamente dalla sua automobile a seguito di un litigio con la madre.

Lo spirito tormentato di questa ragazza prenderà possesso del corpo di Tess, a sua volta consapevole che stavolta non si tratta di allucinazioni o di incubi notturni, ma di una realtà della quale ha paura e che deve saper affrontare per dimostrare finalmente la sua forza e il suo coraggio.

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DANSE MACABRE di Stephen King

Non è facile parlare di qualcosa solo per il fatto di conoscerla da vicino.

Non è facile trasmettere una passione, un livello di comprensione raggiunto in un determinato ambito, né consegnare a terzi il preciso funzionamento degli ingranaggi di un meccanismo imperfetto e cangiante.

Non è semplice parlare di horror, spiegarne i funzionamenti, inquadrarne la storia e predirne l’evoluzione, nemmeno per chi di horror vive! Per Stephen King, nel 1981, arrivò il momento di iniziare a parlare del mondo che stava così piacevolmente abitando e che mai avrebbe abbandonato. Danse Macabre è il titolo del suo primo saggio, un saggio arrivato in Italia nel 1992, riveduto e corretto e ora tornato alle stampe con una nuova edizione edita da Frassinelli.

Quello che King propone all’interno del volume è un percorso assai interessante e trasversale: un viaggio su strade che si intersecano e che vedono sempre l’autore di It come il centro di un universo macabro e meraviglioso che fa avvicendare interessanti momenti biografici, momenti di storia del cinema, valutazioni più o meno ironiche di film, libri, autori e piccoli inserti crossmediali in cui lo scrittore si regala qualche riflessione sui film già allora originati dai suoi piccoli universi narrativi.

In Danse Macabre, King prende in esame libri e film prodotti dal 1950 circa fino ai primi anni ’80, titoli che poi ritornano in chiusa per completare il tutto in una doppia appendice, con circa un centinaio di consigli, film e libri, che King propone a chi ha condiviso con lui questo viaggio.

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SPLIT in Blu-Ray

Del ritorno di Shyamalan ne abbiamo già parlato al momento dell’uscita in sala del suo Split, una pellicola molto tesa che utilizza il Genere per affondare negli strati più oscuri e profondi dell’animo umano.
Kevin è in cura da anni e ha mostrato alla sua psichiatra ben 23 personalità. Un caso di certo non facile da gestire, anche perché la dottoressa Fletcher sa che rimane ancora un’altra identità nascosta. Gli “altri Kevin” ne parlano sempre in modo timoroso, perché sanno che nel momento in cui dovesse manifestarsi, questa nuova personalità che si fa chiamare “la Bestia” prenderebbe il sopravvento sulle altre.

Un giorno l’uomo rapisce tre ragazze e le rinchiude nello scantinato di casa sua, dando il via ad una guerra per la sopravvivenza in cui le giovani si troveranno ad avere a che fare non solo con un uomo completamente squilibrato, ma con le diverse rappresentazione che lui stesso ha di sé e che si comportano con le giovani in maniera del tutto differente l’una dall’altra.

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ZEDER di Pupi Avati

Gli amici d’oltralpe di The Ecstasy of Films editano finalmente una prestigiosa edizione del nostro amato Zeder [1983], seconda escursione thrilling, stavolta nei territori del soprannaturale, targata Pupi Avati dopo l’ormai celebre esordio nel Genere de La casa dalle finestre che ridono [1976].

Il prologo del film è ambientato a Chartres, nel 1956: il dottor Meyer è sulle tracce dell’alchimista Paolo Zeder, il quale ha scoperto delle zone sparse sul pianeta con capacità geologiche singolari, in grado di far tornare alla vita chi vi è sepolto. L’azione si sposta quindi ai giorni nostri a Bologna, dove Stefano [Gabriele Lavia], scrittore alle prime armi nonché studente universitario fuori corso, scopre casualmente, svolgendo il nastro di una macchina da scrivere regalatagli dalla moglie Alessandra [Anne Canovas], delle frasi inquietanti che lo conducono – attraverso diverse peripezie – in contatto con una equipe francese di scienziati, i quali stanno approntando sinistri esperimenti basati sulle teorie di Zeder.

Stefano si addentrerà in un’indagine del tutto personale, ma la curiosità alle volte può essere fatale.

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LE DIAVOLESSE di Bruno Gantillon   

Sinister Film continua la sua ricerca e riproposta di chicche di celluloide ripescando dal dimenticatoio un film del 1971 diretto dal francese Bruno Gantillon, l’oscuro Le diavolesse [Morgane et Ses Nymphes], pellicola a metà strada tra l’horror e il fantastico-favolistico.

Lo spettatore si accorge di essere davanti a qualcosa di ibrido già dopo i primi venti minuti di film: difatti, dopo un prologo abbastanza classico in cui le due protagoniste Françoise e Anna – causa fermo dell’auto per mancanza di benzina – sono costrette a passare la notte in un fienile, dopo essere state scoraggiate a proseguire per la propria strada dal padrone di una cupa locanda, vengono indirizzate verso un misterioso maniero sulle rive di un lago.

Qui vengono accolte da una strana donna di nome Morgana, attorniata da uno stuolo di ancelle che vagano come fossero in trance, oltre ad uno strano personaggio di nome Gurth, un nano gobbo al servizio della castellana. Morgana indurrà sotto una sorta di incantesimo le due ragazze, fino all’enigmatico finale, che lascia più di un’interpretazione.

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IL POZZO E IL PENDOLO di Roger Corman

Nei primi anni Sessanta, la factory di Roger Corman produsse otto film tratti da altrettanti racconti dello scrittore Edgar Allan Poe, tutti – eccetto Sepolto vivo [1962] interpretato dallo strepitoso Ray Milland – con protagonista il mostro sacro Vincent Price.

La formula era sempre la medesima: budget risicato, tempi di lavorazione stretti e riutilizzo delle scenografie – nonché della troupe tecnica – già utilizzate in precedenza. Anche Il pozzo e il pendolo [1961] non fa eccezione: realizzato in sole due settimane e costato duecentomila dollari, incassò solo in America la bellezza di due milioni di dollari. Non male per un film a budget zero.

Per questo ciclo di film tratti dagli inquietanti racconti del mitico scrittore di Boston, Corman si discostò a volte parecchio dai testi scritti, dando maggiore libertà all’ispirazione del momento e delle mode del periodo: il gotico come Genere, ma anche come marchio di fabbrica riconoscibile in tutto il ciclo e, più in generale, nelle produzioni di genere dell’epoca: ombre, nebbie incombenti, colori sgargianti – Mario Bava insegnò – e bellezze indotte molto spesso ad una fine poco ortodossa sono gli elementi base di questo genere molto apprezzato all’epoca e diventato un cult con il passare degli anni.

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GO HOME – A CASA LORO: Il nuovo film di Luna Gualano

A Roma, durante una manifestazione contro l’apertura di un centro d’accoglienza, si scatena un’apocalisse zombie: solo l’interno del centro sembra essere sicuro e gli ospiti faranno di tutto per restare in vita.
Enrico, un ragazzo di estrema destra, si mette al riparo all’interno del centro, mentendo sulla sua identità.
L’unico luogo sicuro è quel centro d’accoglienza che lui non voleva, mentre fuori i morti camminano sulla terra.

E’ questa la storia di “Go Home – A casa loro”, un horror allegorico scritto da Emiliano Rubbi che vuole utilizzare gli zombie come metafora per una società sempre più chiusa, spaventata, aggressiva nei confronti dei migranti, dei profughi, del “diverso da sé” in generale.

Dal 31 maggio è online la campagna di raccolta fondi per il film, che verrà girato questa estate ad agosto dalla regista Luna Gualano.

I fondi serviranno ad aggiungere ulteriori effetti speciali e ad aumentare i giorni di ripresa.

Il film, unico nel suo genere, sarà realizzato in “multilingua”.

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 31 + IL PASSO DEL DIAVOLO

31 ottobre 1976. Un gruppo di perdigiorno nemmeno più tanto giovani si muovono su di un grosso camper tra le lande desolate del Texas. Il gruppo, capeggiato da Sheri Moon Zombie, viene rapito da tre folli e ricchi signori. Come già successo nella saga di Hostel e in quella de La notte del giudizio, i danarosi mattoidi amano passare il tempo giocando con le vite di poveri malcapitati: in questo caso portando il gruppo di protagonisti all’interno di un edificio abbandonato per dare il via ad una caccia all’uomo che vede dei criminali altrettanto fuori di zucca nelle vesti dei cacciatori. Dei cacciatori con nomi d’arte che ne fotografano le principali caratteristiche caratteriali [Doom-Head, Psycho-Head, Death-Head, Sex-Head e via dicendo…], e con dei trucchi e dei costumi che puntano ancora una volta sull’ossessione del regista per “la maschera”, soprattutto su quella del clown.

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