Francesco Del Grosso

BILLY LYNN – UN GIORNO DA EROE di Ang Lee

Cinematograficamente parlando, il 2 febbraio 2017 in Italia verrà ricordato come la giornata dedicata agli eroi di guerra. Un mix di coincidenze e “strategie” distributive ha voluto, infatti, che ben due pellicole sul tema approdassero nelle sale nostrane nello stesso weekend, ed entrambe battenti bandiera a stelle e strisce.

Stiamo parlando di La battaglia di Hacksaw Ridge e di Billy Lynn – Un giorno da eroe. Nel primo, il Mel Gibson regista rievoca la storia di Desmond Doss, primo obiettore di coscienza a ricevere la medaglia d’onore per aver salvato 75 soldati durante la battaglia di Okinawa, nella Seconda Guerra Mondiale, senza mai utilizzare un’arma. Nel secondo, invece, Ang Lee narra la storia del giovane soldato semplice Billy Lynn che, insieme ai commilitoni del reparto Bravo, si trasforma in un eroe nazionale dopo un’estenuante battaglia in Iraq.

Insomma, ci troviamo in presenza di uomini da celebrare e da ricordare, ciascuno a proprio modo per il coraggio dimostrato sul campo di battaglia. Un atto dovuto in entrambi i casi che, oltre a tributare il giusto omaggio all’uomo e alle sue gesta, serve anche ad alimentare il serbatoio del patriottismo, che oggi più che mai ha un bisogno enorme di carburante da bruciare per alimentare il motore della suddetta causa.

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SILENCE di Martin Scorsese

Era la fine degli anni Ottanta quando Martin Scorsese manifestò per la prima volta pubblicamente la volontà e il desiderio di portare sul grande schermo le pagine di Silenzio di Shūsaku Endō. Da allora, di anni ne sono trascorsi quasi una trentina e ora la trasposizione cinematografica dell’omonimo romanzo storico del 1966 dello scrittore giapponese [prima edizione italiana di Rusconi Libri nel 1982] arriva finalmente nelle sale nostrane a partire dal 12 gennaio 2017 [negli Stati Uniti è stato distribuito a partire dal 13 dicembre 2016], con 01 Distribution. Oggetto di non pochi problemi, non ultimo quello che riguardava il reperimento dei finanziamenti necessari alla realizzazione di un progetto così complesso, lo script è finito suo malgrado nel cassetto. Quello stesso cassetto dal quale, per fortuna, è stato fatto riemergere. L’attesa è finita, con le aspettative che erano per forza di cose alte, vuoi perché si tratta dell’ultima fatica dietro la macchina da presa del cineasta statunitense [in attesa di Irishman con Robert De Niro], vuoi per l’importanza dell’opera letteraria e di colui che l’ha firmata, ma soprattutto per ciò che racconta.

L’opera propone come tema di sfondo le persecuzioni a carico dei cristiani durante il periodo Tokugawa, a seguito della rivolta di Shimabara. Siamo dunque nel 17° secolo, per la precisione nel 1633. Due giovani gesuiti portoghesi, Padre Rodrigues e Padre Garupe, rifiutano di credere alla notizia che il loro maestro spirituale, Padre Ferreira, partito per il Giappone con la missione di convertirne gli abitanti al cristianesimo, abbia commesso apostasia, ovvero abbia rinnegato la propria fede abbandonandola in modo definitivo. I due decidono dunque di partire per l’Estremo Oriente, pur sapendo che in Giappone i cristiani sono ferocemente perseguitati e chiunque possieda anche solo un simbolo della fede di importazione viene sottoposto alle più crudeli torture. Una volta arrivati troveranno come improbabile guida il contadino Kichijiro, un ubriacone che ha ripetutamente tradito i cristiani, pur avendo abbracciato il loro credo. Quella che vivranno sulla propria pelle e davanti ai loro occhi è una vera e propria odissea umana e spirituale, fatta di dolore, sofferenza e sacrificio, che metterà duramente alla prova ciò in cui credono.

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FAI BEI SOGNI di Marco Bellocchio

 

fai_bei_sogni_1Una volta letto l’omonimo libro al quale Marco Bellocchio si è liberamente ispirato per la realizzazione della sua ultima fatica dietro la macchina da presa, ossia Fai bei sogni, è piuttosto semplice rintracciare una fortissima affinità elettiva tra le pagine del best seller autobiografico di Massimo Gramellini e il DNA cinematografico del regista emiliano.

Tra le pieghe e le righe di quelle pagine, infatti, scorrono, sia in superficie che in profondità, tutta una serie di tematiche, emozioni, sensazioni, atmosfere, legami e dinamiche tra i personaggi, care e ricorrenti nel cinema di Bellocchio. Di conseguenza, l’incontro tra i due autori e le rispettive poetiche non poteva che generare prima o poi un “matrimonio” da celebrare sul grande schermo. E quel momento è arrivato, con il risultato che approda nelle sale italiane con 01 Distribution a partire dal 10 novembre, dopo aver aperto lo scorso maggio la Quinzaine des Réalisateurs di Cannes 2016. Insomma, era scritto nel destino che le loro strade si incrociassero, per dare vita a un’opera stratificata, intensa e dolorosa.

La storia è quella di Massimo che, dopo un’infanzia solitaria e un’adolescenza difficile diventa un giornalista affermato, ma continua a convivere con il ricordo lacerante della madre scomparsa, nonché con un senso di mistero intorno alla sua morte. La vicinanza di Elisa lo aiuterà ad affrontare la verità sul suo passato. Solo alla fine scoprirà come sono andate veramente le cose, e troverà il modo di risalire alla luce.

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QUALCOSA DI NUOVO di Cristina Comencini

qualcosa-di-nuovo1Al lavoro dietro la macchina da presa, portato avanti tra alti e bassi dal 1988, Cristina Comencini ha alternato quello nel campo della letteratura, firmando una serie di romanzi di buona fattura. Negli ultimi anni, la regista e sceneggiatrice si è avvicinata anche alla scrittura di testi teatrali, due dei quali passanti dalle tavole del palcoscenico al grande schermo. Diversamente da Due partite, la cui regia cinematografica era stata affidata a Enzo Monteleone, per La scena la Comencini ha deciso invece di non demandare la trasposizione, ma di dirigere lei stessa un film che approda nelle sale nostrane a partire dal 13 ottobre con il titolo Qualcosa di nuovo.

Tra le due opere esiste un filo comune che le congiunge in maniera piuttosto evidente e quel filo è il fattore rosa. Trattasi, infatti, di storie su e di donne, che parlano di legami e sentimenti messi in pericolo dal passare inesorabile delle stagioni, ma che riescono tuttavia a sopravvivere. L’amicizia è in entrambi i plot l’anello di congiunzione, il ponte che impedisce a due lembi di terra di allontanarsi per sempre.

Lo era stato per Due partite e continua ad esserlo anche per Qualcosa di nuovo. La pièce prima e la pellicola poi ci catapultano al seguito di Lucia e Maria, amiche da una vita, ma che più diverse non si può. Lucia ha chiuso col genere maschile, Maria invece non riesce proprio a farne a meno. Una sera nel suo letto capita [finalmente!] l’uomo perfetto. Bello, sensibile, appassionato, maturo.

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TORNO DA MIA MADRE di Èric Lavaine

torno-da-mia-madre1“La commedia più divertente dell’estate”. Questa è la frase di lancio scelta da Officine Ubu per accompagnare l’uscita di Torno da mia madre, l’ultima fatica dietro la macchina da presa di Èric Lavaine, campione d’incassi della passata stagione in Francia e nelle sale nostrane a partire dal 25 agosto. Probabilmente avrete avuto modo di ascoltarla più volte nelle settimane scorse ed è proprio per questo motivo che abbiamo deciso di aprire la recensione riportandola in appendice, perché l’informazione in sé non è del tutto veritiera: da una parte la scelta di distribuirlo a conclusione del periodo balneare esclude automaticamente il fatto che lo sia, semmai avrebbe dovuto trovare una collocazione all’inizio, dall’altra tale primato viene dal fatto che nel palinsesto in questione di pellicole appartenenti al medesimo Genere non c’è stata alcuna traccia significativa, a fronte del solito carico di thriller, horror, action, cartoon, drammi sentimentali e cinecomics.

Detto questo, il film di Lavaine ha davvero poco da offrire a tutti coloro che decideranno di rinunciare ad altre opportunità d’intrattenimento e di relax pur di fruirne, al di là della presenza nel cast di Josiane Balasko che, nel ruolo di Jaqueline, regala alla platea di turno l’ennesima perfomance maiuscola di una meravigliosa carriera.

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MONEY MONSTER – L’ALTRA FACCIA DEL DENARO di Jodie Foster

COL_BILL_TEMPLATE_21Passaggio lampo fuori concorso sulla croisette cannense e poi l’approdo nelle sale per la quarta fatica dietro la macchina da presa di Jodie Foster. Si decide, infatti, nell’arco di una manciata di giorni il destino di Money Monster, action thriller diretto dall’attrice statunitense, che torna sul grande schermo nelle vesti di regista a distanza di sei anni da Mr. Beaver. Nel mezzo, ovviamente, non è stata a guardare, continuando a interpretare le pellicole dei colleghi e a tenersi in allenamento debuttando anche nella regia televisiva con alcuni episodi delle acclamate serie Netflix Orange Is the New Black e House of Cards. Con queste, la Foster si è fatta sicuramente le ossa, quanto basta per dare forma e sostanza a un film che di sostanza ne ha molta tecnicamente e recitativamente parlando, un po’ meno sul fronte drammaturgico.

La Foster si misura con un Genere con il quale aveva avuto a che fare solo come interprete, mettendosi al servizio di cineasti e film che di adrenalina ne hanno saputa iniettare a profusione nelle vene dello spettatore di turno: dal Richard Donner di Maverick al David Fincher di Panic Room, dal Robert Schwentke di Flightplan allo Spike Lee di Inside Man. Inevitabile, a questo punto, che le suddette esperienze si siano tramutate in un pozzo dal quale attingere a piene mani, soprattutto per quanto concerne la gestione, il controllo e la trasmissione sullo schermo della tensione. Quest’ultima è, non a caso, insieme all’ottima performance del duo ClooneyRoberts, la portata principale del menù offerto ai fruitori di Money Monster.

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LA SPOSA BAMBINA di Khadija Al Salami

sposa-bambina1Al di là che piaccia oppure no, con il giudizio a riguardo lasciato al gusto personale di chi avrà o ha già avuto modo di vedere il film, La sposa bambina di Khadija Al Salami può contare su due importanti ingredienti che ne arricchiscono la ricetta cinematografica, attirando sul progetto le attenzioni tanto degli addetti ai lavori quanto degli spettatori comuni. Da una parte il fatto che a firmare la pellicola sia stata la prima regista e produttrice yemenita nella storia della Settima Arte, dall’altra la presenza di una protagonista anch’essa passata – suo malgrado – alle cronache per essere stata la sposa più giovane ad aver convolato a nozze a soli dieci anni, riuscendo grazie al suo coraggio ad ottenere il divorzio da quell’uomo di vent’anni più grande che la sua famiglia le aveva imposto. Il suo nome è Nojoom e la pellicola è la cronaca più o meno romanzata della sua odissea umana e giudiziaria, che l’ha vista al centro di una serie di spregevoli violenze fisiche e psicologiche che l’hanno privata dell’innocenza infantile.

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VACANZE AI CARAIBI di Neri Parenti

vacanze-ai-caraibi-1Puntuale come il Natale c’è solo il cinepanettone, o meglio c’era, ossia sino a quando il buon Aurelio De Laurentiis ha deciso di non sfornarne più, dopo aver ritenuto l’investimento non particolarmente remunerativo rispetto al passato e incongruo riguardo l’impiego economico necessario per portarlo in sala. Era il 2011 e con Vacanze di Natale a Cortina si interrompeva ufficialmente la produzione del film natalizio per eccellenza, appuntamento immancabile nel calendario festivo per lo spettatore medio e per le famiglie italiane, sostituito da quattro anni a questa parte da cloni, fotocopie e tentativi di imitazione. Ma come recita il detto, le tradizioni sono dure a morire e non a caso nell’affollatissimo cartellone delle festività 2015 rispunta sotto l’albero, tra uno Zalone e un Pieraccioni di turno, proprio un cinepanettone firmato Neri Parenti.

Filmauro o no, il regista toscano riprende in mano la ricetta classica di una volta a base di comicità a rotta di collo, gag, luoghi esotici, hit musicali, attori di grido e da quella è ripartito per dare nuova vita al filone con Vacanze ai Caraibi, nei cinema a partire dal 16 dicembre con le seicento copie messe a disposizione da Medusa.

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WOMAN IN GOLD di Simon Curtis

woman-in-gold-1Tutti, compresi i non addetti ai lavori o esperti d’Arte, hanno almeno una volta nella vita incrociato il proprio sguardo con quello di Adele Bloch-Bauer, la moglie dell’industriale Ferdinand Bloch-Bauer, che nel lontano 1907 fu impresso sulla tela da Gustav Klimt, celebre pittore austriaco considerato tra i massimi esponenti dell’Art Nouveau [in Italia conosciuto invece come stile Liberty]. Primo di due dipinti omonimi, esso viene citato come l’ultimo, nonché il più rappresentativo della sua cosiddetta “fase dorata”. Dietro la fama e la bellezza del celeberrimo ritratto c’è però una lunga e complessa odissea legale, passata alle cronache per aver scatenato una “guerra diplomatica” oltreoceano sull’asse Austria-Stati Uniti. Dopo essere stato realizzato in quel di Vienna su commissione della stessa nobildonna e poi, per volontà della stessa, donato in seguito alla sua morte insieme ad altri tre dipinti firmati da Klimt alla Österreichische Galerie Belvedere, l’opera fu successivamente confiscata dai nazisti per poi tornare nuovamente nelle mani del governo austriaco.

Cinquant’anni dopo, la legittima erede del prezioso quadro, tale Maria Altmann, nipote di Adele, trasferitasi in America in seguito alla fuga da una Vienna caduta nelle mani naziste, decise di sfidare le autorità del suo Paese di origine con l’aiuto di un giovane avvocato per chiedere la restituzione di ciò che era suo.

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NO ESCAPE – COLPO DI STATO di John Erick Dowdle

no-escape-1Da non confondere assolutamente con il No Escape di Martin Campbell, uscito in Italia con il titolo Fuga da Absolom, l’ultima fatica dietro la macchina da presa del prolifico John Erick Dowdle approda sugli schermi nostrani con M2 Pictures a partire dal 10 settembre, accompagnata dal sottotitolo Colpo di Stato per evitare fraintendimenti vista l’omonimia con il fanta-action del 1994.

Scritto in coppia con il sodale fratello Drew, il film ci porta al seguito di Jack Dwyer, un imprenditore statunitense trasferitosi per lavoro nel sud est asiatico insieme alla moglie Annie e alle due figlie. Ma pochi giorni dopo il loro arrivo, il Paese viene sconvolto da una rivolta armata che mira a sovvertire il governo ufficiale. Ne seguirà una caccia allo straniero che costringerà Jack e la sua famiglia a cercare disperatamente una via di fuga, affrontando mille pericoli in un territorio sconosciuto e ostile.

Prima di entrare nel merito di un’analisi critica, un particolare salta subito all’occhio nel momento stesso in cui termina la lettura della sinossi.

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