fantasy

JURASSIC WORLD – Il regno distrutto di Juan Antonio Bayona

jurassic-world-2Il franchise di Jurassic Park percorre con la saga Jurassic World una strada che sembra voler riproporre le stesse tappe della trilogia originaria, solo condendole con ingredienti più eclatanti e appariscenti, capaci forse di far dimenticare queste somiglianze, ma di certo di rompere l’aura di verosimiglianza della storia.

Con Jurassic World l’intento di regalare al pubblico una nuova versione di Jurassic Park, solo più grande e rumorosa, era chiarissima. Lo stesso scheletro narrativo del nuovo film si sarebbe potuto specchiare in quello del capostipite. Pur passando di mano ad un altro regista, Juan Antonio Bayona, il piano produttivo della saga “JW” rimane lo stesso e il secondo capitolo, Jurassic World – Il regno distrutto, vuole essere specchio ingrandente [e deformante] de Il mondo perduto – Jurassic Park.

Tre anni dopo i fatti di Jurassic World, il parco di Isla Nublar è stato completamente distrutto dai dinosauri, che ora sono gli unici padroni dell’isola.  Ancora per poco, però, perché un’imminente eruzione vulcanica sembra voler potere i dinosauri verso una seconda violenta estinzione di massa.

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LA FORMA DELL’ACQUA – THE SHAPE OF WATER di Guillermo del Toro

1962. Elisa è una ragazza solitaria affetta da mutismo. Lavora come addetta alle pulizie all’interno di un laboratorio governativo e ha pochi amici: una sua collega, che approfitta proprio dell’obbligatorio silenzio della protagonista per esplodere in lunghi e tediosi monologhi durante le ore di lavoro, e un anziano vicino che, discriminato a causa della sua omosessualità, era stato fatto fuori dal mondo della grafica pubblicitaria. Proprio all’interno del laboratorio, Elisa scopre la presenza di una creatura anfibia dalla forma umanoide. Una strana forma di animale o qualcosa di più?

Ancora del Toro e i suoi mostri. del Toro e le sue creature talmente irreali e straordinarie da riuscire a mescolarsi a meraviglia con la storia umana, che sia universale o personale.

Ancora de Toro che pensa di riuscire a raccontare “tutto” attraverso il “suo” tutto: in questo caso l’inspiegabile stupefacente esistenza di un sentimento come l’amore, di un impalpabile stato dell’anima, con l’epifanica apparizione di una essere mostruoso, mitologico, che rimanda all’iconico Mostro della Laguna Nera, ma anche all’acquatico Abe del detoriano Hellboy [creatura anfibia che, tra l’altro, è interpretato dallo stesso attore, Doug Jones].

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JUMANJI – Benvenuti nella Giungla di Jake Kasdan

jumanjiReboot, sequel e prequel sono all’ordine del giorno nell’immaginario cinematografico contemporaneo.

Anche quest’anno ne abbiamo avuto una concreta prova, dal Kong: Skull Island di Jordan Vogt-Roberts al Power Rangers di Dean Israelite, tanto per citarne alcuni, la dose di reboot non è certamente mancata. La maggior parte delle volte sono prodotti che funzionano, come Spider-Man: Homecoming di Jon Watts, arrivato ormai al secondo reboot del franchise con protagonista il ragnetto più famoso d’America, altre volte si presentano come mere trovate commerciali di cui si potrebbe fare davvero a meno, e Baywatch di Seth Gordon ne è l’esempio lampante. Jumanji – Benvenuti nella Giungla, invece ponendosi tra il sequel e il reboot riesce, modestamente e senza elevate pretese, a dimostrarsi un prodotto di puro intrattenimento, non dozzinale, che diverte e attrae.

Il precedente film del 1995, con protagonista il compianto Robin Williams e una giovanissima Kirsten Dunst, divenne un vero oggetto di culto per la generazione degli anni ‘90, merito anche delle innumerevoli programmazioni televisive in prima serata, tanto che in seguito fu creata una serie animata ispirata ai personaggi del film, e il libro per bambini omonimo di Chris Van Allsburg da cui è tratto, tornò dopo tredici anni, sugli scaffali di tutte le librerie e in vetta alle classifiche. Questo nuovo Jumanji parte da dove avevamo lasciato il precedente, è il 1995 e un ragazzo trova sulla spiaggia la famosa scatola contente il gioco da tavola. Inizialmente riluttante all’idea di dover giocare a una cosa da lui ritenuta troppo vecchia, torna ai suoi videogames e la scatola successivamente si trasforma in una cartuccia per console.

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STAR WARS: GLI ULTIMI JEDI di Rian Johnson

the-last-jediPerdere per vincere. Fallire per cambiare. Ma soprattutto, abbandonare ciò che è stato per ottenere un nuovo orizzonte. Star Wars: Gli Ultimi Jedi è la palese affermazione che qualcosa sta cambiando nella Galassia lontana, lontana. Tutto viene messo in discussione in questo ottavo episodio della saga sci-fi più amata al mondo. La Forza è sveglia, ma non troppo, i ribelli sono in fuga, il Primo Ordine potrebbe vincere, ma Kylo Ren deve fare i conti con una coscienza lacerata dal senso di colpa. Infine, Rey al cospetto di Skywalker conoscerà la sua più amara delle delusioni. Tutto sembra vacillare nelle Guerre Stellari di Rian Jonhson, ma ciò che appare compromesso, che non ricorda il passato glorioso, potrebbe essere l’occasione più importante mai capitata a questa lunga avventura nello spazio.

Ma procediamo con ordine: La Forza scorre forte nella giovane Rey, ma solo un grande maestro Jedi può insegnarle a controllarla. Rivelata la mappa che traccia la rotta per il nascondiglio segreto di Luke Skywalker, la ragazza attraversa l’universo fino al pianeta sperduto dove il cavaliere Jedi si è ritirato in esilio volontario. Si inerpica lungo sentieri impervi, perlustra gli angoli più selvaggi dell’isola per incrociare lo sguardo del leggendario guerriero che ha combattuto e sconfitto l’Impero, e porgergli la vecchia spada laser appartenuta alla sua famiglia. Il gesto significativo riprende ed eguaglia il passaggio di testimone avvenuto nel corso della saga, nella quale l’allievo assume infine il ruolo di mentore. Intuitiva e tenace, Rey è la capofila delle nuove leve Jedi, pronta a contrastare le forze del sinistro Primo Ordine, in aiuto della Resistenza. Accanto a lei ritornano l’ex assaltatore Finn, il pilota di X-Wing Poe Dameron e il Generale Leia [in quella che passerà alla storia come l’ultima interpretazione di Carrie Fisher, CGI permettendo]. Tra i servitori del Lato Oscuro, con il volto sfregiato dall’ultimo scontro con Rey, ritroviamo Kylo Ren, influenzato dalla misteriosa figura del Leader Supremo Snoke.

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KONG SKULL ISLAND in Blu-Ray

Il Kong: Skull Island di Jordan Vogt-Roberts è un reboot della storia del re delle scimmie. Non ha e non cerca legami riconoscibili ai film precedenti che vedono Kong protagonista. Il suo lavoro è quello di attualizzare la storia per renderla appetibile soprattutto per il pubblico più giovane. Un piano preciso e ben studiato: innanzitutto avere un gorilla grande, il più grande Kong mai avuto, con i suoi 30 metri di altezza. Poi il desiderio di girare un film che fosse anche un ottimo punto di partenza per una saga che avrebbe dovuto abbracciare anche un altro re: Godzilla, in un altro di quei piani filmici di universo condiviso che, ormai, vanno molto di moda in questo periodo!

1973: una spedizione fatta di militari dell’esercito americano, reporter e di studiosi della società segreta chiamata Monarch, si dirige verso un’isola sconosciuta e inesplorata, scoperta grazie all’utilizzo delle prime tecnologie satellitari. Appena arrivati sull’isola e aver sganciato dagli elicotteri delle bombe utili a sondare gli strati più sotterranei dell’isola, il gruppo viene attaccato da un gigantesco gorilla gigante: gli uomini della spedizione scopriranno di trovarsi di fronte a Kong, una sorta di divinità per gli indigeni; l’unico della sua specie rimasto in vita per difende le altre creature viventi di Skull Island da mostri altrettanto fuoriscala ma davvero malvagi: gli Strisciateschi, creature rettiloidi dall’aspetto mostruoso e alcune parti del proprio scheletro a vista.

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“La Gazzetta dello Sport”: Bollettino uscite n.30

Questa settimana vi presentiamo tre uscite editoriali distribuite da La Gazzetta dello Sport: il primo è il trentacinquesimo albo di Orfani “Come pioggia” [le uscite riguardano la stagione dedicata a Ringo]; il secondo è il volume 13 della collana Marvel Super Eroi Classic, stavolta dedicata a Iron Man “La dinamo cremisi colpisce ancora!”; l’ultimo è l’undicesimo volume cartonato de I Puffi“Storie di Puffi”.

La fine del mondo è solo l’inizio. Gli alieni hanno attaccato la terra, un esercito di orfani è l’ultima speranza per il genere umano. Non perdere la più avvincente battaglia a fumetti di sempre. L’intera serie di Orfani, in ordine cronologico, in una nuova edizione. Da leggere tutta d’un fiato.

Il trentacinquesimo albo della collana è scritto da Mauro Uzzeo, disegnato da Alessio Avallone e colorato da Nicola Righi.

http://store.gazzetta.it/Collana-Uscite-1-10/ihasEWcW0e0AAAFXWIgGweaS/pc?

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“La Gazzetta dello Sport”: Bollettino uscite n.27

Questa settimana vi presentiamo quattro uscite editoriali distribuite da La Gazzetta dello Sport: il primo è il ventesimo e ultimo numero della serie Dylan Dog – I Maestri della Paura; il secondo è il trentunesimo albo di Orfani [le uscite riguardano la stagione dedicata a Ringo]; il terzo è il nono volume della collana Marvel Super Eroi Classic, stavolta dedicata ai Fantastici Quattro “Uno Skrull è tra noi!”; l’ultimo è l’ottavo volume cartonato de I Puffi“La guerra delle sette sorgenti”.

Dylan Dog – I Maestri della Paura presenta “Il feroce Takurr”, storia completa di 96 pagine scritta da Michele Medda e disegnata da Franco Saudelli.

Quando la normale passione di un collezionista diventa follia, non ci sono limiti agli orrori cui si può assistere… Se poi la collezione è di incubi, non resta che rivolgersi a Dylan Dog!

L’albo è in edicola a 3,99 euro. Per maggiori informazioni clicca qui:

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PIRATI DEI CARAIBI – LA VENDETTA DI SALAZAR di Joachim Ronning e Esper Sandberg

Sono passati ben quattordici anni da quando Capitan Jack Sparrow approdò a Port Royal su un’indegna imbarcazione in procinto di affondare, dando inizio ad una delle saghe di maggior successo degli ultimi vent’anni e regalando alla storia del cinema d’avventura uno dei personaggi più iconici e amati.

In questo quinto capitolo, Sparrow si trova a dover affrontare una flotta di marinai fantasma guidati dal capitano Armando Salazar, fuggiti dal Triangolo del Diavolo a bordo della Silent Mary, una nave fantasma, per ucciderlo. Al timone della sua piccola nave, il Gabbiano Morente, Jack si avvia alla ricerca del leggendario tridente di Poseidone, che può diventare la sua unica speranza di salvezza, stringendo un’alleanza con l’astronoma Carina Smyth e il giovane marinaio della Royal Navy, Henry Turner.

Con Oltre i confini del mare [2011], dato l’addio di Gore Verbinski e l’arrivo di Rob Marshall, la produzione aveva tentato di mescolare le carte in tavola, introducendo nuovi personaggi per dare l’avvio ad una nuova trilogia.

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KING ARTHUR – IL POTERE DELLA SPADA di Guy Ritchie

Quando il padre del piccolo Artù viene assassinato, suo zio Vortigern si impadronisce del trono. Privato dei diritti che gli spetterebbero per nascita e senza sapere chi sia realmente, Artù riesce a sopravvivere nei vicoli oscuri della città. Solo quando estrae la mitica spada dalla roccia la sua vita cambia radicalmente ed è costretto ad accettare l’eredità che gli spetta di diritto.

Il nuovo film di Guy Ritchie, a due anni di distanza da Operazione U.N.C.L.E. [2015] e ben sei dal secondo capitolo su Sherlock Holmes [Gioco di ombre, 2011], ripropone in salsa post-moderna le avventure di Re Artù, di cui ricostruisce storia, origini e mito, tracciando il solco per una possibile saga.

King Arthur – Il potere della spada rientra pienamente nella fascia media dei blockbuster che siamo abituati a vedere, ma l’approccio produttivo e di realizzazione permette di fare alcune riflessioni aldilà del risultato finale.

L’intento di Guy Ritchie e di Lionel Wigram è di mescolare le caratteristiche dell’epica e del fantasy puro con quelle di crime movie/gangster movie/black comedy [che fanno parte del DNA del regista sin dagli esordi], in particolare nel modo in cui vengono raccontati i personaggi, i volti scelti per interpretarli, nell’uso della macchina da presa, nel montaggio e in alcune gag.

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LA RAGAZZA DEI MIEI SOGNI di Saverio Di Biagio

In Verità e Metodo, il filosofo tedesco Hans-Georg Gadamer, indica l’impossibilità di accostarsi a un testo senza pregiudizi, in quanto la nostra mente non è affatto una tabula rasa. Il pregiudizio che accompagna il lettore, non è necessariamente un giudizio errato, ma più semplicemente una presupposizione cioè un giudizio previo, la cui legittimità dovrà essere messa alla prova e verificata. Le teorie dell’importante ermeneuta si sposano perfettamente anche se l’oggetto in questione non è un testo, bensì un film. Tuttavia, se la materia è cinematografica, tali giudizi preventivi sono davvero duri da mettere in discussione. Se poi, il film in questione, è italiano e perlopiù di Genere – addirittura fantasy – l’impresa diventa durissima. Spesso si licenzia il film dal trailer o dal poster, senza prendersi il disturbo di vederlo e solo in seguito farsene un’idea. È il caso de La ragazza dei miei sogni, film di Saverio Di Biagio che si presenta come un fantasy metropolitano dai toni romantici ed esoterici. Ingredienti che per una pellicola nostrana sembrano indicare un fallimento annunciato. Eppure, qualcosa da salvare c’è, eccome.

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