fantastico

JURASSIC WORLD – Il regno distrutto di Juan Antonio Bayona

jurassic-world-2Il franchise di Jurassic Park percorre con la saga Jurassic World una strada che sembra voler riproporre le stesse tappe della trilogia originaria, solo condendole con ingredienti più eclatanti e appariscenti, capaci forse di far dimenticare queste somiglianze, ma di certo di rompere l’aura di verosimiglianza della storia.

Con Jurassic World l’intento di regalare al pubblico una nuova versione di Jurassic Park, solo più grande e rumorosa, era chiarissima. Lo stesso scheletro narrativo del nuovo film si sarebbe potuto specchiare in quello del capostipite. Pur passando di mano ad un altro regista, Juan Antonio Bayona, il piano produttivo della saga “JW” rimane lo stesso e il secondo capitolo, Jurassic World – Il regno distrutto, vuole essere specchio ingrandente [e deformante] de Il mondo perduto – Jurassic Park.

Tre anni dopo i fatti di Jurassic World, il parco di Isla Nublar è stato completamente distrutto dai dinosauri, che ora sono gli unici padroni dell’isola.  Ancora per poco, però, perché un’imminente eruzione vulcanica sembra voler potere i dinosauri verso una seconda violenta estinzione di massa.

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READY PLAYER ONE di Steven Spielberg [Pro&Contro]

[PRO]

Nel 2045, il mondo reale è un luogo impervio e ostile. Gli unici momenti in cui Wade Watts si sente veramente vivo è quando si immerge in OASIS, un intero universo virtuale dove l’unico limite è la propria immaginazione. Il giovane decide di lanciarsi nella ‘ultimate challenge’ di James Halliday, il creatore di Oasis, il quale ne lascerà l’eredità al vincitore di un’agguerrita competizione in tre round.

Steven Spielberg si conferma ancora una volta come uno dei più grandi narratori, in maniera trasversale, degli ultimi cinquant’anni: dopo aver creato mondi, personaggi e un intero immaginario collettivo legato a un singolo nome, qui si cimenta nella reinvenzione di innumerevoli immaginari altrui, mettendo un punto, un limite forse insuperabile a questi anni in cui il cinema si nutre di sé, si autoalimenta con le storie che già lo compongono e allo stesso tempo esonda in altri territori, come quello del videogioco e soprattutto della realtà virtuale, proiettandosi già verso il futuro.

Sarebbe riduttivo inquadrare Ready Player One soltanto nell’ottica di un citazionismo nostalgico, come se fosse una sorta di “Nerd Museum” da visitare ammaliati e sedotti dal ritorno al passato e dai ricordi, e il cui accesso è garantito soltanto a coloro i quali hanno vissuto determinati momenti.

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LA FORMA DELL’ACQUA – THE SHAPE OF WATER di Guillermo del Toro

1962. Elisa è una ragazza solitaria affetta da mutismo. Lavora come addetta alle pulizie all’interno di un laboratorio governativo e ha pochi amici: una sua collega, che approfitta proprio dell’obbligatorio silenzio della protagonista per esplodere in lunghi e tediosi monologhi durante le ore di lavoro, e un anziano vicino che, discriminato a causa della sua omosessualità, era stato fatto fuori dal mondo della grafica pubblicitaria. Proprio all’interno del laboratorio, Elisa scopre la presenza di una creatura anfibia dalla forma umanoide. Una strana forma di animale o qualcosa di più?

Ancora del Toro e i suoi mostri. del Toro e le sue creature talmente irreali e straordinarie da riuscire a mescolarsi a meraviglia con la storia umana, che sia universale o personale.

Ancora de Toro che pensa di riuscire a raccontare “tutto” attraverso il “suo” tutto: in questo caso l’inspiegabile stupefacente esistenza di un sentimento come l’amore, di un impalpabile stato dell’anima, con l’epifanica apparizione di una essere mostruoso, mitologico, che rimanda all’iconico Mostro della Laguna Nera, ma anche all’acquatico Abe del detoriano Hellboy [creatura anfibia che, tra l’altro, è interpretato dallo stesso attore, Doug Jones].

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IL FANTAFESTIVAL ALLA SALA TREVI

fantafestival-sala-treviLa 37esima edizione del Fantafestival prosegue dal 3 al 7 Febbraio al Cinema Trevi di Roma, in collaborazione con la Cineteca Nazionale, con una programmazione dedicata ai maestri del fantastico televisivo italiano. Le prime due giornate saranno dedicate a Daniele D’Anza, con due tra i suoi sceneggiati più importanti.

Sabato 3 Febbraio – Ore 17:00

HO INCONTRATO UN’OMBRA [Daniele D’Anza, 1974, 4 episodi]

«Dussart, interpretato da Giancarlo Zanetti, è un creativo di successo, impegnato nell’ideazione di una campagna per una società immobiliare. Non gli manca niente: ha un’ottima posizione, una bella casa molto moderna, piena di oggetti di design, e ha successo con le donne. Lo sceneggiato prende le mosse proprio da qui, dalla storia d’amore che sboccia tra lui e Catherine Jobert, una collega fotografa che ha il volto di Laura Belli. Entrambi, almeno inizialmente, hanno in comune un carattere molto preciso, rigoroso, tantoché lui è soprannominato dai colleghi “il cronometro Dussart”: esce sempre alla stessa ora, rispetta sempre le scadenze, non cambia mai abitudini. Poi, però, il caso gli gioca un brutto tiro: Dussart nota da precisi indizi, quali un mozzicone nel portacenere, un bicchiere di whisky mezzo vuoto, un disco fuori posto […] che qualcuno frequenta la sua casa mentre lui è in ufficio» [Gerosa].

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“La Gazzetta dello Sport”: Bollettino uscite n.49

nathan neverAppuntamento della settimana per otto uscite editoriali distribuite da La Gazzetta dello Sport: la prima è l’11° albo della collana dedicata a Nathan Never “Delirio + Demoni”, la seconda è il 60° albo di Orfani “Natività” [le uscite riguardano la stagione dedicata a Nuovo Mondo]; la terza è il volume 38 della collana Marvel Super Eroi Classic, stavolta dedicata ai Fantastici Quattro “Panico al Baxter Building!; la quarta è il 37° volume cartonato de I Puffi“I Puffi giocatori”.

Si continua con Popeye, volume 20: “La Cozza Negra”, l’8° albo di Thor – La saga del tono “Il nuovo mondo”, con il volume 16 di Star Trek Comics Collection: “TNG: Fantasmi” e con il volume 24 di Spider-Man – La grande avventura.

La serie che ha fatto la storia della fantascienza a fumetti in una nuova collezione, con veste grafica e copertine inedite. Un mix avvincente tra avventura, spionaggio e thriller, in uno scenario alla Blade Runner dove il protagonista non è un eroe tradizionale, ma “solo un essere umano in un mondo sempre meno umano”. In ogni volume due storie a fumetti.

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JUMANJI – Benvenuti nella Giungla di Jake Kasdan

jumanjiReboot, sequel e prequel sono all’ordine del giorno nell’immaginario cinematografico contemporaneo.

Anche quest’anno ne abbiamo avuto una concreta prova, dal Kong: Skull Island di Jordan Vogt-Roberts al Power Rangers di Dean Israelite, tanto per citarne alcuni, la dose di reboot non è certamente mancata. La maggior parte delle volte sono prodotti che funzionano, come Spider-Man: Homecoming di Jon Watts, arrivato ormai al secondo reboot del franchise con protagonista il ragnetto più famoso d’America, altre volte si presentano come mere trovate commerciali di cui si potrebbe fare davvero a meno, e Baywatch di Seth Gordon ne è l’esempio lampante. Jumanji – Benvenuti nella Giungla, invece ponendosi tra il sequel e il reboot riesce, modestamente e senza elevate pretese, a dimostrarsi un prodotto di puro intrattenimento, non dozzinale, che diverte e attrae.

Il precedente film del 1995, con protagonista il compianto Robin Williams e una giovanissima Kirsten Dunst, divenne un vero oggetto di culto per la generazione degli anni ‘90, merito anche delle innumerevoli programmazioni televisive in prima serata, tanto che in seguito fu creata una serie animata ispirata ai personaggi del film, e il libro per bambini omonimo di Chris Van Allsburg da cui è tratto, tornò dopo tredici anni, sugli scaffali di tutte le librerie e in vetta alle classifiche. Questo nuovo Jumanji parte da dove avevamo lasciato il precedente, è il 1995 e un ragazzo trova sulla spiaggia la famosa scatola contente il gioco da tavola. Inizialmente riluttante all’idea di dover giocare a una cosa da lui ritenuta troppo vecchia, torna ai suoi videogames e la scatola successivamente si trasforma in una cartuccia per console.

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STAR WARS: GLI ULTIMI JEDI di Rian Johnson

the-last-jediPerdere per vincere. Fallire per cambiare. Ma soprattutto, abbandonare ciò che è stato per ottenere un nuovo orizzonte. Star Wars: Gli Ultimi Jedi è la palese affermazione che qualcosa sta cambiando nella Galassia lontana, lontana. Tutto viene messo in discussione in questo ottavo episodio della saga sci-fi più amata al mondo. La Forza è sveglia, ma non troppo, i ribelli sono in fuga, il Primo Ordine potrebbe vincere, ma Kylo Ren deve fare i conti con una coscienza lacerata dal senso di colpa. Infine, Rey al cospetto di Skywalker conoscerà la sua più amara delle delusioni. Tutto sembra vacillare nelle Guerre Stellari di Rian Jonhson, ma ciò che appare compromesso, che non ricorda il passato glorioso, potrebbe essere l’occasione più importante mai capitata a questa lunga avventura nello spazio.

Ma procediamo con ordine: La Forza scorre forte nella giovane Rey, ma solo un grande maestro Jedi può insegnarle a controllarla. Rivelata la mappa che traccia la rotta per il nascondiglio segreto di Luke Skywalker, la ragazza attraversa l’universo fino al pianeta sperduto dove il cavaliere Jedi si è ritirato in esilio volontario. Si inerpica lungo sentieri impervi, perlustra gli angoli più selvaggi dell’isola per incrociare lo sguardo del leggendario guerriero che ha combattuto e sconfitto l’Impero, e porgergli la vecchia spada laser appartenuta alla sua famiglia. Il gesto significativo riprende ed eguaglia il passaggio di testimone avvenuto nel corso della saga, nella quale l’allievo assume infine il ruolo di mentore. Intuitiva e tenace, Rey è la capofila delle nuove leve Jedi, pronta a contrastare le forze del sinistro Primo Ordine, in aiuto della Resistenza. Accanto a lei ritornano l’ex assaltatore Finn, il pilota di X-Wing Poe Dameron e il Generale Leia [in quella che passerà alla storia come l’ultima interpretazione di Carrie Fisher, CGI permettendo]. Tra i servitori del Lato Oscuro, con il volto sfregiato dall’ultimo scontro con Rey, ritroviamo Kylo Ren, influenzato dalla misteriosa figura del Leader Supremo Snoke.

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FANTAFESTIVAL 2017: Il programma completo!

I film e i cortometraggi in concorso alla trentasettesima edizione del Fantafestival si contenderanno i Pipistrelli d’Oro assegnati al Miglior Cortometraggio Italiano, al Miglior Cortometraggio Straniero, al Miglior Lungometraggio Italiano e al Miglior Lungometraggio Straniero, oltre al Premio “Mario Bava”, dedicato alla Migliore Opera Prima di Produzione Italiana.

La giuria di esperti del settore chiamata a decretare i vincitori dell’edizione 2017 è composta da: Luigi Cozzi (regista, sceneggiatore e critico cinematografico), Paolo Gaudio (regista e critico cinematografico) e Fabio Babini (critico cinematografico e musicale).

Il premio alla Migliore Opera Prima sarà assegnato da due esperti del cinema di genere fantastico: Leopoldo Santovincenzo e Carlo Modesti Pauer. Di seguito i film e i cortometraggi in concorso.

Al seguente link il programma completo: www.fanta-festival.it/programma-2017/

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37° FANTAFESTIVAL: 22/26 novembre My Cityplex Savoy

La XXXVII edizione del FANTAFESTIVAL alza il sipario con le attese anteprime di Panoramica Italia, due appuntamenti con il Fantastico Televisivo, un viaggio nel mondo del Fumetto e diversi appuntamenti immancabili.

A chiudere il Festival sarà Dario Argento con un omaggio speciale a George A. Romero in cui sarà proiettata la versione restaurata in 4K del cult “Zombi”, da lui montata.

Al via dal 22 al 26 novembre la 37^ edizione del FANTAFESTIVAL [Mostra Internazionale del Film di Fantascienza e del Fantastico], diretta da Alberto Ravaglioli. Un appuntamento ricco di anteprime esclusive, eventi speciali, incontri, retrospettive, dibattiti e sezioni competitive.

Tra gli incontri attesi Luigi Cozzi, regista di Star Crash – Scontri Stellari Oltre la Terza Dimensione e protagonista del documentario a lui dedicato Fantasticozzi, diretto da Felice M. Guerra, e l’effettista e regista Sergio Stivaletti, che presenterà in anteprima una clip tratta dalla sua ultima fatica dietro la macchina da presa: Rabbia Furiosa, liberamente ispirato al terribile fatto di cronaca riguardante il cosiddetto “Canaro della Magliana”.

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KONG SKULL ISLAND in Blu-Ray

Il Kong: Skull Island di Jordan Vogt-Roberts è un reboot della storia del re delle scimmie. Non ha e non cerca legami riconoscibili ai film precedenti che vedono Kong protagonista. Il suo lavoro è quello di attualizzare la storia per renderla appetibile soprattutto per il pubblico più giovane. Un piano preciso e ben studiato: innanzitutto avere un gorilla grande, il più grande Kong mai avuto, con i suoi 30 metri di altezza. Poi il desiderio di girare un film che fosse anche un ottimo punto di partenza per una saga che avrebbe dovuto abbracciare anche un altro re: Godzilla, in un altro di quei piani filmici di universo condiviso che, ormai, vanno molto di moda in questo periodo!

1973: una spedizione fatta di militari dell’esercito americano, reporter e di studiosi della società segreta chiamata Monarch, si dirige verso un’isola sconosciuta e inesplorata, scoperta grazie all’utilizzo delle prime tecnologie satellitari. Appena arrivati sull’isola e aver sganciato dagli elicotteri delle bombe utili a sondare gli strati più sotterranei dell’isola, il gruppo viene attaccato da un gigantesco gorilla gigante: gli uomini della spedizione scopriranno di trovarsi di fronte a Kong, una sorta di divinità per gli indigeni; l’unico della sua specie rimasto in vita per difende le altre creature viventi di Skull Island da mostri altrettanto fuoriscala ma davvero malvagi: gli Strisciateschi, creature rettiloidi dall’aspetto mostruoso e alcune parti del proprio scheletro a vista.

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