fantastico

Apocalissi a basso costo al FUTURE FILM FESTIVAL

Apocalissi a basso costo – Il nuovo cinema fantastico italiano
a cura di Raffaele Meale da un’idea e con la collaborazione di Carlo Tagliazucca
Gatti neri, cowboy che vanno a farsi giustizia nello spazio, astronavi di cartapesta, pranzi onirici, Lovecraft & Poe, ultracorpi, notti senza fine, leggende ancestrali e scenari post-apocalittici; negli ultimi venti anni il cinema italiano ha creato mondi immaginari fantastici e deliranti, ricchi d’inventiva e poveri di mezzi. Un sottobosco che si è cercato di tenere nascosto, celato, perché non mettesse in dubbio il “sistema”. Preparati, Bologna. È giunta l’ora della riscossa.
La diciannovesima edizione del Future Film Festival di Bologna [2-7 maggio] ospita, all’interno della programmazione, uno spazio dedicato al cinema indipendente italiano che nel corso degli ultimi due decenni ha scelto di mettere in scena il fantastico, il soprannaturale.

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FANTASTICHERIE DI UN PASSEGGIATORE SOLITARIO in DVD

Lo scriviamo subito: Fantasticherie di un passeggiatore solitario è l’opera prima di una delle firme più presenti sul nostro portale, Paolo Gaudio.

Paolo è un regista interessato particolarmente al cinema d’animazione. Un interesse che non poteva che trovare sfogo anche all’interno di questo suo primo lungometraggio che, infatti, si sviluppa narrativamente su tre mondi, di cui uno animato a passo uno.

Paolo è un autore dalla doppia anima: interessato alla cultura popolare e di Genere, soprattutto a quella anni ’70 e ’80, che spazia dal cinema, ai cartoon, ai fumetti; ma anche profondamente legato ad un modo di pensare più intimo e “alto”. In Fantasticherie indaga e cerca di raccontare qualcosa di impalpabile e insondabile come la creatività stessa, la scrittura, scegliendo come esempi sui generis da proporre ai suoi spettatori le opere incompiute. Un gioco sospeso tra il meta-letterario e il meta-filmico che l’autore riesce a trasporre con gli stilemi del film fantastico, con qualche venatura horror, e del racconto avventuroso.

La prima volta che vidi Fantasticherie fu in occasione del lavoro di selezione dei film da proiettare durante l’edizione 2015 del Fantafestival. Una bella sorpresa, all’interno del panorama indie italiano, a partire proprio dal suo modo di lambire il Genere, senza sprofondarci dentro o puntare su di esso per la sua stessa riuscita.

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LA BELLA E LA BESTIA di Bill Condon

La bella e la bestia arriva nelle sale italiane il 16 marzo. Nel ruolo della protagonista Emma Watson, che, abbandonati ormai i panni di Hermione che l’hanno resa celebre, cerca di imporsi nel panorama cinematografico, con risultati al momento non proprio determinanti per la sua carriera. Dan Stevens, invece – tra i protagonisti della serie Tv Legend – nei panni di Kyle/la Bestia. Chiamato da “mamma” Disney a dirigere il film, Bill Condon – regista  dei due Twilight la saga: Breaking down – realizza un film di fronte al quale difficilmente si può obiettare qualcosa.

Quasi tutto merita un plauso: dagli straordinari allestimenti/ricostruzioni scenici, ai costumi dei personaggi, alla rappresentazione della bestia, affascinante e altera, per arrivare poi alla sceneggiatura, che non si discosta molto dall’originale, se non per delle piccole libertà.

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KONG: SKULL ISLAND di Jordan Vogt-Roberts

1973: una spedizione fatta di militari dell’esercito americano, reporter e studiosi di una società segreta chiamata Monarch, si dirige verso un’isola sconosciuta e inesplorata, scoperta grazie all’utilizzo delle prime tecnologie satellitari. Appena arrivati sull’isola e aver sganciato dagli elicotteri delle bombe utili a sondare i suoi strati più sotterranei, il gruppo viene attaccato da un gigantesco gorilla, alto ben 30 metri: gli uomini della spedizione scopriranno di trovarsi di fronte a Kong, una sorta di divinità per gli indigeni e l’unico della sua specie rimasto in vita per difende le altre creature di Skull Island da mostri altrettanto fuori scala ma davvero malvagi: gli Strisciateschi, creature rettiloidi dall’aspetto mostruoso e con alcune parti del proprio scheletro a vista.

Il Kong: Skull Island di Jordan Vogt-Roberts è un reboot della storia del re dei primati. Non cerca legami riconoscibili con film o capitoli precedenti, ma tenta di attualizzare la sua storia per renderla appetibile soprattutto per il pubblico più giovane. Tutto, quindi, nel film deve rispondere a esigenze commerciali ben precise: innanzitutto per un successo grande ci vuole un grande gorilla, e in questo caso con i suoi 30 metri dichiarati questo Kong è il più grande mai esistito. In secondo luogo, Kong: Skull Island doveva essere un ottimo punto di partenza per una saga che avrebbe dovuto abbracciare anche un altro grande re, quello dei rettili: Godzilla! Per quanto riguarda questo punto vi raccomandiamo di aspettare la bella sorpresa, dopo i titoli di coda, che sembra preludere a qualcosa in più di un Godzilla contro King Kong… ma staremo a vedere.

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IL SIGNORE DELLE MOSCHE di Peter Brook

Il signore delle mosche, diretto dal regista britannico Peter Brook e presentato al Festival di Cannes nel 1963, è il primo adattamento per il cinema del romanzo omonimo di William Golding, scritto nel 1952 ma pubblicato due anni dopo.

La trama è contestualizzata nel 1984, quando le autorità britanniche costringono gli studenti di un college a imbarcarsi su un aereo per sfuggire al pericolo di una imminente guerra atomica. Ma una tempesta fa precipitare l’aereo nel bel mezzo di un’isola deserta nell’Oceano Pacifico: i ragazzi, dovendo arrangiarsi senza la guida degli adulti, si vedranno costretti alla sopravvivenza procurandosi cibo e costruendo capanne. I leader delle due fazioni sono Ralph e Jack: il primo più moderato, il secondo più irruento. I due verranno presto ai ferri corti.

Il signore delle mosche è un inquietante apologo che indaga sulla psicologia dell’essere umano – in questo caso dei bambini – e sul suo comportamento il quale, privato delle regole, regredisce ad uno stato primordiale.

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VIY – La maschera del Demonio + EQUALS

All’inizio del XVIII secolo il cartografo Jonathan Green intraprende un viaggio scientifico dall’Europa verso l’Oriente. Dopo aver attraversato la Transilvania e i Carpazi, l’uomo si ritrova in un piccolo villaggio perso tra i boschi. Le strane persone che vivono lì sono convinte di essere riuscite a salvarsi dal Male grazie ad un profondo fossato che riuscirebbe ad isolarle dal resto del mondo. I popolani ignorano, però, che il male è già riuscito ad infiltrarsi tra loro, e attende solo il momento più propizio per saltar fuori.L’imbranato Jonathan Green si ritroverà protagonista di un’assurda storia popolata da creature di cui non aveva mai trovato traccia nei suoi amati libri.

VIY – La maschera del Demonio di Oleg Stepchenko non è  solo un film horror. Non lo è in riferimento, innanzitutto, all’ironia marcata e demenziale, onnipresente, che molto spesso riesce a sovrastare la tematica orrorifica e fantastica su cui il film poggia.

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ROGUE ONE: A Star Wars Story di Gareth Edwards

Quando la Disney ha acquistato la Lucas Film, un brivido ha percorso la schiena di molti di noi. Fu un brivido di entusiasmo, ma anche di terrore. Già, perché lo Studio di Topolino non aveva solo in mente una nuova trilogia – sequel di quella originale – ma anche degli spin-off che potessero raccontare alcune storie mai veramente narrate, eppure molto importanti per l’intero universo delle Guerre Stellari.

Rogue One: A Star Wars Story è il primo di questa serie di film, che inaugura ufficialmente l’era Disney del multi-franchise e che segna il reale superamento del linguaggio e della visione del padre della Galassia lontata, lontana, George Lucas.

Il film racconta la storia di un improbabile gruppo di eroi che intraprendono, in un periodo di conflitto, una missione suicida per sottrarre i piani della più potente arma di distruzione di massa mai ideata dall’Impero, la Morte Nera. Questo evento, fondamentale per la storia di Star Wars, spingerà delle persone ordinarie a unirsi per realizzare imprese straordinarie, diventando parte di qualcosa di più grande.

Dietro la macchina da presa c’è Gareth Edwards, regista indie che sa lavorare con le major e – a giudicare dal suo Godzilla – infondere uno sguardo personale in grossi blockbuster dal fandom molto esigente. E anche con questo film, il regista di Monsters, non tradisce la sua fama e coglie l’occasione per realizzare il primo film dell’intera saga di Guerre Stellari che si emancipa da George Lucas e dalla sua idea di cinema.

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MISS PEREGRINE – LA CASA DEI RAGAZZI SPECIALI di Tim Burton

Plastici infestati da bio-esorcisti. Città gotiche protette da uomini pipistrello. Uomini con forbici al posto delle mani. Re delle zucche. Paesaggi innevati… e il Natale. Nell’immaginario comune tutto questo viene ricollegato, da molti anni, a un solo uomo: Tim Burton. Dopo tanto tempo il pubblico si è talmente abituato ai suoi scenari oscuri e fantasiosi, che sembra che il regista di Burbank sia quasi costretto a continuare ad offrire tutto ciò, poiché appena prova a cambiare qualcosa nel suo stile, gli spettatori rimangono disorientati, chiedendosi se quello che hanno visto sia effettivamente una sua opera vera è propria. Basta citare il caso di Planet of the Apes – Il pianeta delle scimmie: dopo l’annuncio che alle redini del remake ci sarebbe stato proprio Burton, il pubblico è andato subito in visibilio al solo pensiero di poter vedere infuso il suo universo visionario nelle scimmie ideate da Pierre Boulle, in particolar modo nel trucco e nella scenografia. Purtroppo, la scelta di distanziarsi temporaneamente ha lasciato con l’amaro in bocca: niente scimmie e scenografie “Burtoniane”, niente atmosfere particolarmente dark, niente di niente. Solo un’opera che sembrava realizzata da un giovane regista alle prime armi, priva di carattere. E così, da lì in poi Burton ha corretto il tiro, tornando al fantastico, allo strambo e all’oscurità [Big Fish, Charlie e la fabbrica di cioccolato, Sweeney Todd, per citarne alcuni] e nel romanzo di Ransom Riggs, La casa dei bambini speciali di Miss Peregrine, il cineasta ha trovato il soggetto ideale per dare libero sfogo al suo personale mondo visivo. A sua volta, Riggs è come se avesse servito su un piatto d’argento la sua opera letteraria al regista, dando l’impressione di essersi direttamente ispirato al mondo burtoniano.

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MISS PEREGRINE – La casa dei ragazzi speciali: Incontro con Tim Burton

Abbiamo incontrato Tim Burton in occasione dell’uscita in sala italiana del suo ultimo film: Miss Peregrine – La casa dei ragazzi speciali. Di seguito il report della conferenza stampa.

[InGenere Cinema]: Qual è stata la scintilla che l’ha portata a lavorare ad un romanzo complesso come “La casa dei bambini speciali di Miss Peregrine” di Ransom Riggs?

[Tim Burton]: Per prima cosa il titolo: “Peculiar Children”, cioè bambini peculiari, singolari. È come se il titolo mi avesse parlato facendomi così ricordare la mia infanzia, perché sono stato un bambino di quel tipo. E poi il modo in cui Ransom Riggs ha messo insieme gli ingredienti della storia, partendo da vecchie fotografie. Io colleziono foto e quando ne guardi una datata ti viene racconta una storia, ma non tutta, così da conservare quella parte inquietante, poetica, potente e misteriosa. Insomma, mi è piaciuto molto il modo in cui Ransom ha messo insieme la storia attraverso queste fotografie.

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OZ di Stefano Bessoni

oz-bessoniContinua la produttiva collaborazione tra Stefano Bessoni e la casa editrice Logos Edizioni. L’ultima fatica dell’abile illustratore, regista e animatore é nientemeno un personale adattamento del celebre romanzo Il meraviglioso mago di Oz, scritto dallo scrittore statunitense Lyman Frank Baum.

La bellezza di questo romanzo è indiscutibile, come pure l’originalità del soggetto, che lo rende assolutamente moderno ancora oggi.

Con Oz, Bessoni torna a volgere lo sguardo, dopo Pinocchio e Alice Sotto Terra, alla narrativa e al fantastico, e lo fa esprimendo al meglio la sua visionarietà, creatività e abilità narrative.

Nel volume ogni pagina testuale [presentata in lingua italiana e inglese] viene affiancata ad una tavola illustrata che raccconta un momento della storia, e dove l’autore romano sembra proprio divertirsi, tuffandosi nel mondo del macabro da lui tanto amato con l’eleganza e la vivacità che caratterizza la sua arte.

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