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JOHN WICK – CAPITOLO 2 di Chad Stahelski

Non fai in tempo a sotterrare l’ascia di guerra, che il passato bussa alla tua porta per reclamare un pegno. E’ sempre così e lo sa bene John Wick, il sicario più pericoloso del mondo. Dopo aver recuperato la sua amata auto, torna nella sua enorme e silenziosa abitazione, accompagnato solo dal suo cane e dal ricordo di una vita passata che alimenta costantemente la sua implacabile forza distruttrice.

Ma John sa che la calma non può durare a lungo. In realtà non dura affatto.

Santino D’Antonio, figlio di un boss camorrista, chiede a John di uccidere sua sorella Gianna, scelta dal padre come erede al Grande Tavolo della criminalità. Al rifiuto di John, il giovane ambizioso risponde con la distruzione della sua casa. Wick capisce di trovarsi in un vicolo cieco, quindi parte alla volta di Roma per portare a compimento l’ennesima missione.

Non c’è alcun dubbio: la saga di John Wick funziona alla grande in tutte le sue componenti.

Funziona il personaggio, il suo stile, il suo volto, la sua presenza scenica, lo strapotere sovrumano, ma anche la sua semplicità e linearità di azioni ed emozioni. La backstory c’è, serve ed è funzionale, ma per fortuna non è un personaggio sovraccaricato di una complessità eccessiva, perché in questo caso stonerebbe.

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MINE in Blu-Ray

Dopo aver dovuto abortire una missione in territorio di guerra, il soldato Mike Stevens [Armie Hammer] sta cercando di rientrare al campo base insieme al suo commilitone Tommy [Tom Cullen]. Mentre i due attraversano il deserto, Tommy finisce su una mina anti-uomo e salta in aria, perdendo le gambe. Subito dopo, anche Mike calpesta un ordigno, ma riesce ad accorgersene appena un attimo prima che la mina esploda. Il soldato non può più muoversi, non può fare più un passo e, in pieno deserto, in attesa di un soccorso che potrebbe non arrivare mai, non potrà che affrontare tutti i fantasmi del suo passato, per rinascere a nuova vita, nelle migliori delle ipotesi, una volta uscito da quella situazione di shock…

Il primo lungometraggio da registi di Fabio Guaglione e Fabio Resinaro, in arte Fabio&Fabio, arriva in DVD e Blu-Ray nella curatissima edizione distribuita da Eagle Pictures.

Dopo una serie di cortometraggi con cui sono riusciti ad attirare l’attenzione di interessati e produttori [parliamo di Afterville, The Silver Rope o E:D:E:N], e dopo l’avventura produttiva di un film, True Love, di cui i due autori firmarono anche lo script, Fabio&Fabio sbarcano sul grande schermo con una produzione internazionale assai apparentata proprio a quel thriller da loro scritto e prodotto pochi anni fa, sia per struttura che per tematica. Sia True Love che Mine hanno un protagonista [nel primo film erano due] che, in una situazione anormale e al limite, è costretto a riflettere su sé stesso e a cercare di superare limiti e nodi della propria vita.

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LA BATTAGLIA DI HACKSAW RIDGE di Mel Gibson

Dieci anni dopo Apocalypto, Mel Gibson torna dietro la macchina da presa per La Battaglia di Hacksaw Ridge, affascinato dalla storia di Desmond Doss, il primo obiettore di coscienza della storia, che andò in guerra senza prendere in pugno nessun arma. Un film tutto cuore, sangue e memoria storica che riesce a contenere, sintetizzandolo, tutto il cinema del regista australiano, premio Oscar per Braveheart.

1942, il giovane Desmond Doss, obiettore di coscienza per motivi religiosi e figlio di un veterano della Prima Guerra Mondiale, decide di arruolarsi per servire il proprio Paese. Dopo un addestramento duro e a tratti umiliante, viene ufficialmente designato come soccorritore nella cruenta battaglia di Okinawa. Senza mai imbracciare un arma, Doss dimostrerà a tutti di essere un grandissimo eroe salvando la vita a 75 uomini e diventando il primo obiettore insignito della Medaglia d’Onore del Congresso, la più alta onorificenza militare Americana.

Attraverso una struttura classica, lineare ed epica, Gibson si sofferma, ancora una volta, sul ruolo, il valore e la sofferenza del guerriero o, se volete, dell’eroe. Anche ne La Battaglia di Hacksaw Ridge assistiamo alla vicenda di uomo che per seguire i suoi ideali e la sua etica incrollabile, riesce ad affrontare sfide inimmaginabili. E la storia di Desmond Doss, per quanto autentica, appare iperbolica sul grande schermo.

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LION – LA STRADA VERSO CASA di Garth Davis

 

Il periodo natalizio al cinema [e non solo] è una sorta di giostra delirante in cui difficilmente ci si riesce ad orientare, ma in cui inevitabilmente si viene risucchiati.

Le sale cinematografiche a dicembre sono intasate da un lato dalla solita, stanca e deprimente corrente dei cinepanettoni, dall’altro da film di buoni sentimenti e infine da molte pellicole che parteciperanno da protagoniste nella stagione dei premi.

Lion fa parte di queste ultime due categorie.

Il film racconta la storia vera di Saroo, un bambino di Madras che a cinque anni finisce sul treno sbagliato e si perde a Calcutta. Viene ritrovato dalle autorità ma non riesce a spiegare il suo luogo di provenienza, ha soltanto in mente l’immagine della stazione dalla quale era partito. Viene quindi adottato da una coppia australiana. Molti anni dopo decide, utilizzando Google Earth, di analizzare una per una tutte le stazioni ferroviarie dell’India per risalire alla sua casa e poter ricongiungersi con la sua famiglia d’origine.

Indipendentemente dalla straordinaria e toccante storia vera, il film risulta non essere quasi mai davvero autentico, ma bensì costruito a tavolino, artificioso, superficiale e senza una forma, degli elementi estetici o idee di messa in scena che lo possano elevare dalla mediocrità.

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MINE di Fabio Guaglione e Fabio Resinaro

mine-film-1Dopo aver dovuto abortire una missione in territorio di guerra, il soldato Mike Stevens [Armie Hammer] sta cercando di rientrare al campo base insieme al suo commilitone Tommy [Tom Cullen].

Mentre i due attraversano il deserto, Tommy finisce su una mina anti-uomo e salta in aria, perdendo le gambe. Subito dopo, anche Mike calpesta un ordigno, ma riesce ad accorgersene appena un attimo prima che la mina esploda. Il soldato non può più muoversi, non può più fare un passo e, in pieno deserto e in attesa di un soccorso che potrebbe non arrivare mai, non potrà che affrontare tutti i fantasmi del suo passato, per rinascere a nuova vita, nelle migliori delle ipotesi, una volta uscito da quella situazione di stallo…

Ci siamo: Fabio&Fabio, al secolo Fabio Guaglione e Fabio Resinaro, due giovani e promettenti autori della nostra cinematografia indie divenuti noti per alcuni interessanti cortometraggi come Afterville, The Silver Rope e E:D:E:N, debuttano alla regia di un lungo con Mine.

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BLAIR WITCH di Adam Wingard

blair-witch1Le delusioni che questo 2016 sta riservando ai fan dell’horror non sembrano voler terminare.

In una stagione cinematografica in cui il migliore film dell’orrore si è dimostrato un lavoro fatto tecnicamente ad arte ma privo di qualsiasi novità narrativa, come The Conjuring – Il caso Enfield, il ritorno – a distanza di 17 anni – sul territorio minato della strega di Blair non potrà che lasciare un enorme senso di insoddisfazione e frustrazione nel cuore dello spettatore raziocinante.

La saga horror che nel 1999, grazie a The Blair Witch Project – Il mistero della strega di Blair di Eduardo Sánchez e Daniel Myrick, accese il fuoco dell’illusione del found footage, affascinante meta-tecnica rivelatasi, infine, tormento senza fine soprattutto in campo orrorifico, passa nelle mani dell’Adam Wingard di You’re Next.

La strega era già incappata in un orrido sequel, Il libro segreto delle streghe – Blair Witch 2, firmato da Joel Berlinger, ma questo nuovo Blair Witch sa davvero di inutile.

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L’ULTIMA PAROLA – La vera storia di Dalton Trumbo di Jay Roach

ultima-parola1Siamo negli anni ’40: Dalton Trumbo [Bryan Cranston] è uno sceneggiatore hollywoodiano di successo e di grande talento, ma i suoi ideali, in particolar modo l’appartenenza al Partito Comunista degli Stati Uniti, destano l’attenzione di alcune personalità anti-sovietiche, come la giornalista “gossippara” Hedda Hopper [Helen Mirren] e la star John Wayne [David James Elliot]. Chiamato a testimoniare di fronte al Comitato per le Attività Antiamericane [HUAC – House Un-American Activities Committee] per le sue opinioni politiche, insieme ad alcuni suoi colleghi dalle simili ideologie, Trumbo si rifiuta di rispondere alle domande che gli vengono poste e per questo motivo viene condannato a scontare anni di reclusione.

Dopo la sua scarcerazione, tutti i più importanti studi di Hollywood si rifiutano di farlo lavorare, e lo scrittore si ritrova presto con poche risorse finanziarie ed è costretto a vendere la sua casa. Oltre a questo, Trumbo viene emarginato da colleghi e vicini e l’unico modo per continuare a scrivere sceneggiature è di farlo sotto pseudonimo e per film a basso costo prodotti da Frank King [John Goodman]. Negli anni successivi, Dalton Trumbo prosegue con difficoltà il suo operato, continuando a difendere il suo pensiero e il suo credo, in attesa del sincero riconoscimento del suo genio e della fine di uno dei periodi più bui della storia hollywoodiana.

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THE BOY: Il trailer italiano

the-boy-trailerCon un lancio record da oltre 5 milioni di visualizzazioni su YouTube, l’inquietante trailer di The Boy ha fatto del film un fenomeno, ancor prima del suo arrivo in sala. Questo thriller/horror completamente fuori dagli schemi, firmato da William Brent Bell e che vede per la prima volta protagonista al cinema la beniamina delle serie TV Lauren Cohan [The walking dead], uscirà in Italia il 25 febbraio con Eagle Pictures.

Una storia piena di mistero e situazioni sinistre che metterà duramente alla prova l’ex vampira e cacciatrice di zombie con una versione gotica e più contemporanea di una bambola assassina. Nel cast anche Rupert EvansJim Norton, Diana Hardcastle e Ben Robson.

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ROCK THE KASBAH di Barry Levinson

Rock-The-Kasbah-1Rock the Casbah è un mitico brano dei Clash, l’unico della band punk di Joe Strummer ad entrare nella top 10 dei singoli più venduti in America. All’origine del brano, ci sarebbe il divieto dell’Ayatollah Khomeini ad ascoltare musica rock in Iran. La canzone fu un grande successo, tuttavia il testo fu molto frainteso, fino a divenire addirittura una sorta di inno per l’esercito USA durante la guerra del golfo. Questa premessa per dire che cosa: si possono rintracciare molte più cose interessanti ed intellettualmente stimolanti nel titolo di questo film, piuttosto che nella pellicola stessa, che purtroppo per il regista, un redivivo Barry Levinson e per il suo protagonista assoluto, uno stanchissimo Bill Murray, appare come il film più trascurabile dell’intera stagione.

Richie Vance, manager musicale caduto in disgrazia, è costretto a seguire il suo unico cliente in un tour in Afghanistan. Il manager si ritroverà solo, senza soldi e senza documenti a Kabul. La fortuna comincia a girare nel verso giusto quando, inaspettatamente, si imbatte nella straordinaria voce di Salima, una teenager pashtun con il sogno di diventare la prima donna a partecipare a Afghan Star, versione locale della famosa trasmissione TV American Idol. Affiancato da una scaltra partner, un gruppo di speculatori di guerra e un mercenario dal grilletto facile, Richie Lanz cercherà di scardinare i radicati pregiudizi della cultura afgana e fare della giovane donna una star di successo.

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WOMAN IN GOLD di Simon Curtis

woman-in-gold-1Tutti, compresi i non addetti ai lavori o esperti d’Arte, hanno almeno una volta nella vita incrociato il proprio sguardo con quello di Adele Bloch-Bauer, la moglie dell’industriale Ferdinand Bloch-Bauer, che nel lontano 1907 fu impresso sulla tela da Gustav Klimt, celebre pittore austriaco considerato tra i massimi esponenti dell’Art Nouveau [in Italia conosciuto invece come stile Liberty]. Primo di due dipinti omonimi, esso viene citato come l’ultimo, nonché il più rappresentativo della sua cosiddetta “fase dorata”. Dietro la fama e la bellezza del celeberrimo ritratto c’è però una lunga e complessa odissea legale, passata alle cronache per aver scatenato una “guerra diplomatica” oltreoceano sull’asse Austria-Stati Uniti. Dopo essere stato realizzato in quel di Vienna su commissione della stessa nobildonna e poi, per volontà della stessa, donato in seguito alla sua morte insieme ad altri tre dipinti firmati da Klimt alla Österreichische Galerie Belvedere, l’opera fu successivamente confiscata dai nazisti per poi tornare nuovamente nelle mani del governo austriaco.

Cinquant’anni dopo, la legittima erede del prezioso quadro, tale Maria Altmann, nipote di Adele, trasferitasi in America in seguito alla fuga da una Vienna caduta nelle mani naziste, decise di sfidare le autorità del suo Paese di origine con l’aiuto di un giovane avvocato per chiedere la restituzione di ciò che era suo.

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