drammatico

THE POST di Steven Spielberg

1971: Katharine Graham è la prima donna alla guida del The Washington Post in una società dove di norma il potere è maschile, mentre Ben Bradlee è il duro e testardo direttore del suo giornale.

Nonostante siano due persone molto diverse, l’indagine che intraprendono e il loro coraggio provocheranno la prima grande scossa nella storia dell’informazione con una fuga di notizie senza precedenti, svelando al mondo intero la massiccia copertura di segreti governativi riguardanti la Guerra in Vietnam durata per decenni, durante i mandati di quattro presidenti diversi.

The Post fa parte di quella categoria di film da poter paragonare a monumenti, degli oggetti dotati per statuto di una ineluttabile potenza, memoria e capacità di intimidire, o quantomeno mettere in soggezione chi li guarda.

Non deve trattarsi esclusivamente di capolavori, ma di opere che, indipendentemente dal risultato finale, dall’influenza che esercitano e dall’eredità che lasciano, saranno sempre guardate con un occhio rispettoso.

Poi, a differenza della freddezza di un monumento, il film è animato da una forte spinta vitale e da una grande passione che emerge da ogni fotogramma, dagli sguardi degli attori, dal suono cartaceo di tutte le pagine di giornale che vengono sfogliate.

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TUTTI I SOLDI DEL MONDO di Ridley Scott

tutti i soldi del mondoDel nuovo film di Ridley Scott se ne sente parlare ormai da parecchi mesi, complice tutte le accuse di molestie sessuali e gli scandali legati al sexgate hollywoodiano. Il regista britannico a un mese dalla distribuzione ha deciso, di comune accordo con i produttori del film, di rimuovere tutte le scene girate con Kevin Spacey, nei panni del magnate dell’industria petrolifera J. Paul Getty, sostituendolo con l’attore canadese Christopher Plummer. Tralasciando l’intera questione, giusta o sbagliata che sia, Tutti i soldi del mondo rimane un film di elevata importanza nella distribuzione cinematografica contemporanea.

Non solo perché ha ricevuto tre nomination ai prossimi Golden Globe, ma principalmente per il suo essere un’opera di Ridley Scott, uno dei registi più importanti nell’immaginario cinematografico degli ultimi quarant’anni.

Ispirato alla biografia scritta da John Pearson, Painfully Rich, del 1995, il film narra le vicende realmente accadute, del sequestro di Jean Paul Getty III a Roma nel 1973, da parte della ‘ndrangheta ai danni del nonno, nonché uomo più ricco del mondo, Paul Getty.

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HAPPY END di Michael Haneke

happy endCinque anni dopo Amour, Haneke torna per raccontare la decadenza di una famiglia altoborghese che ha ormai perso i suoi valori.

Le tre generazioni [separate da voragini anaffettive] messe in scena dal regista austriaco sembrano muoversi in un labirinto di vicoli ciechi in cui non è previsto nessuno sbocco, nessuna scorciatoia, nessun punto d’arrivo.

Da questo punto di vista, lo stile di Haneke si sposa alla perfezione con il tema trattato: la sua capacità di creare ambienti puliti e ordinati va di pari passo con l’inserimento negli stessi di elementi di disordine emotivo e morale.

Non è un caso che il film sia ambientato a Calais, spazio di transito per i tanti rifugiati che sperano di partire per la Gran Bretagna.

Infatti, la disgregazione familiare che viene messa in scena vuole farsi specchio della decadenza del vecchio continente, di un’Europa immobile, stanca, incapace di fare i conti con se stessa e votata all’autodistruzione.

Le schegge impazzite della famiglia si trovano alle estremità: il nonno e i nipoti sono i personaggi più arzilli, ma sono comunque spinti da motivazioni votate alla distruzione [il nonno vuole suicidarsi, i due nipoti vogliono prendere le distanze dalla famiglia agendo ognuno a suo modo].

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THE WAR – IL PIANETA DELLE SCIMMIE di Matt Reeves

Lo si stava attendendo da molto questo terzo capitolo della nuova saga de Il pianeta delle scimmie, The war – Il pianeta delle scimmie, un titolo che merita sicuramente l’attenzione e il plauso che un’opera riuscita, sia tecnicamente [pensiamo al lavoro di performance capture] che dal punto di vista della scrittura.

Le scimmie son tornate, ma non per mettere in atto una vendetta contro il genere umano, semmai per stringere un patto di pace. Lo sa bene Cesare [Andy Serkis], che risparmia tre soldati catturati dal suo branco durante un’imboscata, per mandare un messaggio di pace al colonnello McCullough [Woody Harrelson]. Ovviamente questo messaggio di pace non verrà né apprezzato né preso in considerazione, così da inasprire ulteriormente le tensioni già in atto e decretare una guerra che si preannuncia estrema, anche per la stessa sopravvivenza delle scimmie.

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THE CHILDHOOD OF A LEADER – L’INFANZIA DI UN CAPO di Brady Corbet

Girato in 35mm, liberamente ispirato all’omonimo racconto del 1939 di Jean-Paul Sartre e al romanzo del 1965 Il mago di John Fowles, il film racconta in quattro atti la vita del piccolo Prescott [Tom Sweet] nella villa vicino a Parigi dov’è alloggiato con i suoi genitori.

Il papà [Liam Cunningham], consigliere del presidente americano Wilson, lavora alle stressanti trattative di definizione di quello che diventerà il famigerato trattato di Versailles, appena dopo la fine della prima guerra mondiale.

La formazione del carattere di Prescott è segnata da una precoce tensione intellettuale e da frequenti scatti d’ira, che portano inevitabilmente alla continua ridefinizione degli equilibri di potere familiare.

In questo contesto si consuma lo scontro tra lo sterile e vigliacco mondo maschile dei diplomatici, e dall’ambiguo amico di famiglia Charles Marker [Robert Pattinson], e quello femminile, al contrario vitale e vibrante, che circonda il bambino con le tre diverse figure di donna che gestiscono la sua vita: l’austera e religiosa mamma [Bérénice Bejo], la dolce governante [Yolande Moreau] e la fragile insegnante di francese [Stacy Martin].

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IL SOGNO DI FRANCESCO di Renaud Fely e Arnaud Louvet

Il sogno di Francesco é probabilmente uno dei film francesi usciti in Italia nel 2016 più profondi.

L’aspetto che rende particolare questo film è innanzitutto un’analisi attenta della regola francescana da un punto di vista davvero poco scontato.

Di film su San Francesco ne abbiamo visti molti, ma questo segna una differenza. San Francesco non è il solo protagonista, con lui ci sono i frati dell’ordine dei francescani, ordine al tempo non ancora riconosciuto dal Vaticano, che ha bocciato alcuni punti della regola, in particolare quelli relativi all’accoglienza dei ‘disagiati’ – categoria nella quale rientrano i banditi, gli assassini – e ai poveri visti come modello di vita ai quali ispirarsi per una vita ridotta alla semplicità e all’umiltà.

La regola  divide i frati, combattuti tra l’apportarvi modifiche così da venir riconosciuti dalla Chiesa come ordine, oppure lasciarla così come é stata pensata e studiata, rischiando però di essere tacciati come eretici e subire atti di violenza.

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RITRATTO DI FAMIGLIA CON TEMPESTA di Kore-eda Hirokazu

Andiamo al cinema, leggiamo libri, ascoltiamo musica e andiamo a vedere una mostra o un museo per diverse ragioni: per passione, per svago, perché vogliamo darci un tono o per appagare un’autentica sete di cultura.

Ogni approccio è legittimo e si può godere di una medesima esperienza in modi diversi; questo dipende dal soggetto in causa che si relaziona ad una determinata opera d’arte, e dipende quindi da tutte le variabili che fanno parte del bagaglio di esperienze dell’individuo.

Ma c’è un elemento che ci accomuna tutti, anche se inconsapevolmente: la voglia di conoscerci ancora più a fondo. Ci immergiamo in un’opera d’arte per amplificare le nostre emozioni, per dare loro valore e giungere ad una conoscenza più completa della natura umana e di noi stessi.

Kore-eda Hirokazu ha alle spalle una lunga carriera in campo documentaristico, ha poi esordito sul grande schermo nel 1995 con Maborosi ed è riuscito a imporsi a livello internazionale con i suoi due ultimi lavori, Father and Son [2013, Premio della Giuria a Cannes] e Little Sister [2015].

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SONG TO SONG di Terrence Malick

Sono davvero pochi i registi che raggiungono lo status di artista. Uomini che osservano la vita e la restituiscono con personalità e visione e che hanno scelto il cinema per veicolare la loro espressione.

Si sarebbero potuti esperire al meglio anche attraverso altre arti, come la pittura, la musica o la letteratura. Ma per qualche motivo, difficile da stabilire, hanno scelto il cinema, cambiandolo, capovolgendolo, criticandolo e rendendolo necessario e unico.

Tra questi cineasti, c’è senza dubbio Terrence Malick, il quale nel corso della sua carriera e attraverso le sue pellicole, è riuscito a mettere in crisi il linguaggio al quale eravamo abituati, rendendo riconoscibile e personale il cinema. In particolare, negli ultimi anni – anche grazie alla collaborazione con il grande direttore della fotografia Emanuel Lubeski – l’impianto estetico dei suoi film ha cambiato moltissimo il modo di intendere il racconto cinematografico, influenzando perfino il mainstream.

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ON THE MILKY ROAD: Conferenza stampa con Emir Kusturica e Monica Bellucci

On The Milky Road è il nuovo, bellissimo film di Emir Kusturica. Dopo il passaggio in concorso alla 73esima Mostre d’Arte Cinematografica di Venezia, il film arriva finalmente anche nelle sale italiane. Il regista, tra i pochi vincitori di ben due Palme d’Oro, ha presentato questa sua ultima fatica alla stampa nostrana in compagnia di Monica Bellucci. Noi eravamo lì.

[InGenere Cinema]: Com’è nata l’idea che ha portato a “On The Milky Road”? So che sono stati necessari quattro anni di lavorazione…

[Emir Kusturica]: Tutto è iniziato da tre storie che mi vennero in mente, ma non nello stesso momento. L’uomo che trasportava il latte l’ho ascoltata a Mosca: andava avanti e indietro per portare il latte e nel suo cammino dava da bere ad un serpente. Poi quello stesso serpente gli salvò la vita, proprio come succede nel mio film. La seconda proviene dalla Croazia: una ragazza ucraina che visse a Roma, torno all’inizio della guerra e lavora come spia. Una donna bellissima che fece innamorare il generale inglese che uccise sua moglie per lei. Ho messo insieme queste due storie insieme ad una terza ovvero quella di un uomo che si salva grazie ad un gregge di pecore. Ho messo tutto insieme e sono partito per questo viaggio durato molti anni.

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ANIMALI NOTTURNI in DVD

Un’artista annoiata dal suo lavoro e infelicemente sposata riceve, inaspettatamente, un manoscritto dal suo ex marito, scrittore di poco conto, riciclatosi come insegnante. La loro era stata una rottura brusca e dolorosa, soprattutto per lui, e l’arrivo di quel romanzo riesce a dare un’ulteriore scossa all’instabile equilibrio emotivo in cui la protagonista è bloccata da qualche tempo.

Quel romanzo, Animali notturni, riavvicina in maniera quasi traumatica la donna al suo passato, al suo ex e, in qualche modo le mostra un’orribile spaccato di realtà “altra”, mai vissuta dai due, ma che la porta a immaginare le drammatiche vicende raccontate su quei fogli proprio dando ai tre protagonisti i loro volti e quello della loro figlia.

Proprio quel manoscritto, ancor più del loro passato comune, riesce a spingere la donna verso un esame di molto critico della propria vita, mentre lei e lo spettatore vengono rimbalzati tra le vicende di un presente spento e indolente, un passato pieno di sogni e speranze e un thriller inquietante e stringente che appartiene alla fantasia dell’autore del romanzo fittizio, ma che sembra essere la parte più reale e concreta del tutto: tre livelli di realtà che costruiscono un ottimo gioco di scatole cinesi orchestrato dal regista Tom Ford, autore anche della ricercata scelta estetica, delle inquadrature e dei collegamenti spazio-temporali che riescono ad intrecciare in maniera omogenea i mondi raccontati, che mescolano personaggi, modalità narrative, colori e luci volutamente non assonanti l’uno con l’altro. Ad un mondo freddo e asettico si sussegue uno caldo e sporto, ad un ritmo rilassato un altro frenetico, e via dicendo…

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