drammatico

SOLDADO di Stefano Sollima

Nella guerra alla droga non ci sono regole. La lotta della CIA al narcotraffico fra Messico e Stati Uniti si è inasprita da quando i cartelli hanno iniziato a infiltrare terroristi oltre il confine americano. Per combattere i narcos l’agente federale Matt Graver [Josh Brolin] dovrà assoldare il misterioso e impenetrabile Alejandro [Benicio Del Toro], la cui famiglia è stata sterminata da un boss del cartello. Alejandro scatenerà una guerra incontrollabile tra bande in una missione che lo coinvolgerà in modo molto personale.

Cambio al volante per il secondo capitolo della saga ambientata nel mondo criminale al confine tra Messico e Stati Uniti, la quale è solo una delle tante narrazioni che negli ultimi anni hanno messo piede in quella porzione di mondo [pensiamo a Breaking Bad, Better Call Saul, Hell or High Water o ai libri di Don Winslow [Il potere del cane e Il Cartello su tutti] e ancor prima a quelli di Cormac McCarthy [Non è un paese per vecchi].

Il mondo Sicario passa dalle mani di Denis Villeneuve a quelle di Stefano Sollima, il quale ha una certa familiarità con le zone grigie e nere che caratterizzano i mondi criminali contemporanei.

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UN NEMICO CHE TI VUOLE BENE di Denis Rabaglia

A un progetto come quello di Un nemico che ti vuole bene, terza fatica dietro la macchina da presa di Denis Rabaglia, è legata una prima grande curiosità, ossia quella di vedere Diego Abatantuono alle prese con qualcosa che non fosse una commedia, qualcosa sulla carta lontano dalle sue abituali frequentazioni. Da parte sua, l’attore milanese ha avuto modo, nell’arco di una lunga e fortunata carriera, di misurarsi anche con altri generi e di concedersi parentesi più o meno riuscite.

La pellicola in questione, nelle sale a partire dal 4 ottobre con Medusa Film dopo l’anteprima all’ultima edizione del Festival di Locarno, in tal senso rappresenta una duplice scommessa, tanto per l’interpreta quanto per il cineasta italo-svizzero che ha deciso di puntare su di lui per il ruolo di Enzo Stefanelli, un professore di astrofisica che in una notte di pioggia si trova a soccorrere un giovane ferito da un colpo di pistola. Così gli deve ora riconoscenza e decide di dimostrargliela in un modo particolare. Visto che è un killer di professione, è pronto a uccidere gratuitamente quello che Enzo considera il suo peggior nemico. Il professore inizialmente si ritrae: non pensa di avere nemici. Il killer lo spingerà a guardarsi intorno e progressivamente le idee di Enzo cambieranno.

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L’UOMO CHE UCCISE DON CHISCIOTTE di Terry Gilliam

don-chisciotteAlla domanda perché non mollare un progetto tanto sfortunato, il regista Terry Gilliam risponde in maniera folgorante: “perché sarebbe stata una cosa ragionevole e io non faccio mai cose ragionevoli!”.

Attraverso questa battuta si può scorgere tutto il Gilliam-pensiero fatto di umorismo, fantasia e anticonformismo. Caratteristiche riscontrabili anche nel suo cinema e che hanno reso i suoi film necessari, soprattutto in un momento storico come l’attuale così piatto, miserabile, prevedibile e assolutamente privo di autentica fantasia.

L’Uomo che Uccise Don Chisciotte ha una gestazione lunghissima, durata la bellezza di 25 anni e caratterizzata da innumerevoli false partenze e dispute legali [una delle quali ancora in corso]. Un documentario bellissimo e sconvolgente, Lost in La Mancha, che ogni studente di cinema dal 2000 in poi ha visto e ha sofferto con Gilliam, per quel suo primo fallimentare tentativo. Nonché numerosi re-casting e una serie infinita di sfortunatissimi eventi. Eppure, l’irragionevole ex Monty Python, non si è lasciato travolgere da questo infausto destino e a dispetto di ogni previsione ha consegnando al buio dalla sala il suo bellissimo Don Chisciotte. Un film non perfetto, forse discontinuo, ma senza alcun dubbio necessario.

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BLACKkKLANSMAN di Spike Lee

blackkklansmanSpike Lee è tornato. E lo fa in gran stile, con un film degno delle sue opere precedentemente più acclamate. In BlackKklansman, suo ventitreesimo lungometraggio di una carriera ricca di svariate produzioni, tra documentari, serie tv e video musicali, Lee coniuga la storia con il Genere, riuscendo ad attuare una pellicola che detenga nell’insieme, il suo punto di vista critico sul sociale e le condizioni degli afroamericani, e quell’evasività tipica del cinema stesso. Blackkklansman è ispirato alle vicende raccontate nel libro omonimo, e realmente accadute,dell’ex detective Ron Stallworth e della sua operazione d’infiltrazione nella divisione del KuKluxKlan di Colorado Springs. È il 1978, Stallworth entra nel dipartimento di polizia come primo agente afroamericano, trovando non pochi ostacoli con alcuni colleghi.

Sono anni di tensione sociale e politica, specialmente dal punto di vista della questione razziale:dove organizzazioni rivoluzionarie afroamericane come Le Pantere Nere si trovano al culmine della loro battaglia, quelle razziste e antisemite [il KuKluxKlan stesso], sono in piena ricrescita di consensi. Stallworth, dopo un primo momento ad occuparsi dell’archivio del dipartimento, viene scelto per infiltrarsi dentro le organizzazioni ritenute dal suo comandante come potenzialmente pericolose per la città.

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L’ALBERO DEI FRUTTI SELVATICI di Nuri Bilge Ceylan

l-albero-dei-frutti-selvaticiSinan torna nel suo paese d’origine dopo essersi laureato. Grande appassionato di letteratura, vuole superare l’esame per l’abilitazione all’insegnamento, ma soprattutto vorrebbe pubblicare un libro che ha appena finito di scrivere [Ahlat Agaci: Il pero selvatico].

Non si tratta di un libro “turistico” quindi incontra molte difficoltà e tanti rifiuti nella ricerca di un finanziamento. Inoltre, il ritorno a casa non gli rende le cose affatto facili: la madre sembra distante e appassita; la sorella è la tipica adolescente irascibile, sempre alle prese coi compiti e che vive in un mondo a parte; il padre, insegnante di scuola, si è indebitato col gioco d’azzardo e vuole a tutti i costi scavare un pozzo per trovare dell’acqua che, a detta dei contadini, da quel terreno non uscirà mai.

Presentato in concorso al Festival di Cannes 2018, dove Ceylan si era aggiudicato la Palma d’Oro con Il regno d’inverno – Winter Sleep [2014], in superficie può sembrare soltanto un film sul rapporto padre figlio, sulla difficoltà di comunicazione intergenerazionale o su un paese come la Turchia, in cui si passa troppo facilmente da essere laureati in letteratura a imbracciare un manganello e uno scudo antisommossa. In realtà, oltre questi strati primari si nasconde il racconto di un mondo in cui ogni cosa sembra essere destinata al conflitto, allo scontro, alla sconfitta.

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LA RAGAZZA DEI TULIPANI di Justin Chadwick

la-ragazza-dei-tulipaniPassione, ossessione e tradimento. Sono questi gli ingredienti con i quali Deborah Moggach ha dato forma e sostanza alla ricetta letteraria e drammaturgica del suo romanzo del 1999 dal titolo Tulip Fever, gli stessi che lo spettatore potrà ritrovare immergendosi nella visione dell’adattamento cinematografico che Justin Chadwick ha realizzato dallo script firmato a quattro mani da Tom Stoppard insieme alla scrittrice britannica. Trasposizione, questa, che arriva nelle sale nostrane grazie ad Altre Storie il 6 settembre con un anno di ritardo rispetto all’uscita nel resto del mondo, quando sulla pellicola pesano come macigni una serie di problematiche che ne hanno pesantemente ostacolato il percorso produttivo e distributivo. Da una parte, all’epoca del primo tentativo risalente al 2004 [con Jude Law e Keira Knightley protagonisti e John Madden alla regia], il progetto fu interrotto a causa dei cambiamenti delle normative fiscali sulle produzioni cinematografiche nel Regno Unito. Dall’altra, gli svariati montaggi e i rallentamenti dovuti all’insoddisfazione di Harvey Weinstein dopo la visione del final cut della versione realizzata da Chadwick, ai quali si vanno ad aggiungere le traversie giudiziarie e non che hanno travolto il noto produttore statunitense, hanno contribuito ai numerosi rinvii.

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LA STANZA DELLE MERAVIGLIE di Todd Haynes

stanza-delle-meraviglieTodd Haynes è senza alcun dubbio un narratore straordinario. Lo dimostra la sua splendida filmografia, la capacità di collaborare con artisti enormi senza mai sfigurare al confronto, nonché l’assoluto talento di preferire e restituire quelle storie contenute in altre storie.

Questo suo particolare dono ha reso ogni suo film un oggetto unico, complesso e affascinante. Avvicinare ciò che apparentemente è distante, mescolare piani narrativi, abbattere le barriere temporali facendo confluire le vite dei suoi personaggi in un unico grande racconto capace di contenerle tutte. Questa è l’ambizione cinematografica di Haynes, quello che ce lo fa amare e ce lo fa apparire come un ricercatore di meraviglie, un osservatore della Storia, un collezionista stupefacente.

Era del tutto prevedibile, dunque, che questo autore si potesse innamorare del libro di Brian Selznick, La Stanza delle Meraviglie, che racconta la curiosa vicenda di Ben e Rose, due bambini sordi nati e vissuti in epoche diverse, più precisamente a distanza di cinquant’anni. Cosa li accomuna? Il desiderio di una vita diversa, migliore rispetto alla propria.

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LA TERRA DELL’ABBASTANZA di Damiano e Fabio D’Innocenzo

terra-dell-abbastanzaMirko e Manolo sono due giovani amici della periferia di Roma. Bravi ragazzi, fino al momento in cui, guidando a tarda notte, investono un uomo e decidono di scappare.

La tragedia si trasforma in un apparente colpo di fortuna: l’uomo che hanno ucciso è un pentito di un clan criminale di zona e facendolo fuori i due ragazzi si sono guadagnati un ruolo, il rispetto e il denaro che non hanno mai avuto. Un biglietto d’entrata per l’inferno che scambiano per un lasciapassare verso il paradiso.

La terra dell’abbastanza è un luogo, uno stato d’animo, un modo innato di approcciarsi alla vita in maniera cocciuta, ottusa e a mille all’ora; è un ambiente in cui siamo stati spesso e che riconosciamo come familiare, un non luogo in cui hanno messo radici Pasolini, Caligari, Abel Ferrara, in parte Scorsese, molto recentemente Jonas Carpignano con A ciambra e molti altri.

È un mondo in cui tutto sembra segnato sin dall’inizio. Si comincia da un determinato punto di partenza e non si può far altro che peggiorare. Si capisce da come gli esseri umani che lo abitano parlano, mangiano, pensano, si relazionano, decrescono, vivono e muoiono.

È un inferno sporco e animalesco travestito da quotidianità periferica.

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LAZZARO FELICE di Alice Rohrwacher

lazzaro-feliceLazzaro è un giovane contadino. Non ha ancora vent’anni e sorride alla vita. Anzi, la sua bontà pura e spontanea lo fa a volte sembrare una persona stupida e ingenua, di cui è facile approfittare. Incapace di pensare male del prossimo, Lazzaro non può fare altro che credere negli esseri umani.
È la sua bontà che lo spinge ad approcciarsi al mondo in modo aperto e sereno, un modo che gli uomini da sempre ignorano.

Insieme ad un folto gruppo di contadini, una vera e propria comunità rurale fatta di uomini, donne, anziani e bambini, lavora al servizio della Marchesa Alfonsina de Luna, una nobile possidente ormai decaduta che continua a sfruttarli mantenendoli fuori dal tempo e dal mondo reale.

Lascia perplessi la scelta della giuria di Cannes di assegnare il premio per la miglior sceneggiatura a un film che ha forse proprio nella scrittura un punto debole o che comunque non assegna ad essa un’importanza principale, essendo per sua natura ondivago, quasi indeciso, fuori dagli schemi e in qualche modo fuori dal tempo.

Apparentemente sembra dover raccontare la vita di una comunità che si ritrova a vivere in una situazione assurda, poi quella di Lazzaro, poi quella di un’amicizia.

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DOGMAN di Matteo Garrone

dogmanTra i tanti episodi macabri e violenti che hanno riempito la cronaca nera romana, due sono entrati largamente nell’immaginario collettivo. Ci riferiamo, ovviamente, ai noti fattacci del Nano di Termini e a quelli, ancora più celeberrimi e crudeli, del Canaro della Magliana. Dal primo, un giovane Matteo Garrone, ne trasse nel 2002 la sua bellissima opera seconda, L’imbalsamatore, che gli consentì di imporsi come promessa del nuovo cinema d’autore italiano. A distanza di sedici anni, il regista romano, ormai solida realtà del nostro cinema, sceglie di raccontarci anche quella sporca storiaccia che vide un mite toelettatore di cani, trasformarsi in uno spietato torturatore e assassino.

In una periferia sospesa tra metropoli e natura selvaggia, dove l’unica legge sembra essere quella del più forte, Marcello è un uomo piccolo e mite che divide le sue giornate tra il lavoro nel suo modesto salone di toelettatura per cani, l’amore per la figlia Alida, e un ambiguo rapporto di sudditanza con Simoncino, un ex pugile che terrorizza l’intero quartiere. Dopo l’ennesima sopraffazione, deciso a riaffermare la propria dignità, Marcello immaginerà una vendetta dall’esito inaspettato.

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