commedia

BENEDETTA FOLLIA di Carlo Verdone

benedetta folliaC’è uno spettro che aleggia su ogni produzione firmata Carlo Verdone dal 2000 a oggi. Questo spettro non risparmia nessuno e avvolge le menti degli spettatori, dei collaboratori e, naturalmente, dello stesso regista. Per neutralizzare questo spettro si è fatto ricorso a qualsiasi tipo di modernismo tematico e drammaturgico. A idee di cast sprezzanti o più rassicuranti. A preti, disoccupati, separati e perfino a un investigatore privato, ma niente. Lo spettro resta lì a fissarci tutti dritto negli occhi.

Questo spettro è la nostalgia. Nostalgia di ciò che è stato, senza dubbio, di quanto il cinema di Verdone abbia significato per la nostra commedia e – diciamolo pure – per la crescita di molti di noi. Ma anche la nostalgia di non avere più strumenti per cambiare la situazione. Di aver perso l’attimo in cui reinventarsi e provare qualcosa di completamente diverso era possibile. Quando la follia era un’opportunità e rappresentava un veicolo essenziale per fare il cinema. Nulla di tutto questo è più possibile, ahimé. E la follia diventa ordinaria, prevedibile, stanca e benedetta.

Benedetta Follia segue le vicende di Guglielmo, uomo di specchiata virtù e dalla grande fede cristiana, proprietario di un negozio di articoli religiosi e alta moda per vescovi e cardinali. I valori su cui l’uomo ha fondato la sua esistenza crollano all’improvviso quando sua moglie Lidia lo abbandona dopo venticinque anni di matrimonio, proprio nel giorno del loro anniversario.

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JUMANJI – Benvenuti nella Giungla di Jake Kasdan

jumanjiReboot, sequel e prequel sono all’ordine del giorno nell’immaginario cinematografico contemporaneo.

Anche quest’anno ne abbiamo avuto una concreta prova, dal Kong: Skull Island di Jordan Vogt-Roberts al Power Rangers di Dean Israelite, tanto per citarne alcuni, la dose di reboot non è certamente mancata. La maggior parte delle volte sono prodotti che funzionano, come Spider-Man: Homecoming di Jon Watts, arrivato ormai al secondo reboot del franchise con protagonista il ragnetto più famoso d’America, altre volte si presentano come mere trovate commerciali di cui si potrebbe fare davvero a meno, e Baywatch di Seth Gordon ne è l’esempio lampante. Jumanji – Benvenuti nella Giungla, invece ponendosi tra il sequel e il reboot riesce, modestamente e senza elevate pretese, a dimostrarsi un prodotto di puro intrattenimento, non dozzinale, che diverte e attrae.

Il precedente film del 1995, con protagonista il compianto Robin Williams e una giovanissima Kirsten Dunst, divenne un vero oggetto di culto per la generazione degli anni ‘90, merito anche delle innumerevoli programmazioni televisive in prima serata, tanto che in seguito fu creata una serie animata ispirata ai personaggi del film, e il libro per bambini omonimo di Chris Van Allsburg da cui è tratto, tornò dopo tredici anni, sugli scaffali di tutte le librerie e in vetta alle classifiche. Questo nuovo Jumanji parte da dove avevamo lasciato il precedente, è il 1995 e un ragazzo trova sulla spiaggia la famosa scatola contente il gioco da tavola. Inizialmente riluttante all’idea di dover giocare a una cosa da lui ritenuta troppo vecchia, torna ai suoi videogames e la scatola successivamente si trasforma in una cartuccia per console.

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NIGHTMARE BEFORE CHRISTMAS: Le commedie italiane in sala a Natale 2017 [Parte 1]

natale-da-chefTemuto dai cinefili, atteso dagli esercenti e benedetto dai produttori, anche quest’anno è arrivato il Natale. Le sale si affollano di spettatori, che diligentemente, danno seguito alla tradizionale proiezione natalizia. Prima il panettone e poi un cinepanettone, si potrebbe dire. E il 2017 non ha fatto eccezione, anzi. A giudicare dalle pellicole in uscita, si tratta di un’annata in crescita per questo prodotto cinematografico nostrano. In effetti, il cinema italiano ha dato il meglio di sé, proponendo un’ampia varietà di “film di Natale”, più o meno differenti. In barba a chi si era convinto che a seguito del divorzio Boldi/De Sica, questo Genere si sarebbe estinto, continuiamo ad assistere al moltiplicarsi di commedie, commediucce, commediole, farse, film comici e addirittura [novità di quest’anno] un montaggio del meglio – si fa per dire –  di trentacinque anni di produzioni Filmauro.

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MATAR A DIOS di Caye Casas e Alberto Pintó

matar a diosIl cinema di genere indipendente spagnolo continua a vivere un momento di grandissima vitalità artistica. Matar a Dios, presentato in concorso al Fantafestival 2017, dove ha anche vinto il premio per il miglior lungometraggio, ne è solo l’ultima dimostrazione.

Nel bellissimo incipit, la macchina da presa segue dall’alto un’auto di notte, su una strada isolata, quasi come in una sorta di Shining al neon.

La macchina, all’interno della quale viaggiano un padre e le sue due figlie, è costretta a fermarsi quando incontra un nano anziano e barbuto, un po’ folkloristico, un po’ vagabondo, il quale sembra essere ben intenzionato a non farli passare.

Poco dopo si farà da parte, ma non prima di rivelare ai passeggeri che dietro l’angolo troveranno un triste e imminente epilogo, cosa che infatti avverrà pochi secondi dopo.

Non lontano da lì, una famiglia si sta preparando a festeggiare il capodanno. Immersi nei loro drammi e nei loro conflitti personali, i quattro malcapitati riceveranno la visita dello strano nanetto, il quale, tra un bicchiere di vino e l’altro, gli rivelerà di essere Dio e che all’alba la razza umana sarà spazzata via.

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GLI SDRAIATI di Francesca Archibugi

gli sdraiatiL’ultimo film della regista romana Francesca Archibugi, è impostato come una libera riscrittura del romanzo omonimo di Michele Serra. Si distoglie dall’intento originario dello scrittore di raccontare un sentimento tacito di un padre verso un figlio, una solitudine di un uomo che si sente letteralmente chiuso fuori dalla vita di quest’ultimo, percependosi incompreso e anche non amato. Da questo input iniziale del romanzo, che segue la struttura di una lunga lettera, la regista insieme allo sceneggiatore Francesco Piccolo, hanno costruito la loro storia, una sorta di romanzo famigliare che segue il rapporto padre/figlio da entrambi i punti di vista, mostrandone le diverse sfaccettature e alterità.

Giorgio Selva, interpretato da Claudio Bisio, è un giornalista di successo e conduttore di un famoso talk show sulla Rai; la sua vita si divide tra il lavoro e la casa, abitata anche dal suo figlio diciassettenne Tito, di cui si divide equamente l’affido con l’ex-moglie Livia. I due non riescono assolutamente ad andare d’accordo, non si capiscono, le rare volte che provano a comunicare, si finisce sempre con porte chiuse in faccia, lamentele e discussioni. Tito [Gaddo Bacchini] da parte sua è un ragazzo svogliato e schivo, che passa il tempo perlopiù con il suo gruppo di amici, tra scuola e bischerate, non curandosi delle proprie responsabilità. La vita di Giorgio e il rapporto con Tito, sarà messo a dura prova dal ritorno di una persona dal passato, con tutti i ricordi a lei annessi, che farà entrare in crisi l’uomo e lo trascinerà in un turbinio di sensi di colpa e rimorsi.

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Festa del Cinema di Roma 2017: Panoramica sul Genere!

hostilesDa pochi giorni ci siamo lasciati alle spalle la dodicesima Festa del Cinema di Roma e noi, com’è consuetudine ormai, siamo andati a caccia dei film di Genere più interessanti proposti dalla kermesse romana.

Tuttavia, il format di questo report sarà un po’ diverso dal solito: a differenza degli altri anni, divideremo i film che abbiamo visto in due categorie, ovvero, ‘il meglio’ e ‘il peggio’ del Genere alla Festa.

Chiarite le regole d’ingaggio, non ci resta che mandare la…

SIGLA!

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TERAPIA DI COPPIA PER AMANTI di Alessio Maria Federici

terapia di coppia per amantiTratto dal romanzo di Diego De Silva, scritto e pubblicato nel 2015 in Italia, Terapia di coppia per amanti rappresenta un unicum nella commedia italiana, volto a smantellare tutti quelli che sono i luoghi comuni sui rapporti a due.

Già lo stesso titolo manifesta la volontà di andare oltre quelle che sono le classiche tematiche viste più volte, dalla crisi del settimo anno ai rapporti a tre, fino al classico tradimento. Perché in questo caso frequentare di nascosto una persona fuori dal matrimonio rappresenta molto più che un gioco…

Viviana [Ambra Angiolini] è una donna intrigante e annoiata da un rapporto con un marito troppo “schematico” per la sua vera indole. Una sera al ristorante incrocia lo sguardo con Modesto [Pietro Sermonti] e da lì nasce uno scambio di battute ma, soprattutto una complicità e delle risate che le mancavano.

Il rapporto cresce, ma diventa per Modesto sempre più asfissiante; Viviana arriva a chiamarlo in casa nel cuore della notte, perché non le basta più una relazione clandestina. Da lì litigi continui, incursioni nel locale in cui lui lavora come musicista. Si arriva all’ultimatum: Viviana lo trascina in terapia controvoglia, per salvare il rapporto.

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BRUTTI E CATTIVI di Cosimo Gomez

Presentato all’ultima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia nella sezione Orizzonti, Brutti e cattivi segna l’esordio dietro la macchina da presa dello scenografo Cosimo Gomez. Omaggio a Ettore Scola e alla commedia all’italiana, l’opera prima di Gomez, si distingue per la sua vocazione corrosiva e scorretta, che rivendica il diritto di un gruppo di disabili all’uguaglianza. Non tanto nel bene, quanto nel male. Infatti, questa banda di freaks nostrani, composta da un capo senza gambe, una pupa senza braccia, uno scagnozzo strafatto e senza cervello e un nano scassinatore, si mostra libera di commettere quanto di più basso e sgradevole sia immaginabile. Con un’estetica del brutto ricercata e rigorosissima, Brutti e cattivi, diverte e intrattiene, costruendo, tuttavia, delle aspettative molto alte che sul finale vengono, ahimé, disattese.

Quattro outsider senza arte né parte, mutilati nell’aspetto e nella dignità da una società che li vede brutti e cattivi, si improvvisano rapinatori per il colpo che cambierà la loro vita. Il Papero non ha le gambe, sua moglie Ballerina è senza braccia, Il Merda è un rasta tossico e Plissé un irascibile nano rapper. Gli evidenti ostacoli fisici non sono che un alibi per la sgangherata banda criminale, unita e compatta per realizzare l’improbabile sogno comune. Dopo il colpo però le cose si complicano: ciascuno dei componenti pretende di tenere per sé il malloppo, e tutti sembrano avere un piano per riuscirci. La caccia al tesoro si trasforma in una girandola di inseguimenti, cruente vendette, esecuzioni sanguinose e tradimenti incrociati.

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NOVE LUNE E MEZZA di Michela Andreozzi

Nove Lune e MezzaUna commedia che guarda a quelle francesi e con un’evidente impronta femminile, quella di Michela Andreozzi, attrice comica che si misura per la prima volta nella regia con Nove lune e mezza, in sala da giovedì 12 ottobre in 250 copie con Vision Distribution.

Tanti i temi del film, quello dell’utero in affitto, dell’omogenitorialità, della sorellanza e anche, non proprio in sottofondo, del disagio di un mondo maschile poco pronto oggi a stare al passo con quello femminile.

Il tutto per un film corale che ha come protagoniste due sorelle quarantenni, Livia e Tina, tanto diverse quanto legate da un profondo affetto. Livia [Claudia Gerini] è una violoncellista bella e ben integrata, mentre Tina [Andreozzi], una donna un po’ frustrata che nella vita fa il vigile urbano a Roma. Entrambe hanno un compagno: Livia vive con Fabio [Giorgio Pasotti], osteopata dolce e carismatico, Tina invece con Gianni [uno straordinario Lillo], anche lui vigile urbano piuttosto ordinario con due sole passioni: la Lazio e il fanta-calcio. Livia da sempre rivendica il diritto di non volere figli, mentre Tina tenta da anni di restare incinta, ma senza alcun risultato come le ha diagnosticato il suo amico ginecologo Nicola [Stefano Fresi], omosessuale che vive con il suo compagno e due figli adottati.

Tra le due sorelle si instaura un patto: Livia presterà il suo utero a Tina perché realizzi finalmente il suo sogno. Alla prima il compito di nascondere la pancia crescente, alla seconda quello di mostrare di far finta di essere incinta con tanto di cuscini ben posizionati sul ventre.

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NATALE A LONDRA in DVD

Volfando De Biasi e Lillo&Greg anche quest’anno si sono schierati al botteghino per il film delle festività natalizie: Natale a Londra – Dio salvi la regina. Per chi scrive il migliore tra i cinepanettoni arrivati in tavola lo scorso anno.

Nonostante sia quello che potrebbe ricordare più di tutti la tradizione più spietatamente cinepanettoniana già dal titolo che riscopre il “Natale a…”,  ma anche nella decisione di far svolgere l’intera storia durante le feste dicembrine, De Biasi è riuscito a portare in sala una commedia che si collega in modo riuscito ad una serie di cose molto lontane dai nostri Natali cinematografici: si collega innanzitutto ai suoi film precedenti, facendo compiere a LilloGreg e agli altri comici della banda un’ulteriore passo in quella che sembra essere ormai un’epopea criminale declinata in commedia [dopo la droga e la camorra ora è il turno di una batteria di criminali romani con base a Londra]; in secondo luogo ad un tipo di commedia molto più internazionale, che spesso riesce a legarsi bene con un altri Generi, in questo caso con l’action; poi ai film italiano di risate e cazzotti alla Bud Spencer e  Terence Hill; infine allo slapstick da mimo o, meglio ancora, da strip a fumetti.

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