commedia

CG Entertainment PRESENTA 2 FILM DI TROISI

Due sono le uscite  home video con cui CG Home Video omaggia Massimo Troisi – un regista scomparso troppo presto e di cui avremmo voluto vedere altre fatiche cinematografiche – Pensavo fosse amore e invece era un calesse e Le vie del Signore sono finite. Si tratta di due commedie diverse, ma che in comune  hanno quel senso di amarezza e nostalgia che veste i film del regista-attore napoletano.

L’amore la fa da padrone in entrambe, e porta con sé un senso di rammarico misto a consapevolezza dei propri errori e dei propri fallimenti. Ma è la voglia di continuare a ironizzare su ogni aspetto della vita a prevalere, quasi sempre. L’ironia di Troisi ci manca non solo perché il suo modo di concepirla era autentico, ma perché era intelligente, semplice ed efficace, originale come lo erano i suoi film. E poco valore hanno le critiche di chi, all’uscita del film Le vie del signore sono finite, parlò di un’opera inferiore alla produzione del regista napoletano, contestando primariamente la sceneggiatura.

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OVUNQUE TU SARAI di Roberto Capucci

Ci sono sport più cinematografici di altri, questo non è un mistero. La boxe, ad esempio, risplende quasi sempre sul grande schermo, così come le arti marziali, che con il tempo, si sono ricavati una nicchia nel Genere action. Il calcio, al netto di un capolavoro come Fuga per la Vittoria, o di un gioiellino come Febbre a 90°, non sembra andare troppo d’accordo con la settima arte, un po’ in tutto il mondo. Se poi, a confrontarsi con esso è la cinematografia nostrana, è facile notare una maggiore attenzione nei confronti di chi segue e ama il calcio, piuttosto per chi lo pratica.

Escludendo due [s]cult come L’allenatore del pallone o Mezzo destro e mezzo sinistro – 2 calciatori senza il pallone – che aumentano la loro fama a ogni passaggio televisivo – l’elenco di film dedicati al tifo e ai tifosi è inesorabile: Tifosi, Quel Ragazzo della Curva B, Ultrà, L’ultimo Ultrà, Eccezzziunale… veramente e, dulcis in fundo, La coppia dei campioni. Giusto per citarne alcuni.

A questo elenco si è aggiunta l’opera prima di Roberto Capucci, Ovunque tu sarai, film debole e pasticciato che vorrebbe raccontare l’amicizia, il tifo e il viaggio, attraverso una trasferta a Madrid, indimenticabile per i sostenitori giallorossi.

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CLASSE Z di Guido Chiesa

Tra le qualità che dovrebbe avere un regista cinematografico [e non solo] c’è anche la versatilità, vale a dire la capacità e la volontà di sapersi confrontare con Generi, temi, registri, personaggi e storie differenti. Quella di sapersi adattare a ciò che la Settima Arte, ma soprattutto il mercato, propone di volta in volta nell’arco della carriera al cineasta di turno, indipendentemente dalla latitudine, dalla formazione e dall’estrazione di appartenenza, dovrebbe essere considerato, a parere nostro, un gene determinate nel DNA artistico e professionale necessario alla sua sopravvivenza. Ciò non significa dovere rinunciare al proprio stile o snaturare il proprio percorso, bensì dare dimostrazione della propria completezza. C’è chi fa di necessità virtù o chi, al contrario, fa del cambiamento lo strumento per non rimanere ingabbiato in questa o quella etichetta, o ancora chi sceglie volutamente di cambiare in continuazione pelle per non ripetersi.

Ora, per quanto riguarda Guido Chiesa non sapremmo proprio quale di queste “categorie” di attribuirgli, ma una cosa è certa: la versatilità fa sicuramente parte del suo curriculum. Lo ha dimostrato negli ultimi anni, firmando nelle vesti di sceneggiatore e di regista una serie di commedie che hanno mostrato al pubblico e agli addetti ai lavori l’altra faccia della medaglia della sua produzione. Nella prima parte della carriera, ossia dall’esordio con Il caso Martello sino a Io sono con te, l’autorialità, l’impegno e l’approccio a storie drammaturgicamente e tematicamente dal peso specifico elevato, sono state le parole d’ordine.

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QUEL BRAVO RAGAZZO di Enrico Lando

Primo film da protagonista per Herbert Ballerina, compagno fraterno di Maccia Capatonda, che in Quel bravo ragazzo interpreta il ruolo di un giovane estremamente ingenuo, così tanto da attirare a sé, senza rendersene conto, le antipatie del paese dove vive. Da sempre cresciuto all’interno di un orfanotrofio, Leone [Ballerina] scopre di essere l’unico erede di un boss Mafioso, che aiuta ad andare all’altro mondo pochi secondi dopo averlo conosciuto.

Se il ragazzo avesse avuto un minimo di coscienza della realtà, avrebbe visto la sua vita cambiare, nel bene o nel male… Ma Leone affronta la sua ascesa al potere della malavita senza connettere il cervello e, addirittura, si ritrova a contrastare involontariamente la mafia che lui stesso ormai rappresenta.

É su pochi elementi che si basa la commedia del regista Enrico Lando, povera di contenuti e idee, ma che poggia almeno su un ritmo leggero e su una durata tutto sommato breve, aiutando lo spettatore a chiudere un occhio sull’eccessiva semplicità del tutto e sulla mediocrità della sceneggiatura.

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NON È UN PAESE PER GIOVANI di Giovanni Veronesi

Com’è noto, nella filmografia del nostro Paese, lo spazio dedicato alla commedia è molto considerevole.

Produciamo quelle farsesche, le romantiche, alcune sofisticate, ma anche quelle generazionali. Tra tutte, il rischio maggiore si annida proprio in queste ultime, in quanto si prefiggono il duro compito di rintracciare, raccontare e restituire il comportamento di un’intera generazione di nostri concittadini.

Moltissimi critici e cultori della settima arte, difatti, sono concordi nell’ammettere che è proprio la commedia, meglio del cinema d’Autore, a raccontare il Bel Paese, mostrando i suoi cambiamenti, le disfunzioni, le ossessioni e le speranze, nelle quali potersi riconosce e perché no, riderci su.

Giovanni Veronesi ha coltivato quest’ambizione e corso il relativo rischio per tutta la sua carriera di regista e sceneggiatore, alternando risultati e il gradimento del pubblico. Tuttavia, non pago di quanto fatto e detto finora, il regista di Manuale d’amore e di Che ne sarà di noi, torna a raccontare i giovani italiani con Non è un paese per giovani.

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QUESTIONE DI KARMA di Edoardo Falcone

Dopo il grande successo di Se Dio Vuole [pellicola in odore di remake americano prodotto da Brian Singer], Edoardo Falcone torna al cinema con Questione di Karma, commedia delicata che nel panorama desertico del cinema nostrano, risulta essere un’operazione interessante, che fa della misura della recitazione e dell’ambizione dello script i suoi punti di forza.

Giacomo è lo stravagante erede di una dinastia di industriali, ma più che interessarsi all’azienda, preferisce occuparsi delle sue mille passioni. La sua vita è stata segnata dalla scomparsa del padre quando era molto piccolo. L’incontro con un eccentrico esoterista francese lo cambia: lo studioso, infatti, afferma di aver individuato l’attuale reincarnazione del padre di Giacomo. Trattasi di tal Mario Pitagora, un uomo tutt’altro che spirituale, interessato solo ai soldi e indebitato con mezza città. Questo incontro apparentemente assurdo cambierà la vita di entrambi.

Edoardo Falcone è uno sceneggiatore di vecchio corso, passato con un certo riscontro dietro la macchina da presa. Tuttavia, non ha tradito quello che sembra essere la sua prima passione, vale a dire la scrittura. Già dal suo esordio – film più modesto rispetto a questa seconda opera – l’ambizione di questo cineasta è da rintracciarsi nel tentativo di fare della sceneggiatura il focus comico della pellicola. Le commedie di Falcone seguono perfettamente il paradigma strutturato diviso in tre atti, che fece grande il cinema americano, soprattutto se si trattava di dover far ridere il pubblico.

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BEATA IGNORANZA di Massimiliano Bruno

Come recensire la nuova commedia di Massimiliano Bruno evitando luoghi comuni e superando ogni pregiudizio sui suoi lavori precedenti? Questa è l’interrogativo che ha perseguitato chi scrive per tutta la durata della proiezione di Beata ignoranza. Proprio così: mentre osservavo lo scorrere della pellicola, nulla della vicenda ha catturato la mia attenzione, e l’incubo di doverne scrivere, non avendo nulla di interessante da dire, mi ha tormentato. Ho pensato: forse sono solo di cattivo umore? Domani starò bene e farò il mio lavoro al meglio delle mie possibilità. Macché! I giorni sono trascorsi inesorabili e ancora adesso, mentre scrivo, l’insoddisfazione e il dubbio mi divorano.

Ma veniamo al film: Ernesto, un brillante Marco Giallini, e Filippo, il solito Alessandro Gassmann, hanno due personalità agli antipodi e un unico punto in comune: sono entrambi professori di liceo. Filippo è un allegro progressista perennemente collegato al web, mentre Ernesto è un severo conservatore, rigorosamente senza computer, tradizionalista. Un tempo erano “migliori amici”, ma uno scontro profondo e mai risolto li ha tenuti lontani, fino al giorno in cui si ritrovano fatalmente a insegnare nella stessa classe. Saranno obbligati ad affrontare il passato, che ritornerà nelle sembianze di Nina, una ragazza che li sottoporrà a un semplice esperimento che si trasforma in una grande sfida: Filippo dovrà provare a uscire dalla rete ed Ernesto a entrarci dentro.

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OMICIDIO ALL’ITALIANA di Maccio Capatonda

L’opprimente tranquillità  del piccolo paese di Acitrullo, sperduta località popolata da soli 16 cittadini dell’entroterra abruzzese, viene improvvisamente sconvolta da uno strano omicidio: il cadavere di una ricca contessa viene ritrovato sotto la torre del campanile della chiesa, martoriato con un set di coltelli da cucina. Per il sindaco Piero Peluria [Maccio Capatonda], e per suo fratello Marino [Herbert Ballerina], questo inquietante avvenimento potrebbe essere, però, la chiave di volta per riuscire a riportare un po’ di vita e di attenzione verso il loro paese che, a breve, potrebbe essere affiancato ad altri piccoli centri diventati molto noti proprio grazie a sanguinosi episodi di cronaca nera!

In men che non si dica, i desideri dei due Peluria si trasformano in realtà e Acitrullo si popola di un esercito di affamatissimi giornalisti, capitanati da Donatella Spruzzone [Sabrina Ferilli], conduttrice della trasmissione “Chi l’acciso?”, da grotteschi turisti ossessionati da killer e omicidi, oltre che da agenti delle forze dell’ordine, a dire il vero un po’ troppo abituati a aspettare che i reporter TV facciano le indagini al loro posto.

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GROSSO GUAIO A ROMA SUD on-line da febbraio

Agli sgoccioli il conto alla rovescia che precede l’esordio sul web del film Grosso Guaio a Roma Sud, una produzione indipendente dall’umorismo pungente targata Goodtrellas.
Dalla comicità trash di Andrea Pirri Ardizzone e Andrea Scarcella, il figlio maleducato della generazione telemafious, voluto e pensato per essere cosi com’ è: non vi staranno simpatici, non vi affezionerete, non soffrirete per loro!

Una scellerata parabola che tratta la criminalità organizzata per le strade dei quartieri romani, tenendo conto di “quelle” sottili trame di sfondo, ordite dai poteri forti di un’Italia sporca che profuma di corruzione mista ad acqua di colonia.

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SMETTO QUANDO VOGLIO – MASTERCLASS di Sydney Sibilia

La banda dei ricercatori è tornata. Il neurobiologo Pietro Zinni, finito in carcere dopo essersi addossato tutta la responsabilità della messa in circolazione di una nuova smart drug, creata e smerciata nel territorio romano insieme ai suoi colleghi studiosi disoccupati, viene contattato dall’ispettore Paola Coletti.

La donna poliziotto gli offre libertà e fedina penale pulita per lui e per i suoi in cambio di un aiuto non proprio legale nella ricerca di 30 nuove droghe in vendita nella grande città. Un proposta che non si può rifiutare e che porta Zinni a decidere di rimettere su la banda più colta di sempre e, anzi, di allargarla ad altri collaboratori super-laureati.

A Edoardo Leo, Valerio Aprea, Paolo Calabresi, Libero De Rienzo, Stefano Fresi, Lorenzo Lavia e Pietro Sermonti, si aggiungono Marco Bonini [l’anatomista picchiatore Giulio Bolle], Rosario Lisma [l’avvocato specializzato in diritto canonico Vittorio] e Giampaolo Morelli [ingegnere meccatronico riciclatosi signore della guerra lowcost]. Nuove personalità liminali che aprono il ventaglio di satira del giovane Sydney Sibilia ad un altro popolatissimo gruppo dei nostri sacrificati studiosi: i cosiddetti “cervelli in fuga”.

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