commedia

TITO E GLI ALIENI di Paola Randi

Da quando ha perso la moglie, il Professore vive isolato dal mondo nel deserto del Nevada accanto all’area 51. Dovrebbe lavorare ad un progetto segreto per il Governo degli Stati Uniti, ma in realtà passa le sue giornate su un divano ad ascoltare il suono dello Spazio. Il suo solo contatto con il mondo è Stella, una ragazza che organizza matrimoni per i turisti a caccia di alieni.

Un giorno gli arriva un messaggio da Napoli: suo fratello sta morendo e vuole affidargli i suoi figli. Anita e Tito, sedici e sette anni, arrivano aspettandosi Las Vegas e invece si ritrovano in mezzo al nulla, nelle mani di uno zio squinternato, in un luogo strano e misterioso dove si dice che vivano gli alieni.

Uno dei grandi temi che viene riproposto spesso nella fantascienza e non solo è quello dell’esplorazione, del viaggio alla ricerca dell’altro da noi che si trasforma in una ricerca dentro sé stessi.

Tito e gli alieni, secondo film di Paola Randi dopo Into Paradiso, si inserisce tematicamente in questo solco raccontando dei personaggi che avranno un’evoluzione e riusciranno a riscoprirsi, mossi da una ricerca verso parti di anima che hanno perso. E lo fa in maniera originale, senza paura e senza appiattirsi su forme prestabilite.

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CONTROMANO di Antonio Albanese

contromanoPrerogativa essenziale della satira è la capacità di osservazione dell’attuale. Dissacrare e ironizzare su questo o quest’altro argomento di attualità ci consente, in maniera indiretta, di averne maggiore conoscenza, aiutando la formazione di una personale opinione. La satira, dunque, gioca un ruolo estremamente importante affinché si possa sovvertire un pensiero prestabilito, un’idea generale e preconcetta che spesso è figlia dall’incapacità di guardare le cose da un altro punto di vista, giudicandole autonomamente con la propria testa. La forza di una risata è straordinariamente dirompente, soprattutto, quando investe il Potere e la verità che esso nasconde, manipola, oscura.

Antonio Albanese, nel corso della sua lunga carriera, si è dimostrato molto capace nello svelare la realtà ipocrita e qualunquista che opprime il nostro Paese, creando personaggi caricaturali, eccessivi, mostruosi, eppure così veri e rappresentativi di questo momento storico, da mettere i brividi. Questo talento comico gli ha concesso di avere un approccio nei confronti del cinema solo apparentemente in linea con altri colleghi comici, ma in realtà, decisamente distante e lunare se solo lo si osserva con un po’ più di attenzione. Titoli come L’Uomo d’acqua dolce o La fame e la sete, mostrano un’ambizione e una peculiarità d’umorismo assai rara per il panorama nostrano, fatto perlopiù di commediucce innocue e vuote. Non è un caso, dunque, che Albanese regista sia stato fermo ben sedici anni [il suo ultimo film da direttore è del 2002: Il nostro matrimonio è in crisi] prima di tornare dietro la macchina da presa.

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IO C’È di Alessandro Aronadio

io-ceMassimo Alberti è il proprietario del “Miracolo Italiano”, Bed and Breakfast ormai ridotto a una fatiscente palazzina. Pochi clienti e troppe tasse.

La crisi sembra non aver toccato i suoi vicini, un convento gestito da suore sempre pieno di turisti a cui le donne offrono rifugio in cambio di una spontanea donazione. Esentasse.

Massimo ha un’illuminazione: per sopravvivere deve trasformare il B&B in luogo di culto. E per farlo, deve fondare una sua religione, aiutato dalla sorella Adriana e da Marco, scrittore e ideologo.

Nasce così lo “Ionismo”, prima religione che mette l’IO al centro dell’universo.

Dopo lo splendido Orecchie, Aronadio gira una commedia con un look totalmente diverso, non solo dal punto di vista della regia e della fotografia, ma anche per via di un cast molto più familiare e canonico per gli standard italiani [in realtà non risulta per niente difficile immaginare un generatore automatico di cast per film italiani come un enorme contenitore di plastica, diviso per fasce e alimentato da un getto di aria continua, dal quale vengono espulsi sempre gli stessi volti, a ripetizione e in combinazioni diverse], con alle spalle un budget, una produzione e una distribuzione diverse.

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SCONNESSI di Christian Marazziti

sconnessiE se all’improvviso non potessimo più smanettare con lo smartphone o i social network cosa succederebbe?

Questo è quello che accade ad una famiglia allargata in uno chalet di montagna.

Ettore [impersonato da Fabrizio Bentivoglio] è un noto scrittore, rigido e chiuso nei confronti di tutta la realtà social. L’uomo decide di portare in uno chalet la sua famiglia per il suo compleanno, sperando di unire i due figli Claudio [Eugenio Franceschini], giocatore di poker e Giulio [Lorenzo Zurzolo], intoverso e meno aperto con la l bella moglie presto partoriente [interpretata da Carolina Crescentini].

Insieme a loro Achille [Ricky Memphis], appena cacciato di casa dalla moglie, e Tea [Giulia Elettra Gorietti] fidanzata di Claudio e fan di Ettore. A sorpresa arriva anche Palmiro [Stefano Fresi], il fratello bipolare di Margherita e Achille, fuggito dalla casa di riposo.

Quando il gruppo rimane senza connessione telefonica, tutte le sicurezze cominciano a vacillare…

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BENEDETTA FOLLIA di Carlo Verdone

benedetta folliaC’è uno spettro che aleggia su ogni produzione firmata Carlo Verdone dal 2000 a oggi. Questo spettro non risparmia nessuno e avvolge le menti degli spettatori, dei collaboratori e, naturalmente, dello stesso regista. Per neutralizzare questo spettro si è fatto ricorso a qualsiasi tipo di modernismo tematico e drammaturgico. A idee di cast sprezzanti o più rassicuranti. A preti, disoccupati, separati e perfino a un investigatore privato, ma niente. Lo spettro resta lì a fissarci tutti dritto negli occhi.

Questo spettro è la nostalgia. Nostalgia di ciò che è stato, senza dubbio, di quanto il cinema di Verdone abbia significato per la nostra commedia e – diciamolo pure – per la crescita di molti di noi. Ma anche la nostalgia di non avere più strumenti per cambiare la situazione. Di aver perso l’attimo in cui reinventarsi e provare qualcosa di completamente diverso era possibile. Quando la follia era un’opportunità e rappresentava un veicolo essenziale per fare il cinema. Nulla di tutto questo è più possibile, ahimé. E la follia diventa ordinaria, prevedibile, stanca e benedetta.

Benedetta Follia segue le vicende di Guglielmo, uomo di specchiata virtù e dalla grande fede cristiana, proprietario di un negozio di articoli religiosi e alta moda per vescovi e cardinali. I valori su cui l’uomo ha fondato la sua esistenza crollano all’improvviso quando sua moglie Lidia lo abbandona dopo venticinque anni di matrimonio, proprio nel giorno del loro anniversario.

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JUMANJI – Benvenuti nella Giungla di Jake Kasdan

jumanjiReboot, sequel e prequel sono all’ordine del giorno nell’immaginario cinematografico contemporaneo.

Anche quest’anno ne abbiamo avuto una concreta prova, dal Kong: Skull Island di Jordan Vogt-Roberts al Power Rangers di Dean Israelite, tanto per citarne alcuni, la dose di reboot non è certamente mancata. La maggior parte delle volte sono prodotti che funzionano, come Spider-Man: Homecoming di Jon Watts, arrivato ormai al secondo reboot del franchise con protagonista il ragnetto più famoso d’America, altre volte si presentano come mere trovate commerciali di cui si potrebbe fare davvero a meno, e Baywatch di Seth Gordon ne è l’esempio lampante. Jumanji – Benvenuti nella Giungla, invece ponendosi tra il sequel e il reboot riesce, modestamente e senza elevate pretese, a dimostrarsi un prodotto di puro intrattenimento, non dozzinale, che diverte e attrae.

Il precedente film del 1995, con protagonista il compianto Robin Williams e una giovanissima Kirsten Dunst, divenne un vero oggetto di culto per la generazione degli anni ‘90, merito anche delle innumerevoli programmazioni televisive in prima serata, tanto che in seguito fu creata una serie animata ispirata ai personaggi del film, e il libro per bambini omonimo di Chris Van Allsburg da cui è tratto, tornò dopo tredici anni, sugli scaffali di tutte le librerie e in vetta alle classifiche. Questo nuovo Jumanji parte da dove avevamo lasciato il precedente, è il 1995 e un ragazzo trova sulla spiaggia la famosa scatola contente il gioco da tavola. Inizialmente riluttante all’idea di dover giocare a una cosa da lui ritenuta troppo vecchia, torna ai suoi videogames e la scatola successivamente si trasforma in una cartuccia per console.

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NIGHTMARE BEFORE CHRISTMAS: Le commedie italiane in sala a Natale 2017 [Parte 1]

natale-da-chefTemuto dai cinefili, atteso dagli esercenti e benedetto dai produttori, anche quest’anno è arrivato il Natale. Le sale si affollano di spettatori, che diligentemente, danno seguito alla tradizionale proiezione natalizia. Prima il panettone e poi un cinepanettone, si potrebbe dire. E il 2017 non ha fatto eccezione, anzi. A giudicare dalle pellicole in uscita, si tratta di un’annata in crescita per questo prodotto cinematografico nostrano. In effetti, il cinema italiano ha dato il meglio di sé, proponendo un’ampia varietà di “film di Natale”, più o meno differenti. In barba a chi si era convinto che a seguito del divorzio Boldi/De Sica, questo Genere si sarebbe estinto, continuiamo ad assistere al moltiplicarsi di commedie, commediucce, commediole, farse, film comici e addirittura [novità di quest’anno] un montaggio del meglio – si fa per dire –  di trentacinque anni di produzioni Filmauro.

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MATAR A DIOS di Caye Casas e Alberto Pintó

matar a diosIl cinema di genere indipendente spagnolo continua a vivere un momento di grandissima vitalità artistica. Matar a Dios, presentato in concorso al Fantafestival 2017, dove ha anche vinto il premio per il miglior lungometraggio, ne è solo l’ultima dimostrazione.

Nel bellissimo incipit, la macchina da presa segue dall’alto un’auto di notte, su una strada isolata, quasi come in una sorta di Shining al neon.

La macchina, all’interno della quale viaggiano un padre e le sue due figlie, è costretta a fermarsi quando incontra un nano anziano e barbuto, un po’ folkloristico, un po’ vagabondo, il quale sembra essere ben intenzionato a non farli passare.

Poco dopo si farà da parte, ma non prima di rivelare ai passeggeri che dietro l’angolo troveranno un triste e imminente epilogo, cosa che infatti avverrà pochi secondi dopo.

Non lontano da lì, una famiglia si sta preparando a festeggiare il capodanno. Immersi nei loro drammi e nei loro conflitti personali, i quattro malcapitati riceveranno la visita dello strano nanetto, il quale, tra un bicchiere di vino e l’altro, gli rivelerà di essere Dio e che all’alba la razza umana sarà spazzata via.

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GLI SDRAIATI di Francesca Archibugi

gli sdraiatiL’ultimo film della regista romana Francesca Archibugi, è impostato come una libera riscrittura del romanzo omonimo di Michele Serra. Si distoglie dall’intento originario dello scrittore di raccontare un sentimento tacito di un padre verso un figlio, una solitudine di un uomo che si sente letteralmente chiuso fuori dalla vita di quest’ultimo, percependosi incompreso e anche non amato. Da questo input iniziale del romanzo, che segue la struttura di una lunga lettera, la regista insieme allo sceneggiatore Francesco Piccolo, hanno costruito la loro storia, una sorta di romanzo famigliare che segue il rapporto padre/figlio da entrambi i punti di vista, mostrandone le diverse sfaccettature e alterità.

Giorgio Selva, interpretato da Claudio Bisio, è un giornalista di successo e conduttore di un famoso talk show sulla Rai; la sua vita si divide tra il lavoro e la casa, abitata anche dal suo figlio diciassettenne Tito, di cui si divide equamente l’affido con l’ex-moglie Livia. I due non riescono assolutamente ad andare d’accordo, non si capiscono, le rare volte che provano a comunicare, si finisce sempre con porte chiuse in faccia, lamentele e discussioni. Tito [Gaddo Bacchini] da parte sua è un ragazzo svogliato e schivo, che passa il tempo perlopiù con il suo gruppo di amici, tra scuola e bischerate, non curandosi delle proprie responsabilità. La vita di Giorgio e il rapporto con Tito, sarà messo a dura prova dal ritorno di una persona dal passato, con tutti i ricordi a lei annessi, che farà entrare in crisi l’uomo e lo trascinerà in un turbinio di sensi di colpa e rimorsi.

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Festa del Cinema di Roma 2017: Panoramica sul Genere!

hostilesDa pochi giorni ci siamo lasciati alle spalle la dodicesima Festa del Cinema di Roma e noi, com’è consuetudine ormai, siamo andati a caccia dei film di Genere più interessanti proposti dalla kermesse romana.

Tuttavia, il format di questo report sarà un po’ diverso dal solito: a differenza degli altri anni, divideremo i film che abbiamo visto in due categorie, ovvero, ‘il meglio’ e ‘il peggio’ del Genere alla Festa.

Chiarite le regole d’ingaggio, non ci resta che mandare la…

SIGLA!

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