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ROAD OF THE DEAD + L’ODIO CHE UCCIDE + THE MODEL + THE LAST SHOWING

Il meccanico Barry si trova di punto in bianco scaraventato all’interno di un’apocalisse zombie da cui cerca, senza riuscirci, di difendere sua moglie e sua figlia. Senza più gli affetti di suoi cari, Barry si mette alla ricerca di sua sorella Brooke, che nel frattempo è stata rapita da un gruppo di soldati che riforniscono il laboratorio di un mad doctor di cavie utili ai suoi esperimenti.

In Australia, ma probabilmente anche nel resto del mondo, le persone si stanno trasformando in esseri violenti e affamati di carne e soprattutto carne umana: lenti e impediti nei movimenti, di giorno; rapidi e atletici al calar del sole. Ma pare esistano delle persona immuni al virus… e una di queste sembra essere proprio Brooke che, infettata dal folle scienziato con il sangue infetto, invece di trasformarsi ha sviluppato una sorta di potere medianico con cui riesce a comunicare con gli zombie.

Road of the Dead – Wyrmwood è anche un road movie che intreccia piacevolmente horror, azione e ironia, mentre racconta la fuga su un pick-up dei due fratelli in compagnia di altri sopravvissuti. Un’auto abbastanza sui generis, visto che come combustibile utilizza una sorta di gas prodotto proprio dagli zombi!

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MILANO IN THE CAGE: Dal 18 maggio al cinema

Al 36 anni [Alberto Lato], Alberto all’anagrafe, un nome comune, un uomo che si può definire ancora giovane, ma Al non è né comune né giovane. Siamo a Milano, immersi nella lenta agonia economica di una città che, nonostante tutto, rimane iperattiva anche nei suoi aspetti più negativi di degrado e povertà. Al ha fatto di tutto nella vita, boxeur, esperto di arti marziali, guardia del corpo, buttafuori. Non si è risparmiato nulla, nemmeno lo scendere a compromessi con la malavita, la clandestinità, il vivere gli angoli più bui dell’illegalità fino a farne la propria dimensione. Questo sottobosco urbano è l’unico habitat in cui ha ancora la possibilità di contare qualcosa, in cui si sente rispettato seppur perso in un inesorabile senso di progressiva alienazione. Quella di Al è anche la storia di un padre che ha mancato di essere padre e che vuole recuperare il tempo perduto. La disciplina estrema di MMA sarà una possibile via di fuga da quel mondo. Infatti, la chance per riscattarsi arriva con la finale del torneo Milano in the Cage, un incontro realmente combattuto per il film, nel quale Al si gioca il tutto per tutto per regalarci un finale che nessuno potrà conoscere fino al suono del gong.

Il finale del film sarà un incontro realmente combattuto.

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JOHN WICK – CAPITOLO 2 di Chad Stahelski

Non fai in tempo a sotterrare l’ascia di guerra, che il passato bussa alla tua porta per reclamare un pegno. E’ sempre così e lo sa bene John Wick, il sicario più pericoloso del mondo. Dopo aver recuperato la sua amata auto, torna nella sua enorme e silenziosa abitazione, accompagnato solo dal suo cane e dal ricordo di una vita passata che alimenta costantemente la sua implacabile forza distruttrice.

Ma John sa che la calma non può durare a lungo. In realtà non dura affatto.

Santino D’Antonio, figlio di un boss camorrista, chiede a John di uccidere sua sorella Gianna, scelta dal padre come erede al Grande Tavolo della criminalità. Al rifiuto di John, il giovane ambizioso risponde con la distruzione della sua casa. Wick capisce di trovarsi in un vicolo cieco, quindi parte alla volta di Roma per portare a compimento l’ennesima missione.

Non c’è alcun dubbio: la saga di John Wick funziona alla grande in tutte le sue componenti.

Funziona il personaggio, il suo stile, il suo volto, la sua presenza scenica, lo strapotere sovrumano, ma anche la sua semplicità e linearità di azioni ed emozioni. La backstory c’è, serve ed è funzionale, ma per fortuna non è un personaggio sovraccaricato di una complessità eccessiva, perché in questo caso stonerebbe.

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SMETTO QUANDO VOGLIO – MASTERCLASS di Sydney Sibilia

La banda dei ricercatori è tornata. Il neurobiologo Pietro Zinni, finito in carcere dopo essersi addossato tutta la responsabilità della messa in circolazione di una nuova smart drug, creata e smerciata nel territorio romano insieme ai suoi colleghi studiosi disoccupati, viene contattato dall’ispettore Paola Coletti.

La donna poliziotto gli offre libertà e fedina penale pulita per lui e per i suoi in cambio di un aiuto non proprio legale nella ricerca di 30 nuove droghe in vendita nella grande città. Un proposta che non si può rifiutare e che porta Zinni a decidere di rimettere su la banda più colta di sempre e, anzi, di allargarla ad altri collaboratori super-laureati.

A Edoardo Leo, Valerio Aprea, Paolo Calabresi, Libero De Rienzo, Stefano Fresi, Lorenzo Lavia e Pietro Sermonti, si aggiungono Marco Bonini [l’anatomista picchiatore Giulio Bolle], Rosario Lisma [l’avvocato specializzato in diritto canonico Vittorio] e Giampaolo Morelli [ingegnere meccatronico riciclatosi signore della guerra lowcost]. Nuove personalità liminali che aprono il ventaglio di satira del giovane Sydney Sibilia ad un altro popolatissimo gruppo dei nostri sacrificati studiosi: i cosiddetti “cervelli in fuga”.

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ASSASSIN’S CREED di Justin Kurzel

Ci risiamo: ancora una volta Hollywood punta sull’adattamento di un videogioco di successo e perde decisamente la sua scommessa. Stiamo parlando, naturalmente, di Assassin’s Creed, film fortemente voluto dalla 20th Century Fox – tanto da pianificare un sequel, senza fare i conti con l’oste… – e da Micheal Fassbender, che porta sul grande schermo, uno dei fenomeni transmediali più rilevanti degli anni duemila.

Grazie ad una tecnologia rivoluzionaria in grado di sbloccare i ricordi genetici, Callum Lynch sperimenta le avventure di Aguilar, suo antenato della Spagna del XV secolo, scoprendo così di discendere da una misteriosa società segreta, gli Assassini. Accumulando conoscenze ed incredibili abilità, Callum sarà in grado di sfidare una potente e crudele organizzazione Templare dei giorni nostri.

Eppure, bisogna ammetterlo, la major ha provato in tutti i modi a salvare questo progetto dalla maledizione dei videogames al cinema; in fondo, ha ingaggiato un regista estetico e festivaliero come Justin Kurzel, e non si è limitata ad adattare una delle storie già presenti nel gioco, proponendone, bensì, una nuova di zecca [si fa per dire].

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JASON BOURNE – La saga

bourne-matt-damonÈ la mattina del 14 marzo 1887. Un uomo si risveglia in un’abitazione a Norristown, in Pennsylvania, scoprendo subito di avere un enorme problema: quello su cui è sdraiato non è il suo letto e la stanza in cui si trova non fa parte della sua casa. Non ha la benché minima idea di dove si trovi e del perché sia finito lì. In un primo momento, il poveruomo potrebbe pensare di trovarsi nell’appartamento di qualche conoscente e che quelli siano i postumi di una notte passata a consumare eccessive dosi di alcol. Una spiegazione plausibile, ma del tutto errata: scopre che è marzo, mentre il suo ultimo ricordo risale al mese di gennaio, per l’esattezza al giorno 18. Non sa che cosa gli sia successo nell’arco di due mesi, ma ricorda tutto della sua vita prima dell’amnesia. Ricorda la sua occupazione, ovvero quella di predicatore evangelico, la sua residenza a Coventry nel Rhode Island, sua moglie, le sue due figlie e il suo nome… Ansel Bourne. Che si sia trattato di un rapimento?

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THE NICE GUYS di Shane Black

Si scrive buddy movie si legge Shane Black. Sceneggiatore specializzato nel Genere – a lui dobbiamo perle come Arma Letale, L’ultimo Boy Scout, Last Action Hero e Scuola di Mostri – anche da regista si diverte a calare coppie improbabili in situazioni noir e poliziesche nelle quali l’umorismo la fa da padrone. Dopo il suo esordio con Kiss Kiss Bang Bang e il supereroistico Iron Man 3, e in attesa di vederlo all’opera con il nuovo Predator, Black torna in grande forma con The Nice Guys.

Siamo nella Los Angeles degli anni 70, libertina, stravagante e decisamente trendy, un investigatore privato, Holland March, e un detective senza scrupoli, Jackson Healy, si alleano per risolvere il caso di una ragazza scomparsa e la morte di una pornostar che apparentemente non sembrerebbero correlate: scopriranno che un semplice omicidio nasconde il caso del secolo!

Prendete Vizio di Forma di P.T. Anderson e mescolatelo con i film di Bud Spencer e Terrence Hill. Aggiungete i geniali dialoghi di cui è capace questo regista e, prima di servire, anche due grandi star hollywoodiane come Russell Crowe e Ryan Gosling. Il risultato è questo divertentissimo poliziesco nel quale il contesto seventies rintracciabile nelle pagine di Thomas Pynchon, incontra l’umorismo, la velocità di esecuzione e la visione vecchio stile del cinema d’azione a stelle e strisce.

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THE NICE GUYS: La conferenza stampa

IMG_2374Con un’ora di ritardo si presentano all’incontro con la stampa italiana i due “bravi ragazzi” Russell Crowe e Ryan Gosling, le star di The Nice Guys, che dopo il fortunato passaggio fuori concorso al Festival di Cannes, si appresta ad arrivare anche nelle nostre sale. Accompagnati dal regista, Shane Black e dal mitico produttore Joel Silver, i due attori si sono concessi alle domande dei cronisti spaziando tra musica, cinema, donne, La Mummia e Blade Runner 2.

Noi eravamo presenti e quello che segue è il report dell’evento. Voilà.

[InGenere Cinema]: Questo Genere sta cambiando molto: a differenza di quelli anni ottanta i protagonisti conseguono vittorie meno nette più sfumate. E’ anche il caso del vostro film?

[Shane Black]: Direi di sì. C’è un filo di dolce e amaro nel finale del nostro film… la vittoria è piccola e per certi versi sofferta. Trovo che questo aspetto sia presente anche in alcuni altri film con Russel protagonista. Pensa a un film enorme come Il Gladiatore. Anche in quel caso non c’è una grande vittoria. Certamente lo spettatore gode quando Joaquin Phoenix muore, ma ciò non toglie che la vittoria di Russel resta parziale, piccola e forse un po’ amara.

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CRIMINAL: La conferenza stampa con Kevin Costner e il regista Ariel Vromen

CRIMINAL-CONFERENZA-1[InGenere Cinema]: Sig. Costner, come mai, a questo punto della sua carriera, ha scelto di interpretare una sorta di moderno mostro di Frankenstein incapace di capire la differenza fra bene e male?

[Kevin Costner]: La ragione per cui si realizzano i film è che si cerca sempre di lasciare una traccia nella memoria delle persone, di lasciare un ricordo che possa durare per tutta la vita. Sono sicuro che tutti quanti noi abbiamo visto delle pellicole che in un certo senso ci hanno toccato, ci hanno commosso, soprattutto quando eravamo ragazzini e che magari ci hanno insegnato a baciare, per esempio.

Generalmente quello che cerchi di fare quando realizzi un film è di creare dei personaggi che poi non verranno mai dimenticati. È quello che ho cercato di fare in Criminal: creare un personaggio che rimarrà inciso nella vostra memoria, nei vostri ricordi. Credo che ci siano delle scene che vi accompagneranno per il resto della vita.

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CODICE 999 di Jonh Hillcoat

codice-999-1Come si distingue un autore cinematografico da un semplice regista? Quesito tutt’altro che banale, al quale è davvero complesso rispondere senza inoltrarsi in lunghe riflessioni accademiche su poetica, stile e visione. Eppure, questo non potrebbe bastare ad aiutarci a riconoscere un vero autore, qualora lo avessimo davanti. Già, poiché in questo momento storico oscuro e sinistro per il cinema, Hollywood riesce a venderci qualsiasi cosa, spacciandola per qualità e impegno, anche se in realtà si rivela come un mero artificio realizzato a tavolino da produttori e dirigenti.

Un esempio evidente in tal senso è Jonh Hillcoat, regista che tenta con tutte le sue forze di mostrarsi come un autore, puntando su progetti ruvidi e rischiosi – almeno in apparenza – che in fondo si mostrano essere senza spessore o visione. Se il suo esordio, il polveroso e violento La proposta, mostrava un’affezione verso il grande cinema americano – senza raggiungere mai quelle vette, badate bene – è con i suoi due lavori successivi che questo cineasta australiano ci mostra tutti i suoi limiti.

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