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SMETTO QUANDO VOGLIO – MASTERCLASS di Sydney Sibilia

La banda dei ricercatori è tornata. Il neurobiologo Pietro Zinni, finito in carcere dopo essersi addossato tutta la responsabilità della messa in circolazione di una nuova smart drug, creata e smerciata nel territorio romano insieme ai suoi colleghi studiosi disoccupati, viene contattato dall’ispettore Paola Coletti.

La donna poliziotto gli offre libertà e fedina penale pulita per lui e per i suoi in cambio di un aiuto non proprio legale nella ricerca di 30 nuove droghe in vendita nella grande città. Un proposta che non si può rifiutare e che porta Zinni a decidere di rimettere su la banda più colta di sempre e, anzi, di allargarla ad altri collaboratori super-laureati.

A Edoardo Leo, Valerio Aprea, Paolo Calabresi, Libero De Rienzo, Stefano Fresi, Lorenzo Lavia e Pietro Sermonti, si aggiungono Marco Bonini [l’anatomista picchiatore Giulio Bolle], Rosario Lisma [l’avvocato specializzato in diritto canonico Vittorio] e Giampaolo Morelli [ingegnere meccatronico riciclatosi signore della guerra lowcost]. Nuove personalità liminali che aprono il ventaglio di satira del giovane Sydney Sibilia ad un altro popolatissimo gruppo dei nostri sacrificati studiosi: i cosiddetti “cervelli in fuga”.

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ASSASSIN’S CREED di Justin Kurzel

Ci risiamo: ancora una volta Hollywood punta sull’adattamento di un videogioco di successo e perde decisamente la sua scommessa. Stiamo parlando, naturalmente, di Assassin’s Creed, film fortemente voluto dalla 20th Century Fox – tanto da pianificare un sequel, senza fare i conti con l’oste… – e da Micheal Fassbender, che porta sul grande schermo, uno dei fenomeni transmediali più rilevanti degli anni duemila.

Grazie ad una tecnologia rivoluzionaria in grado di sbloccare i ricordi genetici, Callum Lynch sperimenta le avventure di Aguilar, suo antenato della Spagna del XV secolo, scoprendo così di discendere da una misteriosa società segreta, gli Assassini. Accumulando conoscenze ed incredibili abilità, Callum sarà in grado di sfidare una potente e crudele organizzazione Templare dei giorni nostri.

Eppure, bisogna ammetterlo, la major ha provato in tutti i modi a salvare questo progetto dalla maledizione dei videogames al cinema; in fondo, ha ingaggiato un regista estetico e festivaliero come Justin Kurzel, e non si è limitata ad adattare una delle storie già presenti nel gioco, proponendone, bensì, una nuova di zecca [si fa per dire].

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JASON BOURNE – La saga

bourne-matt-damonÈ la mattina del 14 marzo 1887. Un uomo si risveglia in un’abitazione a Norristown, in Pennsylvania, scoprendo subito di avere un enorme problema: quello su cui è sdraiato non è il suo letto e la stanza in cui si trova non fa parte della sua casa. Non ha la benché minima idea di dove si trovi e del perché sia finito lì. In un primo momento, il poveruomo potrebbe pensare di trovarsi nell’appartamento di qualche conoscente e che quelli siano i postumi di una notte passata a consumare eccessive dosi di alcol. Una spiegazione plausibile, ma del tutto errata: scopre che è marzo, mentre il suo ultimo ricordo risale al mese di gennaio, per l’esattezza al giorno 18. Non sa che cosa gli sia successo nell’arco di due mesi, ma ricorda tutto della sua vita prima dell’amnesia. Ricorda la sua occupazione, ovvero quella di predicatore evangelico, la sua residenza a Coventry nel Rhode Island, sua moglie, le sue due figlie e il suo nome… Ansel Bourne. Che si sia trattato di un rapimento?

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THE NICE GUYS di Shane Black

Si scrive buddy movie si legge Shane Black. Sceneggiatore specializzato nel Genere – a lui dobbiamo perle come Arma Letale, L’ultimo Boy Scout, Last Action Hero e Scuola di Mostri – anche da regista si diverte a calare coppie improbabili in situazioni noir e poliziesche nelle quali l’umorismo la fa da padrone. Dopo il suo esordio con Kiss Kiss Bang Bang e il supereroistico Iron Man 3, e in attesa di vederlo all’opera con il nuovo Predator, Black torna in grande forma con The Nice Guys.

Siamo nella Los Angeles degli anni 70, libertina, stravagante e decisamente trendy, un investigatore privato, Holland March, e un detective senza scrupoli, Jackson Healy, si alleano per risolvere il caso di una ragazza scomparsa e la morte di una pornostar che apparentemente non sembrerebbero correlate: scopriranno che un semplice omicidio nasconde il caso del secolo!

Prendete Vizio di Forma di P.T. Anderson e mescolatelo con i film di Bud Spencer e Terrence Hill. Aggiungete i geniali dialoghi di cui è capace questo regista e, prima di servire, anche due grandi star hollywoodiane come Russell Crowe e Ryan Gosling. Il risultato è questo divertentissimo poliziesco nel quale il contesto seventies rintracciabile nelle pagine di Thomas Pynchon, incontra l’umorismo, la velocità di esecuzione e la visione vecchio stile del cinema d’azione a stelle e strisce.

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THE NICE GUYS: La conferenza stampa

IMG_2374Con un’ora di ritardo si presentano all’incontro con la stampa italiana i due “bravi ragazzi” Russell Crowe e Ryan Gosling, le star di The Nice Guys, che dopo il fortunato passaggio fuori concorso al Festival di Cannes, si appresta ad arrivare anche nelle nostre sale. Accompagnati dal regista, Shane Black e dal mitico produttore Joel Silver, i due attori si sono concessi alle domande dei cronisti spaziando tra musica, cinema, donne, La Mummia e Blade Runner 2.

Noi eravamo presenti e quello che segue è il report dell’evento. Voilà.

[InGenere Cinema]: Questo Genere sta cambiando molto: a differenza di quelli anni ottanta i protagonisti conseguono vittorie meno nette più sfumate. E’ anche il caso del vostro film?

[Shane Black]: Direi di sì. C’è un filo di dolce e amaro nel finale del nostro film… la vittoria è piccola e per certi versi sofferta. Trovo che questo aspetto sia presente anche in alcuni altri film con Russel protagonista. Pensa a un film enorme come Il Gladiatore. Anche in quel caso non c’è una grande vittoria. Certamente lo spettatore gode quando Joaquin Phoenix muore, ma ciò non toglie che la vittoria di Russel resta parziale, piccola e forse un po’ amara.

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CRIMINAL: La conferenza stampa con Kevin Costner e il regista Ariel Vromen

CRIMINAL-CONFERENZA-1[InGenere Cinema]: Sig. Costner, come mai, a questo punto della sua carriera, ha scelto di interpretare una sorta di moderno mostro di Frankenstein incapace di capire la differenza fra bene e male?

[Kevin Costner]: La ragione per cui si realizzano i film è che si cerca sempre di lasciare una traccia nella memoria delle persone, di lasciare un ricordo che possa durare per tutta la vita. Sono sicuro che tutti quanti noi abbiamo visto delle pellicole che in un certo senso ci hanno toccato, ci hanno commosso, soprattutto quando eravamo ragazzini e che magari ci hanno insegnato a baciare, per esempio.

Generalmente quello che cerchi di fare quando realizzi un film è di creare dei personaggi che poi non verranno mai dimenticati. È quello che ho cercato di fare in Criminal: creare un personaggio che rimarrà inciso nella vostra memoria, nei vostri ricordi. Credo che ci siano delle scene che vi accompagneranno per il resto della vita.

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CODICE 999 di Jonh Hillcoat

codice-999-1Come si distingue un autore cinematografico da un semplice regista? Quesito tutt’altro che banale, al quale è davvero complesso rispondere senza inoltrarsi in lunghe riflessioni accademiche su poetica, stile e visione. Eppure, questo non potrebbe bastare ad aiutarci a riconoscere un vero autore, qualora lo avessimo davanti. Già, poiché in questo momento storico oscuro e sinistro per il cinema, Hollywood riesce a venderci qualsiasi cosa, spacciandola per qualità e impegno, anche se in realtà si rivela come un mero artificio realizzato a tavolino da produttori e dirigenti.

Un esempio evidente in tal senso è Jonh Hillcoat, regista che tenta con tutte le sue forze di mostrarsi come un autore, puntando su progetti ruvidi e rischiosi – almeno in apparenza – che in fondo si mostrano essere senza spessore o visione. Se il suo esordio, il polveroso e violento La proposta, mostrava un’affezione verso il grande cinema americano – senza raggiungere mai quelle vette, badate bene – è con i suoi due lavori successivi che questo cineasta australiano ci mostra tutti i suoi limiti.

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HARDCORE! di Ilya Naishuller

hardcore-1Ilya Naishuller è un filmaker di origini russe che non molto tempo fa ha avuto la brillante idea di realizzare un video musicale girato interamente in soggettiva [vale a dire dove il punto di vista dello spettatore coincide con quello di uno dei protagonisti del video] per il gruppo punk da lui stesso capitanato: i Biting Elbows.
Il linguaggio fresco e diretto, molto simile a quello di un videogioco sparatutto in soggettiva, attrae subito migliaia di visualizzazioni in rete, dove questo genere di linguaggio attecchisce meglio, soprattutto per i ragazzi dai 15 ai 25 anni d’età, diventando in poco tempo virale.
Tra le persone che lo hanno visualizzato c’è anche il produttore Tibur Bekmambetov che contatta il regista tramite Facebook e gli propone di realizzare un lungometraggio portando all’estremo quella forma di linguaggio.
Ovviamente il rischio di fare un buco nell’acqua era dietro l’angolo, sopratutto perché bisognava tenere alta l’attenzione dello spettatore senza annoiarlo e nello stesso tempo costruire una trama credibile per quella forma di linguaggio.
Ad aumentare la difficoltà nella realizzazione del prodotto vi era l’impossibilità da parte dello spettatore di poter interagire con i personaggi della storia, come in un videogioco appunto, per cui fermo restando l’interazione passiva, la sfida era comunque quella di confezionare un prodotto comunque coinvolgente e divertente.

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DARK BLUE: Mistero e action sull’Isola d’Elba

DARKBLUE1Permanent Memories Entertainment è al lavoro su Dark Blue, un film d’azione e avventura ambientato quasi esclusivamente sott’acqua, che dovrebbe essere girato il prossimo settembre all’Isola d’Elba.

Il film, tra lanci con il paracadute, corse in moto e immersioni subacquee su di un misterioso relitto che si pensava addirittura inesistente, vede come protagonista l’attore Michael Segal, e potrebbe vantare un prezioso cameo di Richard Dreyfuss.

Dark Blue racconta della leggendaria nave norvegese contenente “le 9 figlie di Aegir”, il dio norreno del mare, partita da uno sperduto porto scandinavo e diretta a Città del Vaticano, negli anni ’30, ma mai arrivata a destinazione.

I due sub protagonisti trovano la nave, ma quello che contiene non è ciò che si aspettavano e uno dei due rimane bloccato nel relitto mentre l’aria si esaurisce lentamente.

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POINT BREAK di Ericson Core

POINT-BREAK-1Ci risiamo: ancora una volta ci troviamo a scrivere dell’ennesimo tentativo scellerato da parte di una major americana nell’attuare quella che ormai, sembra apparire l’unica linea editoriale possibile in questo momento storico, ovvero, riproporre, rifare, mercificare, sfruttare successi del passato – realizzati da grandi cineasti – ed amati da milioni di spettatori.

Questa volta è toccato a Point Break, cult degli anni novanta della magnifica Kathryn Bigelow. Sì, avete letto bene: proprio quello della banda degli ex presidenti che rapinavano banche per comprarsi un’estate interminabile. Quello interpretato dal due magnetico ed affascinate Swayze/Reeves e prodotto da James Cameron. Quello con serfisti capelloni, sbirri infiltrati, azione e dramma di alta classe. Tutti motivi che avrebbero suggerito a chiunque di non toccare ciò che è riuscito così bene.

Ma il periodo che stiamo vivendo è questo, la creatività latita, oltre oceano e dunque via libera al buon Ericson Core ed al suo remake.

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