01 distribution

NON È UN PAESE PER GIOVANI di Giovanni Veronesi

Com’è noto, nella filmografia del nostro Paese, lo spazio dedicato alla commedia è molto considerevole.

Produciamo quelle farsesche, le romantiche, alcune sofisticate, ma anche quelle generazionali. Tra tutte, il rischio maggiore si annida proprio in queste ultime, in quanto si prefiggono il duro compito di rintracciare, raccontare e restituire il comportamento di un’intera generazione di nostri concittadini.

Moltissimi critici e cultori della settima arte, difatti, sono concordi nell’ammettere che è proprio la commedia, meglio del cinema d’Autore, a raccontare il Bel Paese, mostrando i suoi cambiamenti, le disfunzioni, le ossessioni e le speranze, nelle quali potersi riconosce e perché no, riderci su.

Giovanni Veronesi ha coltivato quest’ambizione e corso il relativo rischio per tutta la sua carriera di regista e sceneggiatore, alternando risultati e il gradimento del pubblico. Tuttavia, non pago di quanto fatto e detto finora, il regista di Manuale d’amore e di Che ne sarà di noi, torna a raccontare i giovani italiani con Non è un paese per giovani.

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QUESTIONE DI KARMA di Edoardo Falcone

Dopo il grande successo di Se Dio Vuole [pellicola in odore di remake americano prodotto da Brian Singer], Edoardo Falcone torna al cinema con Questione di Karma, commedia delicata che nel panorama desertico del cinema nostrano, risulta essere un’operazione interessante, che fa della misura della recitazione e dell’ambizione dello script i suoi punti di forza.

Giacomo è lo stravagante erede di una dinastia di industriali, ma più che interessarsi all’azienda, preferisce occuparsi delle sue mille passioni. La sua vita è stata segnata dalla scomparsa del padre quando era molto piccolo. L’incontro con un eccentrico esoterista francese lo cambia: lo studioso, infatti, afferma di aver individuato l’attuale reincarnazione del padre di Giacomo. Trattasi di tal Mario Pitagora, un uomo tutt’altro che spirituale, interessato solo ai soldi e indebitato con mezza città. Questo incontro apparentemente assurdo cambierà la vita di entrambi.

Edoardo Falcone è uno sceneggiatore di vecchio corso, passato con un certo riscontro dietro la macchina da presa. Tuttavia, non ha tradito quello che sembra essere la sua prima passione, vale a dire la scrittura. Già dal suo esordio – film più modesto rispetto a questa seconda opera – l’ambizione di questo cineasta è da rintracciarsi nel tentativo di fare della sceneggiatura il focus comico della pellicola. Le commedie di Falcone seguono perfettamente il paradigma strutturato diviso in tre atti, che fece grande il cinema americano, soprattutto se si trattava di dover far ridere il pubblico.

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BEATA IGNORANZA di Massimiliano Bruno

Come recensire la nuova commedia di Massimiliano Bruno evitando luoghi comuni e superando ogni pregiudizio sui suoi lavori precedenti? Questa è l’interrogativo che ha perseguitato chi scrive per tutta la durata della proiezione di Beata ignoranza. Proprio così: mentre osservavo lo scorrere della pellicola, nulla della vicenda ha catturato la mia attenzione, e l’incubo di doverne scrivere, non avendo nulla di interessante da dire, mi ha tormentato. Ho pensato: forse sono solo di cattivo umore? Domani starò bene e farò il mio lavoro al meglio delle mie possibilità. Macché! I giorni sono trascorsi inesorabili e ancora adesso, mentre scrivo, l’insoddisfazione e il dubbio mi divorano.

Ma veniamo al film: Ernesto, un brillante Marco Giallini, e Filippo, il solito Alessandro Gassmann, hanno due personalità agli antipodi e un unico punto in comune: sono entrambi professori di liceo. Filippo è un allegro progressista perennemente collegato al web, mentre Ernesto è un severo conservatore, rigorosamente senza computer, tradizionalista. Un tempo erano “migliori amici”, ma uno scontro profondo e mai risolto li ha tenuti lontani, fino al giorno in cui si ritrovano fatalmente a insegnare nella stessa classe. Saranno obbligati ad affrontare il passato, che ritornerà nelle sembianze di Nina, una ragazza che li sottoporrà a un semplice esperimento che si trasforma in una grande sfida: Filippo dovrà provare a uscire dalla rete ed Ernesto a entrarci dentro.

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SMETTO QUANDO VOGLIO – MASTERCLASS di Sydney Sibilia

La banda dei ricercatori è tornata. Il neurobiologo Pietro Zinni, finito in carcere dopo essersi addossato tutta la responsabilità della messa in circolazione di una nuova smart drug, creata e smerciata nel territorio romano insieme ai suoi colleghi studiosi disoccupati, viene contattato dall’ispettore Paola Coletti.

La donna poliziotto gli offre libertà e fedina penale pulita per lui e per i suoi in cambio di un aiuto non proprio legale nella ricerca di 30 nuove droghe in vendita nella grande città. Un proposta che non si può rifiutare e che porta Zinni a decidere di rimettere su la banda più colta di sempre e, anzi, di allargarla ad altri collaboratori super-laureati.

A Edoardo Leo, Valerio Aprea, Paolo Calabresi, Libero De Rienzo, Stefano Fresi, Lorenzo Lavia e Pietro Sermonti, si aggiungono Marco Bonini [l’anatomista picchiatore Giulio Bolle], Rosario Lisma [l’avvocato specializzato in diritto canonico Vittorio] e Giampaolo Morelli [ingegnere meccatronico riciclatosi signore della guerra lowcost]. Nuove personalità liminali che aprono il ventaglio di satira del giovane Sydney Sibilia ad un altro popolatissimo gruppo dei nostri sacrificati studiosi: i cosiddetti “cervelli in fuga”.

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LA LA LAND di Damien Chazelle

Dopo aver aperto e incantato la 73esima Mostra di Venezia e aver fatto incetta di candidature all’Oscar di quest’anno [ben 14!], arriva sui nostri schermi, l’attesissima ultima fatica dell’enfant prodige Damien Chazelle: La La Land. Un musical di tradizione per il regista di Whiplash che attraverso canzoni, balletti e un’estetica anni ’50, affronta la condizione fragile, dolce e terribilmente commovente di due sognatori, salvati e poi divisi dall’amore. Un film che rapisce e illumina chi osserva, mostrando l’insostenibile leggerezza di chi è giovane e pieno di aspirazioni e desideri. Aspirazioni per le quali sembrano pronti a sopportare qualsiasi frustrazione, ma anche a immolarvi la cosa più bella che hanno mai conosciuto: il loro amore.

La La Land racconta la storia d’amore tra un’attrice e un musicista che si sono trasferiti a Los Angeles in cerca di fortuna. Mia è un’aspirante attrice che, tra un provino e l’altro, serve cappuccini alle star del cinema. Sebastian è un musicista jazz che sbarca il lunario suonando nei piano bar. Dopo alcuni incontri casuali, fra Mia e Sebastian esplode una travolgente passione nutrita dalla condivisione di aspirazioni comuni, da sogni intrecciati e da una complicità fatta di incoraggiamento e sostegno reciproco. Ma quando iniziano ad arrivare i primi successi, i due si dovranno confrontare con delle scelte che metteranno in discussione il loro rapporto. La minaccia più grande sarà rappresentata proprio dai sogni che condividono e dalle loro ambizioni professionali.

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SILENCE di Martin Scorsese

Era la fine degli anni Ottanta quando Martin Scorsese manifestò per la prima volta pubblicamente la volontà e il desiderio di portare sul grande schermo le pagine di Silenzio di Shūsaku Endō. Da allora, di anni ne sono trascorsi quasi una trentina e ora la trasposizione cinematografica dell’omonimo romanzo storico del 1966 dello scrittore giapponese [prima edizione italiana di Rusconi Libri nel 1982] arriva finalmente nelle sale nostrane a partire dal 12 gennaio 2017 [negli Stati Uniti è stato distribuito a partire dal 13 dicembre 2016], con 01 Distribution. Oggetto di non pochi problemi, non ultimo quello che riguardava il reperimento dei finanziamenti necessari alla realizzazione di un progetto così complesso, lo script è finito suo malgrado nel cassetto. Quello stesso cassetto dal quale, per fortuna, è stato fatto riemergere. L’attesa è finita, con le aspettative che erano per forza di cose alte, vuoi perché si tratta dell’ultima fatica dietro la macchina da presa del cineasta statunitense [in attesa di Irishman con Robert De Niro], vuoi per l’importanza dell’opera letteraria e di colui che l’ha firmata, ma soprattutto per ciò che racconta.

L’opera propone come tema di sfondo le persecuzioni a carico dei cristiani durante il periodo Tokugawa, a seguito della rivolta di Shimabara. Siamo dunque nel 17° secolo, per la precisione nel 1633. Due giovani gesuiti portoghesi, Padre Rodrigues e Padre Garupe, rifiutano di credere alla notizia che il loro maestro spirituale, Padre Ferreira, partito per il Giappone con la missione di convertirne gli abitanti al cristianesimo, abbia commesso apostasia, ovvero abbia rinnegato la propria fede abbandonandola in modo definitivo. I due decidono dunque di partire per l’Estremo Oriente, pur sapendo che in Giappone i cristiani sono ferocemente perseguitati e chiunque possieda anche solo un simbolo della fede di importazione viene sottoposto alle più crudeli torture. Una volta arrivati troveranno come improbabile guida il contadino Kichijiro, un ubriacone che ha ripetutamente tradito i cristiani, pur avendo abbracciato il loro credo. Quella che vivranno sulla propria pelle e davanti ai loro occhi è una vera e propria odissea umana e spirituale, fatta di dolore, sofferenza e sacrificio, che metterà duramente alla prova ciò in cui credono.

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FAI BEI SOGNI di Marco Bellocchio

 

fai_bei_sogni_1Una volta letto l’omonimo libro al quale Marco Bellocchio si è liberamente ispirato per la realizzazione della sua ultima fatica dietro la macchina da presa, ossia Fai bei sogni, è piuttosto semplice rintracciare una fortissima affinità elettiva tra le pagine del best seller autobiografico di Massimo Gramellini e il DNA cinematografico del regista emiliano.

Tra le pieghe e le righe di quelle pagine, infatti, scorrono, sia in superficie che in profondità, tutta una serie di tematiche, emozioni, sensazioni, atmosfere, legami e dinamiche tra i personaggi, care e ricorrenti nel cinema di Bellocchio. Di conseguenza, l’incontro tra i due autori e le rispettive poetiche non poteva che generare prima o poi un “matrimonio” da celebrare sul grande schermo. E quel momento è arrivato, con il risultato che approda nelle sale italiane con 01 Distribution a partire dal 10 novembre, dopo aver aperto lo scorso maggio la Quinzaine des Réalisateurs di Cannes 2016. Insomma, era scritto nel destino che le loro strade si incrociassero, per dare vita a un’opera stratificata, intensa e dolorosa.

La storia è quella di Massimo che, dopo un’infanzia solitaria e un’adolescenza difficile diventa un giornalista affermato, ma continua a convivere con il ricordo lacerante della madre scomparsa, nonché con un senso di mistero intorno alla sua morte. La vicinanza di Elisa lo aiuterà ad affrontare la verità sul suo passato. Solo alla fine scoprirà come sono andate veramente le cose, e troverà il modo di risalire alla luce.

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IN GUERRA PER AMORE di Pif

 

in-guerra-per-amore-1Pierfrancesco Diliberto, in arte Pif, torna in sala con il suo secondo lungometraggio: In guerra per amore. Dopo l’interessante esordio con la commedia La mafia uccide solo d’estate, in cui l’autore siciliano riusciva a raccontare in modo assai originale – e sorridendo amaramente – le stragi mafiose degli anni ’90, Pif torna dietro la macchina da presa per narrare un altro pezzo di storia d’Italia, quello che vede la Sicilia al centro dello sbarco dell’esercito americano in Italia, durante la Seconda Guerra Mondiale.

E’ il 1943 e Arturo [Pif] è uno dei tanti emigranti italiani giunti in America in cerca di fortuna. Il ragazzo è innamorato di Flora [Miriam Leone], ma il loro sogno d’amore è ostacolato da un matrimonio combinato dallo zio di lei che la vuole maritata al figlio di un potente boss italo-americano. L’unico modo per cambiare le cose sarebbe chiedere la mano di Flora direttamente a suo padre… se non fosse che l’uomo si trova in un piccolo paese siciliano.

E’ così che ad Arturo, sognatore squattrinato, non rimane che arruolarsi nell’esercito degli Stati Uniti per raggiungere il padre dell’amata, in Sicilia.

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QUALCOSA DI NUOVO di Cristina Comencini

qualcosa-di-nuovo1Al lavoro dietro la macchina da presa, portato avanti tra alti e bassi dal 1988, Cristina Comencini ha alternato quello nel campo della letteratura, firmando una serie di romanzi di buona fattura. Negli ultimi anni, la regista e sceneggiatrice si è avvicinata anche alla scrittura di testi teatrali, due dei quali passanti dalle tavole del palcoscenico al grande schermo. Diversamente da Due partite, la cui regia cinematografica era stata affidata a Enzo Monteleone, per La scena la Comencini ha deciso invece di non demandare la trasposizione, ma di dirigere lei stessa un film che approda nelle sale nostrane a partire dal 13 ottobre con il titolo Qualcosa di nuovo.

Tra le due opere esiste un filo comune che le congiunge in maniera piuttosto evidente e quel filo è il fattore rosa. Trattasi, infatti, di storie su e di donne, che parlano di legami e sentimenti messi in pericolo dal passare inesorabile delle stagioni, ma che riescono tuttavia a sopravvivere. L’amicizia è in entrambi i plot l’anello di congiunzione, il ponte che impedisce a due lembi di terra di allontanarsi per sempre.

Lo era stato per Due partite e continua ad esserlo anche per Qualcosa di nuovo. La pièce prima e la pellicola poi ci catapultano al seguito di Lucia e Maria, amiche da una vita, ma che più diverse non si può. Lucia ha chiuso col genere maschile, Maria invece non riesce proprio a farne a meno. Una sera nel suo letto capita [finalmente!] l’uomo perfetto. Bello, sensibile, appassionato, maturo.

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TOMMASO di Kim Rossi Stuart

Tommaso-1Arriva il momento per Tommaso [Kim Rossi Stuart] di fare i conti con il suo passato e con un presente che non può più di ignorare. Egli è un uomo che ha passato i quarant’anni ma non ha ancora vinto la sua sindrome adolescenziale e tutti i fantasmi e i blocchi che questa gli ha recato in passato non hanno fatto altro che rafforzarsi con il tempo, tanto da divenire reali quasi quanto le persone stesse che hanno a che fare con lui.

Mentre, però, le persone reali sembrano essere più sbiadite, quasi invisibili ai suoi occhi, se non per essere da lui criticate e demonizzate o ricercate dal suo bisogno bulimico di affetto e attenzioni, i suoi fantasmi, invece, sembrano diventare entità in carne ed ossa.

La sua relazione con Chiara [Jasmine Trinca] va avanti da fin troppo tempo senza approdare a nulla, né al raggiungimento di una famiglia né allo sciogliersi definitivo, accettando il dato di fatto che quelli che prima erano amanti ora si sono ridotti ad essere due estranei. Solo la presa di coraggio di lei porrà fine al mare di indifferenza che la separa da quello che un tempo era il suo innamorato. Da qui dovrebbe cominciare la riscossa di Tommaso che si rimette in pista per conquistare più donne possibile, sempre combattuto da quei due netti stati d’animo diametralmente opposti che lo vogliono da una parte latin lover e dall’altro un padre modello con una famiglia felice al seguito; di fatto però egli non riesce a far altro che a distruggere tutto quello che di buono gli offre la vita.

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