Festival Internazionale del Film di Roma

InGenere alla Festa!

train-to-busan2Da pochi giorni si è conclusa l’undicesima Festa del Cinema di Roma e anche quest’anno la redazione di InGenere Cinema ha scovato i film di Genere più meritevoli della selezione e li ha visti per voi.

Qui di seguito quattro brevi review di pellicole che stanno per uscire al cinema, o che non vedremo mai nel nostro Paese e che ci auguriamo con tutto il cuore che possiate recupere al più presto.

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TRASH di Stephen Daldry 

Trash locandinaCome non parlare bene di Trash, l’ultima fatica di Stephen Daldry, il regista, per intenderci, di Billy Elliott o The Hours, e come non sottolineare la presenza, alla sceneggiatura , di Richard Curtis [Questione di tempo, Notting Hill, Quattro matrimoni e un funerale].

Vincitore del Festival Internazionale del Film di Roma, Trash è un solido thriller ambientato nelle favelas del Brasile, che vede protagonisti tre minorenni: Rafael [Rickson Tevez], Gardo [Luis Eduardo] e Rato [Gabriel Weinstein]. I tre lavorano ogni giorno allo smistamento dei rifiuti in una discarica, e lavorano sodo per ricevere qualche soldo in più, per giunta in condizioni di lavoro precarie.

In un altro posto, un uomo è braccato dalla polizia, e, dopo un lungo inseguimento, viene catturato e picchiato selvaggiamente. Nel corso della fuga, però, l’uomo lancia un portafoglio in aria, per evitare che finisca nelle mani della polizia, e, per uno strano scherzo del destino, va a cadere all’interno del camion per la raccolta dell’immondizia.

Proprio quel portafogli verrà ritrovato dai ragazzi nella discarica. Al suo interno ci sono tanti soldi, una chiave, un documento di identità, un flip book con l’immagine di una bambina, e un documento sul quale compaiono alcuni animali.

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MIO PAPÀ di Giulio Base

Mio papà locandinaDopo essere stato presentato al Festival Internazionale del Film di Roma, arriva nelle nostre sale Mio papà, l’ultima fatica di Giulio Base, bravo regista di fiction di grande successo, tra tutte Don Matteo, in onda su Rai Uno, che vanta ben 10 serie.

Mio papà è un film sentimentale con risvolti drammatici, che vede protagonisti due attori molto conosciuti: Giorgio Pasotti e Donatella Finocchiaro. Con loro il piccolo Niccolò Calvagna, che mostra già delle grandi doti interpretative, aspetto per nulla scontato considerando la sua tenera età.

La storia del film gira proprio intorno al personaggio che Calvagna interpreta, Matteo, figlio di Claudia [Donatella Finocchiaro], una donna sola. Con il suo ex marito i rapporti non sono buoni, e l’uomo è pressoché assente dalla vita del figlio, tanto da saltare alcuni incontri con lui. Dall’altra parte c’è Lorenzo [Giorgio Pasotti], che lavora come subacqueo su una piattaforma. È un ragazzo semplice e molto appassionato al suo lavoro, allergico alle relazioni stabili e amante delle feste. Proprio ad una festa incontrerà Claudia, con la quale trascorrerà una notte d’amore.

Quella stessa notte Lorenzo scopre che in casa con lei vive Matteo, e si impegna per uscire fuori da questa situazione per lui gravosa, così da tornare alla sua vita da uomo libero. Ma l’amore è più forte, e soprattutto Lorenzo scopre di voler bene a quel bambino, inizialmente così ostile alla sua presenza, ma così bisognoso di avere una figura paterna in casa, rassicurante e protettiva. Matteo e Lorenzo si studiano, si piacciono, e alla fine scelgono di amarsi proprio come farebbe un padre con un figlio.

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LO SCIACALLO – NIGHTCRAWLER di Dan Gilroy

LoSciacallo_140x200-310x443In anni d’evoluzione l’essere umano dovrebbe aver raggiunto una posizione di rilievo rispetto a tutte le altre specie appartenenti al Regno Animale eppure guandando Lo sciacallo – Nightcrawler di Dan Gilroy non si direbbe.

E’ vero l’essere umano si è ripulito, ha sostituito le caverne con grossi palazzi di cemento armato e vetroresina e il focolare domestico con la luce elettrica, ma sono solo dettagli: dentro è rimasto il solito cavernicolo di sempre, desideroso di soddisfare i propri istinti primari e incapace di saziare la sua fame di successo.

Lou Bloom [Jake Gyllenhaal] simboleggia proprio questa inarrestabile voglia di far carriera, di lasciare in qualche modo un segno in un’epoca ricca di omologazione come quella nella quale viviamo, un’epoca dove parole come codice morale, etica, deontologia sembrano solo dei vaghi ricordi e ci ritroviamo tutti dentro un unico calderone pieno di fango a sgomitare… per raggiungere cosa?

Il film non si interroga su questo; la risposta a questa domanda è insita in ognuno di noi; con la propria storia, il proprio percorso, la propria morale.

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IL MIO AMICO NANUK di Roger Spottiswoode e Brando Quilici

amiconanuk1Rare volte si vedono degli uomini che dedicano la propria esistenza interamente a perseguire il proprio sogno facendo di quello che amano una ragione di vita; uno di questi è sicuramente Brando Quilici che ha ereditato da suo padre Folco la passione per la natura con le sue bellezze e i suoi pericoli.

Negli anni di permanenza nel circolo polare Artico egli ha realizzato delle meravigliose riprese di scenari incontaminati e situazioni bizzarre mai viste dall’uomo occidentale medio, rintanato al sicuro delle sue mura domestiche.

Quale occasione più ghiotta se non questa per raccogliere l’intero materiale e darlo in pasto al pubblico non facendo il classico documentario, che troppo lo avrebbe accostato a quelli di suo padre, ma utilizzando l’espediente della finzione scenica per inanellare quelle riprese fantastiche?

Il filo conduttore di tutto è l’orsetto polare Nanuk [Pezoo] che deve ricongiungersi alla sua amata madre unica fonte di sostentamento per il piccolo. Ad aiutarlo in questo viaggio ci sarà il piccolo Luke Mercier [Dakota Goyo] che dovrà affrontare le proprie paure e scoprirà cosa significa diventare grandi assumendosi le proprie responsabilità.

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BIAGIO di Pasquale Scimeca

Biagio locandinaPresentato alla nona edizione del Festival internazionale del Film di Roma, nella sezione Cine d’Oggi, Biagio, ultima fatica di Pasquale Scimeca, è un film che racconta il percorso spirituale di un geometra siciliano, Biagio Conte.

 Insofferente e sempre più distante da quella che è la vita condotta dagli uomini, Biagio decide di rompere i ponti con il suo presente, così vuoto, monotono e materiale, e di ascoltare quella parte di sé che sembra invitarlo a intraprendere un nuovo percorso, intimista, spontaneo, senza dubbio faticoso.

Biagio comincia con le notizie del tg regionale della Sicilia e i collegamenti in diretta tv, dedicati proprio alla fuga del geometra, e all’ansia della sua famiglia, che aveva ricevuto senz’altro il sentore di un cambiamento nel ragazzo, ma non aveva dato troppo pese alle sue stranezze.

Biagio non sa bene cosa stia cercando, e prima di abbracciare la strada della fede, decide di vivere all’interno di una piccola casa di montagna, poi di vivere come un eremita tra le montagne, dove entrerà in contatto con una famiglia di pastori ai quali darà una mano, senza volere nulla in cambio. È solo un periodo di transizione, e questo Biagio lo sa bene, dopo il quale capirà quale è la strada che vuole scegliere di seguire.

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DORAMEON di Ryuichi Yagi e Takahashi Yamazaki

Doraemon locandinaPresentato alla nona edizione del Festival Internazionale del Film di Roma, Doraemon approda al cinema in 2D e anche in 3D. Nato nel 1969 dalla penna di Fujiko F. Fujio, il manga giapponese Doraemon ha avuto un successo incredibile nel resto del mondo, compresa l’Italia, dando vita ad una fortunata serie animata, e non solo.

Dal 6 novembre, distribuito da Key Films, dunque, il gatto robot giunge nelle nostre sale [qui potrete vedere alcune clip dal film], diretto da Ryuichi Yagi e Takahashi Yamazaki, quest’ultimo autore anche della sceneggiatura.

Un bambino, Nobita, viene continuamente umiliato a scuola da due compagni di classe, Gian e Suneo, che si prendono gioco della sua timidezza e insicurezza. C’è proprio bisogno di Doraemon, un gatto robot che vive nel futuro, giunto sulla Terra con il compito di aiutare Nobita a raggiungere la felicità e avere più stima di sé stesso.

A Nobita non piace studiare, di contro, ama molto dormire e sognare. Ha un’amica del cuore, Shizuka, della quale è profondamente innamorato. A contenderla, però, c’è il primo della classe, Dekisugi, un bambino dai modi gentili.

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LA FORESTA DI GHIACCIO di Claudio Noce

Locandina La forestaConfusione, noia, assenza di ritmo e continue ripetizioni, sono alcuni dei difetti che si possono riscontrare, purtroppo, nel secondo lungometraggio di Claudio Noce, dopo Good morning Aman, 2009. Selezionato alla nona edizione del Festival Internazionale del Film di Roma, La foresta di ghiaccio è un film incompleto e banale, clamorosamente monotono.Il film vorrebbe appartenere al genere thriller poliziesco, con tinte noir, ma non vi riesce.

L’unico elemento che non va discusso è la fotografia, curata da Michele D’Attanasio, che si è già distinto in film come In grazia di Dio, o Nina, e certamente le scelte registiche dei tagli e delle inquadrature. Come non farsi vincere dalla bellezza dei paesaggi del Trentino Alto Adige, in particolare di Valle delle Chiese, dove il film è stato in gran parte girato.

Da sottolineare poi la presenza del sempre eccellente Emir Kusturica, in un ruolo che interpreta egregiamente, ma che, come il resto dei personaggi, è vuoto e freddo. Se il livello attoriale è più che mediocre, ingiustificata è la totale assenza di personalità dei personaggi, che paiono svogliati, per nulla interessanti, appena abbozzati. Si ha come la sensazione che il film sia un condensato di flashback ininfluenti e di situazioni incomprensibili.

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FINO A QUI TUTTO BENE di Roan Johnson

FINO A QUI TUTTO BENE di Roan JohnsonInserito nella sezione Prospettive Italia – dedicato alle nuove tendenze del cinema italiano – al Festival Internazionale del Film di Roma, Fino a qui tutto bene, si è aggiudicato il premio del Pubblico BNL Cinema Italia [Fiction]. A dirigerlo, Roan Johnson, che firma la sua seconda regia dopo I primi della lista.

L’idea di Fino a qui tutto bene nasce in seguito alla video-intervista L’uva migliore, 2012, che fu realizzata con l’Università di Pisa, che ha collaborato alla produzione del suddetto film, che prende spunto proprio da quelle testimonianze che vedevano protagonisti gli studenti pisani, che si esprimevano sulla delicata situazione nella quale si sono venuti a trovare, o sarebbero venuti a trovarsi a breve, una volta conseguita la laurea.

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BLACK AND WHITE di Mike Binder

black-and-white2Dopo l’improvvisa morte della moglie, l’avvocato Elliott Anderson [Kevin Costner] affoga il suo dolore nell’alcol e si scontra con le difficoltà che derivano dal crescere la nipotina bi-razziale, Eloise [Jillian Estell]. Il mondo di Elliott viene letteralmente sconvolto quando la nonna paterna della bambina, Rowena [Octavia Spencer], chiede che Eloise venga affidata alle cure del padre, Reggie [André Holland], un drogato che aveva abbandonato la figlia subito dopo la morte della madre, avvenuta per complicanze durante il parto.

Black and White è un film che poggia su un delicato equilibrio tra tragedia e commedia, nel raccontare la storia di un uomo disperato che deve trovare una strada per sfuggire alla tristezza e alla disperazione, verso la comprensione e il perdono.

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