Fantafestival 2012

Una lettera di Luca Ruocco

[Replica alle fantasiose accuse rivolte alla XXXII edizione del Fantafestival dal giovane regista Gionata Zarantonello. La lettera, pubblicata sul numero di agosto della rivista Nocturno, avrebbe dovuto trovare spazio tra le pagine della stessa rivista che, per questioni editoriali, ha preferito pubblicarla, con un ritardo di vari mesi, online – la trovate al link http://www.nocturno.it/news/diritto-di-replica]

C’è qualcosa che lega a filo doppio ogni singolo italiano. Non parlo dei classici cliché ma di una capacità tutta made in Italy di far del lamento una forma d’arte. In totale disaccordo con l’incapacità caratteriale alla protesta compatta, il coro di lagnanze italiane è formato di tante voci soliste che, vuoi per protagonismo, vuoi per abitudine all’esser vessati, continua il suo canto uggioso anche quando da lagnare ci sarebbe ben poco.

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INBRED di Alex Chandon

INBRED_MAIN_COVER_big_YMA volte la vita pare accanirsi su alcune persone. Così è per quattro giovani ragazzi: Tim [James Burrows], Zeb [Terry Haywood], Sam [Nadine Rose Mulkerrin]e Dwight [Chris Waller], che hanno in comune una vita complicata, motivo per cui sono ospitati da anni in una struttura per ragazzi con diverse problematiche psicologiche e comportamentali. Anche per loro è giunto il momento di farsi una vacanza, in compagnia di due assistenti sociali, Kate [Jo Hartley] e Jeff [James Doherty]. Insieme partono per un villaggio vicino allo Yorkshire, dove trascorreranno alcuni giorni. Il casolare che li ospiterà non è in buone condizioni, e infatti il gruppo dovrà rimetterlo in sesto, con un po’ di resistenza. Quella che sembrava una vacanza, si trasforma invece in un terribile esperienza, di cui i protagonisti annusano il pericolo no appena mettono piede nel pub gestito da un uomo anziano [James O’ Neill]. Non sanno, infatti, che l’uomo e la sua squadra di carnefici, composta da ragazzi con seri problemi mentali e fisici, che li rendono molto pericolosi, stanno attendendo da tempo un gruppo di forestieri con cui svagarsi un poco.

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THE STORY OF A MOTHER di Alessandro De Vivo e Ivano Di Natale

the-story-of-a-mother1Ci sono spesso dei rischi da correre quando si decide di metter mano a scritti di una certa notorietà e datati. Si sa, fa parte del gioco. Ed è evidente come il ricorso alla fiaba di Hans Christian Andersen, Historien am en Moder, edita nel 1847, da parte di Alessandro De Vivo e Ivano Di Natale, registi di The story of a mother [2010], sia un ineccepibile tesoro la cui potenza non va certo sottovalutata. I due registi campani, che nel 2008, con Marco Villani, girarono il cortometraggio Il momento giusto, hanno infatti espresso con massimo rigore e impegno le proprie competenze in modo intelligente, unendo arguzia e vera propensione al cinema, senza ricorrere né al nome importante che possa attirare più pubblico, né appoggiandosi ai soliti accorgimenti digitali, che spesso sono usati per compensare una sceneggiatura ridicola o discontinua.

The story of a mother è un corto nel quale davvero non si trovano difetti, pur essendo un lavoro indipendente, quindi scevro da grossi finanziamenti.

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LA COSA di Matthijs van Heijningen jr.

lacosa1Di remake di film horror intoccabili ne sono stati fatti: da Halloween – La notte delle streghe a Non aprite quella porta, da Fog a Nightmare, dal profondo della notte, tutti rifacimenti che, tra alti e bassi, hanno cercato di far conoscere alle nuove generazioni capisaldi del genere, senza però curarsi minimamente dell’aurea di opera senza tempo che le opere originali si erano portati dietro.

Dei citati titoli due portano la regia di John Carpenter, e proprio spulciando la filmografia del grande regista di 1997 – Fuga da New York, a qualcuno deve essere venuto in mente di rimettere mano a La cosa, cult movie del 1982 che fu subito flop, ma che col tempo si è saputo guadagnare il giusto rispetto che si meritava sin dall’inizio.

Ma l’operazione, piuttosto che orientarsi verso un rifacimento vero e proprio, cerca di ricostruire i fatti avvenuti prima di quello che accade alla squadra capitanata da Kurt Russell; quindi il nuovo La Cosa comincia in una base svedese situata fra i ghiacciai artici e che in seguito avrebbe subito la visita di una creatura sconosciuta, un mostro senza identità dallo spazio profondo.

Chi degli studiosi presenti ospita in se il gene alieno che, pian piano, sta mettendo tutti l’uno contro l’altro?

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I CINQUE SENSI DELLA MORTE: IL GUSTO di Andrea Traina

5sensi_gustoAlla trentaduesima edizione del Fantafestival ha avuto luogo la proiezione de I cinque sensi della morte: Il gusto, il primo capitolo di una miniserie di produzione italo/spagnola destinata al pubblico televisivo, diretta da Andrea Traina e sceneggiata dal regista insieme a Giovanni Gafà.

La serie vuole approfondire in chiave thriller ognuno dei cinque sensi del corpo umano.

Nel capitolo dedicato al gusto seguiamo le gesta di Angelo [Alex Brendemuhl] brillante chirurgo dal polso fermo e dalla mente lucida, con uno stupefacente controllo su se stesso e le proprie emozioni, quasi da poterlo accostare ad un autentico cyborg.

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THE HOUNDS di Maurizio e Roberto Del Piccolo

TheHoundsSinossi dai mille rimandi quella di The Hounds, che vede ruotare nella suggestiva location di un bosco, quattro ragazzi, un investigatore frustato ma indomabile, un criminale con il volto segnato da profonde cicatrici e una strana presenza che si confonde con l’ambiente selvaggio. È intorno a questi elementi che Maurizio e Roberto Del Piccolo si concentrano per The Hounds, il loro primo lungo, dopo numerosi cortometraggi.

The Hounds è, senza dubbio, un riuscito esempio di cinema horror indipendente, e al Fantafestival 2012 si aggiudica il Pipistrello d’oro come miglior lungometraggio italiano in concorso.

Tra i tanti pregi del film, predominano certamente l’impatto visivo, con alternanze tra fotografici tra momenti di luce accecante, allucinatoria e devastante, che contrasta con l’oscurità del bosco; il procedere a tentoni verso la costruzione di una storia, evitando sia inutili accelerazioni che confusioni di sorta, prediligendo una narrazione che va per costruzione/decostruzione, disseminando però indizi che permettono l’interazione dello spettatore, e che solo alla fine è chiarita; una ricerca d’insieme che sfrutti abilmente suono, fotografia, effetti speciali e quant’altro funga da espediente per non lasciare nulla al caso.

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I vincitori del XXXII Fantafestival

IMG_2869La XXXII edizione del FANTAFESTIVAL [Mostra Internazionale dei Film di Fantascienza e del Fantastico], diretta da Adriano Pintaldi e Alberto Ravaglioli – realizzata con il sostegno del Ministero per i Beni e le Att. Culturali – Direzione Cinema, della Regione Lazio Assessorato Cultura Arte e Sport – si è conclusa domenica 1 luglio con una emozionante serata di premiazioni.

Si è aggiudicato il PIPISTRELLO D’ORO al Miglior Lungometraggio Fantastico Italiano The Hounds, thriller paranormale diretto a quattro mani da Roberto e Maurizio Del Piccolo. Un’anteprima assoluta che ha conquistato la Giuria del Fantafestival perché capace di affrontare il tema del killer seriale sovrapponendovi sogni premonitori, inquietanti soggettive, omicidi cruenti e un efficace onirismo.

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W ZAPPATORE di Massimiliano Verdesca

wzappatore1Nel 2005 Massimiliano Verdesca aveva direttoIn religioso disagio, un corto della durata di diciassette minuti davvero interessante.

Nel 2011, però, dopo aver intuito la reale potenzialità di quel corto, Verdesca ha deciso di dargli uno sviluppo più consono e articolato e, perciò, ne ha fatto un lungometraggio, dal titolo più diretto: W Zappatore.

Se i due lavori si somigliano, ovviamente, per la ripetizione delle linee essenziali della trama, e di alcune inquadrature, o per la presenza dello stesso attore protagonista, Marcello Zappatore, e del cattivo della situazione, Ilario Suppressa, sono invece distanti per altri.

In questo W Zappatore, infatti, Verdesca, pur rimanendo sempre fedele ai tempi dilatati, che non annoiano davvero mai, perché supportati da buone fondamenta  [sia a livello registico che scenografico, sia musicale che interpretativo] e efficacemente eccentrici, accosta al protagonista due figure, non più marginali, la madre e la nonna.

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MAD IN ITALY di Paolo Fazzini

locandina__1Lo aspettavamo da tempo. Di Mad in Italy [2012] se ne cominciò a parlare qualche anno fa, quando il regista e autore Paolo Fazzini annunciò su varie webzine che il suo esordio al lungometraggio sarebbe stato la diretta conseguenza di un’urgenza autoriale di girare qualcosa che riuscisse a raccontare, utilizzando anche le atmosfere riconoscibili del thriller [il genere più adatto per ritrarre l’Italia di oggi], la realtà che ci troviamo a vivere.

“Non è mia intenzione attuare una critica sociale o far emergere giudizi su nessuna delle situazioni rappresentate. Penso, però, che il cinema di genere possa combinarsi benissimo con tematiche attuali che si vivono ogni giorno. Spesso sento dire da chi scrive e gira film che l’horror deve avere come unico scopo quello di divertire, che non deve far pensare troppo … ecco, invece a me piace pensare, e lo vorrei fare anche quando guardo un film”. Questa era stata una delle risposte ad una vecchia intervista che Fazzini mi concesse per il fu Indie.Horro.it, e proprio su questo suo modo di vivere il genere e, parallelamente, di analizzare criticamente l’attualità e la cronaca del nostro Paese, sta il punto di massima riuscita del suo Mad in Italy.

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SANGUE ITALIANO: Intervista ad Andreas Marschall

Portrait_4[Luca Ruocco]: Già in “Tears of Kali”, ma in modo ancora più esplicito in “Masks”, il tuo cinema invia allo spettatore una serie di rimandi alla cinematografia di genere italiana

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. Quando è nato il tuo amore per il Genere Italiano? E quanto questi film sono stati importanti per la tua carriera?

[Andreas Marschall]: Negli anni Settanta, prima che il video fosse inventato, sono venuto in Italia in autostop, per vedere i vostri film gialli, western, polizieschi, sul grande schermo delle sale cinematografiche romane. Era tutto così eccitante…  perché era difficile per un tedesco riuscire a vedere questi film, in un’epoca senza home video o internet. Il mio primo film horror italiano fu La maschera del demonio di Mario Bava. È stato così crudele, così bello, così erotico. Poi, dopo alcuni anni ho visto Suspiria, il capolavoro di Argento, e capii che quello era proprio lo stile di orrore a me più congeniale. Niente realismo americano, un film che sembrasse un sogno! Si tratta di influenze importanti per me, ma ovviamente le utilizzo inserendoci all’interno nuovi contenuti e nuovi storie. Masks utilizza fedelmente i riti ei codici dei film che amo, ma racconta un’oscura allegoria della moderna follia per i casting, che esige dai giovani il sangue, per avere in cambio un po’ di fama!

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