Fantafestival 2011

EATERS di Luca Boni e Marco Ristori

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Un nuovo morbo, probabilmente diffuso da un enigmatico untore con lo scopo di punire la razza umana, riduce la stragrande maggioranza della popolazione del pianeta in cadaveri ambulanti, rozze carcasse in putrescenza con il pericoloso vizio dell’antropofagia. I pochi sopravvissuti si riuniscono in gruppi sparuti, rinchiusi dentro roccaforti improvvisate e mai del tutto sicure. Si cerca di trovare una soluzione a tutto questo; di fingere indifferenza, illudendosi che possano ancora avere valore i soldi e il potere o, per lo meno, si cerca di assecondare il proprio istinto di conservazione, lottando per finire il più tardi possibile dentro le fauci dei morti viventi. Militari, al servizio di uno scienziato eclettico, procacciano cavie infette, per fare sì che la sperimentazione possa continuare e che rimanga ancora possibile la sola cosa che può ancora spingere avanti i pochi viventi: la speranza.

Guardandola alla lontana, una sinossi del genere potrebbe far tornare alla mente il terzo capitolo della saga dei living dead, firmata da George A. Romero: Il giorno degli zombi [1985], capitolo che vede, per l’appunto, un gruppo di militari e uno scienziato coabitare nello stesso rifugio.

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DIE di Dominic Laurence James

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È con Die che Dominic Laurence James dà inizio alla sua carriera da regista. A fare da apripista al suo ingresso nel mondo del cinema è un thriller/horror, che, per la sua realizzazione, si avvale di una coproduzione italo-canadese. Il film, interamente girato a Montréal, vede la compresenza di attori italiani e canadesi, alcuni di grande importanza, come John PyperFerguson, Karl Pruner, Elias Koteas, Caterina Murino.

Il dottor Emmett [Karl Pruner], Lisa [Emily Hampshire], Melody [Katie Boland], Diane [Patricia McKenzie], Robert [Fabio Fulco] e Mark [Elias Koteas], pur non conoscendosi hanno qualcosa che li accomuna: tutti loro sono vittime della depressione e, chi in un modo chi in un altro, hanno smesso da tempo di volersi bene, sottoponendosi a strategie di sopravvivenza pericolose, che li hanno condotti tutti al suicidio [in atto o in pensiero]. Non condivide il loro modo di vivere, Jacob [John Pyper Ferguson], che, certo dell’incisività del fato, e non del calcolo, nella vita di qualunque essere umano, vuole dare un’ultima opportunità ai sei individui: quella di rinascere a miglior vita. È per permettere al fato di esprimersi che inizia a sequestrare le sue vittime, inserendole in un meccanico gioco-tortura in cui ognuno dovrà decidere sulla sorte dell’altro. A seguire le indagini è la detective Sofia Valenti [Caterina Murino], una donna molto riservata e triste, perennemente al lavoro, soprattutto per fare luce sulla scomparsa del padre, che tutti asseriscono si sia suicidato.

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LA CANZONE DELLA NOTTE di Giovanni Pianigiani

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All’interno delle regole algebriche riportabili in ambito cinematografico, può succedere che l’assolutezza di un film [variabile X] cresca proporzionalmente alla sua assurdità, all’incoerenza e all’instabilità della sua trama, piuttosto che alla perfezione della sua fattura. Per fare in modo che il valore della variabile maturi proporzionalmente, arrivando a conquistare la medaglia al valore del “so bad it’s so good”, basterebbe che all’interno del cast facesse bella mostra di sé uno di quegli interpreti che riescono [forse non del tutto coscientemente] a sospendersi a metà tra il serio e il faceto, come se fossero loro stessi parte del personaggio che interpretano e che, di conseguenza, non si riuscisse a parlare di una vera e propria “interpretazione”.

La canzone della notte di Giovanni Pianigiani è uno di quei titoli e il suo protagonista, l’incommensurabile Frank Amore è di certo uno di quegli interpreti: sorta di pianista emozionale, Amore è la punta di diamante di un particolare night capitolino. Sottesa nell’animo di Amore, tra un incomprensibile charme che lo rende irresistibile alle donne del night e una qualità interpretativa che lo accomuna al Renato Zero delle origini, c’è una capacità tutt’altro che comune: il riuscire a leggere nel futuro della gente.

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BIANCO di Roberto Di Vito

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Di certo sarà capitato a molti di essersi svegliati, dopo un lungo sonno, e di non riuscire a riconoscere più il luogo nel quale ci si è riposati. Il problema non sta tanto nel non riconoscere il luogo in sé, ma nel non riuscire a metterlo bene a fuoco, a vederlo, perché un riflesso bianco ci impedisce di distinguerne i contorni. Luigi Mariotti [Igor Mattei] vive questa esperienza in Bianco di Roberto Di Vito: apre gli occhi e, qualche minuto dopo, ha la certezza di essere finito nella mani due rapitori.

Alla consapevolezza di non essere intrappolato in un brutto incubo, ma di vivere una terribile realtà, Luigi prende coscienza anche della sua nuova condizione di rapito. Durante questo percorso pauroso, ma che non ha nulla di tetro e, anzi, brilla di una luce bianca, rilegge il suo passato, e riflette sullo stato catartico in cui ha vissuto fino a quel momento, che lo distingue e lo separa dalla società. È legato mani a piedi, e sdraiato, come un animale da macello, su un materasso lurido, sul quale può dare sfogo solo alla sua libertà di pensiero.

Bianco è un viaggio introspettivo di incontro/scontro, una sorta di seconda nascita. Una volta venuto alla luce, le domande interiori che si fa il protagonista sono relative proprio allo scopo dell’esistenza umana, prima ancora che al suo scopo personale.

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FANTAFESTIVAL: il programma completo

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Finalemente il programma completo, al seguente link: http://www.fanta-festival.it/programma-2011

La XXXI edizione del Fantafestival [Mostra Internazionale dei Film di Fantascienza e del Fantastico – dal 9 al 19 giugno 2011], diretta da Adriano Pintaldi e Alberto Ravaglioli, renderà un grande omaggio al cinema fantastico comico italiano. Una delle principali rassegne dell’edizione di quest’anno – realizzata alla Casa del Cinema di Villa Borghese in collaborazione con il Centro Sperimentale di Cinematografia, dal 13 al 19 giugno – si chiamerà, infatti, FANTAITALY – BRIVIDI, RISATE E MAGIA, da Totò nella Luna e Tempi duri per i vampiri di Steno a L’arcidiavolo di Ettore Scola, da Il pap’occhio di Renzo Arbore [che interverrà per introdurre il film] a Non ci resta che piangere di Massimo Troisi e Roberto Benigni e Volere volare di Maurizio Nichetti [altro gradito ospite di questa edizione], uno sguardo su come il cinema italiano ha saputo rielaborare in chiave comica tutti i principali temi del fantastico. Venti titoli, alcuni un po’ più “seri”, per abbracciare più in generale il surreale e il favolistico [saranno proiettati anche Diabolik di Mario Bava, La decima vittima di Elio Petri, C’era una volta di Francesco Rosi, Le streghe – La Terra vista dalla Luna di Pier Paolo Pasolini e Toby Dammit di Federico Fellini].

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ASPETTANDO IL FANTAFESTIVAL: terzo appuntamento

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Terzo, e ultimo, appuntamento Aspettando il Fantafestival. In attesa di entrare nel vivo della XXXI edizione del Fantafestival [Mostra Internazionale dei Film di Fantascienza e del Fantastico, Roma 9 -19 giugno 2011], diretta da Adriano Pintaldi e Alberto Ravaglioli, l’8 giugno a partire dalle 19.30 si terrà, presso il Nuovo Cinema Aquila di Roma, un grande omaggio a Caroline Munro, ospite tra i più attesi di questa edizione.
L’incontro tra il pubblico e l’attrice inglese – che arriverà a Roma per l’occasione – avverrà alle 21.00. Volto familiare a tutti gli amanti del cinema fantastico, rinominata la “First Lady del fantasy” [a cui verrà consegnato un Premio alla carriera durante la cerimonia di presentazione del 9 giugno], Caroline Munro sarà affiancata dal regista Luigi Cozzi [qui anche nelle vesti di moderatore dell’incontro], che la diresse [con il nome di Lewis Coates] nel 1979 nel nostrano Starcrash – Scontri stellari oltre La Terza Dimensione, e che la volle al suo fianco anche nel 1989 ne Il Gatto Nero.
Sarà proprio Scontri stellari oltre la terza dimensione di Luigi Cozzi ad aprire l’evento [alle 19.30]. Altri film interpretati da Caroline Munro verranno proiettati, sempre al Nuovo Cinema Aquila, durante la kermesse.

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FANTAFESTIVAL: la serata inaugurale, il 9 giugno 2011

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La serata inaugurale del 31° Fantafestival, Mostra Internazionale del Film di Fantascienza e del Fantastico, che si svolgerà dal 9 al 19 giugno 2011 a Roma, avrà luogo giovedì 9 giugno alle ore 20:00 presso l’Auditorium Conciliazione [Roma].

Madrina della serata sarà l’attrice e conduttrice Antonella Salvucci, accompagnata sul palco dai direttori della kermesse capitolina e da molti prestigiosi ospiti. In primis, Caroline Munro, volto familiare a tutti gli amanti del cinema fantastico, rinominata la “First Lady del fantasy”, amatissima attrice britannica a cui verrà consegnato un Premio alla Carriera, e alla quale la manifestazione dedica quest’anno una retrospettiva.

La serata sarà un grande omaggio al cinema fantastico comico italiano. Una delle principali rassegne della XXXI edizione del Fantafestival – realizzata alla Casa del Cinema di Villa Borghese in collaborazione con il Centro Sperimentale di Cinematografia, dal 13 al 19 giugno – si chiamerà, infatti, Fantasitaly – Brividi, risate e magia, uno sguardo su come il cinema italiano ha saputo rielaborare in chiave comica tutti i principali temi del fantastico.  Durante la serata, verrà proiettato un documentario, vero e proprio omaggio a titoli, registi e interpreti, molti dei quali interverranno alla serata.

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THE ROCKY HORROR PICTURE FAN SHOW di The Sweet Transvenstites

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Il secondo appuntamento di Aspettando il Fantafestival ha visto atterrare, all’interno del Nuovo Cinema Aquila di Roma, la più attiva delle tre location della XXXIa edizione, nientemeno che il castello-astronave dei transilvani del The Rocky Horror Picture Show [Jim Sharman, 1975]. Riallacciandosi alle chiassose tradizioni da midnight movie statunitensi, e facendo eco a prove di importazione già germogliate a Milano, la compagnia amatoriale The Sweet Transvenstites [e già il nome è un programma] ha proposto ad un pubblico di nottambuli una visione molto particolare del film di Sharman. I giovani attori del gruppo, agghindati di tutto punto per assomigliare, a volte in maniera estremamente accentuata, al dottor Frank-N-Furter, Riff Raff, Magenta e gli altri protagonisti del film tratto dal musical teatrale omonimo di Richard O’Brien, hanno rielaborato e rimesso in scena la storia, proprio sotto lo schermo e in un dichiaratissimo playback, azionando un singolare senso di sdoppiamento dell’immagine, un riflesso che più che emulare lavorava in controtempo, aggiungeva corpi veri a corpi filmici, transilvani in salsa romanesca a quelli veri.

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Aspettando il Fantafestival: THE ROCKY HORROR PICTURE SHOW

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Secondo appuntamento Aspettando il Fantafestival. In attesa di entrare nel vivo della XXXI edizione del Fantafestival [Mostra Internazionale dei Film di Fantascienza e del Fantastico, Roma 9 -19 giugno 2011], diretta da Adriano Pintaldi e Alberto Ravaglioli, il 27 maggio a partire dalle 23.00 si terrà, presso il Nuovo Cinema Aquila di Roma, la notte del The Rocky Horror Picture Show.
Introduzione a sorpresa e allo scoccare della mezzanotte – durante la proiezione del cult inglese diretto nel 1975 da Jim Sharman, The Rocky Horror Picture Show – la messa in scena dello spettacolo dal vivo proposto dalla compagnia romana The Sweet Transvestites, diretta da Laura Celestini e Giulia Bandini.
Il Rocky Horror Show esordì in teatro a Londra nel 1973. Divenne successivamente un film. La storia di Brad & Janet, due fidanzati molto pudichi, che trovano rifugio da un temporale in un castello molto inquietante abitato dal Dr. Frank-N-Furter, fu un flop ai botteghini, ma ebbe un passaparola senza precedenti. Le “proiezioni di mezzanotte” divennero rapidamente un momento irrinunciabile per diversi cinema in tutto il mondo [a Berlino, dal 1975, al Cinema Mexico di Milano dal 1979]. Molti sono ancora gli artisti [cantanti, attori e persino stilisti] che si ispirano a questo grande cult. Moltissimi i fan che riempiono ancora oggi le stesse sale, travestiti da personaggi del film.

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THE MUSEUM OF WONDERS di Domiziano Cristopharo

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Un luogo indefinito, per dimensioni e valenza, freak show e palco di varietà, teatro lirico e casa famiglia, circo e museo: il Museum of Wonders è tutto questo, le sue stanze si creano e si distruggono, assecondando gli umori dei protagonisti, intrappolandoli o portandoli ad incontrarsi. Le creature che abitano il museo, goffe e incomplete, sembrano i parassiti aggrappati alle sue mura, più che i reali padroni del luogo. “Diversi”, ma profondamente umani, fin nelle imperfezioni dell’animo, che sono esteriorizzazione di un corpo che ha rifiutato l’umanità, provando ad imitare l’imperfezione del monstrum.

Marcel [Fabiano Lioi] è il direttore del museo: la sua statura, piccola e minuta, non riesce, però, a contenere la passione che Salomè [Valentina Mio], la maga, ha acceso nel suo cuore. La relazione tra i due nasce clandestinamente; avvolto mortalmente nelle spire di una desiderata voluttà carnale, Marcel inizia a dilapidare il capitale lasciatogli in eredità dalla nonna [Maria Grazia Cucinotta], e a trascurare il freak show.

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