Fantafestival 2011

InGenere Cinema – Speciale Fantafestival in PDF

A poco più di un mese di distanza dal XXI Fantafestival, InGenere Cinema pubblica il suo primo speciale in formato PDF [potete sfogliarlo qui sopra, e scaricarlo subito dopo il salto] , interamente dedicato al festival internazionale del cinema fantastico che, in un periodo decisamente florido per il nostro cinema horror indipendente, non poteva che dedicare una buona fetta della sua programmazione proprio a questi film e agli autori che, barcamenando tra l’auto-produzione e il low budget, riescono ancora a dare linfa vitale al nostro cinema di Genere. Panoramica Italia, questo il titolo della vetrina, è stata, a nostro parere, la parte più importante di questo Fantafestival: dimostrazione forte e organica di un movimento tellurico reale e multiforme, con ovvi livelli altalenanti di riuscita e gradimento.

UN GIORNO SENZA FINE di Cosimo Alemà

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Con Un giorno senza fine [At the end of the day, 2011], un giovane autore, nuovo negli ambienti cinematografici di genere, ma famoso in quanto uno dei più prolifici registi di videoclip musicali, italiani ed esteri, annuncia il suo esordio. Parliamo di Cosimo Alemà, il cui film è stato proiettato in anteprima durante l’ultima serata del Fantafestival, al Cinema Aquila, in attesa della sua uscita in sala, prevista per il 22 luglio.

Il film, girato in lingua inglese e che vede un cast tutto americano, si costituisce però di una troupe i cui componenti sono tutti italiani. Tutte azzaccate le cui musiche della colonna sonora, riprese da tre gruppi musicali noti e provenienti diversi paesi europei, i Soap&Skin, Women in the Woods e gli Hammock.

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DEMON’S TWILIGHT di Federico Lagna

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Federico Lagna [Bambole, 2005] con Demon’s Twilight tenta di mettere in moto un vecchio genere, il cui massimo rappresentante è certamente Mario Bava [a cui il lavoro è dedicato], e cioè l’horror gotico.

Le idee ci sono, il problema sta nel saperle metterle in pratica. I primi minuti del film sono interessanti, poiché riescono a solleticare la curiosità dello spettatore, considerando che i personaggi in questione, mossi da uno spericolato spirito di ricerca, andranno incontro ad un brutto epilogo. Le aspettative sono queste sin dai primi minuti del film: soprattutto riguardo al protagonista, avido di potere decisionale.

Marco [Dil Gabriele Dell’Aiera], conclusi gli esami universitari, sta prendendo in seria considerazione l’idea di dedicare la sua tesi di laurea ad un argomento molto delicato: la possessione demoniaca spiegata facendo ricorso agli studi psicologici, per dimostrare come, in realtà, la possessione non sia praticata da nessun essere maligno, ma sia solo il riflesso incondizionato di una serie di cause e fattori che, ad esempio, possono trovare una riposta nella schizofrenia. Il professor Dogliani [Oliviero Corbetta], approva la sua proposta, ma lo informa sulle possibili difficoltà che potrebbe incontrare. A supportare Marco in questa impresa ci pensano i suoi amici, allettati dalla foga con cui Marco parla loro dei preparativi al progetto. Ci sarà da lavorare, ma soprattutto, da rischiare.

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ULTRACORPO di Michele Pastrello

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Lo scorso 3 Giugno, era stato presentato, in concorso al Fantasy Horror Award di Orvieto, Ultracorpo di Michele Pastrello [32, 2008]. Ieri, 15 Giugno, in occasione della penultima giornata del Fantafestival, il mediometraggio è stato nuovamente proiettato, dimostrando ancora una volta che Pastrello ha stoffa da vendere.

Ultracorpo, che rimanda al celebre L’invasione degli ultracorpi di Don Siegel, del 1959, è un lavoro assolutamente stimabile, meritevole, perciò degno dei buoni riscontri che sta suscitando.

Si tratta di un thriller psicologico travolgente, di quelli che vanno fino in fondo, con l’obiettivo mirato di studiare la personalità non di chi, a detta della società, è diverso, ma proprio di chi, nella routine quotidiana e nell’andazzo generale, viene definito normale, e perciò compatibile con i comportamenti che lo stato delle cose ci indicano come ordinarie.

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Stefano Bessoni’s Day

[Intervista a Stefano Bessoni – Parte I. La seconda parte a fine articolo]

 

Frammenti di scienze inesatte [2005], Imago Mortis [2008] e Krokodyle [2010]: è con la proiezione di  questi tre lungometraggi, tutti a firma del regista e sceneggiatore Stefano Bessoni, che si conclude il terzo focus monografico del XXXI° Fantafestival: un omaggio dovuto ad uno dei più visionari e importanti autori del nostro cinema. Esaminare il suo modo, certamente pregno, ricolmo, di fare cinema, significa innanzitutto accettare di rapportarsi a qualcosa che non può [e non vuole] essere preso in considerazione solo in quanto film, ma che trascende in un mondo fatto di citazioni colte, di rimaneggiamenti letterari, teatrali, documentaristici e visuali.

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Lorenzo Bianchini’s Day

Lorenzo Biachini rappresenta per molti versi un modello per i giovani registi italiani indipendenti di Genere, vuoi perché i suoi film, pur galleggiando nel basso budget dell’autoproduzione, riescono ad essere esempi di buona riuscita filmica e di un’ottima padronanza della regole grammaticali del Genere, vuoi perché Bianchini rappresenta prima di tutto un pioniere, uno dei primi ad aver sfidato la svogliata macchina produttiva, mettendo in cantiere, in circa dieci anni, quattro lungometraggi [di cui i primi tre completamente autoprodotti e l’altro in co-produzione], riuscendo ad incontrare non solo il favore di pubblico e critica specializzata, ma anche quello del Centro Espressioni Cinematografiche e della Ripley’s Home Video, che ne distribuiscono in DVD Radice quadrata di tre e Custodes Bestiae.

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L’ULTIMO DEI TEMPLARI di Dominic Sena

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L’ultimo dei templari, il cui titolo originale è Season of the witch, è un thriller avventuroso con ripetuti accenni horror di Dominic Sena [Codice: Swordfish, 2001]. Nicholas Cage, dopo circa undici anni da Fuori in 60 secondi, ritorna a lavorare con Sena, ricoprendo, come allora, un ruolo da protagonista, affiancato da Ron Perlam. A fare da introduzione al film, una bellissima e agghiacciante storia, ambientata nel Medioevo. La congiura della Chiesa contro le streghe è in corso ormai da tempo, e dopo l’ennesimo falso processo, sta per avvenire una nuova esecuzione, che vede vittime tre giovani donne, colpevoli perché responsabili della preparazione di unguenti, utili, a detta loro, alla guarigione di malattie o semplici disturbi, e che, secondo gli uomini di Chiesa, sono invece pozioni diaboliche, che diffondono le sciagure e le pestilenze nel mondo. La loro colpa, poi, è anche quella di essere belle, ammaliatrici, diaboliche, in una parola: streghe.  Due di esse, però, dopo essere state buttate in mare con un cappio al collo, e sassi pesanti nelle tasche, torneranno in vita, avvalorando la tesi del prete, che aveva scovato in loro lo spirito maligno.

Dopo questo rinvio, la scena si sposta nel XIV secolo, collocandosi in una scena di guerra, che vede all’azione i crociati, in lotta contro i miscredenti. Durante la battaglia, però, involontariamente Behmen [Nicholas Cage] trafigge con la spada una donna innocente, e così, turbato dall’accaduto, riflette seriamente sulla possibilità di sottrarsi dal suo incarico, e con lui Felson [Ron Perlman], ormai anziano e sempre più dubbioso sulla vera indulgenza della chiesa cattolica. Dopo anni di lotte sanguinose, tutte affrontate nel nome del Signore, eccoli abiurare la Chiesa, con la speranza di riprendere in mano la loro vita. Ma questa scelta gli costerà caro, poiché, dopo aver tristemente assistito allo strazio che la peste sta provocando, verranno imprigionati a Marbug, in Germania, in quanto disertori.

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Gabriele Albanesi’s Day

La prima delle retrospettive che il XXXI° Fantafestival dedica a tre dei più importanti fra i nostri registi di Genere contemporanei, è quella dedicata a Gabriele Albanesi che, se pur giovanissimo, si è dimostrato caparbiamente impegnato in quella “rinascita dell’horror made in Italy” strillata da più fronti, e decisamente troppe volte a sproposito.

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TIGRI DI CARTA di Dario Cioni

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Nella primavera del 2007, su www.playthelab.it, veniva annunciato un progetto molto originale, basato sulla realizzazione di laboratori creativi e iniziative di vario genere, nati col fine di lavorare sulla creazione di nuove forme di espressione, nonché di nuovi linguaggi cinematografici, miranti a fondere stili e tecniche diversi, in particolare usufruendo delle nuove potenzialità offerte dai telefoni cellulari, ormai capaci di una qualità fotografica e video di grandi livelli. Veniva inoltre segnalato un concorso molto interessante, sponsorizzato da Nokia, che permetteva agli utenti del sito di partecipare, per la prima volta, come autori o attori, alla realizzazione del progetto di un serial movie dal titolo Tigri di carta, e interagire con gli sceneggiatori e il regista.

La serie, diretta da Dario Cioni, e che si avvale del lavoro di squadra di tre sceneggiatori, ovvero Lorenzo Bartoli e Giacomo Bevilacqua e Danijel Zezeli, ricorre, sia per la fotografia che per il video, all’uso del Nokia N90, Nokia N95 e Nokia93, per poi ricorrere alla tecnica Chroma Key, che arricchisce la visione d’insieme attraverso l’uso di effetti speciali., aggiungendo successivamente la scenografia.

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AFTER LIFE di Agnieszka Wojtowicz-Vosloo

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Agnieszka Wojtowicz-Vosloo è una regista polacca, che, nel 2010, ha esordito con il suo primo lungometraggio: After life, di cui ha curato anche il soggetto e la sceneggiatura, con il marito Paul Vosloo e Jacub Korolczuk.

Bistrattato ingiustamente dalla critica, After life è tuttavia un buon esempio di come si possa costruire un thriller facendo perno su pochi, ma validi, elementi. Non si tratta di un horror, come erroneamente viene indicato dai più, purché da questo Genere erediti qualche richiamo. Il film, infatti, è più riconducibile ad un film di suspense dai risvolti assurdi e drammatici.

Anna Taylor [Christina Ricci] è una giovane insegnante di una scuola elementare. La sua vita è sormontata da continui sensi di colpa e paure ereditate dalla madre, una figura arcigna, dalla quale Anna si tiene distante. Paul [Justin Long], con cui ha una relazione, è l’unico a darle affetto, ma è proprio per la paura di amare, che Anna cerca di divincolarsi da Paul, provocandolo inconsapevolmente. Un equivoco alquanto strano [Paul vorrebbe chiederle di andare a vivere con lui, ma il suo discorso viene frainteso da Anna, che capisce, o forse si convince di capire, che lui voglia lasciarla], la spedisce di netto verso il regno dei morti.  

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