In sala

JURASSIC WORLD – Il regno distrutto di Juan Antonio Bayona

jurassic-world-2Il franchise di Jurassic Park percorre con la saga Jurassic World una strada che sembra voler riproporre le stesse tappe della trilogia originaria, solo condendole con ingredienti più eclatanti e appariscenti, capaci forse di far dimenticare queste somiglianze, ma di certo di rompere l’aura di verosimiglianza della storia.

Con Jurassic World l’intento di regalare al pubblico una nuova versione di Jurassic Park, solo più grande e rumorosa, era chiarissima. Lo stesso scheletro narrativo del nuovo film si sarebbe potuto specchiare in quello del capostipite. Pur passando di mano ad un altro regista, Juan Antonio Bayona, il piano produttivo della saga “JW” rimane lo stesso e il secondo capitolo, Jurassic World – Il regno distrutto, vuole essere specchio ingrandente [e deformante] de Il mondo perduto – Jurassic Park.

Tre anni dopo i fatti di Jurassic World, il parco di Isla Nublar è stato completamente distrutto dai dinosauri, che ora sono gli unici padroni dell’isola.  Ancora per poco, però, perché un’imminente eruzione vulcanica sembra voler potere i dinosauri verso una seconda violenta estinzione di massa.

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TITO E GLI ALIENI di Paola Randi

Da quando ha perso la moglie, il Professore vive isolato dal mondo nel deserto del Nevada accanto all’area 51. Dovrebbe lavorare ad un progetto segreto per il Governo degli Stati Uniti, ma in realtà passa le sue giornate su un divano ad ascoltare il suono dello Spazio. Il suo solo contatto con il mondo è Stella, una ragazza che organizza matrimoni per i turisti a caccia di alieni.

Un giorno gli arriva un messaggio da Napoli: suo fratello sta morendo e vuole affidargli i suoi figli. Anita e Tito, sedici e sette anni, arrivano aspettandosi Las Vegas e invece si ritrovano in mezzo al nulla, nelle mani di uno zio squinternato, in un luogo strano e misterioso dove si dice che vivano gli alieni.

Uno dei grandi temi che viene riproposto spesso nella fantascienza e non solo è quello dell’esplorazione, del viaggio alla ricerca dell’altro da noi che si trasforma in una ricerca dentro sé stessi.

Tito e gli alieni, secondo film di Paola Randi dopo Into Paradiso, si inserisce tematicamente in questo solco raccontando dei personaggi che avranno un’evoluzione e riusciranno a riscoprirsi, mossi da una ricerca verso parti di anima che hanno perso. E lo fa in maniera originale, senza paura e senza appiattirsi su forme prestabilite.

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RABBIA FURIOSA – ER CANARO: Video-Intervista a Sergio Stivaletti

sergio-stivalettiRoma, oggi. Nella periferia del Mandrione, Fabio torna in libertà dopo otto mesi di prigione e una pena scontata al posto dell’amico Claudio. Fabio è un uomo mite, gentile e deciso a riprendere la sua vita con la moglie, la figlia e la sua attività di toelettatore di cani [in romanesco “er canaro”]. Ma le cose prendono un’altra piega. Il rapporto con Claudio, ex pugile che punta a diventare un boss del quartiere, dove vige ancora la legge del più forte, evolverà nel segno della sudditanza e delle vessazioni. Fino a quando, dopo l’ennesima violenza, fisica e psicologica, Fabio si vendicherà in un modo inaspettatamente crudele.

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LA TERRA DELL’ABBASTANZA di Damiano e Fabio D’Innocenzo

terra-dell-abbastanzaMirko e Manolo sono due giovani amici della periferia di Roma. Bravi ragazzi, fino al momento in cui, guidando a tarda notte, investono un uomo e decidono di scappare.

La tragedia si trasforma in un apparente colpo di fortuna: l’uomo che hanno ucciso è un pentito di un clan criminale di zona e facendolo fuori i due ragazzi si sono guadagnati un ruolo, il rispetto e il denaro che non hanno mai avuto. Un biglietto d’entrata per l’inferno che scambiano per un lasciapassare verso il paradiso.

La terra dell’abbastanza è un luogo, uno stato d’animo, un modo innato di approcciarsi alla vita in maniera cocciuta, ottusa e a mille all’ora; è un ambiente in cui siamo stati spesso e che riconosciamo come familiare, un non luogo in cui hanno messo radici Pasolini, Caligari, Abel Ferrara, in parte Scorsese, molto recentemente Jonas Carpignano con A ciambra e molti altri.

È un mondo in cui tutto sembra segnato sin dall’inizio. Si comincia da un determinato punto di partenza e non si può far altro che peggiorare. Si capisce da come gli esseri umani che lo abitano parlano, mangiano, pensano, si relazionano, decrescono, vivono e muoiono.

È un inferno sporco e animalesco travestito da quotidianità periferica.

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LAZZARO FELICE di Alice Rohrwacher

lazzaro-feliceLazzaro è un giovane contadino. Non ha ancora vent’anni e sorride alla vita. Anzi, la sua bontà pura e spontanea lo fa a volte sembrare una persona stupida e ingenua, di cui è facile approfittare. Incapace di pensare male del prossimo, Lazzaro non può fare altro che credere negli esseri umani.
È la sua bontà che lo spinge ad approcciarsi al mondo in modo aperto e sereno, un modo che gli uomini da sempre ignorano.

Insieme ad un folto gruppo di contadini, una vera e propria comunità rurale fatta di uomini, donne, anziani e bambini, lavora al servizio della Marchesa Alfonsina de Luna, una nobile possidente ormai decaduta che continua a sfruttarli mantenendoli fuori dal tempo e dal mondo reale.

Lascia perplessi la scelta della giuria di Cannes di assegnare il premio per la miglior sceneggiatura a un film che ha forse proprio nella scrittura un punto debole o che comunque non assegna ad essa un’importanza principale, essendo per sua natura ondivago, quasi indeciso, fuori dagli schemi e in qualche modo fuori dal tempo.

Apparentemente sembra dover raccontare la vita di una comunità che si ritrova a vivere in una situazione assurda, poi quella di Lazzaro, poi quella di un’amicizia.

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DOGMAN di Matteo Garrone

dogmanTra i tanti episodi macabri e violenti che hanno riempito la cronaca nera romana, due sono entrati largamente nell’immaginario collettivo. Ci riferiamo, ovviamente, ai noti fattacci del Nano di Termini e a quelli, ancora più celeberrimi e crudeli, del Canaro della Magliana. Dal primo, un giovane Matteo Garrone, ne trasse nel 2002 la sua bellissima opera seconda, L’imbalsamatore, che gli consentì di imporsi come promessa del nuovo cinema d’autore italiano. A distanza di sedici anni, il regista romano, ormai solida realtà del nostro cinema, sceglie di raccontarci anche quella sporca storiaccia che vide un mite toelettatore di cani, trasformarsi in uno spietato torturatore e assassino.

In una periferia sospesa tra metropoli e natura selvaggia, dove l’unica legge sembra essere quella del più forte, Marcello è un uomo piccolo e mite che divide le sue giornate tra il lavoro nel suo modesto salone di toelettatura per cani, l’amore per la figlia Alida, e un ambiguo rapporto di sudditanza con Simoncino, un ex pugile che terrorizza l’intero quartiere. Dopo l’ennesima sopraffazione, deciso a riaffermare la propria dignità, Marcello immaginerà una vendetta dall’esito inaspettato.

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LORO 2 di Paolo Sorrentino

loro-2I film migliori, i libri migliori e le migliori opere d’arte in generale sono luoghi in cui tutto si rimette in discussione. Il punto fondamentale sta non nel cercare di fornire risposte, ma nel continuare costantemente a porsi delle domande.

“Quand’è che abbiamo sbagliato?”

“Quando abbiamo creduto di essere migliori di loro.”

Questo dialogo tra Sergio Morra e la moglie, nel momento in cui la loro scalata verso il paradiso sembra essersi interrotta a mezz’aria, capovolge il punto di vista che si pensava di avere su Loro 1 e innesca una nuova rimessa in gioco delle convinzioni e delle idee che scaturiscono dal nuovo film di Paolo Sorrentino.

Loro, in questo senso, è una parola che si distacca dalla sua dimensione di lontananza e assume un significato più vicino, anche se non meno ambiguo. Siamo davvero certi di metterci al sicuro tracciando un solco tra ‘loro’ e ‘noi’? Il film si insinua nei contorni sfumati di un mondo che costruisce se stesso sul mistero, sul non detto e sul fascino del proibito, ma sembra al contempo far filtrare l’idea che le cose sono molto più semplici del previsto.

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A BEAUTIFUL DAY – YOU WERE NEVER REALLY HERE di Lynne Ramsay

a-beautiful-day-1Joe è un ex marine e agente FBI che vive nella sua casa d’infanzia e si prende cura della madre.

Tormentato da continui flashback del suo passato violento, si guadagna da vivere come sicario e soprattutto liberando giovani ragazze dalla schiavitù sessuale.

Un giorno viene contattato da un senatore newyorkese, il quale crede che sua figlia Nina sia stata rapita da una di queste organizzazioni e che sia stata costretta a prostituirsi. Joe accetta il lavoro, ma nel momento in cui libera la ragazzina, capisce anche che dietro quel rapimento si nasconde qualcosa di più grosso.

Sono stati tirati in ballo nomi di un certo livello da quando il film è stato presentato alla settantesima edizione del Festival di Cannes, dove si è anche aggiudicato i premi per la miglior interpretazione maschile e per la miglior sceneggiatura.

Titoli come Drive, Taxi Driver e Leon campeggiano in bella vista sulla locandina di A Beautiful Day – You were never really here, il ritorno alla regia di Lynne Ramsay dopo il bellissimo e terribile …e adesso parliamo di Kevin.

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AVENGERS: INFINITY WAR di Anthony e Joe Russo

avengers-infinity-warIl Marvel Cinematic Universe festeggia il suo decimo anniversario portando nelle sale di tutto il mondo, l’attesissimo film della serie, Avengers: Infinity War. Dopo l’enorme successo al box-office mondiale di Black Panther di Ryan Coogler, ben accolto da pubblico e critica, il terzo capitolo della saga dei Vendicatori si prospetta pronto a eclissarlo. Con il passaggio di testimone da Joss Whedon, regista dei precedenti due capitoli degli Avengers, ai fratelli Anthony e Joe Russo, la scelta si è rilevata più che convincente. Rimarcando la scia del grande colossal marveliano, i due ne hanno fatto un film degno delle sue aspettative e capace di immergere immediatamente lo spettatore in un turbinio di scene spettacolari e momenti carichi di adrenalina e tensione.

Dopo gli avvenimenti raccontati in Captain American: Civil War del 2016, firmato dagli stessi fratelli Russo, avevamo lasciato il gruppo degli Avengers divisi. Con un lungo excursus di due anni, e una serie film dal tono meno ricco dei primi film, abbiamo fatto la conoscenza di Doctor Strange, seguito le nuove avventure dei Guardiani della Galassia e Thor, e assistito al terzo ritorno di un ennesimo Spider-Man.

Questo 2018 si è aperto più che positivamente con il film incentrato sul re di Wakanda, T’Challa e del suo Black Panther, che ha donato nuova verve alla saga, riprendendo quel sensazionalismo leggermente sciupato nelle precedenti pellicole.

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LORO 1 di Paolo Sorrentino

È tutta una questione di attesa.

Era ed è tanta l’attesa per il film del più importante, il più conosciuto e apprezzato regista italiano, Paolo Sorrentino, sul personaggio che più ha segnato l’Italia degli ultimi venticinque anni, Silvio Berlusconi.

Il film – annunciato, rimandato e poi anticipato, – arriva nelle sale cinematografiche italiane diviso in due parti: la prima il 24 aprile, la seconda il 10 maggio.

Subentra immediatamente un senso di frustrazione, perché alla fine della proiezione si resta con la bocca insaporita dalla prima portata di una pietanza che, alla fine, sarà certamente più ricca, e che lascia un po’ naufraghi, scombussolati, consci di dover aspettare per avere delle risposte, e comunque ingarbugliati nella ricerca di un significato coerente e provvisorio.

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