In sala

TOY STORY 4 – La Video-Recensione

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Sono passati ben 24 anni da quando la Pixar ci ha portato per la prima verso l’infinito ed oltre.

Nonostante il tempo passato e i sequel che si sono succeduti, la casa di produzione riesce a non deludere con l’attesissimo Toy Story 4 e, anzi, ci emoziona ancora una volta con riflessioni sempre più mature.

Woody, Buzz Lightyear e il resto della banda si imbarcano in una nuova avventura in compagnia dell’ultimo arrivato nella stanza di Bonnie: Forky. Durante il viaggio, vecchi e nuovi amici contribuiscono a creare momenti magici.

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LA MIA VITA CON JOHN F. DONOVAN di Xavier Dolan

la-mia-vita-1Rupert Turner, giovane attore, decide di raccontare la vera storia di John F. Donovan, star della televisione americana scomparsa dieci anni prima, che in una corrispondenza epistolare gli aveva aperto le porte del cuore, svelando i turbamenti di un segreto celato agli occhi di tutti. Ne ripercorre così la vita e la carriera, dall’ascesa al declino, causato da uno scandalo tutto da dimostrare.

Fa sempre poco piacere – a meno che non si parli di tifo simil-calcistico, antipatie o schieramenti dogmatici – quando arriva la voce che un film molto atteso sarà in realtà una delusione.

Ancor meno piacere provoca scoprirlo con i propri occhi.

E il primo film in lingua inglese di Xavier Dolan, con un cast all-star e un’aura di predestinazione al successo quasi totale, ne aveva creata molta di attesa. Dopo sette film realizzati in dieci anni [da quando lui ne aveva ancora venti!], nati da una grande cultura artistica, da un inesauribile furore creativo e da una visione e un modo di raccontare molto personale, La mia vita con John F. Donovan fallisce esattamente nei punti forti su cui Dolan ha costruito la sua brillante carriera.

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CLIMAX di Gaspar Noé

climax-1Climax è una bomba!

Iniziamo questa review in maniera irrituale, poiché l’ultima fatica di Gaspar Noé, pretende un tale approccio. Bisogna schierarsi, prendere posizione. Dichiarare se si è pro o contro. Essere radicali, netti ed estremisti. Non c’è spazio per riflessioni pacate o analisi ponderate. Climax non concede spazio ai moderati. Vuole polarizzare e ci riesce alla grande. Vuole condurre chi osserva verso gli inferi – o verso il nirvana: punti di visti – senza pause, senza soste, senza stacchi di montaggio, perfino!

Il quarto film del regista di Irreversible racconta la storia di un gruppo di venti ballerini francesi che in una notte invernale si riuniscono in un remoto edificio isolato nel bel mezzo della foresta. Siamo a metà degli anni Novanta e la nottata di prove per i giovani in breve tempo si trasforma in un festino a base di sangria e LSD. Tra musica alta e divertimento, i giovani vengono pervasi da una strana e ipnotica follia, che crescerà di ora in ora. Sebbene alcuni si sentiranno in paradiso, altri si ritroveranno immersi nel loro inferno personale.

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I MORTI NON MUOIONO di Jim Jarmusch

i-morti-non-muoiono-1Centreville è la tranquilla cittadina americana che fa da cornice alla commedia horror di Jim Jarmusch. I morti non muoiono, il titolo, chiarisce immediatamente argomento e campo d’azione: si tratta di morti viventi e, quindi, di zomedy, sotto-Genere orrorifico, ironico o grottesco, che nel magma cinematografico di nuovo millennio è riuscito a ritagliarsi uno spazio non trascurabile, regalando negli anni anche qualche titolo non trascurabile.

I morti non muoiono, quindi, nella Centreville di Jarmusch [“un posto davvero carino”], ma è un fatto del tutto nuovo, la diretta conseguenza di un enorme disastro ambientale che porta, come ultimo tassello di una serie di bibliche rivoluzioni, proprio al ritorno in vita di cadaveri affamati della carne dei vivi.

In questa cittadina un po’ sui generis che sembra modellata sulla Twin Peaks di Lynch, ci sono tre poliziotti [il veterano interpretato da Bill Murray e i più giovani Adam Driver e Chloë Sevigny] e attorno a loro una serie di personaggi ancor più strampalati [la preparatrice di cadaveri con la fissa per l’oriente Tilda Swinton o l’eremita Tom Waits]. Un cast che cresce e lievita con altri nomi d’eccellenza [Steve Buscemi], alcuni anche sistemati a coprire il ruolo del semplice morto vivente [Iggy Pop].

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X-MEN: DARK PHOENIX di Simon Kinberg

dark-phoenix-1Durante una missione di salvataggio nello spazio, Jean Grey rischia di perdere la vita quando viene colpita da una misteriosa forza cosmica. Una volta tornata a casa, questa forza non solo la rende infinitamente più potente, ma molto più instabile. Lottando con questa entità dentro di lei, Jean libera i suoi poteri in modi che non può né comprendere né contenere. Con questo potere fuori controllo farà del male alle persone che ama di più, minando anche il forte legame che unisce gli X-Men.

La forte tensione interiore che anima gli X-Men è stata sempre un punto forte su cui costruire l’intera saga. Oltre ad una narrazione coinvolgente ed un impianto spettacolare di grande forza, il coinvolgimento emotivo umano nei confronti dei protagonisti ha contribuito forse più di ogni altra cosa a costruire un legame con gli spettatori.

Dark Phoenix non è certamente da meno sotto questo punto di vista. Anzi, l’incipit del film di Simon Kinberg si focalizza direttamente sull’incidente scatenante, entrando nel cuore della vicenda e nel trauma originale di Jean Grey. Un inizio di grande impatto e decisamente drammatico che pone le basi per un film più cupo e oscuro rispetto alla media della saga, in particolar modo rispetto al precedente Apocalypse.

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POLAROID di Lars Klevberg

polaroid1Il cinema horror contemporaneo vive una fase stazionaria, ma pur sempre redditizia, della sua storia. Se l’originalità non la fa sempre da padrone, ogni anno emergono comunque molti titoli interessanti, al di là delle consacrazioni di alcuni registi [come James Wan e Jordan Peele, ad esempio] o dei lavori lungimiranti e oculati di alcune case di produzione.

La BlumHouse è senza dubbio la casa di produzione che ha saputo imporsi meglio negli ultimi anni, non solo dal punto di vista economico e produttivo, ma anche da quello artistico. Sinister, Insidious, Oculus, La notte del giudizio e Get Out sono solo alcuni dei titoli legati alla casa di produzione, ma danno un’idea abbastanza precisa dell’approccio che la caratterizza; l’originalità delle idee e la forza della narrazione permettono al cinema di genere di esprimersi al meglio.

Polaroid di Lars Klevberg poteva rientrare tra i titoli interessanti/originali che provavano a mettersi sulla scia BlumHouse, ma purtroppo non è così.

Sarah e la sua amica Linda stanno rovistando nell’attico di casa quando trovano una scatola con dentro una vecchia Polaroid SX-70. Quando Sarah è sola, qualcosa inizia a spaventarla; rumori improvvisi provenienti dalla macchina fotografica, scricchiolii, la visione di una ragazza impiccata e infine la presenza di un’ombra misteriosa che finisce per ucciderla. La polaroid finirà nelle mani di Bird, giovane timida e introversa che dovrà provare a fermare l’entità che scaturisce dal misterioso oggetto.

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GODZILLA II – KING OF THE MONSTERS di Michael Dougherty

godzilla-iiE’ maledettamente tempo di Universe, universi cinematografici che, da Disney-Marvel in poi, hanno conquistato pian piano l’interesse delle major per arrivare ad inglobare anche realtà apparentemente molto distanti dai supereroi da fumetto. Ci ha provato la Universal con il reboot dei suoi classici Monsters, dall’ancora involontario tentativo con il Wolfman di Joe Johnston, per poi prender corpo [e subito sgretolarsi] con La mummia di Alex Kurtzman, ad oggi unico capitolo del Dark Universe. Non è da meno l’accoppiata Warner Bros. + Legendary Pictures che ha già popolato il suo MonsterVerse con il Godzilla di Gareth Edwards e il Kong: Skyll Island di Jordan Vogt-Roberts.

Proprio sul finale di quest’ultimo l’Universo di Mostri titanici si era chiaramente palesato. Ora, con il Godzilla II – King of the Monsters di Michael Dougherty [Trick or Treat – La vendetta di Halloween e Krampus], se ne sa finalmente di più. 17 creature titaniche hanno popolato la Terra dei primordi e regnato sugli altri esseri viventi, compresi i primi uomini che in loro hanno identificato mostruose e terrificanti divinità naturali. Una di queste, però, potrebbe essere l’unico mostro non figliato da questo Pianeta e, proprio per questo, l’unica vera minaccia definitiva d’estinzione per gli altri super-predatori [anche stavolta umani compresi!].

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ROCKETMAN di Dexter Fletcher

ROCKETMAN-1Siamo negli anni ’90 ed un uomo attraversa con rabbia il corridoio di una clinica di riabilitazione con uno sgargiante costume da diavolo alato; dopo aver canalizzato tutta l’attenzione su di sé, ammette senza troppi giri di parole di avere problemi di ogni tipo, dalla droga all’alcol finanche al sesso e allo shopping. Togliendosi il costume un pezzo alla volta si metterà a nudo anche emotivamente, trascinandoci nell’incredibile, sfavillante ma anche tragico viaggio nella vita di Reginald Kenneth Dwight, il nome dietro la figura leggendaria di Elton Hercules John.

Sono queste le premesse che sfrutta Dexter Fletcher per l’enorme progetto chiamato Rocketman; nonostante sia quasi banale fare un parallelo con Bohemian Rhapsody, data la popolarità che quest’ultimo ha acquisito dalla sua uscita e considerato il ruolo che Fletcher ha svolto nel suo processo produttivo [pur non essendo ufficialmente accreditato], purtroppo il paragone tra i due progetti risulta pressoché inevitabile. In questa forsennata corsa al biopic musicale, l’indiscusso metro di paragone sembra essere diventato, infatti, il film di Singer; nonostante però il successo ottenuto, l’intero progetto non godeva di una perfetta messa in scena né di una sceneggiatura efficace o, almeno, fedele alla storia dei rispettivi protagonisti.

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IL TRADITORE di Marco Bellocchio

il-traditore-1Nei primi anni ’80 è in corso una vera e propria guerra tra i boss della mafia siciliana per il controllo sul traffico della droga. Tommaso Buscetta, conosciuto come “il Boss dei Due Mondi”, fugge per nascondersi in Brasile e da lontano assiste impotente all’uccisione di due figli e del fratello a Palermo; ora lui potrebbe essere il prossimo. Arrestato ed estradato in Italia dalla polizia brasiliana, Buscetta prende una decisione che cambierà tutto per la mafia: decide di incontrare il giudice Giovanni Falcone e tradire l’eterno voto fatto a Cosa Nostra.

È difficile guardare e affrontare Il Traditore di Marco Bellocchio. È difficile entrarci dentro e provare a districarsi in un territorio così pesante, complesso, tragico.

E diventa ancora più difficile dal punto di vista di chi il film lo ha realizzato volendo raccontare una storia come questa, per diversi motivi.

In primo luogo perché si va ad affrontare una storia praticamente contemporanea di enorme portata, ancora molto vicina e già ampiamente raccontata in modi diversi, dal cinema al giornalismo, dai libri alla televisione.

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ALADDIN – La Video-Recensione

Guy Ritchie ci riporta sul tappeto volante con la sua trasposizione live action di Aladdin.

Con l’aiuto di Will Smith, nei panni del Genio, Ritchie cerca di stregare nuovamente tutti i fan che dal ‘92 si sono innamorati del 31º classico Disney, arrivando a conoscere ogni virgola della pellicola.

Sarà riuscito a passare il difficilissimo test? Ce ne parla Claudia.

 

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