In sala

THE BYE BYE MAN di Stacy Title

L’horror sta vivendo un periodo contraddittorio. Se da un lato gli azzardi e le innovazioni – se così possiamo definirle – della BlumHouse di Jason Blum, sembrano ringalluzzire il Genere; dall’altro, la nostalgia del periodo d’oro degli anni’80, ormai alle spalle, ne mostra la fragilità e un certo anacronismo.

La modernità non appartiene al più nobile tra i Generi? Rispondere a questa domanda legittima appare molto complicato. Soprattutto, se in sala arrivano prodotti come The Bye Bye Man, pellicola che possiederebbe tutti gli ingredienti per conquistare il pubblico degli appassionati, orfano di Freddy e compagni, eppure talmente esile da apparire vuoto. Tempi duri per l’Uomo Nero… non c’è che dire.

Elliott, la fidanzata Sasha e l’amico John affittano una villetta fuori città, ma ben presto cominciano a sentire rumori sinistri e a fare scoperte curiose. Elliott trova in un comodino un foglio con la scritta “Non dirlo, non pensarlo” ripetuta infinite volte e sotto, inciso sul fondo del cassetto, “The Bye Bye Man”. Quando i tre partecipano a una seduta spiritica guidata da Kim, una ragazza sensitiva, Elliott pronuncia a voce alta quel nome. Da lì in avanti le loro vite saranno in pericolo.

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GUARDIANI DELLA GALASSIA Vol. 2 di James Gunn

Peter Quill e soci sono pronti a salvare nuovamente la Galassia. E, ovviamente, a farlo nel mondo più scombinato e rumoroso possibile. A distanza di tre anni dal primo film, Chris Pratt, Zoe Saldana, Dave Bautista e Bradley Cooper e Vin Diesel [gli ultimi due donano, nella versione originale, le voci a Rocket e Groot] tornano in sala con Guardiani della galassia Vol. 2, un film divertente quanto ruffiano che, già sapendo di non poter contare sulla potenza dell’effetto sorpresa che aveva regalato buoni punti al titolo capostipite della saga, decide di presentare all’affamato pubblico di fan un banchetto esagerato di tutte le leccornie che si erano dimostrate assai gradite nel 2014.

Come primo ingrediente, allora, un’ironia che diventa strabordante e che, se già nel primo film occupava gran parte dei dialoghi e della narrazione, qui invade ogni secondo di pellicola, sostenuto da personaggi che si dimostrano ancora una volta all’altezza del compito di accalappiare lo spettatore, se non ancor più capaci di conquistarlo: è il caso di Baby Groot, una pianticella dagli occhioni teneri che va a sostituire l’albero umanoide del primo film.

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THE CIRCLE di James Ponsoldt

Basato sul bestseller internazionale Il cerchio di David Eggers, il film narra la vicenda di Mae [Emma Watson] che viene assunta a The circle, la maggiore azienda di tecnologia e social media del mondo. La ragazza è su di giri in quanto crede le sia capitata l’occasione della vita, ma man mano che la sua crescita lavorativa si sviluppa, ecco che il suo datore di lavoro Eamon Bailey [Tom Hanks] la incoraggia a rinunciare totalmente alla sua privacy. Tutto ciò che fa, dalla mattina alla sera, deve essere pubblico e trasparente per farsi incarnazione del credo dell’azienda: tutti devono conoscere tutto di tutti, 24 ore su 24.

Ma ben presto la giovane donna si renderà conto che non si è mai al sicuro quando tutti hanno la possibilità di guardare.

Il film di James Ponsoldt è un’opera che arriva tardi. Troppo tardi. Dopo tre stagioni di Black Mirror non ha molto senso realizzare un cinema che racconta un contesto tecnologico/aberrante già ampiamente logorato dalla serie cult di Charlie Brooker.

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PICCOLI CRIMINI CONIUGALI di Alex Infascelli

Dopo il David di Donatello per il documentario S is for Stanley, Alex Infascelli torna alla fiction con Piccoli crimini coniugali. Un kammerspiel freddo ed elegante tinto di giallo e tratto dall’omonimo romanzo best seller del 1960 di Éric-Emmanuel Schmitt.

Dopo un brutto incidente domestico, un affermato scrittore di thriller, torna a casa dall’ospedale completamente privo di memoria. Ragiona ma non ricorda, non riconosce più neppure la moglie, la quale tenta di ricostruire la loro vita di coppia, tassello dopo tassello, cercando di oscurarne le ombre. Via via che si riportano alla luce informazioni dimenticatem, si manifestano delle crepe: sono molte le cose che non tornano nel racconto e il confine tra verità e menzogna è molto sottile.

Claustrofobico, teatrale, artificiale, sinistro, psicanalitico e straniate. Piccoli crimini coniugali è tutto questo e si propone come l’opera più ambiziosa e personale del regista di Almost Blue.

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THE STARTUP di Alessandro D’Alatri

Leggere la realtà e restituirne i cambiamenti è sempre stata prerogativa cinematografica. Affrontando la vita di chi è riuscito a emergere, raggiungendo traguardi e obiettivi ardui e insperati.  Tuttavia, anche il cinema è cambiato, riscoprendosi più incline a raccontare il fallimento, la difficoltà di trovare il successo e spesso gli aspetti più nascosti e oscuri di uomini e donne che lo hanno ottenuto.

The Startup, l’ultima fatica di Alessandro D’Alatri, porta sul grande schermo la storia – più unica che rara, bisogna ammetterlo – di Matteo Achilli, studente romano che, esasperato dall’ennesima ingiustizia subita, inventa un social network che fa incontrare domanda e offerta di lavoro in modo meritocratico. All’inizio nessuno crede al progetto e molti sono i falchi pronti ad approfittare di lui. Ma Matteo tiene duro, non demorde e a soli 19 anni si ritrova al centro degli interessi del mondo che conta. Da Roma a Milano, dalla borgata del Corviale al tetto dei grattacieli della city milanese: in breve tempo Matteo acquista popolarità e soldi. La sua faccia è sulle prime pagine dei giornali e la sua Start Up, che conta decine di migliaia di iscritti, fa gola ad aziende importanti.

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OVUNQUE TU SARAI di Roberto Capucci

Ci sono sport più cinematografici di altri, questo non è un mistero. La boxe, ad esempio, risplende quasi sempre sul grande schermo, così come le arti marziali, che con il tempo, si sono ricavati una nicchia nel Genere action. Il calcio, al netto di un capolavoro come Fuga per la Vittoria, o di un gioiellino come Febbre a 90°, non sembra andare troppo d’accordo con la settima arte, un po’ in tutto il mondo. Se poi, a confrontarsi con esso è la cinematografia nostrana, è facile notare una maggiore attenzione nei confronti di chi segue e ama il calcio, piuttosto per chi lo pratica.

Escludendo due [s]cult come L’allenatore del pallone o Mezzo destro e mezzo sinistro – 2 calciatori senza il pallone – che aumentano la loro fama a ogni passaggio televisivo – l’elenco di film dedicati al tifo e ai tifosi è inesorabile: Tifosi, Quel Ragazzo della Curva B, Ultrà, L’ultimo Ultrà, Eccezzziunale… veramente e, dulcis in fundo, La coppia dei campioni. Giusto per citarne alcuni.

A questo elenco si è aggiunta l’opera prima di Roberto Capucci, Ovunque tu sarai, film debole e pasticciato che vorrebbe raccontare l’amicizia, il tifo e il viaggio, attraverso una trasferta a Madrid, indimenticabile per i sostenitori giallorossi.

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LE COSE CHE VERRANNO – L’AVENIR di Mia Hansen-Løve

Nathalie insegna filosofia in un liceo di Parigi. Per lei la filosofia non è solo un lavoro, ma un vero e proprio stile di vita. Un tempo fervente sostenitrice di idee rivoluzionarie, ha convertito l’idealismo giovanile nell’ambizione di insegnare ai giovani a pensare con le proprie teste e non esita a proporre ai suoi studenti testi filosofici che stimolino il confronto e la discussione. Sposata, due figli e una madre fragile che necessita di continue attenzioni, Nathalie divide le sue giornate tra la sua famiglia e la dedizione al pensiero filosofico, in un contesto di apparente e rassicurante serenità. Ma un giorno, improvvisamente, il suo mondo viene totalmente stravolto: suo marito le confessa di volerla lasciare per un’altra donna, la mamma muore, i figli sono ormai cresciuti, e Nathalie si ritrova, suo malgrado, a confrontarsi con un’inaspettata libertà.

Con il pragmatismo che la contraddistingue, la complicità intellettuale di un ex studente, e la compagnia di un gatto nero di nome Pandora, Nathalie deve ora reinventarsi una nuova vita.

E’ il primo film di Mia Hansen-Løve in cui lo sguardo, il punto di vista privilegiato, non riguarda personaggi giovani in maniera esclusiva. Succedeva anche ne Il padre dei miei figli, ma l’importanza del punto di vista della giovane figlia finiva comunque per prevalere sulle vicende schematiche e fin troppo razionali degli adulti.

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POWER RANGERS di Dean Israelite

Cinque studenti provenienti da situazioni borderline, famiglie disfunzionali e con apparentemente un unico grande dono: sapersi cacciare nei guai. Guai grossi, con la “G” maiuscola, come quello in cui riesce ad infilarsi il promettente Jason Lee Scott [Dacre Montgomery] che, proprio sulla soglia di una carriera sportiva che lo avrebbe portato tra le stelle del football, riesce ad architettare uno scherzo che, invece di finire con una grande mucca legata negli spogliatoi della squadra, si conclude con un inseguimento della polizia, un plateale incidente e l’arresto ai domiciliari! Così, o quasi, è anche per gli altri: Kimberly [Naomi Scott], collegata ad un caso di cyber-bullismo; Billy, orfano di padre e con lievi problemi di autismo, per questo bersagliato dai bulli della scuola [RJ Cyler]; e gli aspiranti duri Trini [Becky G.] e Zack [Ludi Lin].

È proprio la loro naturale propensione all’affidarsi all’accidentale per farsi trasportare dal caos che, invece di passare il proprio tempo sui libri in vista del corso di recupero che sono costretti a seguire, si ritrovano nottetempo all’interno di una miniera.

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L’ALTRO VOLTO DELLA SPERANZA di Aki Kaurismaki

Helsinki, giorni nostri. Khaled [interpretato da Sherwan Haji] sbarca rovinosamente e fortuitamente in Finlandia. In quanto siriano chiede asilo, che però non gli viene concesso, nonostante il suo paese sia devastato dai bombardamenti. Ha anche una sorella di nome Miriam, di cui ha perso le tracce in Turchia.

Parallelamente facciamo la conoscenza di Wikstrom [Sakari Kuosmanen], che decide di abbandonare un lavoro poco gratificante e un matrimonio infelice per rilevare un locale ormai alla deriva. I sentieri avventurosi e grotteschi dei due finiranno per incrociarsi andando a confluire proprio nel ristorante, che diventerà per entrambi un luogo di speranza e riscatto.

Il regista finlandese Aki Kaurismaki non ha certo bisogno di presentazioni. Il suo mondo ricco di colori saturi e quasi pastellosi [che si avvicinano a quelli di Wes Anderson] incorniciano personaggi fuori dagli schemi, perdenti che cercano rivalsa, grandi bevitori e fumatori che dialogano a colpi di battute secche e taglienti: L’altro volto della speranza è ancora popolato da queste anime perse ma estremamente divertenti. Il cineasta non cambia un’oncia della sua idea di cinema, anzi in quest’ultima opera ne sintetizza ed esalta gli schemi oramai rodati. E senza mai ripetersi: non una battuta che sappia di “già sentito” e non un personaggio che “sappia di vecchio”.

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GHOST IN THE SHELL di Rupert Sanders

Arriva nelle sale italiane l’adattamento cinematografico con attori in carne e ossa del famoso manga Ghost in the Shell, già omaggiato con un anime e due film d’animazione.

Alla regia del nuovo film Rupert Sanders, regista del brutto Biancaneve e il cacciatore, che si trova tra le mani un giocattolo prezioso: la storia di Maggiore, un cyborg a capo della sezione di sicurezza pubblica di un’organizzazione antiterrorismo cibernetico.

Maggiore vive in un mondo cyberpunk, dove la scienza è progredita al punto da essere riuscita a creare un perfetto ibrido uomo-macchina. Un episodio al momento unico, ma che sarà la soluzione per gravi incidenti e malattie e un ottimo modo per rinfoltire le fila degli organi militari.

Maggiore era stata un donna normale, ma del suo vecchio corpo è rimasto solo il cervello, rinchiuso nel suo corpo-prigione dalle caratteristiche ultra-tecnologiche e dall’agilità inumana, e il suo “ghost”, la sua anima, fiaccata da un passato che si è fatto ormai troppo fumoso.

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