In sala

LORO 1 di Paolo Sorrentino

È tutta una questione di attesa.

Era ed è tanta l’attesa per il film del più importante, il più conosciuto e apprezzato regista italiano, Paolo Sorrentino, sul personaggio che più ha segnato l’Italia degli ultimi venticinque anni, Silvio Berlusconi.

Il film – annunciato, rimandato e poi anticipato, – arriva nelle sale cinematografiche italiane diviso in due parti: la prima il 24 aprile, la seconda il 10 maggio.

Subentra immediatamente un senso di frustrazione, perché alla fine della proiezione si resta con la bocca insaporita dalla prima portata di una pietanza che, alla fine, sarà certamente più ricca, e che lascia un po’ naufraghi, scombussolati, consci di dover aspettare per avere delle risposte, e comunque ingarbugliati nella ricerca di un significato coerente e provvisorio.

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DOPPIO AMORE di François Ozon

doppio-amoreQuello che lo spettatore di turno si trova ad affrontare al cospetto della nuova pellicola di François Ozon dal titolo Doppio amore è un’esperienza filmica che ha il retrogusto inconfondibile e a tratti irritante del déjà-vu, nella quale racconto, drammaturgia, costruzione dei personaggi, one lines, atmosfere e persino la confezione visiva, proiettano la mente del fruitore ad altro. Non si tratta però di suggestioni, tantomeno di una serie di citazioni ed echi al e dal passato, ossia a chi più o meno di recente ha portato sul grande schermo l’alchimia perfetta e allo stesso tempo pericolosa tra cinema e psicanalisi, approfondendo in particolare la dimensione onirica, la sessualità e il tema del doppio. Non stiamo qui a scomodare maestri del passato come Hitchcock, ma è sufficiente gettare uno sguardo furtivo sulla sinossi del film in questione per capire dove il cineasta francese è andato a setacciare e a pescare per comporre le pagine dello script e le inquadrature della sua trasposizione. In Doppio amore si materializzano uno ad uno gli spettri del cinema di Polanski, Cronenberg e De Palma, che Ozon cattura e non riesce mai a fare veramente suoi.

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CONTROMANO di Antonio Albanese

contromanoPrerogativa essenziale della satira è la capacità di osservazione dell’attuale. Dissacrare e ironizzare su questo o quest’altro argomento di attualità ci consente, in maniera indiretta, di averne maggiore conoscenza, aiutando la formazione di una personale opinione. La satira, dunque, gioca un ruolo estremamente importante affinché si possa sovvertire un pensiero prestabilito, un’idea generale e preconcetta che spesso è figlia dall’incapacità di guardare le cose da un altro punto di vista, giudicandole autonomamente con la propria testa. La forza di una risata è straordinariamente dirompente, soprattutto, quando investe il Potere e la verità che esso nasconde, manipola, oscura.

Antonio Albanese, nel corso della sua lunga carriera, si è dimostrato molto capace nello svelare la realtà ipocrita e qualunquista che opprime il nostro Paese, creando personaggi caricaturali, eccessivi, mostruosi, eppure così veri e rappresentativi di questo momento storico, da mettere i brividi. Questo talento comico gli ha concesso di avere un approccio nei confronti del cinema solo apparentemente in linea con altri colleghi comici, ma in realtà, decisamente distante e lunare se solo lo si osserva con un po’ più di attenzione. Titoli come L’Uomo d’acqua dolce o La fame e la sete, mostrano un’ambizione e una peculiarità d’umorismo assai rara per il panorama nostrano, fatto perlopiù di commediucce innocue e vuote. Non è un caso, dunque, che Albanese regista sia stato fermo ben sedici anni [il suo ultimo film da direttore è del 2002: Il nostro matrimonio è in crisi] prima di tornare dietro la macchina da presa.

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I SEGRETI DI WIND RIVER di Taylor Sheridan

wind-riverNord America. Wyoming. Freddo, isolato e brutale.

Un cacciatore solitario ritrova durante un’escursione tra le nevi il corpo senza vita della figlia di un suo caro amico. Mosso da un passato personale misterioso, decide di unirsi alla giovane agente FBI Jane Banner in una pericolosa caccia all’assassino.

È tutta una questione di confine per Taylor Sheridan. Ma quale confine? E soprattutto chi è Taylor Sheridan?

Sheridan è lo sceneggiatore di due dei migliori film americani degli ultimi anni: Sicario [Denis Villeneuve, 2015], di cui uscirà quest’anno anche l’atteso sequel Day of the Soldado [diretto da Stefano Sollima], e Hell or High Water [David Mackenzie, 2016].

I segreti di Wind River, suo esordio da regista, sembra aver assimilato alcune delle migliori caratteristiche dei due film scritti in precedenza [da un lato la magniloquenza e la capacità di avere una visione d’insieme, dall’altro la bravura nell’addentrarsi nei particolari, nelle pieghe di una storia] e va a concludere una trilogia tematica che esplora la moderna frontiera americana

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IO C’È di Alessandro Aronadio

io-ceMassimo Alberti è il proprietario del “Miracolo Italiano”, Bed and Breakfast ormai ridotto a una fatiscente palazzina. Pochi clienti e troppe tasse.

La crisi sembra non aver toccato i suoi vicini, un convento gestito da suore sempre pieno di turisti a cui le donne offrono rifugio in cambio di una spontanea donazione. Esentasse.

Massimo ha un’illuminazione: per sopravvivere deve trasformare il B&B in luogo di culto. E per farlo, deve fondare una sua religione, aiutato dalla sorella Adriana e da Marco, scrittore e ideologo.

Nasce così lo “Ionismo”, prima religione che mette l’IO al centro dell’universo.

Dopo lo splendido Orecchie, Aronadio gira una commedia con un look totalmente diverso, non solo dal punto di vista della regia e della fotografia, ma anche per via di un cast molto più familiare e canonico per gli standard italiani [in realtà non risulta per niente difficile immaginare un generatore automatico di cast per film italiani come un enorme contenitore di plastica, diviso per fasce e alimentato da un getto di aria continua, dal quale vengono espulsi sempre gli stessi volti, a ripetizione e in combinazioni diverse], con alle spalle un budget, una produzione e una distribuzione diverse.

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READY PLAYER ONE di Steven Spielberg [Pro&Contro]

[PRO]

Nel 2045, il mondo reale è un luogo impervio e ostile. Gli unici momenti in cui Wade Watts si sente veramente vivo è quando si immerge in OASIS, un intero universo virtuale dove l’unico limite è la propria immaginazione. Il giovane decide di lanciarsi nella ‘ultimate challenge’ di James Halliday, il creatore di Oasis, il quale ne lascerà l’eredità al vincitore di un’agguerrita competizione in tre round.

Steven Spielberg si conferma ancora una volta come uno dei più grandi narratori, in maniera trasversale, degli ultimi cinquant’anni: dopo aver creato mondi, personaggi e un intero immaginario collettivo legato a un singolo nome, qui si cimenta nella reinvenzione di innumerevoli immaginari altrui, mettendo un punto, un limite forse insuperabile a questi anni in cui il cinema si nutre di sé, si autoalimenta con le storie che già lo compongono e allo stesso tempo esonda in altri territori, come quello del videogioco e soprattutto della realtà virtuale, proiettandosi già verso il futuro.

Sarebbe riduttivo inquadrare Ready Player One soltanto nell’ottica di un citazionismo nostalgico, come se fosse una sorta di “Nerd Museum” da visitare ammaliati e sedotti dal ritorno al passato e dai ricordi, e il cui accesso è garantito soltanto a coloro i quali hanno vissuto determinati momenti.

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PACIFIC RIM – LA RIVOLTA di Steven S. DeKnight

pacific-rim-la-rivoltaIn principio, Guillermo del Toro avrebbe voluto dedicarsi alla saga tutta Robot-contro-Mostri che aveva contribuito a creare. Sfortunatamente, la Warner non era di questo avviso e mollò l’idea di un sequel, lasciando la sola Legendary al timone del progetto. A quel punto, l’entusiasmo di del Toro è scemato e tutta la sua attenzione e creatività si sono concentrate verso il pluripremiato La Forma dell’Acqua – e noi di InGenere gli siamo estremamente grati per questo. Tale abbandono avrebbe dovuto rappresentare l’epilogo per il franchise di Pacific Rim, ma a Hollywood, com’è noto, sono testardi e infatti, a distanza di cinque anni, ecco arrivare nelle sale di tutto il mondo, Pacific Rim – La Rivolta. Seguito modesto, decisamente forzato e con pochi momenti degni dell’originale.

Dieci anni dopo la battaglia della breccia, il programma Jeager è diventato l’organo di difesa globale più efficace della storia. Quando i Kaiju attaccano nuovamente la Terra, ancor più evoluti di prima, l’unica speranza di salvezza risiede in Jake Pentecost, figlio del deceduto comandante Stacker, che insieme alla sorella adottiva Mako Mori e ad un nuovo gruppo di piloti dovranno pilotare i nuovi Jeager di seconda generazione e impedire l’estinzione del genere umano.

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NELLE PIEGHE DEL TEMPO di Ava DuVernay

nelle-pieghe-del-tempoBasato sull’omonimo romanzo del 1963 di Madeleine L’Engle, Nelle pieghe del tempo racconta le avventure della quattordicenne Meg Murry, che insieme al suo fratellino Charles Wallace e al suo amico Calvin, intraprendono un viaggio per le galassie alla ricerca del padre scomparso, il fisico Alexander Murry. Guidate da tre donne dotate di poteri sovrannaturali, la signora Quale, la signora Cosè e la signora Chi, dovranno riportare l’ordine nell’universo, minacciato da un’entità malvagia e oscura, meglio conosciuta come LUI.

Il film segue altalenamente l’andamento del romanzo, una sorta di Mago di Oz più ‘adulto’, con dei forti connotati astrofisici e con la meccanica quantistica.

Sin dalle prime inquadrature si entra immediatamente in contatto con il contesto di riferimento della protagonista Meg, un mondo idilliaco caratterizzato dall’amore e dalla unità parentale. Un equilibrio molto saldo e fondamentale per la bambina, completamente disgregato dalla scomparsa dell’amato padre. Con uno stacco di quattro anni, ritroviamo una Meg oramai adolescente, triste e solitaria, alle prese con le problematiche relative alla sua età e alla condizione famigliare. Una storia che ha molti punti in comune con altri racconti di casa Disney, se non fosse che rispetto ai suoi predecessori, il suo sviluppo rimane fuorviante e privo di ogni elemento contestualizzante.

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OLTRE LA NOTTE di Fatih Akin

oltre-la-notteFatih Akin avrebbe dovuto incontrare la stampa italiana per presentare il suo nuovo film, Oltre la Notte, passato in Concorso all’ultimo Festival di Cannes. Sfortunatamente, il maltempo che ha colpito il nostro Paese e in particolare, la neve che ha imbiancato Roma, non hanno concesso al regista tedesco di origine turca di essere presente a questo appuntamento.

Un vero peccato, in quanto, questa sua ultima fatica appare estremamente divisiva e controversa, per tanto la conversazione con il suo autore sarebbe stata molto stimolante e intellettualmente valida. Tematiche sociali come il terrorismo, l’odio per gli immigrati, la difficilissima integrazione in un’Europa sempre più multiculturale in teoria ma non in pratica, nonché la violenza generata da un ritorno preoccupate di ideologie nazionaliste, neofasciste e neonaziste, pongono Oltre la Notte in una scomodissima posizione, ovvero, quella di chi ha il coraggio di affrontare certi argomenti, esponendosi, tuttavia, alla retorica e alla semplificazione di problemi decisamente complessi.

La vita di Katja viene improvvisamente sconvolta dalla morte del marito Nuri e del figlioletto Rocco, rimasti uccisi nell’esplosione di una bomba. Grazie al sostegno di amici e familiari, Katja riesce ad affrontare il funerale e ad andare avanti. Ma la ricerca ossessiva degli assassini e delle ragioni di quelle morti insensate la tormenta, riaprendo ferite e sollevando dubbi. Danilo, avvocato e miglior amico di Nuri, rappresenta Katja nel processo finale contro i due sospetti: una giovane coppia appartenente a un’organizzazione neonazista. Il processo è un’esperienza durissima per Katja, che però non si arrende e si ostina a volere giustizia.

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TOMB RAIDER di Roar Uthaug

tomb-raiderAnche senza aver visto i vari trailer e senza conoscere la trama, senza conoscere gli attori e senza aver seguito la lavorazione del film, tutti in realtà avevamo già visto il nuovo Tomb Raider.

Questa non vuole essere un’affermazione carica di pregiudizio, o forse sì. In fondo il pregiudizio fa parte di noi, come l’acqua e il sangue, e chiunque sostenga il contrario mente; per essere privi di pregiudizi bisognerebbe essere privi di idee.

Ma ora, bando alle ciance, partiamo per l’avventura!

… Si fa per dire.

Lara Croft, ventuno anni, è la figlia fiera ed indipendente di un eccentrico avventuriero, scomparso quando lei era ancora in tenera età. Priva di qualsiasi obiettivo o scopo reale, Lara gira per le caotiche strade alla moda di East London lavorando come corriere in bicicletta, riuscendo a malapena a guadagnare i soldi per l’affitto.

Determinata nel trovare la sua strada, si rifiuta di assumere il comando dell’impero del padre, così come rifiuta fermamente l’idea che lui sia morto. Schierandosi esplicitamente contro il suo ultimo desiderio, Lara si lascia tutto alle spalle alla ricerca della sua ultima destinazione nota: una tomba leggendaria nascosta su un’isola mitologica al largo delle coste del Giappone.

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