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IL POZZO E IL PENDOLO di Roger Corman

Nei primi anni Sessanta, la factory di Roger Corman produsse otto film tratti da altrettanti racconti dello scrittore Edgar Allan Poe, tutti – eccetto Sepolto vivo [1962] interpretato dallo strepitoso Ray Milland – con protagonista il mostro sacro Vincent Price.

La formula era sempre la medesima: budget risicato, tempi di lavorazione stretti e riutilizzo delle scenografie – nonché della troupe tecnica – già utilizzate in precedenza. Anche Il pozzo e il pendolo [1961] non fa eccezione: realizzato in sole due settimane e costato duecentomila dollari, incassò solo in America la bellezza di due milioni di dollari. Non male per un film a budget zero.

Per questo ciclo di film tratti dagli inquietanti racconti del mitico scrittore di Boston, Corman si discostò a volte parecchio dai testi scritti, dando maggiore libertà all’ispirazione del momento e delle mode del periodo: il gotico come Genere, ma anche come marchio di fabbrica riconoscibile in tutto il ciclo e, più in generale, nelle produzioni di genere dell’epoca: ombre, nebbie incombenti, colori sgargianti – Mario Bava insegnò – e bellezze indotte molto spesso ad una fine poco ortodossa sono gli elementi base di questo genere molto apprezzato all’epoca e diventato un cult con il passare degli anni.

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ESCOBAR di Andrea Di Stefano

La vita tranquilla dei due fratelli Nick [Joah Hutcherson] e Dylan [Brady Corbet], che hanno aperto una scuola di surf sulla costa in Colombia, viene completamente sconvolta dal deputato Pablo Escobar [Benicio Del Toro], un criminale molto pericoloso e potente, a capo di un traffico di cocaina a livello internazionale, che gli hanno permesso di vivere nel lusso. Tutto ha inizio nel momento in cui Nick conosce Maria [Claudia Traisac], e se ne innamora.

Il legame che unisce i due ragazzi si fa via via più forte, e per questo motivo Maria decide di presentarlo alla famiglia, con il beneplacito di Escobar, che si presenta al ragazzo come un uomo molto simpatico e spiritoso, finché una sera non entra nella sua stanza per fargli un discorso moralistico sul legame che lo lega a Maria e su quanto sia importante la sua felicità. Da quell’istante nulla è più come prima, ma Nick se ne accorge lentamente, convinto che la genuinità di Maria non sia poi così diversa da quella dello zio, e così accetta di lavorare per lui, ma i suoi uomini e alcuni strani fatti di cronaca che riconducono al narcotrafficante, fanno capire a Nick che egli stesso sta per diventare una preda, e allora bisognerà prevedere le mosse del predatore e cercare una di fuga.

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 31 + IL PASSO DEL DIAVOLO

31 ottobre 1976. Un gruppo di perdigiorno nemmeno più tanto giovani si muovono su di un grosso camper tra le lande desolate del Texas. Il gruppo, capeggiato da Sheri Moon Zombie, viene rapito da tre folli e ricchi signori. Come già successo nella saga di Hostel e in quella de La notte del giudizio, i danarosi mattoidi amano passare il tempo giocando con le vite di poveri malcapitati: in questo caso portando il gruppo di protagonisti all’interno di un edificio abbandonato per dare il via ad una caccia all’uomo che vede dei criminali altrettanto fuori di zucca nelle vesti dei cacciatori. Dei cacciatori con nomi d’arte che ne fotografano le principali caratteristiche caratteriali [Doom-Head, Psycho-Head, Death-Head, Sex-Head e via dicendo…], e con dei trucchi e dei costumi che puntano ancora una volta sull’ossessione del regista per “la maschera”, soprattutto su quella del clown.

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IL SOGNO DI FRANCESCO di Renaud Fely e Arnaud Louvet

Il sogno di Francesco é probabilmente uno dei film francesi usciti in Italia nel 2016 più profondi.

L’aspetto che rende particolare questo film è innanzitutto un’analisi attenta della regola francescana da un punto di vista davvero poco scontato.

Di film su San Francesco ne abbiamo visti molti, ma questo segna una differenza. San Francesco non è il solo protagonista, con lui ci sono i frati dell’ordine dei francescani, ordine al tempo non ancora riconosciuto dal Vaticano, che ha bocciato alcuni punti della regola, in particolare quelli relativi all’accoglienza dei ‘disagiati’ – categoria nella quale rientrano i banditi, gli assassini – e ai poveri visti come modello di vita ai quali ispirarsi per una vita ridotta alla semplicità e all’umiltà.

La regola  divide i frati, combattuti tra l’apportarvi modifiche così da venir riconosciuti dalla Chiesa come ordine, oppure lasciarla così come é stata pensata e studiata, rischiando però di essere tacciati come eretici e subire atti di violenza.

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GLI INVASORI SPAZIALI COLLECTOR’S EDITION 2 DVD

Alcuni film riescono a lasciare nello spettatore ricordi e sensazioni vivide e quando questo è possibile lo si deve principalmente ad un esauriente lavoro di sceneggiatura e ad una coesione di intenti con la regia e con la componente musicale. Forse Gli invasori spaziali, sia l’originale e penultimo film di William Cameron Menzies del 1953 che il remake di Tobe Hooper, Invaders, del 1961, non brillano per musicalità, ma sicuramente hanno dalla loro parte una base scritturale semplice ma affascinante. É lodevole l’uscita in doppio DVD distribuito di CG Entertainment nella collana Sinister Film, che racchiude entrambi i film. Se gli intenti sono gli stessi, le modalità di realizzazione dei due film sono molto diverse. Ma andiamo con ordine.

Un bambino, David [Jimmy Hunt nel primo e Hunter Carson nel secondo] viene svegliato in piena notte da una luce molto intensa proveniente dalla collina a poca distanza dalla propria casa; spinto dalla curiosità di capire di cosa si tratti si affaccia alla finestra e scopre che sulla collina è appena atterrata un’astronave, che, stranamente, sta sprofondando nel terreno. Terrorizzato, chiama i genitori, ma né il padre, di professione scienziato, né la madre sembrano credergli.

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VAMPIRE + KILL YOUR FRIENDS + THE LOFT

Vampire è la prima produzione americana del regista giapponese Shunji Iwai. Un film che, anche se dal titolo potrebbe tradire un apparentamento con il Genere, non è un horror, ma un dramma triste e nichilista che racconta la storia di un killer seriale, un uomo che contatta in chat delle aspiranti suicide, per poi incontrarle con la scusa di una suicidio di coppia, nascondendo un unico interesse: prendere il loro sangue.

Iwai costruisce un film bizzarro, diverso, sbagliato per molti versi, ma allo stesso tempo attraente e interessante. Registicamente parlando, l’autore cerca di destabilizzare lo spettatore proponendo spesso inquadrature non convenzionali, senza – per fortuna – arrivare a distrarre lo spettatore dalla storia intima e sospesa che sta raccontando.

Kevin Zegers interpreta il killer sociopatico, gentile ed educato, ma anche freddo e calcolatore. Il suo mondo è fatto in maggioranza di figure femminili: sua madre, Amanda Plummer, malata di alzeimer e tenuta in casa con una sorta di armatura fatta di palloncini gonfi di elio che le impediscono di lasciare la sua stanza. Poi ci sono le sue vittime e la donna che vorrebbe diventare la sua compagna [Keisha Castle-Hughes, Adelaide Clemens, Kristin Kreuk, Yu Aoi], donne che entrano a far parte della vita del giovane killer in maniera più o meno abbozzata, regalando solo in pochi casi delle piccole sottotrame da sviluppare in parallelo [un esempio è la svampita vittima bionda che al primo giro scampa, in maniera drammatica, alla morte suicidale].

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SULLY di Clint Eastwood

Imperdibile l’edizione home video targata Warner Bros. dell’ultima fatica di Clint Eastwood, Sully, di cui vi abbiamo ampiamente parlato in occasione della sua uscita in sala lo scorso dicembre.

Nel pomeriggio del 15 gennaio 2009, il volo 1549 della U.S. Airways, decollato da pochi minuti dall’aeroporto LaGuardia di New York e diretto a Charlotte, Carolina del Nord, è vittima di  un incidente: un impatto con uno stormo di uccelli – ‘bird strike’ – che, finiti all’interno dei due motori, ne avevano compromesso la funzionalità, facendogli perdere quota. Alla guida dell’aereo il capitano Chesley Sullenberger, chiamato Sully [Tom Hanks], e il copilota Jeffrey Skiles [Aaron Eckhart].

Sully, con alle spalle una lunga carriera professsionale, riuscì a mantenere il controllo, e valutò che l’unica soluzione da prendere per non determinare una tragedia, fosse quella di atterrare sul fiume Hudson, scelta che poi si rivelò assolutamente giusta, poiché non causò vittime, grazie anche all’arrivo tempestivo dei soccorsi. Sul caso l’agenzia governativa National Transportation Safety Board [NTSB] aprì un’inchiesta per accertare che il pilota avesse effettivamente seguito la migliore procedura, al termine della quale Sully ne uscì vincente, considerato dai media un eroe.

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FANTASTICHERIE DI UN PASSEGGIATORE SOLITARIO in DVD

Lo scriviamo subito: Fantasticherie di un passeggiatore solitario è l’opera prima di una delle firme più presenti sul nostro portale, Paolo Gaudio.

Paolo è un regista interessato particolarmente al cinema d’animazione. Un interesse che non poteva che trovare sfogo anche all’interno di questo suo primo lungometraggio che, infatti, si sviluppa narrativamente su tre mondi, di cui uno animato a passo uno.

Paolo è un autore dalla doppia anima: interessato alla cultura popolare e di Genere, soprattutto a quella anni ’70 e ’80, che spazia dal cinema, ai cartoon, ai fumetti; ma anche profondamente legato ad un modo di pensare più intimo e “alto”. In Fantasticherie indaga e cerca di raccontare qualcosa di impalpabile e insondabile come la creatività stessa, la scrittura, scegliendo come esempi sui generis da proporre ai suoi spettatori le opere incompiute. Un gioco sospeso tra il meta-letterario e il meta-filmico che l’autore riesce a trasporre con gli stilemi del film fantastico, con qualche venatura horror, e del racconto avventuroso.

La prima volta che vidi Fantasticherie fu in occasione del lavoro di selezione dei film da proiettare durante l’edizione 2015 del Fantafestival. Una bella sorpresa, all’interno del panorama indie italiano, a partire proprio dal suo modo di lambire il Genere, senza sprofondarci dentro o puntare su di esso per la sua stessa riuscita.

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ANIMALI FANTASTICI E DOVE TROVARLI di David Yates

Dopo l’uscita lo scorso novembre di Animali fantastici e dove trovarli, ora finalmente il film arriva in home video grazie a Warner Bros.,  in una edizione Blu-Ray ricca di contenuti che consentiranno allo spettatore di approfondire alcuni aspetti del film.

A dirigerlo David Yates, regista di quattro film della saga di Harry Potter, su soggetto e sceneggiatura della “madre” del piccolo maghetto, J. K. Rowling, che con il primo romanzo uscito nel 1997 è divenuta celebre a livello mondiale, tanto da risultare tra le donne più ricche della Gran Bretagna.

Siamo  a New York, negli anni ’20. Sbarcato in città con una grande valigia marrone, Newt Scamander [Eddie Redmayne] gira i quartieri con fare disinvolto, fino a quando le straordinarie specie animali che nasconde nella sua valigia escono dalla stessa,  creando molta agitazione nella popolazione.

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ANIMALI NOTTURNI in DVD

Un’artista annoiata dal suo lavoro e infelicemente sposata riceve, inaspettatamente, un manoscritto dal suo ex marito, scrittore di poco conto, riciclatosi come insegnante. La loro era stata una rottura brusca e dolorosa, soprattutto per lui, e l’arrivo di quel romanzo riesce a dare un’ulteriore scossa all’instabile equilibrio emotivo in cui la protagonista è bloccata da qualche tempo.

Quel romanzo, Animali notturni, riavvicina in maniera quasi traumatica la donna al suo passato, al suo ex e, in qualche modo le mostra un’orribile spaccato di realtà “altra”, mai vissuta dai due, ma che la porta a immaginare le drammatiche vicende raccontate su quei fogli proprio dando ai tre protagonisti i loro volti e quello della loro figlia.

Proprio quel manoscritto, ancor più del loro passato comune, riesce a spingere la donna verso un esame di molto critico della propria vita, mentre lei e lo spettatore vengono rimbalzati tra le vicende di un presente spento e indolente, un passato pieno di sogni e speranze e un thriller inquietante e stringente che appartiene alla fantasia dell’autore del romanzo fittizio, ma che sembra essere la parte più reale e concreta del tutto: tre livelli di realtà che costruiscono un ottimo gioco di scatole cinesi orchestrato dal regista Tom Ford, autore anche della ricercata scelta estetica, delle inquadrature e dei collegamenti spazio-temporali che riescono ad intrecciare in maniera omogenea i mondi raccontati, che mescolano personaggi, modalità narrative, colori e luci volutamente non assonanti l’uno con l’altro. Ad un mondo freddo e asettico si sussegue uno caldo e sporto, ad un ritmo rilassato un altro frenetico, e via dicendo…

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